Parole nella notte

sonno

(Tipica blondie executive assistant crollata dal sonno dopo una lunga e spossante giornata di sopportazione – mia collezione privata)

Al sonno

O soave che balsamo soffondi
alla quieta mezzanotte, e serri
con attente e benevole le dita
gli occhi nostri del buio compiaciuti,
protetti dalla luce, avvolti d’ombra
nel ricovero di un divino oblio.
O dolcissimo sonno! Se ti piace
chiudi a metà di questo, che è tuo, inno
i miei occhi in vedetta, o attendi l’Amen
prima che il tuo papavero al mio letto
largisca in carità il suo dondolio.
Poi salvami, altrimenti il giorno andato
lucido apparirà sul mio guanciale
di nuovo, producendo molte pene,
salvami dall’alerte coscienza
che viepiù insignorisce il suo vigore
causa l’oscurità, scavando come
una talpa. Volgi abile la chiave
nella toppa oliata e dà il sigillo
allo scrigno, che tace, del mio cuore.

(J. Keats)

 

Sono commossa

Vero…

Quale è la cosa, l’unica cosa che rimpiangero quando le mie stanche e prostrate membra saranno mollemente adagiate sulla sabbia cubana?

Tutti i sogni hanno un prezzo da pagare… ma se riesci, per “magia” a non pagarlo è meglio…

E allora… magia sia… evviva lo sferragliamento cubano.

Un grazie di cuore all’anonimo ispiratore.

Ci provo…

imparare

Le cose che ho imparato…
Ho imparato
Che crescere
non significa solo fare l’anniversario
Che il silenzio
è la miglior risposta quando si sente una stupidaggine
Che lavorare
non significa solo guadagnare soldi
Che gli amici
si conquistano mostrando chi realmente siamo
Che i veri amici
stanno con noi fino alla fine
Che le cose peggiori
spesso si nascondono
attraverso una buona apparenza
Che la natura
è la cosa più bella di questa vita
Che quando penso di sapere tutto
ancora non so’ niente
Che un solo giorno
può essere più importante di molti anni
Che si può conversare con le stelle
Che ci si può confessare alla luna
Che si può viaggiare nell’infinito
Che è salutare sentire buone parole
Che anche ad essere gentili fa bene alla salute
Che è necessario sognare
Che si può essere bambini tutta la vita
Che il nostro essere è libero
Che Dio non vieta nulla in nome dell’amore
Che giudicarsi non è importante quando realmente importa è la pace interiore
E finalmente ho appreso… che non si può morire per imparare a vivere.

(W. Shakespeare)

Espiazione

No, il romanzo di McEwan lo ho solo iniziato ma non lo ho mai finito. Ad un certo punto ho smesso di leggerlo senza un perché. Forse perché il senso di colpa non mi si “adatta”, non lo so… faccio errori e sopravvivo senza fustigarmi oltre il giusto.

Ma mi domando spesso però il motivo per cui questa parola mi viene in mente quando, non infilo, bensi mi tocca camminare per strada a Milano, con i tacchi.

Posso metterli come mi pare, a spillo, 12 o 16, taccazzo, di vernice o pelle, animalier o non lo so ma, anche se mi accompagnano nel mio infinito peregrinare, è un dato di fatto, mi fanno soffrire e gemere.

Sono l’espiazione per tutti gli improbabili peccati di orgoglio è superbia che posso aver commesso. Mi piace pensarla così. E poca cosa ma da un senso.

Capiamoci, non è solo il tacco. Il problema è anche che le strade di Milano non sono fatte per i tacchi: la conformazione urbana di questa città non ci vuole donne lanciate verso l’infinito. Ed Expo ha solo peggiorato la nostra frustrazione.

Il mio cammino, quello di Brera… è tutto sampietrini, lastroni infidi con “fughe” assassine, ciottoli, asfalto sconnesso e pieno di buche, marciapiedi acciaccati, fetentissime rotaie del tram, buche riempite di sabbia killer…

Insomma devi avere la capacità di elevarti in volo come una libellula o di saltellare come un’antilope per muoverti a piedi. E non parliamo delle scale della metropolitana nelle ore di punta… quando la folla impazzita dall’orologio che ticchetta mette a repentaglio l’ equilibrio squilibrato che hai conseguito con l’esperienza.

Allora: perché lo faccio?

