Poesie sul cuscino – 23 marzo

vivere

“13 Versi per vivere”

1. Ti amo non per chi sei, ma… per chi sono io quando sto con te.

2. Nessuna persona merita le tue lacrime, e chi le merita non ti farà piangere.

3. Solo perché qualcuno non ti ama come vorresti, non significa che non ti ami con tutto il suo essere.

4. Un vero amico è chi ti prende per mano e ti tocca il cuore

5. Il peggior modo di sentire la mancanza di qualcuno è starci seduto vicino e sapere che non lo potrai avere mai

6. Non smetter mai di sorridere, nemmeno quando sei triste, perché non sai chi si potrebbe innamorare del tuo sorriso

7. Per il mondo puoi essere solamente una persona, ma per una persona tu sei il mondo

8. Non passare il tempo con qualcuno che non è disposto a passarlo con te

9. Forse Dio desidera che tu conosca molte persone sbagliate prima che tu conosca la persona giusta, affinché, quando infine la conoscerai, tu sappia essere grato.

10. Non piangere perché qualcosa si è conclusa, sorridi perché è successa.

11. Ci sarà sempre gente che ferisce, ciò che devi fare è continuare ad avere fiducia, stando più attento a chi darai fiducia due volte

12. Convertiti in una persona migliore e assicurati di sapere chi sei prima di conoscere qualcun’ altro e sperare che questa persona sappia chi sei.

13. Non ti sforzare tanto, le cose migliori succedono quando meno te lo aspetti

(G. Garcia Marquez)

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Punti interrogativi

Abbiamo più punti interrogativi che punti di riferimento.

(Fedez)

Quando si scorge la fine nel principio si va più in fretta del tempo. L’illuminazione, delusione folgorante, dispensa una certezza che trasforma il disingannato in liberato.

(E. Cioran)

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I punti interrogativi mi piacciono più delle certezze.

O dei riferimenti.

Una certezza è che adoro Fedez ed è già tanto.

L’altra è che sono libera, il che è tantissimo.

Una favola per riflettere

La quercia e le canne” (Esopo)

Il vento sradicò una quercia e la gettò nel fiume. Essa, mentre veniva trascinata dalla corrente, chiese alle canne: “Perché voi, essendo deboli e sottili, non venite sradicate dai venti violenti?”.

Queste risposero: “Voi combattete con i venti e venite sradicate, noi invece, piegandoci a qualsiasi vento, rimaniamo illese”.

E la quercia disse: “Allora preferisco la morte a una vita miserabile; io infatti muoio avendo combattuto, libera, voi invece salvate la vita cedendo a qualsiasi potere e a qualsiasi forza”.

canne

Il coraggio è la capacità di resistere alla paura, di dominare la paura: non è l’assenza di paura.

(M. Twain)

Disperatamente persa nel mood “Harmony” ovvero come lo ho scritto, lo ho scritto…

Non esiste l’ amore platonico. O è un amore impossibile?”

