Poesie sul cuscino – 20 marzo

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La notte è il grande dubbio

del mondo e del tuo amore.

Ho bisogno che il giorno, ogni giorno mi dica

che è il giorno, che è lui

che è la luce: e li tu.

Mi hai mai amato?

E mentre tu taci, ed è notte,

non so se luce, amore esistono.

(P. Salinas)

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Ma la Felicità ancora no!

coccinella

Ma anche si…

Oggi è la Giornata Mondiale della Felicità, ricorrenza istituita dall’ Assemblea Generale dell’ ONU il 28 giugno 2012.

L’ Assemblea Generale è consapevole che la ricerca della Felicità è uno scopo fondamentale dell’umanità. Lo riconosciamo come un approccio più inclusivo, equo ed equilibrato alla crescita economica che promuove lo sviluppo sostenibile e l’eradicazione della povertà.

http://www.internazionale.it/video/2015/03/13/epicuro-filosofia-felicita

Giudizio e Pregiudizio

giudizio

Tutte le generalizzazioni sono pericolose, perfino questa.

(A. Dumas figlio)

Prima di giudicare un uomo cammina per tre lune nelle sue scarpe.

(Proverbio indiano)

Per una forma di rispetto verso l’altro ma anche per la propria integrità intellettuale, nessuno dovrebbe pensare di potersi arrogare la facoltà di esprimere un giudizio, a nessun titolo, su qualcosa o qualcuno.

Le supposizioni del tutto infondate, i “credo”, i “si dice” sono tutti sinonimi di parlare a vanvera, dare aria ai denti, dover dire un “tot” di cose: cioè  è meglio tenere la bocca chiusa prima di dire castronerie, fare figuracce, perdere amici o privarsi della possibilità  di fare nuove esperienze.

Lo provo sulla mia pelle quando asserisco che a me piace Fedez: mi è simpatico e lo adotterei come figlio. Sinceramente.

Questa di solito è la scena:

Interlocutore: “Ma… é tutto tatuato…”

Io: “Anche io… non tutta però…, solo un po’…”

Interlocutore: “Si, ma tu è un’altra cosa…”

Io: “Perché? Lui canta ed è famoso. Io no… Perché?… Allora?”

Interlocutore: “Perché………….” e i puntini si moltiplicano all’infinito.

Poi c’è il pregiudizio che è anche peggio, perché non è solo esternare senza alcun fondamento da un non meglio “qualificato” pulpito, quanto dare voce ad una valutazione ed un’opinione precostituita e quindi radicata nel profondo della propria coscienza.

Pregiudizio. Opinione senza fissa dimora e priva di documentabili mezzi di sussistenza.

(A. Bierce)

Il pregiudizio può anche essere considerato un atteggiamento e, come tale, può essere trasmesso socialmente: ogni gruppo avrà così dei pregiudizi più o meno condivisi da tutti i suoi componenti verso un altro gruppo.

Torno a bomba con l’ esempio: tutti i tatuati sono drogati o cubiste…

Perché?

Niente di peggio o di più dannoso per noi stessi e per gli altri.

“Se parli ad un uomo in una lingua che comprende, farai centro. Se gli parli nella sua lingua, arriverai al suo cuore.” (N. Mandela)

Mi sforzo, e a volte non è facile, di mantenere aperte mente e cuore per arrivare alla vera dimensione di chi mi sta di fronte in modo sincero e genuino.

Credere senza smettere di avere dubbi.

(R. Kipling)

Poi osservo le azioni, perché queste e solo queste mi possono piacere o meno: solo le nostre azioni parlano per noi e raccontano chi siamo.

Le sue azioni sono il solo mezzo di cui egli dispone per affidarsi alla memoria degli uomini, e perfino alla propria.

(M. Yourcenar)

Eclisse

Total Eclipse

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Tutti con il naso all’ insù

perché luce non fu.

Colpa di una luna monella

che sopra al sole girella.

eclisse

Secondo la superstizione popolare i fiori piantati durante un’ eclissi solare saranno più luminosi e colorati che in qualsiasi altro momento.

Andare oltre serve. o No?

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L’uomo crea a sé stesso mille necessità che gli fanno una vita da schiavo. Ma quanto agevolmente, liberamente, si potrebbe vivere, se si rigettasse quella somma enorme di bisogni artificiali che pesa su di noi, che ci condanna ai lavori forzati!

(M. Van der Meersch)

Comincio questo post su un treno di pendolari stanchi, addormentati e quasi totalmente mimetizzati con i loro smartphone e tablet.

Mentre scrivo, guardo quest’ umanita “pendolare” e il mio occhio scorre lungo il vagone.

Penso e mi interrogo  sempre più insistentemente sul “senso” degli sforzi che mettiamo in atto per fare di più, produrre di più, avere di più, ottenere di più, guadagnare di più… ed essere sempre più di corsa, più stanchi, più addormentati, forse piu infelici, ecc.

Di più. Perché? Perché “di più”?

Per creare ricchezza? Per guadagnare di più? Per avere di più? Per essere più soddisfatti?

Leggevo nei giorni scorsi, a proposito di decrescita felice, che la tanto invocata crescita del Pil da sempre elogiata quale metro del nostro benessere, altro non sarebbe che un perverso meccanismo dagli effetti nefasti sull’ambiente, sull’inquinamento, sulla scarsità di materie prime e sulla distruzione degli ecosistemi. Per un sacco di ragioni più o meno comprensibili.

E rifletto sulla “possibile veridicità” di questa affermazione…

Un dato certo e nel quale credo è che la ricchezza prodotta da un sistema economico non possa e non debba ridursi nei soli beni materiali misurati secondo indicatori monetari, ma debba considerare anche altri aspetti come la qualità della vita, dell’ambiente, dei servizi, ecc.

Ops… e allora, in linea con queste considerazioni, mi domando: “Fare di più migliora la qualità della mia vita? Il beneficio che ne ricavo mi ripaga dello sforzo?”

Certo mi consente 10 abiti neri e 10 paia di scarpe da abbinare ma, il resto? Arrivare a casa dopo 12 ore fuori trascorse correndo come un’ossessa fa di me una donna felice e realizzata? 5 paia di scarpe nere mi compensano del tempo che non ho per scrivere o per stare con chi amo?

Poi leggo dei monaci trappisti del Monastero di Notre Dame de Saint Remy di Rochefort (Belgio) che producono una delle birre artigianali più buone e famose al mondo.

Che fanno i monaci che, di sicuro, ne sanno una più del diavolo?

Ecco cosa dice l’Abbe Pierre.

“Non abbiamo bisogno di raddoppiare la produzione. Infatti ogni anno ci riuniamo e stabiliamo quanta birra dovremo fare per provvedere al bisogno della nostra comunità, calcolare i costi delle attrezzature e della produzione, il costo del lavoro nostro e dei laici che ci aiutano, quanto serve a mantenere il convento e le strutture. Siamo piuttosto precisi, così otteniamo la quantità esatta di birra da fare in un anno, quella che ci darà guadagno sufficiente. A quella aggiungeremo soltanto un’ulteriore quota, quella che servirà a generare i soldi che daremo in carità. La produzione totale è quindi stabilità a priori, calcolando la necessità, aggiungendo una parte destinata al dono. Andare oltre non serve.”

Ed è appunto l’ultima frase che mi rimbomba nel cervello mentre varco la soglia dell’ufficio: “andare oltre non serve”.

Esatto. Non serve.

Non è funzionale alla pienezza della mia vita.