Poesie sul cuscino – 9 marzo

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Dubita che le stelle siano fuoco,

Dubita che il sole si muova

Dubita che la verità sia mentitrice

Ma non dubitare mai del mio amore.

(W. Shakespeare – Amleto)

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Creare la propria felicità – Creating happiness

Vivere lo Yoga

Se vuoi essere amato, inizia con l’amare coloro che hanno bisogno del tuo amore. Se ti aspetti che gli altri siano onesti con te, comincia con l’essere onesto tu stesso. Se non vuoi che gli altri siano malvagi, smetti di essere malvagio. Se vuoi che gli altri siano comprensivi con te, comincia con l’essere comprensivo con chi ti circonda. Se vuoi essere rispettato, devi imparare ad essere rispettoso verso tutti, sia giovani che vecchi. Se vuoi una dimostrazione di pace dagli altri, devi essere pacifico. Se vuoi che gli altri siano religiosi, comincia con l’essere spirituale tu stesso. Ricorda, qualsiasi cosa vuoi che gli altri siano, devi prima esserla tu stesso, e vedrai che essi risponderanno nella stessa maniera.

È facile desiderare che gli altri si comportino perfettamente nei tuoi confronti ed è facile vedere le loro colpe; ma è molto difficile…

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Manchi

Missed you

Nel profondo del mio cuore

In the deep of my heart

Nascosto nel sonno di un’ anima sola.

Hidden in a soul sleeping alone.

Manchi

Missed you

Nella leggerezza delle risate

In the lightness of a laughing voice

Nascosto nella profondità del mio sguardo vuoto.

Hidden in the depth of my emply glance.

Manchi

Missed you

Nella serieta della mia voce

In the seriousness of my voice

Nascosto nel rumore delle mie parole mute.

Hidden in the noise of my silent words.

Manchi.

Missed you.

Torna.

Back please.

Ti aspetto seduta a lato del sentiero.

Waiting for you on the side of my walk

Verso  il nulla

To the nowhere.

Ma il caffè no…

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Il caffè “mancato”, come altre piccolezze quotidiane mi aiutano, tramite l’intuizione o per scelta, a riflettere sul valore e sul senso delle abitudini che formano la mia socialità, il mio vivere con gli altri.

Ambire ad un risveglio, anche spirituale, non puo non portare ad interrogarmi sui sistemi e sulle regole che ordinano la mia vita in modo subdolo e sotterraneo.

Io so che di fronte ad esse devo mantenere un atteggiamento vigile e consapevole e non posso quindi non riscontrare come in un atto semplicissimo e banale come bere un caffè, si rivelino profonde influenze sociali che diventano costrizioni e vincoli.

Allora penso (cerco…) e mi domando: queste regole mi stanno bene?  mi appartengono?

… e questo è solo l’inizio… Perché lo sento nel mio profondo che questo smontare le abitudini, le routine, le sicurezze fa parte della ricerca della mia personale follia, della mia unicità,  della mia anima. E non solo perché ho letto qualche cosa di Castaneda… oddio forse anche per quello…

Un uomo comune è troppo preoccupato di farsi piacere agli altri e di piacere a sua volta. A un guerriero piace qualunque cosa, qualunque cosa o persona che decida di farsi piacere, e questo è tutto.

(C. Castaneda)

Troppo per un caffè?

“Come nel piccolo così nel grande”: si inizia, dal caffè…

Sono consapevole che anche questo è un modo per dare senso al mio essere individuo: mettere tutto in discussione e seguire la mia intuizione sono il motore della vera realizzazione.

Torniamo a bomba: che valore ha,  dunque, il caffè che non ho voluto prendere con un amico perché avevo sonno?

Leggo e rifletto.

Vero…

la tazzina di caffè a metà mattina o dopo pranzo non è infatti solo un atto alimentare, ma ha un valore simbolico nel quadro dei riti sociali quotidiani, tanto che spesso il rituale è più importante della bevanda stessa. “Andare a prendere un caffe” non significa solo assumere una determinata bevanda, ma recarsi al bar o comunque fare una pausa per scambiare due chiacchiere. Così la risposta negativa alla richiesta di bere un caffè può provocare nell’interlicutore un risentimento incomprensibile, se non rapportato alla dimensione comunitaria del rito.

Cioè, in un certo senso gli ho fatto uno sgarbo.  Ci sta…

Approfondendo l’analisi dovremmo notare che il caffè, a causa del contenuto di caffeina, esercita un’azione sul sistema nervoso;  è pertanto una droga socialmente accettabile al pari dell’alcol.