amore impossibile

Volo pieni di passeggeri assonnati.
La stanchezza di tre settimane di lavoro trascorse da un hotel all’ altro.
Dio, fammi arrivare presto perché è già lunedì e giovedì mi sposo.
Il mio incubo: anelli, bomboniere, fiori, vestito, chiesa.
Chiudo gli occhi e cerco di dormire, a dispetto del bambino che piange e del passeggero che russa.
Strana la sensazione che provo nel sentirmi osservata.
Alzo le palpebre pesanti e il mio sguardo incontra quello di due occhi che mi sorridono qualche posto più in là.
Sorrido, sorride.
E’ impossibile riposare, lo sappiamo entrambe.
Sorridiamo.
C’ è un posto libero, mi sposto.
Parliamo: chi sono, chi sei, cosa faccio, che fai, quale strano destino ci ha fatti incontrare, quale strano fato sta facendo russare l’ uomo e piangere il bambino altrimenti ci saremmo forse addormentati.
Il sonno svanisce e la stanchezza passa.
Siamo solo voci sussurrate tra i passeggeri di seconda classe di un volo intercontinentale.
Le ore volano.
Inizia l’ atterraggio. Raccolgo le mie cose e torno al mio posto.
Sorrido, sorride.
“Safely landed”. Tutti in fila, si scende. Ognuno riprende il proprio bagaglio, la propria vita.
Sorrido, sorride.
Grazie. Arrivederci.
Scendo e ci allontaniamo.
Infilo la giacca e metto la mano in tasca.
Cos’ è? Non avevo lasciato nulla.
Un foglietto spiegazzato, un biglietto da visita scribacchiato. Calligrafia di chi ha scritto in fretta.
Leggo a fatica: una poesia, versi brevi, un nome sussurrato sull’ aereo, un numero di telefono.
Tre parole “vieni con me”.
Quando le avrà scritte? Prima? Dopo? Durante?
Mi sposo giovedì ed è martedì.
Follia. Pazzia solo pensarci.
Perché no? Perché si?
Chi lo dice a mamma? Chissenefrega. Sarò mica matta.
Mangio qualche cosa. No, ho la nausea.
Voglio un telefono. Compongo il numero. Appendo.
Recito il mio mantra: anelli, bomboniere, fiori, vestiti e chiesa.
Casa.
Voglio un telefono. Compongo il numero. Appendo.
Recito il mio mantra: anelli, bomboniere, fiori, vestito e chiesa.
Mercoledì.
Compongo il numero. Appendo. Una, due, dieci, venti volte.
Recito il mio mantra: anelli, bomboniere, fiori, vestito e chiesa. Sto facendo una cazzata.
Giovedì.
E’ tempo. Vado. Mi aspettano tutti. Cosa ci faccio qui con questo vestito addosso? Seduta sul letto con il foglietto in mano e il numero di telefono impresso a fuoco nel cervello?
Il libro. Poesie. Dove mettere altrimenti una versi scribacchiati e un numero di telefono che non ho mai composto fino in fondo?
Vado.
Un uomo mi aspetta. Due. Quale è l amore giusto?
Un amore “borghese” e scontato o un amore folle, impossibile, assurdo.
Scelgo. Ho scelto.
Ci sono gli amori “perche è cosi” e ci sono gli amori impossibili.
Quelli platonici, fatti di sguardi e mani sfiorate.
Quelli mai consumati dal tempo.
Quelli che vivono nel desiderio del cuore.
Ci sono gli amori che si deteriorano e quelli che resistono al tempo perché si cristallizzano, si fissano nella memoria e nell’anima.
Ci sono gli amori che non hai avuto il coraggio di vivere.
Ci sono gli amori che rimangono nel nostro profondo.
E ogni volta che ci pensi ricordi che bastava l’ ultima cifra di un numero di telefono.
Rimangono immutati ed immortali gli amori platonici, quelli impossibili.
Nonostante tutto.
Nonostante mio marito abbia trovato la poesia, il biglietto da visita ed il numero di telefono.
Nonostante li abbia bruciati.
Nonostante neanche abbia realizzato che avevo scelto lui e il suo amore “perché è cosi”.

Uomini & C.

donnaiolo Gli uomini che inseguono una moltitudine di donne possono facilmente essere distinti in due categorie. Gli uni cercano in tutte le donne la donna dei loro sogni, un’idea soggettiva e sempre uguale. Gli altri sono mossi dal desiderio di impadronirsi dell’infinita varietà del mondo femminile oggettivo.

L’ossessione dei primi è lirica: nelle donne essi cercano se stessi, il proprio ideale, e sono sempre e continuamente delusi perché l’ideale, com’è noto, è ciò che non è mai possibile trovare. Poiché la delusione che li spinge da una donna all’altra dà alla loro incostanza una sorta di scusa romantica, molte donne sentimentali sono commosse dalla loro ostinata poligamia.

L’altra ossessione è un’ossessione epica e in essa le donne non trovano nulla di commovente: l’uomo non proietta sulle donne alcun ideale soggettivo, perciò ogni cosa lo interessa e nulla può deluderlo. E proprio questa incapacità di rimanere delusi ha in sé qualcosa di scandaloso. Agli occhi della gente, l’ossessione del donnaiolo epico appare senza riscatto (senza il riscatto della delusione).

Poiché il donnaiolo lirico insegue sempre lo stesso tipo di donna, nessuno si accorge che egli cambia amante; gli amici gli causano continui malintesi, perché non sono capaci di distinguere le sue amiche e le chiamano tutte con lo stesso nome.

Nella loro caccia alla conoscenza, i donnaioli epici (e a questa categoria appartiene ovviamente Tomàs) si allontanano sempre più dalla bellezza femminile convenzionale, della quale si stancano presto, e finiscono irrimediabilmente per diventare dei collezionisti di curiosità. Essi se ne rendono conto, ne provano un po’ di vergogna e, per non mettere gli amici in imbarazzo, non si mostrano in pubblico con le loro amanti.

(M. Kundera – L’ insostenibile leggerezza dell’essere)

Non lo so perché mi è venuta.

Prossima volta “Topolino”…

Gli uomini vorrebbero essere sempre il primo amore di una donna. Questa è la loro sciocca vanita. Le donne hanno un istinto più sottile per le cose: a loro piace essere l’ultimo amore di un uomo.

