Parole nella notte


angelo

“Non andartene docile in quella buona notte”

Non andartene docile in quella buona notte,

I vecchi dovrebbero bruciare e delirare al serrarsi del giorno;

Infuria, infuria, contro il morire della luce.

Benché i saggi conoscano alla fine che la tenebra è giusta

Perché dalle loro parole non diramarono fulmini

Non se ne vanno docili in quella buona notte,

I probi, con l’ultima onda, gridando quanto splendide

Le loro deboli gesta danzerebbero in una verde baia,

S’infuriano, s’infuriano contro il morire della luce.

Gli impulsivi che il sole presero al volo e cantarono,

Troppo tardi imparando d’averne afflitto il cammino,

Non se ne vanno docili in quella buona notte.

Gli austeri, prossimi alla morte, con cieca vista accorgendosi

Che occhi spenti potevano brillare come meteore e gioire,

S’infuriano, s’infuriano contro il morire della luce.

E tu, padre mio, là sulla triste altura maledicimi,

Benedicimi, ora, con le tue lacrime furiose, te ne prego.

Non andartene docile in quella buona notte.

Infuriati, infuriati contro il morire della luce.

(Dylan Thomas)

Do not go gentle into that good night,

Old age should burn and rave at close of day;

Rage, rage against the dying of the light.

Though wise men at their end know dark is right,

Because their words had forked no lightning they

Do not go gentle into that good night.

Good men, the last wave by, crying how bright

Their frail deeds might have danced in a green bay,

Rage, rage against the dying of the light.

Wild men who caught and sang the sun in flight,

And learn, too late, they grieved it on its way,

Do not go gentle into that good night.

Grave men, near death, who see with blinding sight

Blind eyes could blaze like meteors and be gay,

Rage, rage against the dying of the light.

And you, my father, there on the sad height,

Curse, bless me now with your fierce tears, I pray.

Do not go gentle into that good night.

Rage, rage against the dying of the light.

(Dylan Thomas)

Osho raccontaci tu cosa è l’Amore.

cane

Il titolo originale era “Osho raccontaglielo tu a questi uomini cosa è l’Amore” ma equilibristasquilibrato ha giustamente sollevato che la questione è trasversale. Va bene, lo faccio contento…

L’amore dovrebbe essere simile al respiro.

Dovrebbe semplicemente essere una qualità dentro di te: ovunque ti trovi, con chiunque tu sia, e anche se sei solo, l’amore continua a fluire dal tuo essere.

Tutti vogliono essere amati: questo è il modo sbagliato di procedere.

Invece di chiedere: “Dammi amore”, inizia a dare amore. Dimenticati di prendere e dai – e ti garantisco che riceverai moltissimo.

Non devi affatto pensare a prendere. Nemmeno indirettamente ti devi preoccupare del fatto che stai ricevendo oppure no. Questo sarebbe già sufficiente a turbarti. Dai, perché dare amore è così bello – prenderlo non è altrettanto bello. Questo è uno dei segreti.

Dare amore è l’esperienza più bella che puoi fare, perché allora sei un imperatore. Ricevere amore è un’esperienza molto limitata, e appartiene al mendicante. Non essere un mendicante; almeno nel regno dell’amore sii un imperatore, perché è una qualità inesauribile che possiedi dentro di te. Puoi dare quanto vuoi; non devi preoccuparti che possa finire. Non verrà mai il giorno in cui potrai dire: “Mio Dio, non ho più amore da dare”.

L’amore non è una quantità; è una qualità ed è una qualità di un certo tipo che cresce col dare e muore se lo trattieni. Se sei avaro, muore. Quindi spendi più che puoi, non preoccuparti di chi sia a riceverlo. Questa è l’idea di una mente avara: darò amore a certe persone che possiedono determinate qualità. Non comprendi che hai tanto… sei come una nuvola carica di pioggia. La nuvola non si preoccupa di dove la pioggia andrà a cadere – sulle rocce, sui giardini, nell’oceano – non le importa affatto. Vuole solo liberarsi del suo fardello; questo scaricarsi porta un sollievo incredibile.

Quindi il primo segreto è quello di non chiedere amore e di non aspettare, pensando che potrai darlo quando qualcuno te lo chiederà. Dallo!

