C’ eravamo tanto amati

C’eravamo tanto amati poi tutto è finito… tristemente con un whatsapp. Potenza della tecnologia: ricevuto e letto.

Non ci angustiamo se tutto finisce.

Se finisce con un messaggio.

Non ci scapicolliamo giù dalla finestra per questo.

Lo dico e me lo dico.

Perdoniamo.

Noi stesse innanzitutto.

Troviamo la pace e continuiamo a ballare libere&leggere nel mondo.

Perdona gli altri, non perché essi meritano il perdono, ma perché tu meriti la pace (Buddha)

 

Annunci

Lunedì di dicembre

Lunedì di dicembre.

Ore 07.30.

Stazione ferroviaria.

Sala d’ aspetto piena di studenti infreddoliti, già stanchi, che studiano perché forse non hanno fatto in tempo nel week end. In piedi, seduti, accasciati sul pavimento.

Pendolari come me, abituati al freddo della stazione (per risparmiare Trenord ha tolto i termosifoni, radicale) ed ai ritardi.

Extracomunitari al telefono… a quest’ ora. Forse con parenti… sai il fuso… non lo so.

Che voglia… io sono fusa. Stop.

Una settimana a casa ammalata ha cambiato la mia dimensione: mi sono curata il corpo, l’anima e il cervello.

E ora “sbam…”. Arieccoci.

Dormito niente. Incubi. Alzata presto. Colazione per modo di dire. Buio. Freddo. Pioggia. Voglia di Santo Domingo. Pisciato il peloso e via.

Desperately seeking il parking che, essendo lunedì, non c’è.

In compenso ormai ti schianti contro un imbecille che fa retromarcia senza guardare…

Alla fine lo trovi, il parcheggio. Inculato ma lo trovi.

Il caffè, non posso vivere senza.

E poi ‘sto treno. Pieno zeppo, affollato di gente tutta in fila per cosa? Sopravvivere…

Trenord, fammi un favore personale. Non ti chiedo di migliorare il servizio o aggiungere corse o carrozze, togliere l’aria condizionata d’inverno e il riscaldamento d’estate… No… togli la voce di questa signora che mi ricorda (in italiano ed in inglese perché arriva l’Expo…) tutte le stazioni passate, presenti e future col suo tono monocorde ed elettronico.

E disumano. Le conosciamo a memoria.

Lascia il display, okay…

A volte noi pendolari ci addormentiamo e quindi è utile sapere, quando ti ripigli con un sobbalzo, dove sei e se hai bucato la fermata…

Hai dunque cinquanta minuti per scrivere qualche cosa.

Oppure pensare che tra una settimana sarà il 22 dicembre e tu te ne starai sotto al piumone sperando che nevichi e te ne sbatterai del treno e del controllore.

Si perché quando passa il controllore l’ abbonamento non lo trovi mai… mannaggia…

E poi arriverà gennaio e poi la primavera e poi l’estate con le sue giornate lunghe, calde ed assolate.

E poi arriverà che molli tutto e anziché bloggare da un treno fermo alla stazione di Rovello Porro, blogghi da Santo Domingo in infradito e con la brasiliana.

Ora ho ancora un po’ di tempo per chattare con le mie disperate amiche.

Evvai.