Parole nella notte

Non è una poesia questa sera. Solo riflessioni prima di addormentarsi.

Il caso? Difficile dire che non esiste, ma in qualche modo mi andavo convincendo che gran parte di quel che sembra succedere appunto “per caso” siamo noi che lo facciamo accadere; siamo noi che, una volta cambiati gli occhiali con cui guardiamo il mondo, vediamo ciò che prima ci sfuggiva e per questo credevamo non esistesse. Il caso, insomma, siamo noi.

(T. Terzani)

fantasia

Ridere, io trovo che ridere è una cura, è parte della guarigione. Per cui il consiglio che do a tutti è cominciare con una grande risata e finire con una grande risata.

(T. Terzani)

lunabis

Felice notte a tutti coloro che amo, a tutti coloro che stimo, a tutti coloro ai quali cui voglio bene, a tutti coloro ai quali tengo, a tutti coloro senza i quali non posso stare o forse si ma non ci provino, a tutti coloro i quali mi rendono migliore con la speranza di donare anch’io qualcosa.

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Gli svizzeri

I Paesi più felici del mondo

(Tratto da The Post Internazionale)

La differenza tra i più felici e i meno felici, e quelli in cui la felicità è calata maggiormente

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Il World Happiness Report viene pubblicato ogni anno dal Sustainable Development Solutions Network, un’organizzazione dell’Onu lanciata nel 2012 dal segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-moon.

Il rapporto tenta di evidenziare i Paesi con il tasso di felicità più alto al mondo. Per farlo, si basa su un questionario realizzato dall’istituto di sondaggi Gallup.

Ciascun intervistato indica, con un voto da 0 a 10, alcuni fattori e qualità del proprio Paese d’origine che secondo gli autori del rapporto determinano la felicità di un essere umano, tra cui la libertà di scegliere che tipo di vita condurre, la speranza di vita in condizioni salutari stabili e la disponibilità del welfare.

L’idea del World Happiness Report è stata proposta per la prima volta nel 2011 da Jigmi Thinley, ex primo ministro del Bhutan, piccolo Paese di 700mila abitanti sull’Himalaya, che aveva invitato i Paesi membri delle Nazioni Unite a calcolare il proprio tasso di felicità.

Il Bhutan è l’unico Paese al mondo ad aver adottato ufficialmente la Felicità interna lorda, un indice che sulla falsariga del Prodotto interno lordo (Pil) vuole calcolare il livello di felicità di un Paese.

Nel rapporto del 2014 la Svizzera risulta essere il Paese più felice al mondo, seguita da Islanda, Danimarca, Norvegia e Canada. Dal lato opposto della classifica, il Paese meno felice è il Togo, seguito da Burundi, Siria, Benin e Ruanda.

I Paesi che hanno avuto la maggiore crescita di felicità tra il 2012 e il 2014 sono stati il Nicaragua e lo Zimbabwe, mentre la Grecia è quello in cui la felicità è calata maggiormente, seguita da Egitto, Italia e Arabia Saudita.

Jeffrey Sachs, direttore del Sustainable Development Solutions Network e dell’Earth Institute della Columbia University di New York, ha dichiarato di auspicare che questo rapporto venga usato dall’Onu come punto di riferimento per stabilire gli obbiettivi dei prossimi 15 anni.

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Una domanda mi sorge spontanea: perché il popolo svizzero dichiara

risulta essere il più felice, o forse dobbiamo parlare di semplice “soddisfazione” ?

Ma che differenza c’è tra la soddisfazione e la felicità?

La soddisfazione è quella sensazione piacevole suscitata dalla contemplazione delle miserie altrui

(A. Bierce)

Il problema non è il materialismo in quanto tale, ma piuttosto l’implicita convinzione che la piena soddisfazione possa derivare solo dalla gratificazione dei sensi.
(Tenzin Gyatso)
La vera felicità dell’uomo sta nell’accontentarsi. Chi sia insoddisfatto, per quanto possieda, diventa schiavo dei suoi desideri.
(Ghandi)

La Stupidità e la Paura

Navigando su Google in un momento di pace mi trovo la recensione di un libro, “Il potere della Stupidità (Giancarlo Livraghi). Pur riprendendo alcuni temi già discussi, mi è sembrato chiaro e “carino”, leggero nel modo giusto.

