Tra il caffè ed il treno – 3 marzo

FB_IMG_1425174933253Mi hanno sempre giudicata come “strana” o “diversa”, ma la sai una cosa? Mi è sempre piaciuto da morire; non sopporterei essere vista come il resto del mondo.

(A. Merini)

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Nuvole che danzano

Dedicata ad Adily Forest Soul

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Nuvole che danzano

nel cielo infinito d azzurro.

Pensieri che volteggiano

nella vastità del mio cuore.

Nuvole che danzano

su un onda di luce

trafitte dai raggi del sole

mutate dal soffio del vento

inseguite da schizzi di rondini

bagnate da gocce brillanti.

Pensieri sospinti

da colpi di cuore

bucati da gioie profonde

cavalcati da respiri gioiosi

battuti da lacrime nere

dissetati da battiti improvvisi.

Alzo gli occhi

e son li.

Nel cielo infinito

danzando col sole.

Giallo Rosso e Blu ovvero la Leggerezza dei colori

colori tre

Luce e vita

Giallo.

Girasole Giulivo.

Guardando Giugno Gioioso.

Giocando Giornate Godute Girando.

Guadando Gorghi Giganti Giostre Giravolte.

colori uno

Cuore e passione.

Rosso.

Rubino Ridente.

Rubando Rose Rotonde.

Rompendo Rimestando Rincorse Ribelli.

Riaccendendo Rimbalzi Rombanti Romantiche Rivolte.

colori due

Respiro e immenso

Blu.

Battito Battuto.

Ballando Bestiali Bellezze.

Baciando Bocche Bollenti Brindanti.

Brandendo Bottiglie Bevute Bicchieri Biancastri.

I Figli di Epicuro ovvero l’Accademia di una vita lieta – 2 marzo

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In realtà nessun essere umano indifferente al cibo è degno di fiducia.

(M. Vasquez Montalban)

Eccoci dunque, nella mia… nella nostra ricerca dell’Amore.

Con Giuseppe.

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Manu: “Giuseppe inizio oggi una nuova avventura, accompagnata per mano da te. Chi mi segue “sa con chi ha a che fare” ma non conosce te. Perché cucini? E perché cucini vegano?”

Giuseppe: “Quando cucino entro in un mondo mio, mi si aprono i chakra e la mia energia fluisce. Per me cucinare equivale ad una esperienza meditativa quando il piatto o il menu richiesto necessita di studio e ricerca dei prodotti; se poi ho la necessità di tenere un filo logico e diretto con il cliente… beh per me parte un viaggio “cosmico ed astrale”… Qualche volta ci perdo il senno, qualche volta ciò che cucino non piace e non sempre ciò che piace soddisfa me…

Manu: “A cosa pensi quando cucini?”

Giuseppe: “Solo all’amore… quando cucino vi voglio bene. Io posso anche non mangiare… bere no, quello ogni tanto non posso sottrarmi ad una birretta… di quelle che faccio io. Quando cucino penso solo alle persone per le quali cucino e se il mio cliente è difficile mi sento come se andassi sull’Everest, senza ossigeno ma con l’esperienza e la calma di chi sa tornare sempre.

Manu: “Alla conoscenza di quale ricetta ci conduci oggi? Occhio… è il primo giorno…”

Giuseppe: “Sinfonia di Carciofi & Tofu”… ti va bene?”

Manu: “Non chiedo di meglio… Ma Chef… ce la faccio anch’io?”

Giuseppe: “Ce la fai… ce la fai…”

E allora vai col carciofo… dedicato a chi ama il carciofo. 

Sinfonia di Carciofi & Tofu

(dosi per persona)

Prendete un carciofo pulito e tagliato a spicchi. Prima tagliate ogni metà in metà e poi riducetelo alla dimensione che più vi aggrada a seconda che lo dobbiate utilizzare crudo o scottato in padella.

Se volete, fatelo scottare in una padella che avrete “benedetto” con olio, uno spicchio d’aglio e olive della varietà peranzella, ma vanno bene anche le taggiasche.

Affettate un paio di fette di barbabietola (pure quella sottovuoto può andare…)

Affettate un paio di fette di tofu fresco che avrete prima marinato in olio con una grattata di scorza di limone e un poco di pepe pestato a mortaio.

Assemblate il piatto come meglio vi aggrada (Giuseppe non guarderà…) e buon appetito.

Abbinamenti enoici

Mi dicono che l’abbinamento “vino” con questo piatto sia molto problematico data la presenza del carciofo che, se crudo, precluderebbe qualsiasi proposta perché il carciofo è molto tannico e lega il palato.

Un abbinamento azzardato: Riesling Alsaziano (preferibile) o dell’Oltrepo’, se ben strutturato, oppure una Malvasia Istriana.

In alternativa si potrebbe optare per una birra. Alcune proposte che vengono suggerite: Special Palm, De Koninck, Gulpener Dort,  una Geuze belga oppure una Indian Pale inglese.

(…) E il secondo ha risposto: il mondo è bellissimo.

– Ma è poi bello davvero? – insistè la vecchia signora.

– Brif, bruf, braf – rispose il vecchio signore.

(G. Rodari – Favole al telefono)

La felicità, quindi, ha un linguaggio. I felici si annusano tra di loro e si riconoscono.

La felicità è una lingua straniera di cui si possono imparare termini e grammatica e che rimane li, sempre a portata di mano, pronta a sbucare fuori quando nemmeno ci si pensa più.

Perché essere felici, forse, è come andare in bicicletta: se impari una volta, poi non te lo scordi più.