Parole nella notte

Faccio tutto moi-meme… ecco…

pioggia 1

“Scritto sulla sabbia”

Che il bello e l’incantevole

Siano solo un soffio ed un brivido,

che il magnifico entusiasmante

amabile non duri:

nube, fiore, bolla di sapone,

fuoco d’artificio e riso di bambino,

sguardo di donna nel vetro di uno specchio,

e tante altre fantastiche cose,

che esse appena scoperte svaniscano,

solo il tempo di un momento

solo un aroma, un respiro di vento,

ahimè lo sappiamo con tristezza.

E ciò che dura e resta fisso

non ci è così infinitamente caro:

pietra preziosa col gelido fuoco,

barra d’oro di pesante splendore;

le stelle stesse, innumerabili,

se ne stanno lontane e straniere, non somigliano a noi

– effimeri -, non raggiungono il fondo dell’anima.

No, il bello più profondo e degno dell’amore

pare incline a corrompersi,

è sempre vicino a morire,

e la cosa più bella, le note musicali,

che nel nascere già fuggono e trascorrono,

sono solo soffi, correnti, fughe

circondate d’aliti sommessi di tristezza

perché nemmeno quanto dura un battito del cuore

si lasciano costringere, tenere;

nota dopo nota, appena battuta

già svanisce e se ne va.

Così il nostro cuore è consacrato

con fraterna fedeltà

a tutto ciò che fugge

e scorre,

alla vita,

non a ciò che è saldo e capace di durare.

Presto ci stanca ciò che permane,

rocce di un mondo di stelle e gioielli,

noi anime-bolle-di-vento-e-sapone

sospinte in eterno mutare.

Spose di un tempo, senza durata,

per cui la rugiada su un petalo di rosa,

per cui un battito d’ali d’uccello

il morire di un gioco di nuvole,

scintillio di neve, arcobaleno,

farfalla, già volati via,

per cui lo squillare di una risata,

che nel passare ci sfiora appena,

può voler dire festa o portare dolore.

Amiamo ciò che ci somiglia,

e comprendiamo

ciò che il vento ha scritto

sulla sabbia.

(H. Hesse)

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Shoes ovvero dedicato a 7evendevils

La grande domanda a cui non e mai stata data una risposta e alla quale io non sono mai stato in grado di rispondere, a dispetto di trent’anni di ricerca sull’animo femminile, è: ” Cosa vuole una donna?”.

(S. Freud)

Ho aperto l’armadio e ci ho trovato trenta, no dico…, trenta paia di scarpe nere, blu, rosse, con gli strass, la paglia, il camoscio, la gomma, sneaker e anfibi, ballerine e taccazzi…

cenerentola 1

Mi sono detta: Stop. No more shoes until the end of the year…

Sister, questo post è per te. Dedicato a 7evendevils, Love&Peace.

Ma perché? Perché noi donne amiamo così tanto le scarpe? Dicono sia un emblema e che rispecchi la nostra interpretazione della realtà e le nostre scelte individuali. Boh… può essere… non lo so…

“La ballata della scarpa”

Scarpe come passione

Scarpe a volte come ossessione.

Il taccazzo leopardato (16 cm di puro animalier)

da sfilar tutto d’un fiato.

La zoccola fluorescente (16 cm più plateau in un arcobaleno di rosa arancio e azzurro)

che ti fa guardar da tutta la gente.

Lo stivaletto di Paciotti (una libidine di camoscio nero)

e… con quello si son botti.

L’ anfibio tartan rosso (trasparente)

da portare con il babydoll a più non posso.

La décolleté di Pucci nera viola e blu (ma pure bianca e nera)

da mettere fino a non poterne più.

Lo stiletto di Roger Vivier di vernice nera (molto Deneuve)

che con il tubino nero fa gran sera.

La ballerina bicolore (niente da dire)

che va bene a tutte l’ ore.

La zoccola di paglia e camoscio (16 cm più plateau)

che se piglia l’acqua ti diventa moscia moscio.

Scarpe per tirarsi su il morale

Scarpe per sapere che non si è niente male.

(MagadiCorte)

Di sicuro ogni uomo, come ogni vestito, ha la sua scarpa.

Quella che si merita e che gli sta bene.

I più diretta nel sedere… per altri no. Dedicata. Con tutto il cuore.

Post superfluo ma sentito col cuore, come le scarpe, che ogni tanto ci vuole.

