Tutto

Non vi è alcun confine fra noi e le cose più vicine così come la distanza non è sufficiente a separarci dalle cose più lontane. Ogni cosa, dalla più bassa alla più sublime, dalla più piccola alla più grande, esiste dentro al tuo essere, senza differenze. La goccia d’acqua contiene tutti i segreti dell’ oceano.

(K. Gibran)

PAPAVERI

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Emme come Meravigliosamente

tattoo

Esisto.

Sotto la mia pelle scritta:

io vivo.

Sotto la mia pelle colorata:

io sento.

Sotto la mia pelle marchiata dall’ago:

io rido piango gioisco e soffro.

Sono li.

Nelle emozioni che affiorano

sulla superficie di me.

Nelle lettere da leggere

sulle mie spalle.

Nelle linee da seguire con le dita

io esisto.

Senza smettere mai.

La volpe e l’uva ovvero una favola eterea

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Una volpe che aveva tanta fame e tanta sete stava gironzolando in campagna e vide una bellissima vite che si arrampicava su un pergolato. Era settembre e i grappoli maturi pendevano succulenti e invitanti dai rami delle viti. Alla volpe piena di fame venne l’acquolina in bocca alla vista dell’uva e esclamo: ”Bella quell’uva!”.

E fece un salto per cercare di afferrarne un grappolo, ma non riuscì a raggiungerlo, perché la pergola era troppo alta per lei. Saltò ancora e poi ancora e più saltava più le veniva fame. Venne sera e la volpe non era ancora riuscita ad afferrare nemmeno un grappolo.

Era esausta e si accorse che tutti i suoi sforzi non servivano a nulla.

Allora disse: “Quell’uva non è ancora matura e acerba non mi piace!”

Tirò su la coda e con incedere altero se ne andò piena di rabbia nel cuore.

(by Fedro)

Pensieri sparsi e futili

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Perché per natura l’uomo non è neppure uomo, se con questo nome si designa l’essere spirituale; è semplicemente il rappresentante della più alta specie zoologica. Essendoci in questo essere, potenzialmente, la ragione, la capacità di giudicare e volere, è compito dell’uomo, innanzitutto, farsi, divenire uomo: UOMO SII UOMO

(J. Gottlieb Fichte)

In tutti gli uomini esiste quello che si può chiamare il “senso del vero” e questo naturalmente non basta da solo, ma deve essere sviluppato, messo alla prova, purificato. E far ciò è appunto il compito del dotto. Il senso del vero non basterebbe all’uomo non colto per guidare a trovare tutte quelle verità di cui ha bisogno, esso le basterà tuttavia a fargli riconoscere il vero come tale, se un altro (ragionevole) glielo presenta, anche senza averne approfondito le ragioni, a meno che il suo senso del vero non sia stato diseducato (alterato, corrotto). Diseducativi del senso del vero sono: i dogmatici, i superficiali, i faciloni, i sofistici, i razionalisti da strapazzo.

(J. Gottlieb Fichte)

L’ intelletto può fare domande ma non rispondere; può credere ma non creare; può immaginare ma non conoscere… Chi si trincera dietro ai limiti mentali finisce per sfuggire al proprio corpo. Esiste un modo per unirsi al mondo che non si realizza attraverso le parole bensì tramite le sensazioni. Ma l’Ego intellettuale, prigioniero dell’Io personale, ci inganna insegnandoci a sentirci in mille modi che non sono autentici (…). L’ Ego intellettuale ci impedisce di vivere usando il nostro organismo in tutta la sua estensione, (…). Ci permette soltanto di provare la rabbia sorda, l’invidia, la disperazione, come succedanei delle sue critiche continue. Si rifiuta ostinatamente di lasciarci sviluppare sentimenti sublimi come l’amore universale, la bontà disinteressata, la gratitudine sacra o l’estasi della libertà.

Non continuo perché risulterei pesante mentre desidero essere leggera ma, chi fosse interessato, si legga

Capitolo 26 – Magia del pensiero – “Cabaret mistico” di A. Jodorowsky

“Uniamo i puntini” e siamo autentici: questa è Magia.

Le donne sono state continuamente represse

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Per migliaia d’anni l’uomo ha dominato le donne; a lui è stata data ogni opportunità e occasione, la donna, invece è stata continuamente repressa, mutilata: non le è stato permesso di competere alla pari con l’uomo; per questo motivo, non sappiamo quanti Gotama Buddha sulla sponda delle donne, abbiano perso la possibilità di fiorire e neppure a quanti Albert Einstein sia stata negata possibilità di crescita.

E’ davvero una cosa strana, persino dimensioni quali la poesia, la musica, la danza sono dominati dagli uomini; i più grandi ballerini del mondo sono stati uomini, non donne, eppure le donne dovrebbero essere le prime rispetto ad ogni ballerino maschio; ma per poterlo fare c’è bisogno di opportunità; serve educazione e allenamento. Se precludi all’umanità intera di ricevere istruzione, training, educazione, l’intera società e il mondo intero, senza necessità, si impoverirà.

