Eravamo quattro amici al bar

Eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo (G. Paoli).

No. Noi eravamo cinque amiche al “That’s” ristorante milanese di sola cucina a vapore, sana e detox, e del mondo non ce ne importava nulla questa sera.

Con la linea tutelata  da piatti senza grassi e panettone “veg” abbiamo potuto infischiarcene altamente del mondo, degli uomini che non abbiamo e dell’ ora tarda.

Cinque single eterogenee per età e professione che hanno parlano del loro futuro interrogandosi e ridendo delle proprie aspirazioni attorno a saporiti piatti di fregula e insalate allo zenzero.

E prosecco per ridere a crepapelle e festeggiare i regali che, come bambine, abbiamo scartato dicendo “chebellochebellochebello”, garrule come rondinelle.

In passato avremmo potuto essere essere solo cinque zitelle, perché senza un uomo, mentre questa sera ci sentivamo cinque matte che uscivano da un ristorante all’ una di notte ridendo ed abbracciandosi quasi fossimo studenti all’ ultimo giorno di scuola.

Domani, ops… oggi lavoriamo? Chisseneimporta…

Io dico che da grande voglio fare la blogger perché mi diverto, l’ altra dice faccio la tua publisher, l’ altra tiene le pubbliche relazioni e l’ altra ancora vuole scappare via. L’ ultima, beh… l’ ultima predice il futuro è asserisce che andrà tutto bene.

Certo che andrà tutto bene.

Nel cerchio dell’amicizia ci trasferiamo forza, coraggio, determinazione ed allegria.

Sentimenti coraggiosi e contagiosi che ci rendono meno vulnerabili ai colpi della vita.

Giorno per giorno, sempre ballando.

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Impazienza

Sono stanca di parlare di Natale, non vedo l’ ora che arrivi e che passi.

Non vedo l’ora che sia il ventinove dicembre.

Non vedo l’ora di prendere l’auto e di partire per festeggiare, danzando, quest’anno che muore: mi ha tolto il respiro, mi ha prosciugato delle energie per arrivare in fondo ai mesi, alle settimane, ai giorni, alle ore.

Ho voglia di nuovo: un anno nuovo, dodici mesi nuovi, trecentosessantacinque giorni nuovi, ottomilasettecentosessanta ore nuove. Tutto da vivere.

Ho voglia di cose ed esperienze nuove che mi scrollino di dosso la routine che mi blocca i neuroni se non mi sforzo di reagire.

Ho voglia di persone nuove che portino linfa, idee, risate e sorprese.

Ho voglia di possibilità nuove da cercare, da trovare e da non lasciar fuggire ma da afferrare al volo con entrambe le mani.

Ho voglia di nuovi errori da fare e tutti da riparare.

Ho voglia di un amore o di tanti amori (che differenza fa?) intensi da vivere, senza respiro e senza confini.

Tutti a capofitto, senza risparmiarsi, senza pensare.

Solo sentire, solo provare, solo amare.

50 minutes on my morning train

Ieri il mio tablet ha rifatto “puff”: black screen, ecc ecc.

Uffa.

Questa volta non c’è stato reset che tenesse.

Grazie a dio non ho formulato ad alta voce la proposta di matrimonio al tecnico di Mediaworld.

Mi sarei trovata con un marito in più ed un tablet in meno.

Il mio “spirito guida” deve essere dunque ricoverato per essere riconnesso.

Imperativo trovare una soluzione: detto, fatto.

Potere di Euronics,  questa volta.

E questa mattina… grazie Trenord per i miei 50 minuti perché so

no di nuovo padrona di me stessa e madre di una nuova device.

La tempura

Adoro certi uomini.

Profondamente.

Quelli che mi prendono il cervello e me lo “cucinano” come fosse tempura: fritta, calda, croccante e leggera.

602_tempura

Uomini le cui parole ed i cui pensieri si insinuano nelle mie orecchie per avvolgere le sensazioni nella pastella fluida, lucida omogenea e ghiacciata delle loro voci.

Anestetizzano le mie sinapsi e poi… zac… sbattono le mie emozioni nell’olio bollente del loro essere uomo, individuo,  persona, essere.

E il mio percepito non può quindi che passare al bollore cristallizzandosi in molecole schioccanti.

Sostanza buona, calda, gustosa, saporita e leggera perché la pastella la avvolge e ne esalta il gusto lasciandolo libero di esprimere, grazie alla temperatura dell’olio, il meglio dei propri sapori naturali.

Cracco mi fa un baffo.