To be happy or not to be happy?

Dedicato a Nico

Esiste davvero la felicità in un mondo reale

o la sua ricerca è frutto della nostra fantasia

di poter vivere un mondo migliore?”

Felicita_Volontaria

Come rispondere? Comincio dal principio: cosa è la felicità?

Google the word “happiness” and you get over thirty-two billion results. The pursuit of it is enshrined in the United States Declaration of Independence as an unalienable right. The state of being happy feels good. So why aren’t we happy all the time?

Aggiungerei: cosa è, veramente, la felicita?

L’etimologia fa derivare felicità da: felicitas, deriv. felix-icis, “felice”, la cui radice “fe-” significa abbondanza, ricchezza, prosperità.

La felicità è insomma uno stato d’animo positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri, oppure, di chi ritiene di essersi liberato della necessita di desiderare.

It is my observation that all human hearts are the same and that their ultimate desire is also the same. This soul wants happiness, perfect and pure happiness, because only then will all desires end. As long as desire exists misery exists, because with desire there can be no peace. “The total absence of desire brings happiness. It also brings freedom and liberation, because whenever something is lacking there are both limits and dependency. Only when nothing at all is lacking is there the possibility of total freedom. Freedom brings happiness. And happiness is salvation. (Osho)

L’uomo fin dalla sua comparsa ricerca questo stato di benessere, la felicità, dove sono presenti quell’insieme di emozioni e sensazioni del corpo e dell’intelletto che procurano benessere e gioia in un momento più o meno lungo della propria vita.

Non vi è alcuna necessità di vivere nella necessità. (Epicuro)

Se l’uomo è felice, subentrano anche la soddisfazione e l’appagamento. Le sue caratteristiche sono variabili secondo l’entità provata (per esempio: serenità, appagamento, eccitazione, ottimismo, distanza da qualsiasi bisogno, ecc.) e quando è presente associa la percezione di essere eterna al timore che essa finisca.

Da un punto di vista biologico, la felicita è connessa alla soddisfazione di bisogni primari dovuti agli istinti e agli impulsi biologici quali ad esempio la fame, il sonno, l’appagamento sessuale. Essi possono essere considerati come parte integrante della felicità, ma non come unica costituente della stessa. I bisogni biologici creano una condizione di attesa e di infelicità che tende a risolversi nel momento in cui si appaga il proprio bisogno primario: l’appagamento ottiene una condizione di serenità e di tranquillità che produce felicità biologica, identificabile con il piacere, la quale influenza anche le altre componenti come la psiche e lo spirito. Ciononostante l’appagamento biologico è sottoposto ad una temporaneità irrevocabile, frutto del continuo ripresentarsi di pulsioni e istinti dopo il breve periodo di compimento degli stessi.

Da un punto di vista filosofico possiamo rifarci ad Epicuro: nella sua “Lettera sulla felicità a Meneceo”, lo ravvisava sul fatto che non c’è età per conoscere la felicità: non si è mai né vecchi né giovani per occuparsi del benessere dell’anima (e cioè di “filosofare”, amare il pensiero).

Epicuro classifica i piaceri dividendoli in tre grandi categorie:

“Naturali e necessari” come l’amicizia, la libertà, il riparo, il cibo, l’amore, il vestirsi, le cure ecc.

Naturali ma non necessari” come l’abbondanza, il lusso, case enormi oltre il necessario, cibi raffinati ed in abbondanza oltre il necessario.

Non naturali e non necessari” come il successo, il potere, la gloria, la fama ecc.

Soddisfare piaceri naturali e necessari è molto importante per la felicità, avere accesso a piaceri naturali ma non necessari può essere positivo se per procurarceli non ci votiamo ad un sacrificio eccessivo, mentre i piaceri non naturali e non necessari sono nella stragrande maggioranza dei casi fonte più di infelicità che di felicità.

Da un punto di vista psicologico, la felicità può essere il raggiungimento di un desiderio, la soddisfazione di vederlo realizzato. La felicità dunque non è un’emozione oggettiva, né è casuale come un evento del destino, ma è una capacità individuale da scoprire. La felicità non è un inseguimento dei sogni futuri, ma al contrario è il cercare di godere di quello che si possiede nel presente.

When there is a lot of running about, a lot of running here and there, man is unhappy. Happiness is being at complete rest. You run here and there in search of happiness, but your arithmetic is wrong, your calculations are faulty. You think you will find happiness by running hither and thither, but in the end all this running only makes you miserable. The final result of all this running about is unhappiness. The more you run, the more miserable you will be. Happiness is that moment of rest when there is no more running, when you are just at rest, when you are simply there where you are, when you do not move even an inch. And then, in that moment of rest, there is happiness, there is nothing but happiness. Meditate over this. (Osho)

Da un punto di vista spirituale, infine, la felicità è legata alla necessità di ciascuno di elevare la propria psiche a cose trascendenti, che le portino a soddisfare la sete di conoscenza di verità e di infinito.

