Anonimo

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I figli di Epicuro ovvero l’ Accademia di una vita lieta – 11 marzo

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Quant’è bella giovinezza

che si fugge tuttavia!

Chi vuol esser lieto sia: del doman non c’è certezza.

(L. De Medici)

Eccoci.

Mannaggia… in ritardo…

Manu: “Giuseppe,  abbiamo sforato. Colpa mia che sono in vacanza. Riprendiamo le fila, ti va?”

Giuseppe: “Che dire? Io sono sempre in cucina… Vai Manu. Facciamo il nostro giringiro anche questa settimana…”

Manu: “Dove ci porti oggi?”

Giuseppe: “L’ ispirazione è nel primo sorso di birra

Manu: “Uuahooo… vai”

Allora, eccoci qui, random e free come delle aquile nell’altro del cielo “culinario” con un piatto che nasce dalla lettura del libricino “il primo sorso di birra”: li c’è tutt’al filosofia di un piatto semplice e raffinato come questo.

Il primo sorso di birra

(dose per una persona)

100 grani di pasta penne di solo grano abruzzese

porri q.b.

1 dito di birra Monterosa (la birra di Giuseppe)

1 filetto di branzino piccolo o medio

sale

pepe

Tagliate a cubetti il filetto di branzino e mettetelo in padella con il porro a fettine sottili, poca acqua e pochissimo olio EVO.

Cuocete la pasta molto al dente poi saltatela in padella con il branzino aggiustando di sale e pepe come vi aggrada.

Assaggiate perché… in cucina si assaggia!

Mentre saltate aggiungete un sorso di birra e continuate a saltare aggiungendo un po’ di olio perché questa manovra serve a creare l’emulsione che unirà il tutto.

Così semplice… mangiate e buon appetito!

Attenzione.

Se siete vegetariani sostituite il pesce con scaglie di toma o piave mezzano.

Se siete vegani,  quando saltate aggiungete un po’ di farina di mandorle e farina di riso…

Proposta eroica

Facciamo nord, centro e sud più un francese.

Nord: Arneis (Bruno Giacosa), Soave (Piero Pan)

Centro: Passerina (Velenosi), Grechetto di Todi (Tidernum)

Sud: Inzolia (Principi di Butera), Falanghina del Sannio (Mustilli)

Francia: Bandol rose’ (Cote de Provence)

Morale di tutto:

La vita è troppo breve per bere vini mediocri.

(J. W. Goethe)

La genialità delle minchiate

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Niente da fare… oggi giriamo intorno a questo  e basta…

Il ritmo… Op op op. L’oscillazione tra gli estremi che costituisce la musicalità del ritmo…La dualità delle cose… di qua e di là.  L’ intelligenza del cuore che ti fa fluire… e il valore delle minchiate che ti fa spesso riflettere ridendo.

Contraddizioni e ambivalenze attraverso le quali oscilliamo bellamente in modo più o meno consapevole. Sono ermetica? Boh…

Chi di noi può dire quale sia il confine tra una minchiata e la genialità?

Quarto principio alchemico: principio di polarità”

Tutto è doppio; ogni cosa possiede dei poli; tutto ha due estremi; simile e dissimile hanno lo stesso significato; i poli opposti hanno una natura identica, ma gradi differenti; gli estremi si toccano; tutte le verità sono soltanto mezze verità sono soltanto mezze verità; tutti i paradossi possono essere conciliati.

Questo principio implica la verità che tutto è doppio, tutto ha due poli, tutto ha due estremi. Spiegano antichi paradossi che possono essere espressi dicendo che “la tesi e l’antitesi hanno una natura identica, ma gradi diversi”, “ii contrari sono simili e differiscono esclusivamente per il loro grado”, “i poli opposti possono conciliarsi”, “gli, estremi si toccano”, “tutto è, e allo stesso tempo non è”, “tutte le verità sono soltanto mezze verità”, “qualsiasi verità è falsa per metà”, “ogni cosa ha due facce”, ecc.

