Un petite robe noir

Un petite robe noir” è, tra l’altro, un meraviglioso profumo di Guerlain.

Forse non tutti saranno d’accordo ma io lo trovo tra i più “chic”, esattamente come Guerlain e il robe noir. Vabbe…

Questo è l’incipit per arrivare alla digressione sul futile valore del capo “nero”.

Perché è assolutamente vero che, a qualunque età, quando scendi dalla superzeppa fluo o dal taccazzo animalier o dalla décolleté Louboutin (o finta tale, ma bella lo stesso) per andare in palestra a correre o fare la spesa, cosa ti infili ai piedi? Oppure, più semplicemente,  cosa non può assolutamente mancare nella borsa di una donna dai 16 ai 70 anni?

Beh,  la ballerina in vernice nera. Il passepartout che ti permette di essere elegante e sportiva,  che tu sia nel mood Max Mara (vero Louise?) o Alexander McQueen (e parlo per me), Emilio Pucci o Kenzo,  Chanel, Nina Ricci o Vuitton oppure oso anche, quasi con riverenza, Hermes.

La ballerina in vernice nera fa la differenza. Che costi 15 o 150 euro.

Nota per l’utilizzo: la ballerina,  che sia sotto al leggins o al jeans o a qualunque tipo di gonna va, rigorosamente, senza calza. Pure se fuori nevica e ululano i lupi. Soffrire, piuttosto.

Il nero. Perché? Perché il nero è nero, colore chic per eccellenza. Soprattutto d’inverno.

Il tubino di Chanel (il petite robe noir, appunto) è nero e se ci aggiungi un filo di perle fa “sciura” (signora) ma va bene in qualunque occasione. Pure se ci piazzi la catenazza da metallaro va sempre che è una figata.

Ma qui casca l’asino.

Quanti abiti neri abbiamo nell’armadio? Quanti golfini neri (Louise, venti hai detto…)? Quanti pantaloni neri? Quante scarpe nere?

Questo è il problema: un capo nero non è un capo nero e stop…

Noooooooooooooo sono tutti diversi l’uno dall’altro… potranno anche sembrarti uguali ma c’è quella piega, quel taglio,  quel bottone che li rende diversi ed assolutamente non sostituibili. Complementari si ma non sostituibili.

Ho aperto il mio armadio ed ho trovato 7 abiti neri ma se questa sera dovessi uscire a cena ed essere elegante non me ne andrebbe bene uno.

E’ la maledizione del robe noir: proliferano in modo inconsulto sulla base degli stati d’animo di noi donne che riversiamo su di loro tutte le nostre aspettative di seduzione e di appeal oppure solo di ben-essere ed apparire.

Come se poi ad un uomo importasse la differenza tra un punto vita, una scollatura a barchetta o a punta, un abito svasato o aderente.

Oddio, non me ne vogliano ma, ad alcuni uomini importa solo che sia corto e può pure essere color fango mentre ad altri importa il contenuto, ma sono solo un 5 %, ahimè…

I tanti robe noir che probabilmente tutte possediamo sono solo per noi, in fondo.

Per stare in pace con noi stesse.

Per uscire con uomini intelligenti va bene anche il jeans e la maglietta.

La seduzione è nel cervello.

Sono ripetitiva ma ne sono convinta.

Comunque il 3 gennaio iniziano i saldi: dunque che sia un petite robe noir appena passa ‘sto Natale.

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Ho passato gran parte della notte leggendo e rileggendo il libro di Zeland, “Lo spazio delle varianti”, spesso la stessa pagina.

Poi, come sempre,  non ho più fermato i pensieri.

Dunque, l’amore genera energia positiva che vi porterà su una corrispondente linea della vita, mentre l’idealizzazione crea un potenziale superfluo che produrrà le forze riequilibratrici finalizzate ad eliminarlo.

E ancora…

Occorrerà quindi semplicemente smettere di cozzare come una mosca contro il vetro e dirigere la propria intenzione a incrementare le proprie qualità senza preoccuparsi della propria posizione sulla scala dei valori

In ultimo la riflessione è andata sul

valore della rinuncia al diritto di possedere

Vabbe… forse sarebbe stato meglio avere altro da fare ma, forse ho gia ricevuto la mia dose per questa settimana e dunque, bene così…

Ora ho un sacco di piacevoli incombenze ma tornerò sulla riflessioni, per chi ha voglia di assecondare una bionda folle. Ed è un complimento meraviglioso…

A dopo.