Lo so

SCRIVERE

Lo so che non so scrivere

versi

Ma questo è il mio libro

di righine lattine

Di birra e allora compatiscimi

invisibile

Lettore lasciami pasticciare

anche

Quando ho i postumi & sono senza

idee.

(J. Kerouac)

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Pioggia, ancora la pioggia…

 

PIOGGIA

 

 

 

 

 

Tu dici che ami la pioggia,

Ma quando piove apri l’ombrello.

Tu dici che ami il sole,

ma quando splende cerchi l’ombra.

Tu dici che ami il vento,

ma quando tira chiudi la porta.

Per questo ho paura

quando dici che mi ami.

(W. Shakespeare)

Il desiderio di trasgressione

tras Più volte mi sono chiesta quando i miei matrimoni (“felicemente” naufragati…) abbiano iniziato a fare acqua e quale sia stato l’iceberg che ha aperto la falla in relazioni che sembravano solide come un Titanic.

Il secondo, soprattutto, aveva tutte le caratteristiche per essere nell’ eccellenza degli “slow love” e invece…

“Cosa è mancato?” mi chiedo.

“La trasgressione”, mi sono risposta “niente di più e niente di meno”.

La pura e semplice disobbedienza alle regole imposte dalla società attraverso “abiti” che dobbiamo, e dovevo, forzatamente “vestire” nella forma e, alla fine, anche in quello che è diventato sostanza.

Quel sano bisogno di avventura (e di follia, aggiungo) nel campo dell’ignoto e di rischio che avrebbe dato origine, ogni giorno, ad una consapevolezza nuova e necessaria per mantenere vivo un rapporto che altrimenti si sarebbe ridotto (come è avvenuto) al banale stereotipo che la pubblicità della famiglia del “Mulino Bianco” ci inculca.

E che uccide l’amore e la passione.

Trasgredire è necessario, nella vita, in amore e nel sesso in quanto produce conoscenza, cambiamento, evoluzione di regole ed abitudini: la novità, il nuovo, la vita e la vitalità.

Trasgredire porta passione nelle nostre azioni.

Con ciò non sto affatto dicendo che trasgredire voglia dire necessariamente fare giochi erotici strani o farsi amanti…

Si trasgredisce ogni volta che ci si permette di cambiare idea rispetto a modi di pensare strutturati, ogni volta che si analizzano le regole che organizzano il nostro pensiero o le nostre azioni o i nostri rapporti e si immaginano soluzioni insolite o diverse.

Si trasgredisce quando si mettono in discussione prassi consolidate e ci si concede di vivere in un atteggiamento che rafforza la nostra autostima.

In amore trasgredire è inevitabile se non vogliamo vivere di razionalità o di noia.

Ci rende passionali ed appassionati.

Non bisogna mai aver paura di rompere le regole, se è il nostro cuore a chiederlo. Mai temere di destabilizzare un sistema: è nella sua natura la necessita di cambiare. Ma soprattutto bisogna sempre trovare il coraggio di esporsi, di osare, di mettersi in gioco: è un dovere dell’artista! (G. Allevi)

No. E’ un dovere dell’individuo.

E non è vero che nell’ amore e nel sesso la trasgressione debba essere considerata l’antitesi o la criticità di un rapporto romantico, ortodosso, regolare.

Mai mi dimentico che

Tutto è doppio; ogni cosa possiede due poli; tutto ha due estremi; simile e dissimile hanno lo stesso significato; i poli opposti hanno natura identica, ma gradi differenti; gli estremi si toccano; tutte le verità sono soltanto mezze verità; tutti i paradossi possono essere conciliati.

I contrari sono in realtà i due estremi dello stesso oggetto.

I sentimenti opposti non sono altro che gradi di un unico sentimento.

Reinventare ogni giorno il lato sentimentale o romantico di un rapporto d’amore con un atteggiamento trasgressivo è ciò che consente ad una passione di essere uno “slow love” d’eccellenza.

Ancora una volta, demolire le proprie certezze per costruirne ogni giorno delle nuove, alla fine, è ciò che ci consente di migliorare e vivere veramente la nostra unicità e la nostra passione.

Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce. (B. Pascal)

Qualcuno la penserà diversamente, non lo so… io la penso così.

E cerco di vivere così. Follemente così.

