Il regalo di Natale

Avevo pensato, per coerenza, che dopo “Cani&Uomini” e “Libri&Uomini” ci sarebbe stato bene “Uomini&Donne” ( non che possa vantare il copyright del titolo, per l’ amor di dio…) ma lo lascio ad una delle prossime volte.

Ho bisogno di un piccolo momento di digressione “natalizia” per fare alcune considerazioni in merito ad un argomento che io trovo “imbarazzante”: l’ omaggio natalizio che spesso le aziende fanno ai loro dipendenti o il capo alla propria assistente.

Al caffè. Sono le otto e trenta del mattino e Giulia è appena tornata da una settimana a casa in ferie causa febbre di figli, marito, cane e suocera. Vacanze per modo di dire, insomma.

Marta: “Giulia. Devi passare al personale, con la tredicesima c’è l’ omaggio natalizio aziendale, hanno “abolito” il panettone… sai… la spending review… ma ti lascio la sorpresa. Rimarrai sbalordita…”

Giulia: “Dai Marta, non fare così… anticipamelo ti prego… non posso resistere…”

Marta: “Nonono. Sorpresa, riderai fino a Capodanno…”

Giulia: ” No cazzo no, non puoi fare così… e’ una stronzata? Una spilla col logo societario da appuntarsi tutti i giorni prima di entrare? Come il Rotary… sai. “

Marta: “Peggio. Molto peggio…”

Giulia: “La foto delle nostre facce all’ ultimo discorso del Direttore Generale?”

Marta: “Magari… ripeto, rimarrai a bocca aperta. Non  chiedere a nessuno e vai, altrimenti ti rovini la sorpresa”

Giulia: “Ohhhhchecazzo… siamo a livello di tavanata galattica o Teomondo Scrofolo… di chi è l’ idea? Del nuovo Direttore Artistico? Okay mi tengo ‘sta fregola ancora un po’, non chiedo… poi vado”

Marta: “Okay così mi piaci. Ne vale la pena… avresti dovuto vedere la mia faccia…”

Giulia: “Beh, cosa hai commentato?”

Marta: “Cosa volevi che dicessi… Nooooooooooo lo desideravo da sempre, dal profondo del cuore ”

Giulia: “Oddio… il santino della Santissima Trinità: Amministratore Delegato, Direttore Generale e Direttore Commerciale, da tenere nel portafoglio… con la dedica…”

Marta: “Tu sei geniale… loro no… acqua”

Giulia: “Okay. Il fermacarte, sai quelli con la neve che scende quando lo capovolgi… e dentro Babbo Natale con la slitta che porta i doni… e il Babbo somiglia al Direttore Risorse Umane.”

Marta: “Simpatico. Sei troppo avanti Giulia… dovranno spostarti al marketing se vai avanti così…”

Giulia: “Oh cavolo… lo scopino del water con il marchio aziendale inciso…”

Marta: “Altra ottima idea ma non peschi nel posto giusto. Ricorda… la spending review…”

Giulia: “Ci sono… una busta natalizia dove ogni dipendente mette la propria offerta per l’ azienda. Come quella del mio parroco…”

Marta: “Mio Dio giulia… è così semplice”

Giulia: “Un salvadanaio, ecco”

Marta: “Ma noooooooo… spending review non accattonaggio…”

Giulia: “Le agende rimaste dello scorso anno… cavolo ne so Marta… penna aziendale? No, scontata. Matita logata? No, si consuma. Gomma? No, potremmo tirargliela negli occhi… dammi un indizio… da chi può arrivare l’ idea? Dalla segretaria del Direttore Artistico?

Marta: “Secondo me tu inveisci quando lo vedi e il giorno dopo ti presenti in mimetica e coltello tra i denti”

Giulia: “Eddai io non inveisco mai… semmai mando al diavolo… si okay qualche cazzo… ci sono… trombetta e bandierine per salutare il Direttore Produzione tutte le mattine… uffa sei antipatica”

E avanti così al caffè, salendo le scale, tra una telefonata e l’ altra… a pranzo.

Li passa in rassegna tutti i regali la povera Giulia… dall’ edificio della società in miniatura da tenere sul mobile del salotto (di quelli che diventano rosa se piove e azzurro se c’è il sole), alle biglie da spiaggia con le foto di tutto il management (come quelle dei ciclisti) per vedere chi avanza di carriera, al piattino e tazzina da caffè dipinto a mano dalla segretaria del Direttore Artistico, alla palla dell’ albero di natale fatta ad uncinetto dalla nonna dell’ amante del Direttore Acquisti…

Rien a faire.

Non ci “inzerta” e ci rinuncia…

Decide quindi che neanche le interessa andare a prenderlo perché lei non desidera nulla che già non abbia.

Fa il proprio dovere e stop. Con più o meno “fun” che riesce a procurarsi perché “ il sole splende dentro di noi “.

E poi l’ unica altra cosa importante è avere una collega come Marta. STOP.

E Buon Natale al management.

Lentamente muore

Faccio ammenda.

Solo ora realizzo che ho dimenticato la Poesia.

Ma la Poesia con la “P” maiuscola è sopra a tutto.

Come l’ uomo di cui ti innamori.

Dunque, una Poesia, sopra a tutte.

“Lentamente muore”

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’ abitudine,

ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,

chi non cambia la marca o colore dei vestiti,

chi non rischia,

chi non parla a chi non conosce.

