Parole nella notte

Io lo so che è nota e rinota ma io la amo perché ha dato un senso alle mie azioni nei momenti più bui della vita.

vita

“Ode alla vita – Lentamente muore”

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.

(M. Medeiros)

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Message in the bottle

Le nostre passioni possiedono una loro propria saggezza: guidano il nostro pensiero e la scelta dei nostri valori, e garantiscono la nostra sopravvivenza.

(D. Goleman)

uovo

Per non assuefarsi, non rassegnarsi, non arrendersi, ci vuole passione. Per vivere ci vuole passione.

(O. Fallaci)

Ab Urbe condita

L’avvenire del mondo non mi angustia piu; non m’affatico più per calcolare angosciosa mente la durata, più o meno lunga della pace romana; m’affido agli dei. Non già ch’io abbia acquisito una maggior fiducia nella loro giustizia, che non è la nostra, o una maggior fede nella saggezza umana; è vero il contrario. La vita è atroce; lo sappiamo. Ma proprio perché aspetto tanto poco dalla condizione umana, i periodi di felicità, i progressi parziali, gli sforzi di ripresa e di continuità mi sembrano altrettanti prodigi che compensano quasi la massa immensa dei mali, degli insuccessi, dell’ incuria e dell’errore. Sopravverranno le catastrofi e le rovine; trionferà il caos, ma di tanto in tanto verrà anche l’ordine. La pace s’instaurera di nuovo tra le guerre; le parole umanità, libertà, giustizia ritroveranno qua e là il senso che abbiamo cercato d’infondervi. Non tutti i nostri libri periranno; si restaureranno le nostre statue infrante; altre cupole, altri frontoni sorgeranno dai nostri frontoni, dalle nostre cupole; vi saranno uomini che penseranno, lavoreranno e sentiranno come noi: oso contare su questi continuatori che seguiranno, a intervalli regolari, lungo secoli, questa immortalità intermittente. Se I barbari si impadroniranno mai dell’impero del mondo saranno costretti ad adottare molti dei nostri metodi; e finiranno per rassomigliarci.

(M. Yourcenar – Memorie di Adriano)

Il popolo delle 18.10

Da dove comincio?

Perché sul regionale delle 18.10 mi siedo sempre al solito posto e, soprattutto, perché tutti gli altri fanno la stessa cosa?

Alla fine sembra di essere a scuola o meglio, in collegio: ci sono io, la Marcella, il Pietro, il Carlo, la Patty, la Cinzia, il Fabrizio e tutto il popolo della seconda carrozza del 18.10.

Conosco perfettamente quanto russa il marito della Patrizia ed i problemi pre-matrimoniali della Cinzia… tutte le volte mi chiedo perché il Marco (fidanzato della Cinzia) non vuole andare in viaggio di nozze alle Maldive e la camera da letto non la vuole pittata di giallo “pelle d’uovo”… Marco molla, no need di incaponirsi… Quando arriva, per l’ennesima volta, l’aggiornamento sulla lista nozze vorresti che il controllore si trasformasse nello sceriffo per una fantastica sfida all’ Ok Corall. E sogni la barriera corallina…

Ti viene voglia di dire alla Cinzia che se va avanti così non dura oltre honeymoon… molla Ci’, non scassare oltre…

Poi stai zitta e chiudi gli occhi nascosti dietro l’occhiale scuro in estate e in inverno… Zitta Manu e ferma… dormi sulla spalla dell’ unico sconosciuto, ascolta musica, non far cenno… “sfingea” perché dietro il Sole 24 Ore il Fabrizio ti controlla… il più piccolo segno di debolezza e saprai cosa ha cucinato la Maria (suocera del Fabrizio) e come ha intenzione di caricare la macchina per il prossimo ponte del primo maggio. Ti parlerà di quanto è brava la moglie, la Marina (ci credo, per sopportare una palla simile…), o dello spread e cercherà di aprire il suo zainetto Invicta per mostrarti le foto della famiglia ed i santini dell’ultima udienza papale.

Ogni buon bancario che di rispetti ha la cravatta fuori moda e lo zainetto Invicta.

Io sono solo la Bionda. Col cavolo che do le mie generalità. 2015-01-22_09.02.12

Siamo tutti puntini…

Gli uomini che meglio riescono a stare con le donne sono gli stessi che sanno starci benissimo senza.

(C. Baudelaire)

nuvola

Fanno delle cose, le donne, alle volte, che c’è da rimanerci secchi. Potresti passare una vita a provarci: ma non saresti capace di avere quella leggerezza che hanno loro. alle volte. Sono leggere dentro. Dentro.

