Tre Consigli

uccello

Un giorno un uomo catturò un uccello. L’uccello gli disse; “Non posso esserti utile finché sono prigioniero. Liberami e ti darò tre preziosi consigli”.

L’uccello promise di dare il primo consiglio ancora nelle mani dell’uomo, il secondo quando avrebbe raggiunto il ramo di un albero e il terzo una volta raggiunta la cima di una montagna. L’uomo accettò e sollecitò il primo consiglio.

“Se perdi qualcosa”, disse l’uccello, “anche se ci tieni quanto la tua vita, non rimpiangerlo”.

L’uomo lasciò la presa e l’uccello andò ad appollaiarsi su un ramo.

“Non credere mai a cose contrarie al buonsenso senza chiedere prove”, elargì come secondo consiglio.

Poi l’uccello volò in cima alla montagna, dalla quale dichiarò: “Oh, sventurato! Il mio corpo racchiude due enormi gioielli. Se solo mi avessi ucciso, ora sarebbero tuoi!”.

L’uomo si tormentò al pensiero di ciò che aveva appena perso e chiese all’uccello: “Dammi almeno il terzo consiglio!”.

“Sei proprio un idiota!”, rispose l’uccello. “Sei ancora qui a chiedermi altri consigli, quando non ti sei nemmeno soffermato per un attimo sui primi due! Ti ho detto di non tormentarti per la perdita di qualcosa e di non prestare fede a cose contrarie al buonsenso. Ed è proprio ciò che stai facendo in questo momento! Ti stai lasciando andare a credere in ridicole assurdità e ti stai tormentando perché hai perso qualcosa! Non vedi che non sono abbastanza grande da contenere due enormi gioielli? Sei uno stupido! Pertanto, continuerai a essere prigioniero degli abituali limiti imposti a ogni uomo”.

(Parabola sufi)

Zen per pendolari ovvero rasserenati

zenxpendolariRilassati e scegli il posto che vuoi.

Non succederà più che uno strafigo si sieda vicino a te.

E’ meglio se guardi fuori dal finestrino e ti rassereni.

Cosa c’é? Nulla

nullabis

Qualsiasi cosa facciate, se scaturisce dal nulla, è naturale, e questa è la vera attività. In essa provate la vera gioia della pratica, la vera gioia della vita. Ognuno scaturisce dal nulla attimo per attimo. Attimo per attimo, proviamo la vera gioia della vita. Perciò noi diciamo shin ku myo u: «Dal vero vuoto, l’essere mirabile appare». Shin significa «vero»; ku «vuoto»; myo «mirabile»; u «essere»: dal vero vuoto, mirabile essere. Senza il nulla, non c’è naturalezza, non c’è vero essere. Il vero essere scaturisce dal nulla, attimo per attimo. Il nulla è sempre presente, e da esso appare ogni cosa.

(Suzuki-Roshi, Mente zen mente da principiante)

Gandalf il Bianco ovvero una fiaba escatologica (equilibristasquilibrato inspired & devoted)

Una conclusione apparentemente inaccettabile, che deriva da premesse apparentemente accettabili per mezzo di un ragionamento apparentemente accettabile.

paradossi

A quello pensava Gandalf, morbidamente steso sul fondo del pozzo.

Ragionamenti fluidi ed escatologici fluivano dal suo cervello in volute grigie di pensieri assolutamente liberi, a volte dubbiosi, sempre educati e mai, mai “ignoranti”.

In alcuni momenti erano solo pensieri pensati, forse un po’ abbozzati e disegnati con il carboncino, mentre in altri erano saltati e saltellanti qua e là tra i puntini di stelle del Creato e la volta scura che avvolgeva il Tutto.

“Gatto Gatto, sogno o son desto: cosa è accettabile e cosa no?” si diceva tra sé e sé.

E intanto guardava Gandalf… e guardava: rimirava i suoi pensieri bizzarri e straordinari e li vedeva volteggiare, alzarsi in alto verso la luna contraddicendo l’esperienza quotidiana che tiene i comuni mortali ancorati al suolo.

Lui non era un gatto, lui era il Gatto.

Un Gatto grigio come la perla.

Caduto in fondo al pozzo nel giardino in una notte di luna piena era ora li a rimirare i puntini arancio dei cachi dell’ albero che si stagliavano contro l’astro latteo e luminoso e che sembravano scintille di fuoco confuse con le stelle.

Splat: l’unico suono oltre al fruscio dei propri pensieri.

Pensieri librati nell’aria e nel buio, liberi e volteggianti come fantasmi inconsistenti ed eterei, apparentemente accettabili di essere o no perché presenza e assenza sono la stessa cosa.

Niente più che essere.

Perché pensar l’assenza nella presenza del pensiero implica la presenza del pensiero.

O no?

Perché fu li che seppe.

