Felicità é… Una poesia per Sofia

noi

“Il tuo cuore lo porto con me”

Il tuo cuore lo porto con me

Lo porto nel mio

Non me ne divido mai.

Dove vado io, vieni anche tu, mia amata;

qualsiasi cosa sia fatta da me,

la fai anche tu, mia cara.

Non temo il fato

perché il mio fato sei tu, mia dolce.

Non voglio il mondo,

perché il mio, il più bello, il più vero sei tu.

Tu sei quel che luna sempre fu

e quel che un sole sempre canterà sei tu

Questo è il nostro segreto profondo

radice di tutte le radici

germoglio di tutti i germogli

e cielo dei cieli

di un albero chiamato vita,

che cresce più alto

di quanto l’anima spera,

e la mente nasconde.

Questa è la meraviglia che le stelle separa.

Il tuo cuore lo porto con me,

lo porto nel mio.

(E. E. Cummings)

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Pensiero della sera – 24 marzo

follia

I maggiori beni ci sono elargiti per mezzo d’una follia

che è un dono divino.

(Platone)

Lavorare con gioia

Il lavoro è il rifugio di coloro che non hanno di meglio da fare.

(O. Wilde)

Il lavoro ci evita tre grandi mali: noia, vizio e povertà.

(Voltaire)
cuba
Questa mattina ho aperto gli occhi ed ho visto la luce filtrare attraverso le imposte della finestra che da sul patio.
In sottofondo si sente solo il rumore delle onde che si infrangono lentamente sulla riva e, ritirandosi, trascinano la sabbia nel mare.
Il caldo si fa già sentire: sarà una giornata assolata, luminosa e lenta.
Butto i piedi giù dal letto e, inciampando nel gatto, vado in cucina.
Argo e li, nel punto più fresco della casa, dove arriva un refolo d’aria. A volte mi sento in colpa per averlo trascinato qua, lui che ama correre nei boschi ammantati di neve… Vabbè…
La bestia mi guarda con occhi pieni d’amore come a dire “Mi tocca… però vedi di rinsavire”.
Apro il frigorifero.
Oddio non riesco ad aprire gli occhi.
Acchiappo un po’ di frutta e torno in camera.
Apro le imposte e la luce mi investe, il caldo mi avvolge e io rimango li, abbacinata, preda di una giornata di luce gialla e violenta, di cieli azzurri e splendenti, di acque turchesi e limpide.
Ostaggio di una giornata piena di nulla e vuota di tutto.
Una giornata che non chiede energie ma solo di essere vissuta mentre scorre.
Scendo i tre scalini di legno grezzo e metto il piede nudo sulla sabbia bianca
Cammino sulla spiaggia fino alla riva e li mi siedo, nel poco di ombra che trovo, con l’ acqua che mi lambisce le dita dei piedi.
Lenta e ritmica.
E affondo i denti nell’ananas lasciando che il succo mi coli sulle dita, tanto chissenefrega.
Ho dimenticato gli occhiali e il riflesso della luce sulla superficie dell’acqua mi ferisce gli occhi.
Allora li chiudo e mi sdraio sulla sabbia già calda.
Lascio che i minuti scorrano.
Non c’è nessuno.
I turisti arriveranno più tardi, i venditori di souvenir anche.
Ma a quell’ora io sarò sul patio a leggere e scrivere, aspettando che cali la sera e il fresco per prendere Argo e continuare a vivere.
A vivere la mia vita, quello di un’ esistenza che scorre parallela ad una che avevo fino a qualche tempo fa.
Ho mollato tutto e me ne sono andata mentre “tutti sussurravano dietro ai cappelli, lo sposo è impazzito oppure ha bevuto“… lo sposo sono io: venduta casa e sbaraccato il lavoro, dismesse relazioni sentimentali fatte di fatica a trovare il tempo, l’occasione o l’equilibrio.
Adesso lavoro da qui perché un computer è tutto quello che mi serve per rimanere collegata ad un mondo nel quale non voglio più stare.
Oggi è così.
Domani vedremo.
“Lavorare con gioia. Da Cuba”.
A Milano è il 24 marzo, il sole è coperto e sta iniziando a piovere.
Mi aspettano ancora almeno 7 ore di lavoro.
Pazienza.
Ogni cosa arriva nel momento giusto!
Sii paziente!

Slow Love

amore

Nella vita c’è di più che aumentarne la velocità. (Gandhi)

Da una decina d’anni sentiamo sempre più parlare di “slow“: una vera rivoluzione culturale contro l’idea che veloce sia sempre meglio.

La filosofia dello Slow, al contrario, non è fare tutto al ritmo di una lumaca quanto fare tutto alla giusta velocità: assaporare le ore ed i minuti piuttosto che solo contarli e fare tutto nel miglior modo possibile invece che il più velocemente possibile.