La mia enfasi è nel dare alle donne rispetto, l’uguaglianza non è contro gli uomini; il mondo appartiene a entrambi e quindi entrambi devono contribuire a renderlo quanto più bello e divino possibile.

L’uomo da solo ha creato dolo guerre; in tremila anni ci sono state cinquemila guerre. La vita serve giusto a combattere? Ad ammazzare, massacrare, violentare? La storia è piena di assassini e chiami quegli assassini grandi uomini.

(Osho)

Quando sento affermazione del tipo che una donna, o la sottoscritta, ha bisogno di essere “domata” e “sottomessa” per ritornare alla realtà inorridisco e mi sento offesa nel mio essere creatura.

Ma non rispondo nulla.

Lascio che sia Osho a parlare.

E già che ci siamo faccio due citazioni frivole (tanto io sono cosi..) tratte da Sex & the City

Forse certe donne non sono fatte per essere domate, forse hanno bisogno di restare libere finche non trovano qualcuno di altrettanto selvaggio con cui correre.

Gli uomini sono come le scarpe col tacco… Ci sono quelli belli che fanno male, quelli che non ti piacciono fin dall’inizio, quelli irraggiungibili che non potranno mai essere tuoi, quelli che affascinano in partenza ma poi capisci che non sono niente di speciale… e infine quelli che non ti stancherai mai di avere con te…
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L’ Arte del nodo ovvero ancora Leggerezza

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Ho detto che avrei proseguito nella frivola e leggera (come a volte è bello sembrare…) analisi dell’ accessorio maschile per eccellenza, ed eccomi al nodo, non gordiano e neanche scorsoio…, solo “della cravatta”.

Traggo la descrizione dal sito del più noto produttore italiano di cravatte: Marinella.

“Il nodo, cardine e punto focale della cravatta, è frutto di una creazione personale, di un gesto quotidiano che, seppur compiuto attenendosi ad un preciso schema, da origine ad una cravatta ogni volta unica ma identica a se stessa.
Attraverso il modo di annodare la cravatta l’uomo manifesta, seppur involontariamente, la sua personalità. Ogni nodo ha il proprio nome e la propria storia.
Durante il secolo scorso il nodo della cravatta divenne estremamente importante, tanto che furono dati alle stampe piccoli trattati, nei quali si dissertava dei vari modi di annodare la cravatta. Il gesto di annodare personalmente la cravatta fu tenuto fin dall’inizio in grande considerazione. Luigi XIV preferiva annodare di persona la propria cravatta scelta tra quelle che ogni mattina il cravatier gli porgeva su un vassoio.
Anche Lord Brummel, il gentiluomo inglese che lanciò il nuovo modo di concepire l’eleganza maschile, ogni mattina si dedicava con estrema perizia ad annodare personalmente la cravatta e se il nodo non gli riusciva alla perfezione al primo tentativo, era solito buttar via la cravatta utilizzata e prenderne un’altra. E così via fino a quando il nodo non gli sembrava fatto ad arte!
Il nodo più diffuso oggigiorno è comparso nella seconda metà dell’800 ed ha cominciato ad aver successo quando il colletto rigido fu sostituito da quello morbido.
Probabilmente esso fu utilizzato dapprima negli ambienti sportivi, probabilmente a Londra dai frequentatori del “four in hand club” che si divertivano a lanciare nuove mode. Forse proprio lì nacque l’idea di annodare le cravatte come le briglie del tiro a quattro, tanto che in Inghilterra il nuovo nodo venne chiamato “four in hand” (tiro a quattro).
Lo stesso tipo di nodo in Francia prese il nome di régate, poiché era usato soprattutto da coloro che partecipavano alle gare veliche. Del resto non è altro che una variante di un nodo molto comune in mare, il parlato, usato spesso per gli ormeggi provvisori.
L’origine sportiva del nodo sarebbe più che verosimile dato che nel secolo scorso, anche quando si praticava sport, bisognava indossare la cravatta; soprattutto in questo ambiente, si era quindi alla ricerca di nuovi modi di annodare, secondo soluzioni il più possibile pratiche e durature. In seguito i nodi si sono moltiplicati. Di fatti, contrariamente a quanto si crede, sono numerosissimi.

Ogni nodo è frutto di una piccola invenzione compiuta da personaggi più o meno famosi, in una tale varietà di nodi esistenti, non si può dire che un nodo sia migliore di un altro, ma solo che ve ne sono alcuni che hanno più personalità di altri.”

Riflessione: spesso c’è più personalità nel nodo di cravatta che in altro…

Tra il caffè e il treno – 8 aprile

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“Amo tutto ciò che è stato”

Amo tutto ciò che è stato,

tutto quello che non è più,

il dolore che ormai non mi duole,

l’antica e erronea fede,

l’ieri che ha lasciato dolore,

quello che ha lasciato allegria

solo perché è stato, è volato

e oggi è già un altro giorno.

(F. Pessoa)