Ogni giorno porta con se l’ eternita (P. Coelho)

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“Come posso immergermi nel deserto?”

“Ascolta il tuo cuore. Esso conosce tutte le cose, perché è originato dall’Anima del mondo, e un giorno vi farà ritorno.”

(P. Coelho)

Seguo il mio cuore.

Oltre il granello di sabbia del deserto ed oltre la goccia d’acqua dell’oceano nei quali è racchiuso l’infinito.

Oltre il mio cuore stesso che è infinito.

Perché io sono infinito.

E l’infinito è dentro di me.

Forse la vera follia è questa vero?

È nel calabrone che vola perché ha coscienza di essere infinito?

È nella sublime bellezza di essere infinito nonostante i limiti?

È nel cuore che tutto conosce.

L’ infinito (G. Leopardi)

Sempre caro mio fu quest’uomo colle

e questa siepe, che da tanta parte

dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.

Ma sedendo e mirando, interminati

spazi di là da quella, e sovrumani

silenzi, e profondissima quiete

io nel pensier mi fingo, ove per poco

il cor non si spaura. E come il vento

odo stormir tra queste piante, io quello

infinito silenzio a questa voce

vo comparando: e mi sovvien l’eterno,

e le morte stagioni, e la presente

e viva, e il suon di lei. Così tra questa

immensità s’ annega il pensier mio:

e il naufragare m’è dolce in questo mare.

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Necessario & Superfluo

Niente è più necessario del superfluo.

(O. Wilde)

E cosa c’è di più “necessario” di un gioco di sorrisi davanti allo specchio?

E cosa c’è di più “superfluo” di un paio di orecchini capaci di illuminarti gli occhi davanti ad una vetrina?

E cosa c’è di più “sentito” del non saper scegliere se li vuoi in acrilico o osso, rossi o avorio, grandi o piccoli?

E cosa c’è di meno “ipocrita” dell’ammettere a te stessa che vuoi tutte e tre le paia?

Mi chiedo se ci sia più peccato nel seguire quello che sento o nell’ipocrisia di vivere ciò che non sono.

(B. Dylan)

Cosa bolle in pentola..

Non lo so… ci sono alcune sensazioni che mi girano e mi rigirano in tondo.

Sono come il rumore del mare sullo sfondo di una mattina di sole mentre stai seduta sulla sabbia e guardi l’orizzonte lasciando correre i pensieri. Anzi, sei senza pensieri.

Il bambino era contento.

E, come soltanto un bambino sa fare, ringraziò di essere vivo.

Sapeva di non aver perduto il proprio tempo, poiché,  aveva appreso a contemplare e a rispettare la Natura.

A quel punto, sentendo il mare, i gabbiani, il vento, le foglie delle palme e le voci degli amici che giocavano, udi anche la prima campana.

E un’altra.

E poi un’altra ancora, finché,  tutte le campane del tempio sommerso ritoccarono, riempiendolo di gioia.

(P. Coelho – Il Guerriero della Luce)

Forse non è solo un rumore di sottofondo… forse sono “solo” le mie campane.

Forse è “solo” quello che ho sempre cercato.

Quale è la pietra che sostiene il ponte ad arco? Il ponte non è sostenuto da questa o da quella pietra, ma dalla linea d’arco che esse formano. Allora perché parlare di pietre: è solo l’arco che importa. Il nostro parlar d’altro è un po’ così,  un parlare di particolari, mai dell’insieme, un parlare delle pietre, mai dell’arco della nostra vita. A forza di termini tecnici, scientifici,  da specialisti, non sappiamo o non vogliamo più fare un discorso comprensibile.

(G. Bocca – Il Secolo Sbagliato)

E la linea d’arco non è niente altro che le mie campane.

Tutto quello che sostiene la mia vita, la mia vera essenza e la parte più vera di me: le “pietre” nella ricerca del sublime e dell’armonia, le “pietre” nell’equilibrio di una follia che vuole imparare ad essere controllata, tutte le “pietre” che, armonizzate, trasformano il mio pensiero in azione di vita.

Sublime.

Scoccare la freccia nella consapevolezza che l’ importante non è centrare il bersaglio.

“Addio” disse.

“Tu sapevi che le campane in fondo al mare non erano una leggenda.  Ma sei riuscito ad udirle solo quando hai capito che il vento, i gabbiani,  il fruscio delle palme facevano parte del rintocco delle campane. Allo stesso modo, il guerriero della luce sa che tutto quanto lo circonda: le sue vittorie, le sue sconfitte, il suo entusiasmo e il suo scoramento fanno parte del Buon Combattimento. E saper adottare la giusta strategia nel momento in cui ne avrà bisogno. Un guerriero non cerca di essere coerente: apprende piuttosto a vivere con le sue contraddizioni.”

(P. Coelho – Il Guerriero della Luce)

Riparare è più eroico di costruire

Secondo la pratica giapponese del Kintsugi riparare oggetti di vasellame mediante l’utilizzo di oro o di argento conferisce loro preziosità nonostante le “crepe”. Nulla è perfetto e nulla è durevole perché a volte la vera bellezza sta nelle imperfezioni e nelle ferite rimarginate con amore.

La Moleskine® di un cercatore di Dio

Riparare è più eroico di costruire (Alessandro D’Avenia, Ciò che l’inferno non è).

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