Il Guerriero della Luce

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Nel momento in cui comincia ad avviarsi, un guerriero della luce riconosce il Cammino.

Ogni pietra, ogni curva gli danno il benvenuto.

Egli si identifica con le montagne e i corsi d’acqua, scorge parte della propria anima nelle piante, negli animali e negli uccelli della campagna.

Allora, accettando l’aiuto di Dio e dei Suoi segnali, si lascia condurre dalla propria Leggenda Personale verso le incombenze che la vita gli riserva.

Alcune sere non ha un posto dove dormire, altre soffre d’insonnia. “Questo è coerente,” pensa il guerriero, “sono io che ho deciso di procedere lungo questa strada”.

In questa frase è riassunto tutto il suo Potere.

Egli ha scelto la strada che sta percorrendo, e non ha nulla da recriminare.

(P. Coelho)

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Il racconto delle sabbie

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Nato da remote montagne, un fiume solcò molte regioni per raggiungere finalmente le sabbie del deserto. Provò a superare questo ostacolo così come aveva fatto con gli altri, ma si accorse che, man mano che scorreva nella sabbia, le sue acque sparivano.

Era convinto, tuttavia, che era suo destino attraversare quel deserto, eppure non ci riusciva … Fu allora che una voce nascosta, proveniente dal deserto stesso, mormorò: “II vento attraversa il deserto; il fiume può fare altrettanto”.

Il fiume obiettò che, sebbene si lanciasse contro la sabbia, l’unico risultato era di essere assorbito, mentre il vento poteva volare e, quindi, attraversare il deserto.

“Lanciandoti nel tuo solito modo, il deserto non ti permetterà di attraversarlo. Potrai solo sparire o diventare una palude. Devi permettere al vento di trasportarti fino a destinazione”. “Ma com’è possibile?”.

“Lasciandoti assorbire dal vento”.

Era un’idea inaccettabile per il fiume. In fin dei conti, non era mai stato assorbito prima d’ora. Non voleva perdere la sua individualità: una volta persa, come essere sicuri di poterla ritrovare?

La sabbia rispose: “II vento svolge questa funzione: assorbe l’acqua, la trasporta al di sopra del deserto, poi la lascia ricadere. Cadendo sotto forma di pioggia, l’acqua ridiventa fiume”.

“Come posso sapere che è la verità?”.

“È così. Se non ci credi, potrai solo diventare una palude, e anche per questo ci vorranno anni e anni; e, comunque, non sarai più un fiume”.

“Ma non posso rimanere lo stesso fiume?”.

“In entrambi i casi non puoi rimanere lo stesso fiume”, rispose il mormorio, “la parte essenziale di te viene portata via e forma di nuovo un fiume. Oggi porti questo nome perché non sai quale parte di te è quella essenziale”.

Queste parole risvegliarono certi echi nella memoria del fiume. Si ricordò vagamente di uno stato in cui egli – o forse una parte di sé? – era stato tra le braccia del vento. Si ricordò anche – ma era veramente un ricordo? – che questa era la cosa giusta, e non necessariamente la cosa più ovvia, da fare. Allora il fiume innalzò i suoi vapori verso le braccia accoglienti del vento. Questi, dolcemente e senza sforzo, li sollevò e li portò lontano, lasciandoli ricadere delicatamente non appena raggiunsero la cima di una montagna molto, molto lontana. Ed è proprio perché aveva dubitato, che il fiume poté ricordare e imprimere con più forza nella sua mente i dettagli della sua esperienza. “Sì, ora conosco la mia vera identità”, si disse. Il fiume stava imparando. Ma le sabbie mormoravano: “Noi sappiamo, perché lo vediamo accadere giorno dopo giorno e perché noi, le sabbie, ci estendiamo dal fiume alla montagna”.

Ecco perché si dice che la via che permette al fiume della vita di proseguire il suo viaggio è scritta nelle sabbie.

(Fiaba sufi)

Cerco Consolazione

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Esco tardi. Momento slow.

Allora cosa faccio?

Mi porto avanti con il sadico studio, meglio detto tentativo di lettura, sulla “Dilatazione temporale gravitazionale”. Una missione impossibile. Forse.

Un aiutino morale mi serve: le patatine Pai della macchinetta delle merendine sono ciò che fa al caso mio in questo momento: puro e semplice vizio autodistruttivo, tutto il contrario di un’ alimentazione sana ed equilibrata. Il junk food per eccellenza.

Cerco consolazione.

Un sacchetto? Eh no… quattro sacchetti da 250 gr l’uno, tutti da sconfanarsi, uno dietro l’altro, in un tripudio di libidine consolatoria mentre tento di capire qualcosa, perché quando ci vuole ci vuole…

Inserisco monetine. Cala, cala, cala e cala.

Faccio per estrarre e il display avvisa: “quantitativo eccedente”.

Non si apre il cassetto: bloccato.

Come? Quantitativo eccedente: rispetto a cosa? Alle calorie? Alla capienza del cassetto? Alla ragionevolezza? No… come faccio ora? “Desperately seeking chips”, disastro, disperazione, tragedia… niente patatine… lunga serata… no comfort food.

Nothing.

Manu is falling into the blue.