Lentamente muore chi evita una passione,

chi vuole solo nero su bianco e i puntini sulle i

piuttosto che un insieme di emozioni;

emozioni che fanno brillare gli occhi,

quelle che fanno di uno sbaglio un sorriso,

quelle che fanno battere il cuore

davanti agli errori ed ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,

chi è infelice sul lavoro,

chi non rischia la certezza per l’ incertezza,

chi rinuncia ad inseguire un sogno,

chi non si permette almeno una volta di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,

chi non legge,

chi non ascolta musica,

chi non trova grazia e pace in sè stesso.

Lentamente muore chi distrugge l’ amor proprio,

chi non si lascia aiutare,

chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,

chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,

chi non risponde quando gli si chiede qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,

ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di

gran lunga

maggiore

del semplice fatto di respirare!

Soltanto l’ ardente pazienza ci porterà al raggiungimento di

una splendida

felicità.

Libri & Uomini

Mattino presto di dicembre. Influenza. Mi sveglio sempre di buon’ ora.

Non dormo in centro al letto… dicono che se cerchi l’ anima gemella gli devi lasciare lo spazio fisico come se già fosse con te: in garage (e li ci stanno solo le moto di mio figlio, quindi… nada… nel parcheggio anche lui) a tavola (dovrà abituarsi alla “tavola calda”: uno entra e mangia) a letto.

Io nella sua parte di letto ci tengo i libri: una decina di tomi (per la precisione quindici) non ancora letti, iniziati, da leggere a simulacro dell’ anima gemella che so già presente in spirito.

C’è di tutto: Brian Green e le brane (ce la faccio, lenta ma ce la faccio…tranki!), Osho, Fabio Volo, Stephen King (22/11/’63 è bellissimo, thanks), ” La Profezia della Curandera “, un giallo nordico preso così…, Montalbano e via di seguito.

Adoro leggere, adoro perdermi e viaggiare nel mondo dei libri, conoscere persone su carta, condividere idee e pensieri tra le pagine. Dimenticarmi delle ore che passano e delle lasagne in forno.

Iniziare un nuovo libro è un momento “sacro”.

Non è che uno lo apre e… trac… No!

Di solito è un sabato sera, dopo idromassaggio, creme e maschere varie, tra le lenzuola pulite e senza paura di fare tardi perché il mattino dopo ti devi svegliare.

Se dovessi fare un paragone direi che è come prepararsi ad uscire con “uno splendido esemplare d’ uomo”, un tipo che per le sue caratteristiche, faccio rientrare nel 5% della popolazione maschile.

Libri & Uomini, assemblati così.

A cappello:

– quelli futili: parliamo solo di uomini, i libri non sono mai futili, neppure il più idiota

– quelli noiosi: alla decima pagina ti fermi e li chiudi lasciandoli per tempi migliori. Gli uomini noiosi invece continuano imperterriti a rimanere “aperti” pensando di avvilupparti nelle spire del loro fascino e ti ammorbano con le loro futilita

– quelli interessanti: non sai cosa c’è dietro ma sai che sarà un’ esperienza e ne varrà la pena

Poi sotto:

– quelli romantici: se non sono scritti bene diventano melensi e alla fine stucchevoli. Così gli uomini romantici… c’è un limite… i fiori sono sempre un piacere ma non così il wapp con la tazza del cappuccino e il cuore sulla schiuma e sotto “Buona giornata a te, dolcezza” e tu magari stai vomitano l’ anima in preda al virus, oppure “Sei garrula e festante come un gruppo di chierichetti uscito da messa”… me ne scuso ma, non ce la faccio proprio

– quelli scientifici: sono una fatica becca becca, ma poi ti lasciano sulla lingua un gusto di incomparabile soddisfazione. Così gli uomini: ti devi sforzare tu di capirli e più ti sforzi e più ti rendi conto che ti guardano pensando che “oltre alle gambe c’è di più”, anche cervello, e non puoi che ringraziarli

– quelli spirituali: ti aprono l’ anima e ti fanno andare “oltre” entrando in sintonia e vibrando con la tua anima. Così gli uomini. Ti esaltano e ti fanno volare alto. Non c’è un cazzo da fare. Sono oltre, a volte irraggiungibili.

– quelli narrativi: se la storia “corre” ti ci perdi, viceversa fai fatica. Così gli uomini, se narrano bene ok altrimenti è il caso di riflettere se continuare

– quelli erotici: devono essere scritti ispirati altrimenti sono una accozzaglia di “maialate” o pseudo tali che alla fine o fanno ridere o “sei piu brava tu”. Esempio le 50 sfumature. Così un uomo: far sesso è una “dote filosofica”, un uno scambio,  un incontro di un giorno, un mese o una vita (ci credo… non dico una cazzata) e non ti puoi sforzare. Il Kamasutra è filosofia.

Poi, in fondo, ci sono le favole.

E li c’è tutto: la spiritualità, la scienza, la fantasia, l’ erotismo… possono piacere o no ma non sono mai noiose.

Così gli uomini “da favola” che sono, appunto, quelli che ti fanno spaziare a tutto tondo perché ti senti corpo, anima e spirito. Con quelli erotismo è anche solo “ciao” e neanche gli passerebbe per la testa di regalarti un vassoio di cannoncini alla crema.

Sono rari e nascosti come le perle. Dire dove li trovi e difficile. Ti deve andare di culo… ma se li trovi non gli devi stare appiccicata come una cozza. Lasciali liberi.

Non gli puoi stare sulle ali. Ti tocca imparare a volare, se ce la fai.

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