Le grandi religioni a tal proposito cercano di dividere il concetto di felicità procurato dalle cose materiali, definendolo piuttosto piacere, da quello che è la felicità in senso spirituale, raggiungibile con categorie come la semplicità e la serenità dell’anima.

Come si coniugano, dunque, in estrema sintesi questi concetti in una società dominata dai soli bisogni materiali (indotti) e dalla ricerca spasmodica della ricchezza, del successo e del potere quindi non più solo alla soddisfazione del sé, ma anche del proprio ego?

Il nostro mondo reale ci consente di essere felici o dobbiamo costruire un nostro mondo “personale” per esserlo?

E’ qui, che il tutto si confonde e si fraintende, e che subentra un altro concetto, intermedio, che è la gioia intesa come “emozione di contentezza”.

Si può essere contenti di una serie infinita di cose, ma si è felici, oppure solo contenti del momento ?

Nel paradosso di EASTERLIN, si analizza il rapporto tra felicità (o soddisfazione) dell’individuo e la sua ricchezza.

Il risultato: oltre a una certa soglia, c’è un rapporto, tra i due valori, indirettamente proporzionale, cioè a maggior ricchezza la felicità si riduce.

Nulla basta a colui a cui par poco ciò che basta. (Epicuro)

In conclusione se la contentezza è propedeutica all’ottenimento della felicità, quest’ultima è uno stato generale che va conquistato aggiungendo alla gioia (contentezza) la serenità, la tranquillità, l’essenzialità, la consapevolezza e in ultima analisi una visione chiara della propria vita con i suoi valori, quindi l’assoluta affermazione del sé, non dell’ego…

Ricordiamoci che l’uomo più ricco del mondo, con un tremendo e ricorrente mal di piedi, non è felice!

In ogni caso, la felicità è argomento gente che si batte, a mente ed occhi aperti, per ottenerla.

Felicita? Una piccola incombenza giornaliera da curare come faresti con un giardino. (A. Buffet)

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e poi non se ne parla più…

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… questa sera felicità è stata entrare in casa, chiudere il mondo fuori con due giri di chiave e togliermi gli orecchini …

Ora so che se deciderò ancora di andare in cerca della felicità, non dovrò cercarla oltre i confini del mio giardino… perché se non la trovo là… non la troverò mai da nessun’altra parte.

(Il Mago di Oz)

I figli di Epicuro ovvero l’Accademia di una vita lieta – 16 marzo

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Quella notte l’ho sognata.

L’ho sognata come sogno io le cose, onde solide di calore che mi scivolano addosso, sul volto e sulle dita.

Odori che mi avvolgono e mi girano intorno.

Sapori, anche, in cui mi muovo e che posso prendere e stringere tra le mani. Ma soprattutto suoni, il suono della sua voce blu che mi scioglie lentamente dentro la testa, come la neve tenuta sul palmo della mano però non fredda, calda. E dolce sulla lingua. E nel naso quell’odore di ferro e di fumo, forte aperto fresco che hanno a volte certe mattine attraverso una grande finostra. È stato un sogno lungo e morbido che è rimasto a pesa mi dentro, da qualche parte tra lo stomaco e il cuore, anche dopo che mi ero svegliato da un pezzo.

(C. Lucarelli – Almost Blue)

Manu: “Giuseppe ciao. Oggi che si fa? Mi hai parlato di una ricetta un po’ complessa…”

Giuseppe: “Ciao. Si effettivamente… ma più che complessa direi un pochino laboriosa. Ma, c’è la so può fare. E poi, cucinare è un piacere o no?

Manu: “Io vivo di yogurth e cereali ma ti credo… se cucini tu.”

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BiancoRossoNero ( sinfonia della vita)

(dosi per due persone)

Usiamo tre tipo di riso in tre diverse preparazioni:

. Riso rosso

2 bicchieri di riso rosso

almeno 5 bicchieri di acqua

sedano, carte e cipolle tagliate a cubetti piccoli piccoli (regolatevi secondo piacere)

Mettete a bollire tutto insieme e salate quando il riso sarà cotto (ci vorranno circa quaranta minuti). Lasciate intiepidire il tutto.

. Riso venere

2 bicchieri di riso venere

almeno 5 bicchieri di acqua

5 gamberi cotti e sgusciati per persona (10)

Mettete a bollire e salate a fine cottura (ci vorranno circa quaranta minuti). Quando il riso sarà tiepido aggiungete i gamberi.