Dai amore a chiunque capiti – un estraneo. Non è che devi dar via cose costose, dare una mano a qualcuno sarà sufficiente. Tutto ciò che fai nelle ventiquattr’ore dovrebbe essere fatto con amore, e allora il dolore che ora provi nel cuore scomparirà. Quando sarai amorevole, la gente ti amerà; è una legge naturale: ricevi ciò che dai. Anzi, ricevi più di quanto dai.

Impara a dare, e scoprirai che tante persone che prima non ti avevano mai nemmeno guardato, che non si erano mai occupate di te, saranno amorevoli verso di te. Il problema è che il tuo cuore è colmo di amore, ma tu hai fatto l’avaro, e quell’amore è diventato un peso. Invece di lasciar fiorire il cuore, hai accumulato, e così quando ogni tanto ti capita di essere in un momento d’amore, senti come se il cuore stesse scomparendo. Ma perché solo un momento? Perché non ogni istante?

Non si tratta nemmeno di limitarsi solo agli esseri viventi. Puoi toccare questa sedia con mano amorevole. Dipende tutto da te, non dall’oggetto.

In questo modo troverai un grande rilassamento; il tuo sé – che è un fardello – scomparirà e ti scioglierai nel tutto.

Condividi il tuo amore, senza preoccuparti di chi lo riceve. Dallo, e scoprirai una pace e un silenzio straordinari. Diventerà la tua meditazione.

(Osho)

Il tempo delle Mezze Mele (e dei Mezzi Cachi)

mele … in uno scompartimento del mio fantastico regionale delle 18:13 da Milano Nord Cadorna.

Allora… quando ero una “mezza mela” nell’ universo del frutteto (non ero in nessuna cesta, altrimenti si ri-inizia a far “turrilla” neanche si fosse a Uomini&Donne…) mi capitò di uscire con un tipo “pendolante” pure lui.

Pendola di qua e pendola di la mi invitò a cena: era il suo 50mo compleanno e gli sarebbe piaciuto passarlo con me. Che dire… Che culo…

Ci andai e ci uscii un paio d’altre volte: giusto il tempo di capire che era un “mezzo caco” (“mecaco”) che con me non azzeccava nulla per tutta una serie di motivi… tra i quali la fanatica lettura della “rosea”. Massimo rispetto, capiamoci…

Poi, non so quante “S” avesse… comunque…

Anche se posso passare per presuntuosa, dopo lo scarico (fatto in modo cortese ed urbano…) per un po’ me lo ritrovai tutte le mattine a guardarmi languido al caffè, poi… puff… come era comparso, spari.

“Bene, se ne è fatto una ragione… ” pensai.

E il tempo passo. Passarono mesi e mesi.

Questa sera però me lo trovo di fronte… Ohibo… Li seduto di fronte a me si è messo: vero è che il treno e irrimediabilmente pieno ma, proprio li ti dovevi mettere?

Allora proprio non ce la fai caro tipo… vorrei dirtelo a voce ma poi non ci riesco perché mi vien da ridere… dunque, abbi pazienza.

Alcuni mi definiscono futile e vacua…

Affido le mie parole all’etere, nella speranza (vana) che ti possano raggiungere: ora, non mi importa nulla della tua vita sentimentale perciò puoi pure evitare di scavare nella miniera della rubrica del tuo Samsung per trovare e chiamare tutte le donne che hai in memoria (e che non rispondono), cercando di darmi ad intendere che ti sei dato da fare nell’ultimo lustro e che sei un gran t(r)ombeur de femmes (chiedo scusa… ma quando ci vuole ci vuole).

Traspari caro tipo.

Traspari come neanche un fantasma al meglio delle sue performances.

Lo vedi che sto scrivendo con un ritmo irresistibile a tratti, e ogni tanto mi abbiocco nel migliore del “mood del perfetto pendolare”?

È la vita… mele e cachi non quagliano.

Scusa.

Ma, mezze o intere che siano, non dobbiamo dimostrare nulla agli altri.

Il compito principale nella vita di ognuno è dare alla luce se stesso.

(E. Fromm)

Rilassati. Sun is still shining on me.

Il Guerriero della Luce

arco

Le corde che sono sempre in tensione finiscono per logorarsi.