La mia felicità dipende dalla tua

Da “Internazionale” – Oliver Burkeman

mudita

La parola sanscrita “mudita”, che significa gioia disinteressata per il successo di qualcun altro, indica più o meno l’opposto della tedesca “schadenfreude”, gioia causata dalla sfortuna altrui. “Mudita” è una delle quattro principali virtù predicate dal buddismo, e penso proprio che sia più rara della “schadenfreude”. Il concetto di felicità si basa, più di quanto vorremmo ammettere, sul confronto: “essere felici” spesso significa esserlo più degli altri. “Non basta che le cose ci vadano bene, devono andare male agli altri”, diceva Gore Vidal, caustico come al solito.

È per questo che, secondo alcune ricerche, un piccolo aumento di stipendio solo per noi può renderci più felici di uno più alto che però hanno ottenuto anche i nostri colleghi. Forse è anche il motivo per cui in alcuni paesi il tasso di felicità e quello di suicidi sono altrettanto alti: quando si è circondati da persone felici, essere infelici è particolarmente deprimente. E poi c’è la storiella russa sull’angelo che appare a un vecchio e si offre di esaudire ogni suo desiderio, a condizione che il suo vicino abbia il doppio della stessa cosa. Il vecchio ci pensa un po’ e poi risponde: “Vorrei perdere la vista da un occhio”.

La “mudita” invece è uno di quei sentimenti più facili da affermare in linea di principio che da provare. Pensateci bene, e vi renderete conto che anche nei casi più semplici, quando siete felici per le persone che amate, resta sempre un pizzico di ambiguità. La gioia per la promozione del vostro compagno è del tutto indipendente dal fatto che il reddito della famiglia aumenterà? Siete davvero contenti per i successi dei vostri figli o li state usando per realizzare i vostri sogni frustrati? Quante volte avete detto a un amico “Sono così contento per te!” senza provare un briciolo di invidia? Non è che abbiate mentito. Ma spesso queste parole esprimono quello che vorreste provare, non quello che provate veramente. O forse capita solo a me, e ho appena ammesso di essere un mostro di egocentrismo.

Tuttavia, secondo il buddismo è fondamentale che la “mudita” non sia sentita come un dovere, un modo per dimostrare quanto siamo “buoni”, ma sia coltivata per essere più felici. Come ama dire il Dalai Lama, se diventiamo capaci di provare piacere per le gioie di sette miliardi di persone piuttosto che di una sola, abbiamo molte più possibilità di essere felici. Il che non significa che sia sbagliato preoccuparci più per i nostri familiari e amici che per gli sconosciuti: c’è qualcosa di disumano nel sostenere di amare tutta l’umanità nello stesso modo.

Al livello psicologico, la verità che si nasconde dietro la “mudita” è che la felicità non è un gioco a somma zero. Non ce n’è una quantità limitata, e se qualcun altro è felice non significa che ne rimane di meno per me. La somma zero dipende solo dallo strumento con cui cerchiamo di raggiungerla. Il denaro, per esempio, è per sua natura relativo: i milionari sono così ricchi perché la maggior parte di noi non lo è. Anche la fama e il potere funzionano nello stesso modo: se la nostra idea di felicità consiste nell’occupare l’ufficio più bello, nel momento in cui lo assegnano a qualcun altro abbiamo perso.

Probabilmente una vita interamente basata sulla “mudita” è un ideale irraggiungibile, ma il concetto serve a ricordarci che la felicità non deve necessariamente essere egoistica. Possiamo godere anche di quella degli altri. Per me è confortante e spero che lo sia anche per voi, mi farebbe tanto felice.

Tra il caffè e il treno – 25 marzo

E se, questa mattina, non trovassi parole da scrivere?

Prendo “L’Alchimista”, è in borsa con Ermete Trismegisto. Compagnie di viaggi pendolari. Apro una pagina a caso.

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Poi riempi la brocca e se ne andò. Anche l’inglese si allontanò, in cerca dell’Alchimista. E il ragazzo rimase per lungo tempo seduto accanto al pozzo: avvertiva che, un giorno, il Levante gli aveva lasciato sul viso il profumo di quella donna e lui sapeva di amarla fin da allora, ancor prima di sapere della sua esistenza, e che il suo amore per lei gli avrebbe consentito di trovare tutti i tesori del mondo.

(P. Coelho)