Sinceramente: non lo so.

Forse è la sindrome della scarpa di Cenerentola: magari la perdo e la ritrova il principe. Magari cado dalle alte vette e mi raccoglie l’uomo della mia vita al quale consento così un’entrata trionfale. Magari solo mi sento elegante fuori seppur stanca dentro. Sicuramente aggraziano il passo. Trovi ogni scusa che reputi valida per supportare un’abitudine che fa parte di te e, in fondo, ti conforta.

O magari mi è stato solo inculcato che la sofferenza è condizione essenziale della nostra strada.Vero o no così è.  E le scarpe si sa, fanno… soffrire.

Allora ti fai il tuo cammino di espiazione maledicendo Expo e sali sul treno ma, beffa delle beffe, non ti puoi togliere le scarpe perché poi non riusciresti più ad infilarle: solo tu conosci la fatica che hai fatto per rimetterle dopo che te le sei tolte sotto la scrivania…

E allora rimani li, dolorante e quasi piangente cercando di sfruttare gli sbuffi dell’aria condizionata per dar sollievo col gelo ed anestetizzando le dolenti appendici; cerchi eroicamente di distrarti nonostante la mente si focalizzi sempre di più su di una spiaggia e tu…, a piedi nudi.

Conti le fermate, scendi, ti trascini all’auto e poi finalmente in casa.

Ti sfili l’accessorio assassino e provi una felicità così intensa che ti vien da piangere. Sarà il dolore sarà la gioia.

E ti domandi “cui prodest?”, “ma all’ipotetico ed improbabile uomo della mia vita freghera qualcosa dei miei tacchi”?

Ma svieni senza essere pervenuta a risposta alcuna.

Karma.

Sofferenza

soffe

Il tuo dolore è lo spezzarsi del guscio
che racchiude la tua capacità di comprendere.
E se potessi mantenere il cuore
sospeso in costante stupore
ai quotidiani miracoli della vita,
il dolore non ti sembrerebbe
meno meraviglioso della gioia;
e accetteresti le stagioni del tuo cuore,
come hai sempre accettato
le stagioni che passano sui tuoi campi.

(K. Gibran)

SPLAT!

susine

SUSINE SOSPESE SOPRA SOLIDE SPERANZE

SASSI SPIAGGIATI SOTTO SOLIDI SALICI

SAMBUCHI SPINOSI SU SACRI SANTUARI

SBADIGLI SBADATI

SAETTE SPLENDENTI

SCONVOLGONO

SORPASSANO

SUPERANO

SBIADITE SOGLIE

SPLAT!

SAREMO SEMPRE SICOMORI SILENTI

Divenire

La mente soppesa e misura,

ma è lo spirito che giunge al cuore della vita

e ne abbraccia il segreto;

e il seme dello spirito è immortale.

Il vento puo’ soffiare e placarsi,

e il mare fluire e rifluire:

ma il cuore della vita

è sfera immobile e serena,

e in quel punto rifulge

una stella che è fissa in eterno.

(K. Gibran)

Always smile

fantasia

Fantasia

Lascia sempre vagare la fantasia,
È sempre altrove il piacere:
E si scioglie, solo a toccarlo, dolce,
Come le bolle quando la pioggia picchia;
Lasciala quindi vagare, lei, l’alata,
Per il pensiero che davanti ancor le si stende;
Spalanca la porta alla gabbia della mente,
E, vedrai, si lancerà volando verso il cielo.

(J. Keats)

 

Arcano VIIII (L’ Hermite)

eremita-tarocchi

Piano piano mi sono liberato da ogni vincolo. Non appartengo più ai miei pensieri.

Per arrivare alla luce, mi addentro nell’ oscurità: Per arrivare all’estasi coltivo l’indifferenza, Per arrivare all’amore per tutto, mi ritiro nella solitudine. E li, nel più remoto angolino dell’universo, apro la mia anima come un fiore di luce pura. Gratitudine senza pretese, l’essenza della mia conoscenza è la conoscenza dell’Essenza.

La mia pazienza è infinita, come la tua eternità.

Ho compiuto la mia missione. Ora soltanto tu puoi proseguirla. Sono la femmina spirituale, l’attività infinita nella passività. Come una coppa, offro il mio vuoto perché venga colmato. Poiché mi sono aiutato da solo, adesso aiutami Tu.