(Ps. Ho volutamente dimenticato la Kim Kardashan)

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Sacrificare qualcosa

15 Cose da Sacrificare per Essere Felici

15 cose da sacrificare per essere felici

Girando in giro…

in un pomeriggio di primavera dove non riesco a camminare perche stamattina mi sono ristirata il polpaccio correndo ( e a nulla di terapeutico è valsa la visione di un dio greco in bagno turco) e non ho voglia di fare nulla di nulla, mi sono messa a cazzeggiare sul web e tra le mail. Beh… ho trovato lista delle 15 cose senza le quali sembra che la mia vita avrebbe la possibilità di diventare molto più semplice e soprattutto più felice.

Atteggiamenti che dovrebbero quindi essere lasciati andare per essere più sereni invece di aggrapparci ad essi con tutte le nostre forze causandoci stress, dolore e sofferenza.

Secondo un articolo di Omnama per essere più felici bisognerebbe:

1. Lasciar andare il bisogno di avere sempre ragione.

2. Lasciar andare il bisogno di avere tutto sotto controllo.

Lasciando andare, si ottiene tutto. Il vero vincitore è chi lascia andare.” (Lao Tzu)

3. Lasciar andare il bisogno di trovare un colpevole

4. Lasciar andare controproducenti chiacchiere mentali.

15 Cose da Sacrificare per Essere Felice

La mente è uno strumento superbo, se usato correttamente. Usato male, tuttavia, può avere effetti distruttivi.”  (E. Tolle)

5. Lasciar andare le credenze limitanti.

“Una credenza non è un’idea trattenuta nella mente, è un’idea che trattiene la mente. ”  (E. Roselle)

6. Smettere di lamentarsi e pensare positivo

7. Lasciar andare il lusso di criticare

15 Cose da Sacrificare per Essere Felice

8. Lascia andare il bisogno di impressionare gli altri.

9. Lascia andare la tua resistenza al cambiamento

“Segui ciò che ti rende felice e l’universo aprirà porte per te dove c’erano solo muri. ” (J. Campbell)

10. Lasciar andare le “etichette”

“La forma più alta di ignoranza si ha quando rifiuti qualcosa solo perché non la conosci affatto.” (dr. W. Dyer)

11. Abbandonare le  paure

L’unica cosa che dobbiamo temere, è la paura stessa.”  (F. D. Roosevelt)

12. Lasciar andare le scuse. 

13. Lasciar andare il passato ed essere presenti, vivere nel presente

15 Cose da Sacrificare per Essere Felice

14.  Lasciar andare l’attaccamento.

L’attaccamento nasce dalla paura, mentre l’amore… beh il vero amore è puro, gentile, e generoso; dove c’è amore non può esserci paura e alla luce di questo, amore e paura non possono coesistere.

15. Smettere di vivere una vita all’altezza delle aspettative degli altri

Ne aggiungo altre due, secondo me fondamentali: eliminare tutti ma proprio tutti gli uomini noiosi e comperarsi un paio di scarpe.

Andare avanti così a tutta forza.

Ci si prova.

Carlos Castaneda

assenza 2

E me ne andrò.

Ma gli uccelli rimarranno, cantando,

e il mio giardino rimarrà, col suo albero verde,

col suo pozzo d’acqua.

Molti pomeriggi i cieli saranno azzurri e placido,

e le campane sun campanile rintoccherano

come ritoccano questo pomeriggio.

Le persone che mi hanno amato moriranno,

e ogni anno la città si rinnoverà.

A il mio spirito vaghera sempre nostalgico

nello stesso recondito angolo del mio giardino fiorito.

(C. Castaneda)

Ti racconto una fiaba ovvero felice domenica

Nei tempi antichi, quando desiderare serviva ancora a qualcosa, c’era un re, le cui figlie erano tutte belle, ma la più giovane era così bella che perfino il sole, che pure ha visto tante cose, sempre si meravigliava, quando le brillava in volo. Vicino al castello del re c’era un gran bosco tenebroso e nel bosco, sotto un vecchio tiglio, c’era una fontana: nelle ore più calde del giorno la principessina andava nel bosco e sedeva sul ciglio della fresca sorgente, e quando si annoiava, prendeva una palla d’oro, la buttava in alto e la ripigliava; e questo era il suo gioco preferito.