Cioè,  in un certo senso non mi sono allegramente drogata in compagnia rinunciando ad un rituale sociale… beh volevo dormire…

Cos’ è la pazzia se non la nobiltà dell’anima in urto con le circostanze?

(T. Roethke)

Comunque lungi dall’essersi offeso mi ha ritelefonato…

– Alice: Ma che sta facendo?

– Stregatto: La deliranza

– Pincopanco e Pancopinco: Deliranza, che bellanza.

(dal film Alice in The Wonderland)

E questo porta ad altre riflessioni. Almeno due…

Ma la più importante è:

quanti “tipi” di caffè oltre all’ espresso semplice chiediamo, facendo impazzire il nostro barista o creando una spirale creativa assolutamente folle?

A cup of coffee

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Sono in vacanza.

Mi sono svegliata alle cinque, ho corso sette chilometri in cinquanta minuti, ho fatto mezz’ora di idromassaggio, quindici minuti di bagno turco e poi 15 di sauna.

Ho letto, scritto e studiato.

Non ho mangiato.

Perché ORA devo bere il caffè mentre io voglio dormire?

Quale è la valenza socio-culturale di una tazzina di caffè?

Quale simbologismo esprime?

Ma, soprattutto… perché dovrei farlo?

Più tardi ci medito.

Dormo giusto giusto un quarto d’ora…

Il Matto

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I beni piu grandi ci vengono dalla follia data per dono divino.

(Platone)

Dunque, matto. Divinamente matto.

Matto perché guidato dall’ impulso divino o creatore che esiste dentro e fuori di noi.

Matto perché energia primordiale.

Matto perché azione ma anche ricezione totale di sé.

Matto perché determinato a lasciar parlare la follia sacra che ognuno ha dentro di sé.

Matto perché capace di superare la razionalità senza rinnegare la propria forza mentale: tenersi aperto alla poesia dell’intuizione, ai fulgori della telepatia, a voci che non appartengono, a parole che provengono da altre dimensioni.

Matto. Affetto da un alto grado di indipendenza intellettuale: non conforme ai modelli di pensiero, parola e azione  che la maggioranza ricava dallo studio di sé stessa. In poche parole, diverso dagli altri.

(A. Bierce)

Siamo individui per la specificità della nostra follia e invece quando ragioniamo siamo come tutti, nella norma, usiamo gli stessi convenevoli, saluti. Ci presentiamo con la nostra funzione, con la nostra maschera pubblica.

(U. Galimberti)

Il valore dell’essere matto in quanto individuo ed energia senza limiti,  libertà emotiva, intellettuale e spirituale, a volte disordine o caos, ma sempre impulso creatore.

Tutte le cose più grandi che conosciamo ci sono venute dai nevrotici. Sono loro e solo loro che hanno fondato religioni e hanno creato magnifiche opere d’arte. Mai il mondo sarà conscio di quanto deve loro, e nemmeno di quanto essi abbiano sofferto per poter elargire i loro doni.

(M. Proust)

Allora… la follia è  un mezzo,  una “malattia” attraverso la quale scendere nella propria anima e dare impulso alla propria essenza, alla natura più vera di ciò che siamo.

Ogni volta che cogliamo una perla non dobbiamo dimenticarci che è la malattia dell’artista.

(U. Galimberti)

Evviva i matti, dunque. Evviva coloro che sono capaci di essere folli.

Perché per me l’unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di monitora nella stesso tempo, quelli che mai sbagliano o dicono un luogo comune, ma bruciano… bruciano… bruciano come favolosi fuochi artificiali color giallo che esplodono come ragni attraverso le selle e nel mezzo mai vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno ooohh.

(J. Kerouac)

Perché è attraverso di loro, attraverso la loro energia che il mondo si può realizzare in tutta la sua bellezza.

Lo sai che in qualunque momento si può verificare un cambio di coscienza,  lo sai che all’improvviso puoi cambiare la percezione che hai di te stesso? A volte si crede che agire significhi avere successo rispetto a qualcun altro. Errore! Se vuoi agire nel mondo, devi far esplodere la percezione dell’io che ti è stata imposta, appiccicata fin dall’idall’infanzia, e che si rifiuta di cambiare. Devi ampliare i tuoi limiti all’infinito, senza posa.

E, per finire… non è mai troppo tardi per essere matti.

Se nella prima parte della vita bisogna svilupparla questa ragione, nella seconda parte della vita è importante accedere alla follia che è dentro di noi.

(U. Galimberti)

Per quanto…

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Per quanto tu cammini, ed anche percorrendo ogni strada, non potrai raggiungere i confini dell’anima; tanto profonda è la sua vera essenza.

(Eraclito)