. Riso baldo o Roma (o qualunque riso bianco che avete in casa

2 bicchieri di riso bianco

zafferano

toma a pezzetti

avanzi di ragù di pollo

Mettete a bollire il riso poi salate e aggiungete lo zafferano a fine cottura. Quando il riso sarà tiepido aggiungete la Toma e gli avanzi di ragù.

Per tutti i tre tipi di riso componente delle polpette di uguali dimensioni. Se non siete vegani potete inserire un po’ di uovo per favorire la compattezza.

Passate le polpette in uovo e farina di riso e ceci per prepararle alla frittura.

Friggetele in olio caldo utilizzando una pentola dai bordi alti e una schiumarola.

Mangiatele senza posate utilizzando le mani ed accompagnandolo con salse varie (pomodoro, lattuga, ecc.) e verdure in agrodolce.

E’ un piatto slow da prepararsi in compagnia aiutandosi l’un l’altro e così può essere mangiato… imboccandosi, leccandosi le dita, guardando un buon film, ascoltando musica. Per favore niente calcio o sport vari.

Abbinamenti eroici

È un piatto proteiforme perché ci sono sia pesce sia carne ma vista la comune base di riso, gli abbinamenti proposti originano dai territori dei produttori di riso.

Piemonte: Erba luce (Rovellotti) o Cortese dei Colli Tortonesi (Massa)

Lombardia: Pinot Grigio Oltrepo (Ca’ di Frara)

Veneto: Lugana (Zenato)

Per chi preferisce un rosso il consiglio è un Grignolino (Livio Pavese)

Non si sa di nessuno che sia riuscito a sedurre con ciò che aveva offerto da mangiare, ma esiste un lungo elenco di coloro che hanno sedotto, spiegando quello che si stava per mangiare.

(M. Vasquez Montalban)

Chi di faccina ferisce, di faccina perisce…

Grazie a Paola per l’ ispirazione!

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Che è questo ingombro di lineette, di puntini, di spazietti, di punti ammirativi doppi e tripli, che so io? Sto a vedere che torna alla moda la scrittura geroglifici, e i sentimenti e le idee non si vogliono più scrivere ma rappresentare, e non sapendo significare le cose colle parole, le vorremo dipingere e significare con i segni. Come fanno i cinesi…

(G.Leopardi – Lo Zibaldone)

Molti li chiamano faccine, simboli, smile ma sto parlando degli emoticon, o più precisamente emoji.

In totale attualmente i simboli sono 845, codificati da Unicode, e sono suddivisi i  5 macrocategorie. Presto saranno un migliaio e, per quelli che rappresentano un volto umano sembra sarà possibile addirittura scegliere il colore della pelle, superando così il discriminatorio monopolio dei visi pallidi vigente sinora.

Insomma gli emoji stanno trasformando la nostra comunicazione, non solo per farci risparmiare caratteri quanto per consentirci di esprimere più compiutamente, e in modo pittoresco, gli stati d’animo che accompagnano i nostri sms, wapp o tweet.

Arriveremo di certo al punto in cui ognuno potrà disegnare le proprie emozioni scegliendo così la forma esteriore da attribuire ai nostri sentimenti per accompagnare o addirittura sostituire le parole.

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Vuoi che in un futuro prossimo l’arte della scrittura diventerà patrimonio di pochi eletti lasciando che queste curiose rappresentazioni grafiche accompagnino gli scritti degli altri comuni mortali, più o meno colti, più o meno dotti o più o meno consapevoli?

La futura frontiera della comunicazione di massa è dunque una realta dove queste simpatiche faccine cercheranno di rappresentarci “qualcosa”, di dirci “qualcosa” che sta dietro un occhiolino o due lacrime o due labbra che baciano?

Attenzione, dunque, perché oltre a questo “qualcosa” rimane però “qualcos’altro” che ogni sorriso o broncio non vuol dire…

Della serie, “Ti ho fatto un disegnino perché delle mie emozioni posso darti solo un nome o una pallida idea, non di più”.

Ed ecco che allora diventa utile usare un emoji per dire qualche cosa senza dire nulla o il contario. Diventa plausibile dirsi addio, scaricare od essere scaricati con una faccina anziché con la faccia perché così è più facile, rapido, indolore e lascia ad ognuno la propria interpretazione.

Io personalmente continuo a preferire i “pistolotti” da 400 parole conditi da una cinquantina di smile…

emoticon tre

Alla formica

smiles

Chiedo scusa alla favola antica,

se non mi piace l’avara formica.

Io sto dalla parte della cicala

che il più bel canto non vende, regala.

(G. Rodari, Filastrocche in cielo e in terra)

a-smile-is-the-prettiest-thing-you-can-wear

Happiness has

nothing to do with

what you have

or don’t have.

Happiness is related

to who you are.

(Osho)