(A. Baricco)

Perché preferiamo gli stronzi anzi no

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Allora… dopo un frammentato e, quindi, lungo ragionamento (in parte indotto, lo ammetto) sono arrivata alla conclusione che uomini o donne, siamo tutti accomunati dal fatto che diciamo che gli uomini o le donne preferiscono le stronze o gli stronzi.

Ma, e davvero così?

Vado di pancia, sulla base della mia esperienza e di tutti gli stronzi ai quali ho dato spazio nella mia vita. Che ringrazio di cuore perché se sono come sono, cioè migliore di prima, è anche merito loro. A qualcosa son serviti.

Faccio una premessa a scanso di equivoci: quando parlo di amore non sto a fare distinzioni tra vero amore e passione amorosa, lo intendo come “trasporto sentimentale verso una persona”.

Uno. Io credo che, più o meno, siamo tutti nella convinzione che l’amore “vero” sia quello che strugge e toglie l’appetito, che ci fa macerare se non riceviamo la telefonata o il messaggio. In poche parole il vero amore dovrebbe essere quello che ci fa patire, quello che ci fa toccare il cielo e precipitare di botto all’inferno cadendo sul sedere ma facendoci sentire vivi. Ti senti sul “Blue Tornado”. Forse perché preferiamo la sofferenza alla felicità o anche solo alla gioia momentanea. Forse perché non “sopportiamo” di essere felici: soffrire ci da modo di poterci lamentare mentre essere felici e insopportabile, ci fa sentire in colpa, sembra irreale e immeritato.

Message in the bottle: passione = sofferenza

La gente desidera smettere di soffrire, è vero, ma non è disposta a pagarne il prezzo, a cambiare, a cessare di definirsi in funzione delle sue adorate sofferenze.

(A. Jodorowsky)

Due. Siamo tutti attratti dall’ impossibile. Pensiamo che il nostro vero valore debba essere commisurato alla difficoltà della sfida che ci proponiamo.

Tre. Non generalizzo e quindi dico che io ho sempre trovato ed ho sempre avuto ciò che cercavo. È molto difficile da spiegare, per qualcuno non sarà cosi, per me è una realtà anche se me ne sono resa conto a posteriori. Laddove io ho lasciato che esistesse uno stronzo era perché io non ho saputo o non ho voluto volermi bene “sapendo” di valere e mostrando il mio valore. Ho accettato compromessi che mi facevano male. Magari avevano un senso, ma non erano per il mio bene. Ed erano altri i sentimenti che la facevano da padrone: in primo luogo la paura. E la sindrome della crocerossina che, come tante altre donne mi ha afflitta in tante situazioni? Forse si tratta solo dell’esigenza di curare ed accudire per soddisfare un bisogno che è prima di tutto nostro, mio.

Ed ecco perché incocciamo nello stronzo, in quello che ci strapazza: ci piace essere strapazzati, ci crogioliamo nella sofferenza dello strapazzo e nel contempo lottiamo strenuamente per ottenere di non esserlo sapendo, cercando di dimostrare che “io valgo”. E vai avanti così in una spirale perversa di alti e bassi.

Lottando.

Magari pure facendoci dei programmi. Anche se uno strano prurito ti dice che qualche cosa non funziona.

Fino a quando ti avviti e non ne puoi più di chiedere attenzione e di essere strapazzato. Fino a quando smetti di fare lo zerbino e recuperi la tua dignità di persona che vale, indipendentemente dal valore che ti viene attribuito.

Esci e ti comperi un paio di scarpe.

Se sono arrivata a 30 un motivo c’è…

Moh nell’armadio non me ne stanno più 😀

Arcano XVIII (La Lune)

Luna-Jodorowsky

Da quando gli esseri umani hanno sviluppato una scintilla di Coscienza, mi hanno identificato con essa. Come un cuore d’argento perfetto, illuminavo le tenebre della notte. Ero la luce che secondo il loro vago sospetto regnava nel profondo delle anime cieche. Mi ero tuffata in tutte le oscurità dell’universo. Là dove le entità avide guatavano la più piccola scintilla di Coscienza , dimensioni di follia, di solitudine assoluta, di delirio gelido, di quel silenzio doloroso che si chiama Poesia, ho dovuto riconoscere che per esistere davvero dovevo andare là dive non c’ero,

Tra il caffè ed il treno – 21 aprile

Verrà un giorno che l’uomo si sveglierà dall’oblio e finalmente comprenderà chi è veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace, menzogna, che lo rende e lo tiene schiavo.

(G. Bruno)

Chi, consistendo nel luogo e nel tempo, libererà le ragioni delle idee dal luogo e dal tempo, si conformerà agli enti divini.

(G. Bruno)

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