I guerrieri che si addestrano senza tregua perdono la spontaneità nella lotta. I cavalli che saltano di continuo gli ostacoli finiscono per spezzarsi una gamba. Gli archi che sono costantemente tesi non scagliano più le frecce con la stessa forza.

Perciò, anche se potrebbe non essere dell’umore giusto, il guerriero della luce cerca di divertirsi con le piccole cosa quotidiane.

(P. Coelho)

Chiediloamanu & James Hillman (Gemellidiversi devoted)

Equilibristasquilibrato & Avvocatolo alias Gemellidiversi

ema

Una vocazione può essere rimandata, elusa, a tratti perduta di vista. Oppure può possederci totalmente. Non importa: alla fine verrà fuori. Il daimon non ci abbandona.

Ciò che serve, l’anima lo usa. Sono strabilianti, anzi, la saggezza e il senso pratico che essa dimostra nell’utilizzare accidenti e disgrazie.

Unite i puntini… unite i puntini…unite i puntini…

E moh vado a pranzo.

Il Sole

sufi

“Il Sole”

Poi che son servo del Sole;

notte non sono, né adoratore delle notti, non parlerò di sogni.

Come messaggero del Sole e suo interprete, segreti messaggi

prenderò da lui e

vi porterò la risposta.

E poi che vado come sole,

brillerò su rovinati deserti,

fuggirò dai luoghi abitati,

parlerò deserte parole.

Assomiglio alla vetta d’un  albero

lontano dalla radice:

pur ristretto in secca corteccia,

parlerò di succoso midollo.

Se pur son mela secca

son più alto d’un albero;

anche se ebbro e sconvolto,

dico parole veraci!

Da quando il mio cuore ha

sentito il profumo della polvere

della sua soglia,

ho vergogna anche della

polvere sua,

non parlo che d’acqua purissima!

Togliti il velo dal volto,

ché il volto hai glorioso!

Non permettere ch’io debba

parlarti come sotto ad un velo!

Se hai il cuore di pietra,

io son pieno di fuoco qual ferro;

se assumi trasparenza di cristallo,

io parlo di calice e vino!

Poi che nato sono dal Sole

come il Re Qobàd antico,

non sorgerò nella notte,

non parlerò di chiaro di luna.

 (Rumi)

Arcano XVIIII (Le Soleil)

le soleil

Mi rinnovo continuamente. Mentre mi consumo, do calore a ciascun filo d’erba, a ciascun animale, a ciascun essere vivente senza esclusioni: accetto che ciò venga chiamato Amore. Sparisco e ritorno ciclicamente. Inoltre, per entrare nel mio splendore, mi aspetto dagli esseri umani che possano seppellire il loro passato e ricominciare una nuova vita. Li aiuterò a farlo. Là dove io splendo dissolvo ogni dubbio, entro negli angoli più oscuri dell’anima e li inondo di luce. Spinti dal mio alito, attraverserete il fiume delle pulsioni dementi e, purificati, giungerete al luogo dove tutto cresce senza fatica.

Risplendo nel cuore della materia, sono il suo fulgore segreto, non è niente senza di me.

0732 addendum. Daimon (Equilibristasquilibrato devoted)

eros

“Il Codice dell’ Anima” di James Hillman

“Tutti, presto o tardi, abbiamo avuto la sensazione che qualcosa ci chiamasse a percorrere una certa strada.”

“A questo punto, diventa straordinariamente facile comprendere la nostra vita: comunque siamo, non potevamo essere altrimenti. Niente rimpianti, niente strade sbagliate, niente veri errori. L’occhio della necessità svela che ciò che facciamo è soltanto ciò che poteva essere.”

Il codice dell’anima è il celebre saggio in cui Hillman espone la teoria della ghianda spiegando come essa influisca sulla nostra vita. Dentro ognuno di noi, già alla nascita, vi è un seme unico e distinto che ci chiama a realizzare qualcosa di altrettanto unico e distinto: è la ghianda che racchiude in sé il potenziale destino di quercia.
In alcuni la chiamata sembra più forte che in altri, ma anche se non la ricordiamo, anche se la sua voce si è persa nelle maglie della vita adulta, in realtà non ci abbandona mai. È sempre dentro di noi e quando alla domanda “Cosa vorresti fare nella vita?”, rispondiamo “Non lo so”, inconsapevolmente stiamo mentendo.

C’è chi lo sa. Io ad esempio.