Il principio di polarità spiega che in ogni cosa esistono due poli, due aspetti opposti, e che i contrari sono in realtà i due estremi dello stesso oggetto, intercalare da gradi differenti. Per esempio: il caldo e il freddo, benché “opposti” sono in realtà la medesima cosa, si distinguono semplicemente per una differenza di gradi. Consultate il vostro termometro e vedrete che non è possibile scoprire dove termina il “caldo” e dove inizia il “freddo”! Non esiste ne un “caldo assoluto” ne un “freddo assoluto”; questi due termini,  “caldo” e “freddo” indicano semplicemente gradi diversi della stessa cosa, e questa “stessa cosa” si manifesta come “caldo” e “freddo”, essendo una semplice forma,  una variante della vibrazione. Quindi il “caldo” e il “freddo” sono soltanto i due poli di ciò che chiamiamo “calore”, ed i fenomeni che li accompagnano sono semplicemente manifestazione del Principio di Polarità. Lo, stesso principio vale nel caso della “luce” e della “oscurita”, che sono una sola e medesima cosa, in quanto la distinzione consiste in una differenza di gradi tra i due poi del fenomeno (…) Il principio di polarità iena questi paradossi, e niente altro può sostituirlo. Ancora, è lo stesso principio che agisce sul piano “mentale”. Prendiamo un esempio estremo ma radicale: quello di “odio e amore”, due stati mentali apparentemente del tutto diversi (…). Questi sentimenti opposti non sono altro che gradi diversi di un unico sentimento.

Quindi evviva le minchiate che sono grande saggezza e che, a dispetto delle apparenze, contengono grandi verità. Solo chi oscilla consapevolmente tra questi due poli può esprimere domande e risposte che generano ancora domande e dubbi in un continuo divenire. Facendo magari sorridere.

Vorrei trovare una espressione per la dualità,  vorrei scrivere capitoli  frasi dove fossero visibili contemporaneamente canto e controcanto, dove accanto ad ogni varietà vi fosse l’unita, accanto ad ogni scherzo la serietà.  Perche solo in questo consiste per me la vita, nel fluttuare tra due poli, nell’onell’oscillazione tra i due pilastri del mondo. Vorrei con gioia far a vedere la beata varietà del mondo ed anche sempre ricordare che al fondo di questa verità vi è un unità.

(H. Hesse)

E “maestro” non e chi trasmette la verità,  ma chiamata gli uomini a trarla fuori dalla confusione delle loro opinioni, anche se in contrasto con le idee più diffuse e da tutti condivise (…) In questo senso è possibile dire che la “filosofia” non è un “sapere”, ma un “atteggiamento”. L’atteggiamento di chi non smette di far domande e di porre in questione tutte le risposte che sembrano definitive. Per questo l’atteggiamento filosofico è la macchina capace di inventare un mondo possibile al di là del mondo reale.

(U. Galimberti)

Percio grande rispetto e grazie di cuore a chi, attraverso, le minchiate riesce a far filosofia.

Le domande e le risposte ovvero l’intelligenza nel dubbio

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Il dubbio è uno dei nomi dell’intelligenza.

(J.L.Borges)

Il dubbio è scomodo ma solo gli imbecilli non ne hanno.

(Voltaire)

Sì parla tanto del bello che è nella certezza; sembra che si ignori la bellezza più sottile che è nel dubbio. Credere è molto monotono. Il dubbio è profondamente appassionante.

(O.Wilde)

E siccome mi faccio sempre domande… cerco sempre risposte.

E ogni volta mi chiedo se quella risposta è quella giusta.

Domande che cercano risposte attraverso la conoscenza.

Domande che si interrogano sui perchè, attraverso la presa di coscienza di sé, e quindi del “ritmo” che mi sento fluire dentro.

Dice “La Papessa”, Arcano Maggiore II dei tarocchi “Vivo nel mondo dell’energia divina (…) sto vibrando al ritmo dell’universo, insieme al fuoco, agli oceani, alle tempeste, alle stelle… l’energia di tutto il creato viene da me”.

La conoscenza, le domande e le risposte sono nel tutto e nella conoscenza del tutto che è insieme spirituale e materiale. Sono dentro e fuori di noi. E sono una cosa sola col dubbio. Il ritmo, dunque.