Ora avvenne un giorno che la palla d’oro della principessa non ricade nella manina ch’essa tendeva in alto, ma cadde a terra e rotolo proprio nell’acqua. La principessa la segui con lo sguardo, ma la palla spari, e la sorgente era profonda, profonda a perdita d’occhio. Allora la principessa cominciò a piangere, e pianse sempre più forte, e non si poteva proprio consolare.

E mentre così piangeva, qualcuno le gridò: “Che hai principessa? Tu piangi da far pietà ai sassi”.

Ella si guardo intorno, per vedere donde venisse la voce, e vide un ranocchio che sorgeva dall’acqua la grossa testa deforme. “Ah sei tu, vecchio sciaguattone” disse, “piango per la mia palla d’oro, che mi è caduta nella fonte”. “Chetati e non piangere.” rispose il ranocchio, “ci penso io, ma che cosa mi darai, se ripesco il tuo Balocco?”. “Quello che vuoi, caro ranocchio,” diss’ella, “i miei vestiti, le mie perle e i miei gioielli, magari la mia corona d’oro”.

Il ranocchio rispose: “Le tue vesti, le tue perle e i gioielli, e la tua corona d’oro io non li voglio: ma se mi vorrai bene, se potrò essere tuo amico e compagno di giochi, sede con te alla tua tavolina, mangiare dal tuo piattino d’oro, bere dal tuo bicchierino, dormire nel tuo lettino: se mi prometti questo mi tuffero e ti riporterà la palla d’oro.”

“Ah si” diss’ella, ” ti prometto tutto quel che vuoi, purché mi riporti la palla. ” Ma pensava: cosa va blaterando questo stupido ranocchio, che sta nell’acqua a gracidare coi suoi simili, e non può essere il compagno di una creatura umana?”.

Ottenuta la promessa, il ranocchio mise la testa sott’acqua, si tuffo è pico dopo torno remigando alla superficie: aveva in bocca la palla e la butto sull’erba. La principessa, piena di gioia, al vedere il suo bel giocattolo, lo prese e corse via.

“Aspetta, aspetta!” Grido il ranocchio: ” prendi mi con te, io non posso correre come fai tu”. Ma a che gli gioco gracidare con quanto fiato aveva in gola? La principessa non l’ascolto, corse a casa e ben presto aveva dimenticato la povera bestia, che dovette ritrovarsi nella sua fonte.

Il giorno dopo quando si fu seduta col re e tutta la corte, mentre mangiava dal suo piattino d’oro – plitsch platsch, plitsch platsch – qualcosa sali balzelloni la scala di marmo, e quando fu in cima bussò alla porta e gridò: “Figlia di re, piccina, aprimi!” Ella corse a vedere chi c’era fuori, ma quando apri si vide davanti il ranocchio. Allora sbatacchio precipitosamente la porta, e sedette di nuovo a tavola, piena di paura. Il re si accorse che le batteva forte il cuore, e disse:” Di che cosa hai paura bimba mia? Davanti alla porta c’è forse un gigante che vuol rapiti?”, “Ah no,” rispose ella, ” non è un gigante, ma un brutto ranocchio.” ” Che cosa vuole da te?” ” Ah babbo mio, ieri, mentre giocavo nel bosco vicino alla fonte, la mia palla d’oro cadde nell’acqua. E perché piangevo tanto, il ranocchio me l’ha ripescata: e perché ad ogni costo lo volle, gli promise che sarebbe diventato il mio compagno; ma non avrei mai pensato che potesse uscire da quell’acqua. Adesso è fuori e vuol venire da me.

Intanto si udì bussare per la seconda volta e gridare:”Figlia di re, piccina, aprimi! Non sai più quel che ieri m’hai detto vicino alla fresca fonte? Figlia di re, piccina, aprimi!”allora il re disse: “Quel che hai promesso, devi mantenerlo; va dunque, e apri”. Ella andò e apri la porta; il ranocchio entro e, sempre dietro a lei, saltello fino alla sua sedia. Li si fermo e grido: ” Sollevami fino a te.” La principessa esito, ma il re le ordino di farlo. Appena fun sulla sedia, il ranocchio volle salire sul,tavolo e quando fun sul tavolo disse:” Avvicinano il tuo piattino d’oro, perché mangiamo insieme.” La principessa obbedisco. Ma si vedeva benissimo che lo faceva controvoglia. Il ranocchio mangio con appetito, ma a lei Quasi ogni boccone rimaneva in gola. Infine egli disse “Ho mangiato a sazietà e sonomstanco; adesso portami nella tua cameretta e metti in ordine il tuo lettino di seta: andremo a dormire.”