Il miglior modo di consolare uno sventurato è di assicurargli che una maledizione certa pesa su di lui. Questo genere di adulazione lo aiuta a sopportare meglio le sue prove, dato che l’idea di maledizione implica elezione, sciagura di qualità. Perfino nell’agonia un complimento ha effetto.

(E. Cioran)

Correre

Proprio nello sforzo enorme e coraggioso di vincere la fatica riusciamo a provare, almeno per un istante, la sensazione autentica di vivere. Raggiungiamo la consapevolezza che la  qualità del vivere non si trova in valori misurabili in voti, numeri e gradi, ma è insita nell’ azione stessa, vi scorre dentro.

(H. Murakami)

Ieri non ho corso, lo ammetto, ho poltrito e mi sono fatta mancare i 5 o 7 chilometri che mi liberano il cervello e lasciano fluire le energie. Capita, e non me ne faccio un cruccio. Rimedierò.

Più di una volta, riflettendo, mi sono chiesta cosa mi affascina cosi tanto nel mettere scarpette e pantaloncini, salire sul tapis e sintonizzare i movimenti dei miei arti l’un con l’altro e con la velocità del tapis.

Sicuramente rassodare il gluteo (forma di autocompiacimento che cerco tutte le volte di frustare…), ma poi?

Mi sono risposta che c’è niente e c’è tutto perché, semplicemente, “correre” è l’unico atto che mi consente di trasformare il desiderio direttamente in azione e di conseguire il risultato. Se non muoio…

Ed il fascino del “correre” è proprio questo: non ci sono perplessità, dubbi o incertezze, “vorrei ma…”, “forse sarebbe meglio…” che ti compromettono il risultato.

Semplicemente desideri. Semplicemente corri. Semplicemente, se non corri non ottieni.

Desiderio trasformato in azione. E consegui l’obiettivo.

Poche cose nella vita sono cosi semplici.

Forse solo andare all’edicola a comperare il giornale.

Sicuramente non l’ Amore.

rana

Almost 30 pair of shoes

Tutte e trenta le paia di scarpe nella foto non ci stavano.

Mi son limitata.

shoes

Scarpe Saltellanti

Salgono Soffrendo

a Spirali

Sulla Soglia Serafica

di una Sera Splendente

Simile a Seta.

Sfaccettanti Sfrecciano

Sul Sacro Sacco di Sassi e Sabbia.

Saette Sfolgoranti e Sagge

S‘insinuano Sinuose

S‘avvampano Sagaci

e Si Saldano

nel Sale Salvifico di Salmi

laSsu.

Arcano IIII (L’Empereur)

l'imperatore

Sono la sicurezza. Sono la forza in persona. Quando parlo in voi, Vi faccio capire che non esiste alcuna debolezza: Finché non mi avete visto, conoscete soltanto l’insicurezza. Non avete il potere di fare, di esprimervi, di opporvi: siete soltanto vittime: Ma con me ogni vostro timore svanisce. Smettete di esitare e sminuirvi. Nessuno può costringervi a fare quello che non volete fare.

Le mie leggi sono le leggi dell’universo in azione.

Quando mi manifesto nel vostro corpo, siete in pieno equilibrio, non potete inciampare.

Collocatemi nel vostro centro come una fonte inesauribile, come la radice ei vostri futuri voli: Allora l’angoscia non vi impedirà di vivere o di realizzarvi, l’impotenza e la pigrizia non domineranno le vostre azioni.

Sono il vostro guerriero interiore, colui che vede le vostre debolezze e non si lascia indebolire.

Il Paradiso é qui

paradiso

Argo è la mia metà.

Sicuramente è il compagno quattrozampe della mia vita.

Ci guardiamo negli occhi e sappiamo cosa passa nella testa l’uno dell’altro.

Voliamo sopra le differenze per ritrovarci Uno nella gioia di vivere.

E allora Gioia sia.

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“Il cane è un gentiluomo”, scrive Mark Twain. “È sincero, non mente, non inganna, non tradisce, è generoso, è altruista, ha fiducia”. Ma c’è di più. Il grande scrittore Victor Hugo – come tutti coloro che hanno un cane – si chiede: “Se guardi negli occhi il tuo cane, come puoi ancora dubitare che non abbia un’anima?”.

Gestione delle pulsioni

Non resisto… non resisto… non resisto… non resisto… non resisto… non resisto… non resisto… vabbelofaccio… ho detto che non avrei resistito… prossima volta mi trattengo… Promesso…

haiku

Il sole splende

Primavera esplode

Tuffo nel cuore

Tra il caffè e il treno – 11 maggio

uomosabbia

“Il Saggio”

Ero perso con lo sguardo verso il mare

Ero perso con lo sguardo nell’orizzonte,

tutto e tutto appariva come uguale;

poi ho scoperto una rosa in un angolo del mondo,

ho scoperto i suoi colori e la sua disperazione

di essere imprigionata fra le spine

non l’ho colta ma l’ho protetta con le mie mani,

non l’ho colta ma con lei ho condiviso e il profumo e le spine tutte quante.

Ah, stenderei il mio cuore come un tappeto sotto i tuoi passi,

ma temo per i tuoi piedi le spine di cui lo trafiggi.

“L’idioma dell’Amore non si può veicolare con la lingua:

Versa il vino, coppiere, e smetti quest’insulso parlare”

(Hafiz)