Poco “pistolotto”. Da proporre, insomma. Vedete voi.

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“Le persone più audaci e coraggiose del mondo ci insegnano che è giusto e utile avere paura. Chi crede che nulla sia mai temibile non è coraggioso – è stupido. La paura, intesa come coscienza dei pericoli e dei rischi, è una forma di intelligenza. Non è quel genere di “sana paura” l’insidiosa alleata e complice della stupidità umana.

Ma ci sono forme, piuttosto diffuse, di paura che nulla hanno a che fare con un’accorta attenzione ai rischi o pericoli reali. Paura di essere, paura di capire, paura di sapere (che è una forma perniciosa di ignoranza).

Paura di pensare – o di avere un’opinione che non sia quella imposta dalle convenzioni e dalle abitudini. Paura di fantasmi o fantasie, di problemi immaginari. Paura di esprimere i propri sentimenti (da non confondere con la timidezza, che spesso è una caratteristica di persone sensibili e intelligenti).

Sono casi rari, patologici, esagerati? Proviamo a guardarci intorno e a guardarci dentro. Scopriremo che la paura insensata, ingiustificata, immotivata è molto più diffusa di quanto possa sembrare. E che nessuno ne è completamente indenne.

Accade abbastanza spesso che per fuggire da qualcosa che non ha alcun motivo di farci paura si cada in qualche vera trappola di cui non ci eravamo accorti.

Esistere e vivere vuol dire governare la paura. Saper tenere i nervi calmi, l’attenzione viva e la mente lucida quando c’è un pericolo reale. E toglierci di dosso le paure immaginarie.

Nel suo bel libro Totò il buono, per spiegare ai bambini come non aver paura del buio, Cesare Zavattini diceva: «nel buio c’è quello che c’è alla luce, solamente un po’ più grande». È giusto muoversi con più cautela al buio, ma non ha senso averne paura. E quante volte il buio è solo un’area oscura della nostra mente, qualcosa che non abbiamo ben capito e che perciò ci fa paura?

C’è anche la paura di decidere, di scegliere, di pensare con la propria testa, di avere o accettare responsabilità. È una forma, intenzionale o inconsapevole, di viltà. Si accetta o si subisce il potere altrui, ci si adegua alle opinioni dominanti o più diffuse, così se qualcosa non funziona possiamo addossarne la “colpa” a qualcun altro. In questa, come in altre situazioni, è evidente la parentela con l’abitudine e con la stupidità.

Può sembrare strano, ma c’è anche la paura di sapere. Più spesso di quanto si possa immaginare c’è un desiderio, cosciente o rimosso, di non sapere ciò che può farci nascere un dubbio o una perplessità. Di non conoscere ciò che temiamo di non capire. Di non uscire dal cerchio chiuso, ma confortante, dei pregiudizi e dei luoghi comuni.

Uno dei modi per mantenere le persone nell’obbedienza è suscitare la paura dell’ignoto o far sembrare spaventoso ciò che non conviene al potere. La minaccia dei cattivi educatori «guarda che chiamo il babau» è una forma perversa di esercizio dell’autorità – di cui spesso sono vittima anche gli adulti.

Può essere difficile renderci conto di quanto siamo abituati a questo genere di falsificazioni – talvolta intenzionalmente costruite e coltivate da chi vuole toglierci libertà di pensiero e di comportamento, ma anche passivamente nutrite da una congerie di “luoghi comuni” e di abitudini collettive.

L’intelligenza sta anche nel trovare un equilibrio, non sempre facile, fra due rischi contrapposti. Da un lato la paura di “non essere capaci” e la rinuncia a fare ciò che possiamo. Dall’altro l’illusione di poter fare ciò che è al di sopra delle nostre capacità – o che, nelle circostanze in cui ci troviamo, non è possibile.