(O. Wilde)

I figli di Epicuro ovvero l’ Accademia di una vita lieta – 23 marzo

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La carbonara… sembra facile…

Fare agevolmente ciò che riesce difficile agli altri, ecco il talento; fare ciò che riesce impossibile al talento, ecco il genio.

(H. F. Amiel)

Filosofia di una carbonara

Scegliete pasta lunga di qualità

“Gli standard di qualità tendono spontaneamente verso il basso, come se fossero attratti da una forza di gravità. Ciò che può mantenerli alti è solo la pressione del miglioramento continuo della qualità”.

 (H. Koch – autore )

Prendete della pancetta tesa (fate prove e riprove quando vi capita, per trovarne una dolce di sale e non troppo morbida).

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Fate cuocere la pasta e nel frattempo fate scaldare la pancetta in un po’ di olio, facendo attenzione a non renderla troppo croccante perché deve rimanere morbida.

Prendete un uovo intero ed un tuorlo. Sbatteteli amalgamandoli bene, aggiungete un cucchiaio di parmigiano ed uno di pecorino, pepe macinato fresco (meglio ancora pestato nel mortaio) e mescolate ben bene.

Scolate la pasta, saltatela nella pentola con la pancetta e poi il composto d’uova.

Girate ben bene, amalgamate in fretta e impiattate.

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Slurp slurp slurp…

Sembra facile…

La gente si ostina ad andare dallo psicologo, quando io con due sedute di enologo ho risolto tutto.

E quindi aggiungiamoci del buon vino… Rosso di Montefalco, Rosso Conero ma per chi preferisce un bianco… un bel Frascati Superiore oppure EstEstEst di Montefiascone.

E’ preferibile un cibo , anche un po’ nocivo, ma gradevole, a un cibo indiscutibilmente sano ma sgradevole.

(Ippocrate)

Giuseppe dice che lascia a voi le considerazioni del caso… e, mentre vi avventate sul piatto meditate, ad occhi chiusi.

Non cerco il godimento cerco la felicità e il godimento senza felicità non è godimento… la gente di solito si rifugia nel futuro per sfuggire alle proprie sofferenze. Traccia una linea immaginaria sulla traiettoria del tempo, al di là della quale le sue sofferenze di oggi cessano di esistere…

(M. Kundera – L’insostenibile leggerezza dell’essere)

Viviamo il “qui e l’ora” di una fantastica carbonara.

Tra il caffè ed il treno – 23 marzo

Lo scopo del lavoro è quello di guadagnarsi il tempo libero.

(Aristotele)

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5.30 suona la sveglia-apro gli occhi-mannaggia che giorno è-lunedì ops-luce-mi alzo-dai micetto in piedi-pipi-sonno-cucina-pappa mici-inciampo nel gatto- azz…-pappa argo-dov’è?-gocce-vitamine-tisana depurativa-biscotto-gatto togliti-okay fatto-denti-latte detergente-tonico-siero liftante-micetto via dallo specchio-crema anti age-crema anticellulite-wapp okay rispondi-camera-casino-letto-libri da raccogliere-okay-armadio-cosa metto?-tempo?-boh…-all black-scarpe basse-gonna pantaloni-top scollato-giacca-okay-capelli-è un casino…-crema illuminante-crema colorata-matita sopracciglia-eyeliner sbavato mannaggia-rossetto intanto che si asciuga-no prima matita labbra ops-rimmel nero no marrone-okay-rossetto-capello bis-okay-collana nera si okay-orecchini neri si okay-bracciali perfetto fanno casino ma okay-finisco tisana-rimetto rossetto-argo dove sei?-pipi amore su…-argo-argo esci da sotto il letto-pettorina-il gatto miagola-occhiali-rispondi a wapp-okay esci-dai argo su-pipi-pupu-daidaiadai-okay torna-dai argo-okay bacetto-micia togliti-togli pettorina-chiavi macchina-chiavi casa-borsa-borsa bis-okay vai-cortile-macchina…-chi mi ha spostato la macchina che non c’è?- dov’è?-pensa-ops rubata nottetempo?-no è in garage-okay torna-scendi-garage-macchina-sali-accendi-apri cancello-esci-okay-azz… senza benzina-okay 20 euro-fatta-sususu dai…-rispondo wapp-metto in moto-guido-occhio alla curva-è una mail-semaforo arancio-passa dai…-okay-posteggio-okay c’è-quello che fa?-okay-raccogli telefono chiavi e borse-cammina-caffè-bevi-ciao Giusy-buon lunedì everybody-bevi-appenditi a tavolino-scrivi-diomiosonogiastanca…ed è solo lunedi-c’è il sole-lo vedo solo ora…