La principessa si mise a piangere: aveva paura del freddo ranocchio, che non osava toccare e che ora doveva dormire nel suo bel lettino pulito. Ma il re andò in collera e disse:” Non devi disprezzare chi ti ha aiutato nel momento del bisogno.” Allora ella prese la bestia con due dita, la porto di sopra e la mise in un angolo. Ma quando fu a letto, il ranocchio venne saltelloni e disse:” Sono stanco, voglio dormire bene come te: ti rami su, o lo dico a tuo padre.” Allora la principessa andò in collera, lo prese è lo getto con tutte le forze contro la parete:” Adesso starai zitto, brutto ranocchio!” Ma quando cadde a terra, non er più un ranocchio: era un principe dai begli occhi ridenti. Per vol ere del padre, egli era il suo caro compagno e sposo. Le racconto che era stato stregato da una cattiva maga e nessuno, all’infuori di lei avrebbe potuto liberarlo. Il giorno dopo sarebbero andati insieme nel nel suo regno. Poi si addormentarono.

La mattina dopo, quando il sole li sveglio, arrivo una carrozza con otto cavalli bianchi, che avevano i pennacchi bianchi sul capo e i finimentimd’oro; e dietro c’era il servo del giovane re. Il fedele Enrico. Il fedele Enrico si era così afflitto, quando il suo padrone era Tato trasformato in ranocchio, che si era fatto mettere tre cerchi di ferro intorno al cuore, perché non gli gli scoppiare d’angoscia. Ma ora la carrozza doveva portare il giovane re nel suomregno: il fedele Enrico vi fece entrare in due giovani, sali dietro ed era pieno di gioia per la liberazione. Quando ebbe fatto un pezzo di strada, il principe udì uno schianto, come se dietro a lui qualcosa si fosse rotto. Al’ora si volse è grido: ” riconquistare va in pezzi il cocchio!”

“No padrone, non è il cocchio, bensì un cerchio del mio cuore, ch’era immerso in gran dolore, quando dentro alla fontana tramutato,foste in una rana.”

Per Due volte ancora si udì uno schianto durante il biaggio; e ogni volta il principe penso che il cocchio andasse in pezzi, e invece erano soltanto i cerchi,c he saltava noi via dal cuore del fedele Enrico, perché il suo padrone era libero e felice.

(Fratelli Grimm)

Arcano IIII (L’ Empereur)

Sono la sicurezza. Sono la forza in persona.

Sono un fulcro, riordino tutto attorno alle mie leggi. Faccio regnare l’ordine con tutti i metodi, dal più morbido al più feroce. Quando abito in voi e incontrate un altro Imperatore, uniamo le nostre forze.

Quando mi manifesto nel vostro corpo, siete in pieno equilibrio, non potete inciampare. Con me, il corpo è il centro dell’universo, viene sostenuto da una forza immensa e può far fronte a qualunque evenienza.

Collocatemi nel vostro centro come una fonte inesauribile, come la radice dei vostri futuri voli.

Sono il vostro guerriero interiore, colui che vede le vostre debolezze e non si lascia indebolire

L’eternità

crepuscolo

È ritrovata.

Che cosa? L’Eternità.

E il mare andato via

Col sole.

Anima sentinella,

Mormoriamo la

Confessione

Dalla notte così nulla

E del giorno di fuoco.

Dagli umani suffragi,

Dai comuni slanci

li tu ti liberi

E voli a seconda.

Poiché soltanto da voi,

Braci di raso,

Il Dovere si esalta

Senza dire: finalmente.

Là nessuna speranza,

Nessun orietur.

Scienza con pazienza.

Il supplizio E certo.

È ritrovata.

Che cosa? – l’ Eternità

E il mare andato via

Col sole.

Maggio 1872.

(A. Rimbaud)

Epitaffio

zoccola

Mi è venuta così stasera… mi è venuto da pensare a quale sarebbe l’epitaffio che vorrei… et voilà…

Ella fu.

Anarchica Psichica Farfalla

Maga Strega Buffona e Zoccola Colorata

In perenne equilibrio sulla vita

e sul conto corrente.

Riposa in terra di Cuba

mai abbastanza compianta.

Credo mi descriva abbastanza bene… chi mi conosce lo sa.