È nocivo a sé e agli altri, cioè stupido, chi si arrende troppo facilmente – o chi, al contrario, ha la pretesa di “saper fare” quando non ne è in grado. Così come è stupido chi crede di non esserlo mai, ed è ignorante chi crede di sapere tutto, non è coraggioso, né consapevole, chi immagina di non avere mai paura.

Anche la persona più serena e ragionevole porta dentro di sé qualche ingiustificato timore. Anche la persona più sicura di sé ha qualche area di insicurezza – tanto più pericolosa quanto meno si è disposti ad ammetterla. Ed è interessate scoprire come persone piene di paure possano rivelare, in condizioni di reale pericolo o quando devono soccorrere qualcun altro, un imprevisto e straordinario coraggio.

Eliminare del tutto la paura è impossibile. Ma è possibile conoscerla, governarla, ridurne i danni. Capire le nostre paure (e quelle degli altri) è uno dei modi per essere meno stupidi. L’importante è non aver paura della paura. Spesso è meno difficile di quanto possa sembrare.

La paura, l’ignoranza, l’abitudine e la stupidità si nutrono a vicenda. Ridurre gli effetti di una delle “sorelle” vuol dire controllare meglio anche le altre.

Filastrocca della fuga

Di tutte le trentasei alternative, scappare è la migliore.

(Proverbio cinese)

cambiare

Devo smetterla di sbadigliare,

perché lacrima di sonno scende e il rimmel fa colare.

Altro bisogna fare…

per esempio, la cornetta del telefono alzare

e con l’ufficio acquisti colloquiare.

No miodio… gli ordini non ce la posso fare.

Io da qui voglio scappare.

Da Milano me ne voglio andare

e su un isola approdare.

in brasiliana e pareo stare

tutto il giorno a cincischiare.

pareo

Non cercare sempre di aggiustare le cose. Quello da cui scappi non fa che rimanere con te più a lungo. Quando combatti qualcosa, non fai che renderla più forte. Non fare quello che vuoi. Fai quello che non vuoi. Fai quello che sei allenata a non volere. Il contrario della ricerca della felicità. Fai le cose che ti spaventano di più.

(C. Palahniuk)

Il Sole

mandala

“Il Sole”

Poi che son servo del Sole;
notte non sono,nè adoratore delle notti,non parlerò di sogni.
Come messaggero del Sole e suo interprete,segreti messaggi
prenderò da lui e
vi porterò la risposta.
E poi che vado come sole,
brillerò su rovinati deserti,
fuggirò dai luoghi abitati,
parlerò deserte parole.
Assomiglio alla vetta d’un albero
lontano dalla radice:
pur ristretto in secca corteccia,
parlerò di succoso midollo.
Se pur son mela secca
son più alto d’un albero;
anche se ebbro e sconvolto,
dico parole veraci!
Da quando il mio cuore ha
sentito il profumo della polvere
della sua soglia,
ho vergogna anche della
polvere sua,
non parlo che d’acqua purissima!
Togliti il velo dal volto,
chè il volto hai glorioso!
Non permettere ch’io debba
parlarti come sotto ad un velo!
Se hai il cuore di pietra,
io son pieno di fuoco qual ferro;
se assumi trasparenza di cristallo,
io parlo di calice e vino!
Poi che nato sono dal Sole
come il Re Qobàd antico,
non sorgerò nella notte,
non parlerò di chiaro di luna.
(Rumi)

Arcano II (La Papesse)

Papessa

Sto vibrando al ritmo dell’universo, insieme al fuoco, agli oceani, alle tempeste, alle stelle… L’ energia di tutto il creato viene da me.

Sono al di là di tutto questo, al di là dell’angoscia e anche della morte. Ma se Dio sta nella materia, questa è immortale, e io non ho più alcun timore e alcun desiderio.

In tutti voi esseri umani esiste uno stato che si da soltanto a Dio, che può essere posseduto soltanto da Lui ed è perennemente in relazione con Lui. Lo stesso accade in tutto il mondo vivo: in ogni pianta vi è un centro intatto. In ogni lingua, è l’ineffabile contenuto delle parole a parlarvi.