Seppe che…

Siamo Uno: pensieri pensati che attraversano il cuore e arrivano all’anima.

Siamo Tutto: niente più del paradosso dei paradossi, perché esistiamo nei nostri pensieri e moriamo nelle sensazioni che attraversano l’anima per diventare gioia d’amare attraverso i moti inconsistenti della nostra mente.

E così avvolgiamo il mondo e lo tratteniamo dentro di noi.

Incessantemente esistiamo e moriamo insieme e nell’attimo, lungo il filo della nostra bizzarra e straordinaria vita. Siamo perennemente appesi all’orlo dell’inconsistenza e della burla di esseri che non sono stati e forse non saranno mai, ma che di sicuro sono ed esistono dentro e fuori di loro, anche se siamo già passati e magari non diverremo mai.

E attraverso una fenditura luminosa nella nostra Coscienza, simile al crepuscolo che unisce il giorno alla sera, noi scorriamo nei nostri pensieri e moriamo nell’amore che riluce dell’energia come un atomo impazzito e appeso al filo della vita.

“Io e i miei pensieri non siamo non più di quanto io e l’amore siamo” disse Gandalf alla luna.

E la luna lo avvolse nella sua luce.

E non fu più grigio ma bianco.

Latteo come la luce riflessa sul fondo del pozzo.

Aveva compreso.

Un cammino senza fine

Oggi sembra una giornata nella quale è tutto possibile…

Sarà il cielo azzurro, limpido, cristallino, infinito che si stende sopra la testa e negli occhi.

Saranno le montagne che segnano e tagliano l’orizzonte in fondo, maestose, eterne ed immortali.

Sarà la luce brillante che sembra rimbalzare in mille schegge sull’universo, dentro e fuori, quasi giocando e creando cascate di scintille,

Saranno i pensieri che non trovano resistenza e vivono di vita loro, entrando ed uscendo fluidamente dall’anima.

sufi

Chi può demolire la fede? Chi può cancellare la felicità? Gli uomini ci hanno provato, in ogni epoca; ma non vi sono riusciti. Felicità e fede sono inerenti all’universo. Nella crescita v’è dolore e lotta; nel conseguimento vi sono felicità ed esuberanza; nell’adempimento vi sono pace e serenità. Tra i piani e le sfere dell’esistenza esistono scale a pioli e tralicci. Colui che sale canta. E’ inebriato ed esaltato da visuali che si dispiegano. Ascende con piglio sicuro, pensando non a ciò che si trova in basso, ma a ciò che si trova più avanti. Tutto si trova più avanti. Il cammino è senza fine, e quanto più oltre ci spinge, tanto più la strada si apre.

(H. Miller)

Lo giuro… io so solo che mi toglierei ‘sta zeppa e mi metterei a ballare… mi sembra di essere la Tati con i suoi piedi ballerini… ho tutto ballerino… Enrique ci starebbe troppo bene..,

Tra il caffè e il treno – 27 maggio

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Non mi interessa quali pianeti sono in quadratura con la tua luna,

voglio sapere se hai toccato il centro del tuo dispiacere,

se sei stato aperto dai tradimenti della vita

o ti sei inaridito e chiuso per la paura di soffrire ancora.

Voglio sapere se puoi sopportare il dolore, mio o tuo,

senza muoverti per nasconderlo, sfumarlo o risolverlo.

Voglio sapere se puoi vivere con la gioia, mia o tua;

se puoi danzare con la natura

e lasciare che l’estasi ti pervada dalla testa ai piedi

senza chiedere di essere attenti, di essere realistici

o di ricordare i limiti dell’essere umani.

Non mi interessa se la storia che racconti è vera,

voglio sapere se riusciresti a deludere qualcuno

per mantenere fede a te stesso;

se riesci a sopportare l’accusa di tradimento

senza tradire la tua anima.

Voglio sapere se riesci a vedere la bellezza

anche quando non è sempre bella;

e se puoi ricavare vita dalla Sua presenza.

Voglio sapere se riesci a vivere con il fallimento, mio e tuo,

e comunque rimanere in riva a un lago

e gridare alla luna piena d’argento: “Sì!”

Non mi interessa sapere dove vivi o quanti soldi hai,

voglio sapere se riesci ad alzarti

dopo una notte di dolore e di disperazione,

sfinito e profondamente ferito

e fare ugualmente quello che devi per i tuoi figli.

Non mi interessa chi sei e come sei arrivato qui,

voglio sapere se rimani al centro del fuoco con me senza ritirarti.

Non mi interessa dove o che cosa o con chi hai studiato,

voglio sapere chi ti sostiene all’interno,

quando tutto il resto ti abbandona.

Voglio sapere se riesci a stare da solo con te stesso

e se apprezzi veramente la compagnia

che ti sai tenere nei momenti di vuoto.”

(Oriah Mountain Dramer, anziano di una tribù pellerossa)