Poesie sul cuscino – 6 marzo

albero

La notte è silenziosa
e nel suo silenzio
si nascondono i sogni.

(K. Gibran)

Annunci

Ikebana, la via dei fiori

orchidea

Candide  corolle di gigli

Fette di seitan al pepe nero

Luminosi pistilli di girasoli

Tofu marinato in aceto di birra ambrato

Profumati petali di rose rosse

Barbabietole

Margherite

Polpettone di farro e broccoli

Mazzi di ranuncoli e bucaneve

Variegata di Conegliano con vinaigrette all’arancia

Screziate composizioni di orchidee orientali

Noci

Fiori di ciliegio

Olio

Steli d’erba

Peperoncino

Rami nudì.

You ask me what I thought about

Before we were lovers.

The answer is easy.

Before I met you

I didn’t have anything to think about.

(K. Rexroth – Le poesie d’amore di Marichiko)

I figli so’ piezz’e core

IMG-20150306-WA001

I vostri figli

I vostri figli non sono figli vostri… sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita.
Nascono per mezzo di voi, ma non da voi.
Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee.
Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perché la loro anima abita la casa dell’avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni.
Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perché la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri.
Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.
L’Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tiene tesi con tutto il suo vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.
Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell’Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l’arco che rimane saldo.

(K. Gibran)

Destino! Che albero invisibile e infinito

20141231_082314

Destino! Che albero invisibile e infinito
dà il tuo frutto, che l’anima
a volte raccoglie, matur0?

Quali di queste idee sono i tuoi rami,
di questi sentimenti sono i tuoi fiori,
di queste canzoni sono i tuoi uccelli,
di questi sorrisi i tuoi profumi?

Cosa alimenta le tue radici?
In che modo, da dove, come in questo limone
dalla mia finestra, tu entri
nella nostra stanza più interna
e lì sfiori, dolcemente, il cuore?

(J. R. Jimenez)

L’ irresistibile attrazione della mediocrità

Prendo da “Internazionale” di questa settimana un articolo di un giornalista, Oliver Burkeman, che non solo mi sembra interessante ma dice delle gran verità. Buona lettura.

All’inizio del novecento il filosofo spagnolo José Ortega y Gasset propose una soluzione ai mali della società che, pur nella sua follia, mi colpisce ancora per la sua ingegnosità. Ortega sosteneva che i dipendenti del settore pubblico, dai livelli più alti a quelli più bassi (anche se, a pensarci bene, perché non tutti gli altri?) dovrebbero essere retrocessi al grado subito precedente a quello che ricoprono. Il suo ragionamento anticipava il “principio di Peter”, formulato dal professor Laurence J. Peter, secondo il quale “in una gerarchia, ogni dipendente tende a salire di grado fino al proprio livello di incompetenza”. Chi fa bene il suo lavoro viene premiato con una promozione, fino a quando non arriva a ricoprire una posizione per la quale non ha le capacità necessarie, e lì si ferma.

In un libro di recente pubblicazione, “The hard thing about hard things”, Ben Horowitz aggiunge a questa teoria la cosiddetta “legge dei peggiori”: appena una persona che occupa una certa posizione in un’azienda diventa competente quanto la peggiore della posizione superiore, probabilmente si aspetta una promozione. Ma se gli viene concessa, il livello di competenza dell’azienda andrà gradualmente diminuendo. Perché questo succeda non è necessario che qualcuno sia particolarmente inadeguato: le burocrazie tendono semplicemente a essere peggiori della somma delle loro parti.

Ma sarebbe sbagliato pensare che solo le organizzazioni cadano in questa trappola. L’attrazione gravitazionale della mediocrità agisce in tutti i campi della vita. Per usare le parole di John Stuart Mill: “La tendenza generale del mondo è quella di fare della mediocrità la potenza dominante dell’umanità”. Questo appare più evidente nei posti di lavoro (come qualcuno ha osservato, “il ritmo di una riunione è quello della mente più lenta tra quelle dei presenti”), ma è pur vero che in qualsiasi campo – nel lavoro, in amore, nell’amicizia, nella salute – le soluzioni mediocri hanno sempre la meglio, purché non siano così dannose da distruggere il sistema. Le persone e le organizzazioni non vanno oltre un certo limite non perché non possano fare di meglio, ma perché trovano quel limite tollerabile, se non addirittura confortevole. Perfino l’evoluzione, l’essenza stessa della vita, si accontenta della mediocrità. “La sopravvivenza del più adatto” non è il progresso verso l’eccellenza, significa solo che sopravvive chi non è troppo inadatto.

E la mediocrità è astuta: può mascherarsi da successo. Il cliché dell’impiegato “mediocre” è il Dilbert dell’omonimo fumetto. Ma, come osserva Greg McKeown nel suo libro “Dritto al sodo. Come scegliere ciò che conta e vivere felici”, anche l’intraprendenza può portare alla mediocrità. Se ci buttiamo su tutte le opportunità che ci capitano finiamo per fare cose poco importanti, e farle male. Questa tendenza non si può combattere con la motivazione né dandosi obiettivi altisonanti: per contrastare l’attrazione della mediocrità ci vuole disciplina, una regola da applicare ogni giorno.

Per un’azienda, questo può significare una politica delle promozioni più rigida e obiettiva. Per le persone che si danno troppo da fare, c’è la regola del “90 per cento” di McKeown: quando state prendendo in considerazione una scelta, chiedetevi: risponde ad almeno nove su dieci delle mie priorità? Se non è così, lasciate perdere. Idealmente, la domanda dovrebbe essere: “È soddisfacente?”, ma funziona anche se diventa: “Mi permette di tirare avanti?”.

La mediocrità non è solo un difetto individuale, è una tendenza dell’universo, che va combattuta incessantemente senza sperare in una vittoria definitiva. Mi dispiace, ma le regole non le stabilisco io.

yellow-red-blue-Kandinsky-giallo-rosso-blu

Quando i pigmei gettano un’ombra cosi lunga, dobbiamo essere vicini al tramonto.

(G. C. Rota)

Tra il caffè ed il treno – 6 marzo

FB_IMG_1425363094275

Ti svegli la mattina e la cosa più bella è sentire gli uccellini che cinguettano nel parco.

Sta arrivando la primavera.

La cosa più importante è decidere cosa ti devi mettere. Forse è ora di smettere il “total black”.

Sta arrivando la primavera.

La cosa più salvifica è bere il caffè mentre chiacchieri con “la Giusy”.

Sta arrivando la primavera.

La cosa più terribile è sentire la voce di Matteo Renzi che pronuncia la parola “globale”.

Anche gli uccellini ammutoliscono raggelati sui rami.

Ti infili le cuffie e vai…