Il meglio è il giusto. (Platone)

Troppe volte la lentezza viene considerata un atteggiamento negativo mentre si deve poter accelerare e sopportare il tanto temuto stress quando occorre, sapendo però fermarsi e godere il presente quando è il caso.

Del resto, l’ ozio nel senso latino del termine “otium” sta a significare “pienezza vitale” e quindi è fonte di piacere, utile per allontanarsi da una vita standardizzata e diretta dal cronografo del nostro orologio, sottoposta a una velocità che sradica la nostra capacità di godere del momento.

Si tratta, insomma di puntare sulla qualità anziché sulla quantità, in tutti gli aspetti della vita: dal lavoro, al cibo, ai viaggio ma anche nell’amore.

Amore… ecco.

Può l’ amore essere “fast” o “slow”?

Amore è mancanza, non possesso. (Platone)

Cosa è l’ amore “fast”?

E’ un amore fatto di desiderio focalizzato in maniera feticistica sull’altro? Oppure un piacere preconfezionato fatto di amanti usa-e-getta? O, paradossalmente un amore distrutto dalla mancanza di poesia e di avventura ma ridotto a un bene di consumo sessuale?

E, al contrario, cosa intendo per amore “slow”?

Mi è venuto, così per caso, di riprendere un vecchio saggio che avevo letto un paio di anni fa: “Elogio dell’amore” di Alain Badiou.

La casualità di un incontro viene sconfitta giorno dopo giorno, dall’invenzione di qualcosa che durerà. (A. Badiou)

Credo che il filosofo e scrittore francese ben spieghi il concetto che sta, secondo me, alla base dell’amore “slow” e lo abbia fatto con poche parole.

L’ amore “slow” quindi non è certo credere che l’ amore sia trovare la persona giusta e poi tutto andrà bene e non è certo un bene di consumo.

(…) l’amore è associato all’essenza dell’altro e si concentra sul momento in cui quest’ultimo fa irruzione con tutta l’anima nella nostra esistenza, che viene quindi sconvolta e trasformata. L’assoluta casualità di un incontro assume l’aspetto del destino. La dichiarazione d’amore segna la transizione tra caso e fato, ed è per questo che è così rischioso e causa una terribile ansia da prestazione.

L’ amore “slow” è un incontro ed una costruzione, un continuo reinventarsi nel rischio e nell’ avventura insiti nel sentimento e nel rapporto, è non accontentarsi e non arrendersi ad una filosofia di amore “rischio zero”, fondata su una concezione securitaria della vita.

L’ amore “slow” è sfatare l’importanza di vite preconfezionate o accomodamenti sessuali senza impegno e all’insegna del piacere per reinventare un viaggio, appunto quello dell’ amore vissuto lentamente.

Platone dice una cosa molto precisa sull’amore: afferma che nello slancio amoroso vi è una scintilla dell’universale. L’ esperienza amorosa è uno slancio verso qualcosa che egli definisce l’Idea. In questo senso, anche quando sto semplicemente ammirando un bel corpo, che io lo voglia o meno, sono avviato sulla strada che porta all’idea di Bellezza. Penso qualcosa di simile… ossia che nell’amore si faccia esperienza del passaggio dalla pura singolarità del caso a un elemento che possiede un valore universale.

(A. Badiou)

La pazzia dell’amore è la più grande tra i doni del cielo.

(Platone)

Performance

Considero il mondo per quello che è:

un palcoscenico dove ciascuno deve recitare la sua parte.

(Shakespeare)

palcoscenico

Chissà… forse recitiamo tutti una parte.

Forse tutta l’umanità stipata su questo treno, stranamente in orario, recita un copione: lo studente assonnato sul libro aperto, l’impiegato in giacca e cravatta con il suo videogioco paralizzante, la tipa che si mette il mascara mentre il treno sobbalza (come farà senza infilarselo nell’occhio?), la mamma che urla al cellulare (e non sono ancora le otto…), questa qui che, carica di pacchi e pacchetti, mi schiaccia i piedi per guadagnare uno spazio che perderà alla prossima fermata. Quella di Rovellasca Manera. Un paese improponinile: come si chiameranno gli abitanti? Anche loro hanno un copione da seguire per stare sul palcoscenico del mondo?

Tutti costoro chiusi nelle loro vite.

Tutti noi, raccolti nelle nostre esistenze, che studiamo a memoria una parte per stare sotto ai riflettori nel migliore dei modi.

Anch’io forse recito una parte nel mio pantalone nero di pelle ed i miei occhiali a specchio in un giorno di pioggia.

Dico una cosa e dentro ne vorrei un’altra, mentre mi sforzo di convincermi di qualche cosa in cui non credo.

O forse credo in qualche cosa di cui sono convinta.

Insomma, lascia che sia.