Ed ecco quindi che, così recita il quinto dei sette principi alchemici:

“Il principio del ritmo”

Tutto scorre, internamente ed esternamente; ogni cosa ha una sua durata; tutto si sviluppa per poi degenerare; l’equilibrio del pendolo si manifesta in tutto; la misura della sua oscillazione da destra è simile alla misura della sua oscillazione a sinistra; il ritmo è costante.

Questo principio implica la verità del suo manifestarsi in ogni cosa tramite un movimento d’andata e ritorno, un flusso e un riflusso, un bilanciamento in avanti e indietro, un movimento analogo a quello del pendolo, qualcosa di simile al flusso e riflusso della marea, dell’alta e bassa marea; questo movimento d’andata e ritorno si genera tra i due poli, la cui esistenza è indicata nel principio di polarità. C’ è sempre un’azione e una reazione, un progresso e un ritorno, un massimo e un minimo. È così per tutti gli  elementi dell’universo, i soli, i mondi, gli uomini,  gli animali, lo spirito, l’energia e la materia. Questa legge si manifesta nella creazione e nella distruzione dei mondi, nel progresso e nella decadenza delle nazioni, nella vita di tutte le cose e infine, nello stato mentale dell’uomo.

Ed è quello che cercavo: un senso al ritmo.

Domande, risposte, dubbi.

Perché “fatti non foste per viver come bruti”, anche se per qualcuno è troppo menoso farsi venire dubbi.

Che sgrufoli nel fango… io sono “uomo”, non un porco felice…

 

 

 

 

Ancora il ritmo…

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Ci sono “cose” che quando ti entrano dentro non ti mollano più e ti ronzano intorno per un motivo che non comprendi. Ti dici “Uffa… ma che è ‘sta cosa?”

Sono mosche fastidiose che vogliono farsi notare portando la tua attenzione su qualcosa che, invece, non riesci ad identificare. Le ignori, le scacci e le sopporti ma sono sempre li, sbattono contro la finestra e tornano posandosi sulla tua mano e attirando il tuo sguardo.

Per me è questa faccenda del ritmo, che frulla dentro, nella mia testa e nel mio cuore.

Ritmo veloce, ritmo lento, ritmo ritmico e ritmo “così cosi”… ma sempre ritmo cadenzato, vivo e vitale.

Corro e sento il ritmo nelle piante dei piedi.

Dormo e sento il ritmo nel respiro lento.

Medito e sento il ritmo nei miei pensieri che corrono come nuvole che non vogliono andare via.

Scrivo e sento il ritmo nei tasti silenziosi.

Guardo ciò che mi circonda e sento il ritmo della vita.

Cosa è allora il ritmo di questa musica cadenzata che mi batte dentro?

Non lo so… forse il ritmo è solo percezione.

Forse lo senti come un fruscio che piano piano aumenta quando ti lasci andare, ascolti e senti oltre il velo della realtà e delle apparenze.

È la natura del mondo che tutte le cose cerchino un ritmo e trovino in quel ritmo una sorta di pace.

(R. Hobb)

Il ritmo è l’anima della vita. L’universo intero gira intorno al ritmo. Oi cosa ed ogni azione girano intorno al ritmo.

(B. Olatunji)

A Beethoven manca il ritmo. Quello lo possiede Jovanotti.

(G. Allevi)

Ho voluto

cominciare

ho voluto

vedere

fin dove potevo

arrivare.

Ho voluto

correre

ho voluto

sentire

fin dove potevo

volere.

Son qui, son li

son tutt’intorno.

Son sopra e son sotto.

Son in alto e son in basso.

Son davanti e son dietro.

Io respiro io parlo.

Io vedo io guardo.

Io ascolto e sento.

Io ViVo.

Tra la palestra e la brioche (integrale) – 11 marzo

FB_IMG_1425879487681È sempre questione di prospettiva. Cambiala e vedrai il mondo con occhi nuovi.

Se non rispondo ai tuoi messagi puoi pensare che ho avuto degli impicci e non sono riuscita… cambia prospettiva e renditi conto che forse non ho proprio voluto.

Quindi smetti di disturbare. Scocci.

Non è che non capisco i tuoi intenti. Li capisco e quindi li ignoro.

Panta rei. Tutto è in divenire.