Carpe nelle scarpe

scarpe

Piove.

Preda di un incauto ottimismo altrimenti detto audacia, oppure stupidità?, mi sono vestita come se il sole splendesse implacabile su questo lunedì di aprile.

Pantaloni bianchi, ballerine e occhiali a specchio non sono proprio l’ideale per affrontare la tormenta e la “Fossa delle Marianne” camuffata da pozzanghere nella città di Expo (altro pensiero mattutino: “ma la Clerici a madrina no…”)

Avevo l’ombrello, colorato di un cielo azzurro costellato di nuvole bianche, che a fatica ho trattenuto tra le folate di vento e acqua.

Vabbè.. carpe nelle scarpe e pantaloni per seconda pelle.

Non mi sono scomposta neanche un po’. Sarò passata per folle.

Però “sbarcando” in ufficio mi è balenata una considerazione: dove finisce la l’ audacia e inizia la stupidità?

E quale è la differenza? Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio.

(W. Shakespeare)

Possiamo dire che il coraggio implica la conoscenza del rischio e la coscienza della propria limitatezza? Possiamo dire che l’ avventatezza implica la conoscenza del rischio e l’incoscienza della propria limitatezza? Possiamo dire che la stupidità implica una eventuale conoscenza del rischio e la cieca sicurezza nella propria immortalità e onnipotenza?

I pazzi aprono le vie che poi percorrono i savi.

(C. Dossi)

Avere il coraggio di dare, possedere l’audacia di vivere con una certa dismisura.

(A. Jodorowsky)

Ma siccome la vita è Magia, forse tutto questo incauto ottimismo, audacia, stupidità, piedi bagnati e pantaloni fradici dovevano portarmi ad una sola considerazione.
sassi
A volte il guerriero della luce ha l’impressione di vivere due vite nello stesso tempo. ‘C’è un ponte che collega quello che faccio con ciò che mi piacerebbe fare’, pensa. A poco a poco, i suoi sogni cominciano a impadronirsi della vita di tutti i giorni, finché egli avverte di essere pronto per ciò che ha sempre desiderato. Allora basta un pizzico di audacia, e le due vite si trasformano in una.
(P. Coelho)

Povero Peppe

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Peppe è tornato.

Dopo esser volato,

Perchè dalla cima si era scapicollato.

e nella bocca del gatto era cascato.

Povero Peppe sfigato

Giaceva celato

in un luogo oscuro e gelato.

Peppe adorato

ormai per sempre nella tana di un gatto occultato

Potevi finire mangiato

Come un qualsiasi gelato.

Ti abbiamo salvato

E il tuo posto hai dunque ritrovato.

Peppe, diminutivo di Giuseppe, è il pupazzetto (l’ alieno di Toy Story) che, clandestino, ho trovato seduto su un sedile del mio treno di venerdì. L’ho adottato ed ora vive in perenne terrore degli attacchi felini del gatto. Si merita una canzone.

Tra il caffè ed il treno – 27 aprile

Piove. Piove e piove.

Continua a piovere mentre il rumore delle gocce è entrato nella testa attraverso la porta aperta ed il sonno.

Cullando un riposo fatto di nuvole.

Aspettiamo il sole.

PIOGGIA

“Ciò che ho scritto di noi”

Ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia

è la mia nostalgia

cresciuta sul ramo inaccessibile

è la mia sete

tirata su dal pozzo dei miei sogni

è il disegno

tracciato su un raggio di sole.

ciò che ho scritto di noi è tutta verità

è la tua grazia

cesta colma di frutti rovesciata sull’erba

è la tua assenza

quando divento l’ultima luce all’ultimo angolo della via

è la mia gelosia

quando corro di notte fra i treni con gli occhi bendati

è la mia felicità

fiume soleggiato che irrompe sulle dighe

ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia

ciò che ho scritto di noi è tutta verità.

(N. Hikmet)