Il the alle cinque ovvero TuttoQuestoNonEsiste

the

“A volte bisogna fare solo quello che occorre e nulla di più”

Le palpebre calano

Sdleng

Le zeppe leopardo pesano

Stump

La “data certa” era da farsi domani e non oggi pomeriggio

Sbang Sbang Sbang Sbang

Trasformazione ovvero La Vita E’

Non essere in guerra con se stessi, vivere d’amore e d’accordo con se stessi: allora tutto diventa possibile. Non solo camminare su una fune, ma anche volare.

(Hermann Hesse)

trasformazione

Viene un momento nella vita in cui ti trovi di fronte un deserto, quando tutta la conoscenza si rivela futile, il passato è irrilevante, tutte le abitudini, i modi abituali di pensare e di comportarsi, semplicemente non hanno più senso. Quel momento di crisi, quel momento in cui si ha di fronte un deserto è importantissimo. Se riesci a essere coraggioso a sufficienza per rischiare, verrai trasformato.

(Osho)

Alla paura della morte non c’é rimedio

morte

(Tratto da Internazionale. Di Oliver Burkeman)

Una sessantina di anni fa, in una rivista di antropologia, lo studioso statunitense Horace Miner descrisse gli esotici costumi dei nacirema, un popolo famoso per i suoi rituali rivolti a negare l’inevitabilità della morte.

In ogni casa, spiegava Miner, c’era un piccolo altare: una cassetta attaccata al muro piena di “amuleti e pozioni magiche” per prolungare la vita, e due volte all’anno i membri della tribù si recavano in visita ai “santoni della bocca” che avevano il potere di far ringiovanire i denti. I nacirema mostravano una “diffusa avversione per l’aspetto naturale del corpo e le sue funzioni” e avevano inventato procedimenti come quello “per ingrandire il seno delle donne che lo avevano piccolo e rimpicciolire quello delle donne che lo avevano grande”.

Forse vi chiederete che genere di individui verrebbe fuori da una cultura che nega in questo modo la realtà, almeno fino a quando non avrete capito lo scherzo (provate a leggere il nome al contrario). Ma il problema non sono solo i nacirema (o americani). Tutti noi, presunti esseri razionali moderni, costruiamo la nostra vita in modo tale da illuderci il più a lungo possibile che non moriremo. Almeno questa è l’impressione che si ha leggendo “The worm at the core“, sintesi di decenni di ricerche sulla “teoria della gestione del terrore” (Tmt). Questa teoria analizza tutti gli stratagemmi che usiamo per poter sopportare l’idea di essere mortali. Gli autori del libro sono i pionieri della Tmt: Sheldon Solomon, Jeff Greenberg e Tom Pyszczynski.

È abbastanza facile capire come il motivo dietro la religione, l’arte, la procreazione e la ricerca del successo sia il tentativo di esorcizzare la morte. Molto più spaventoso è scoprire che quest’ansia si nasconde in molti altri aspetti della nostra vita quotidiana. Nel corso di uno studio è emerso che se si ricordava a un giudice la sua condizione di mortale, questo si dimostrava più severo nei confronti di una presunta prostituta. In una ricerca tedesca, i soggetti intervistati davanti a un cimitero hanno mostrato una più spiccata tendenza nazionalistica a preferire il cibo e le automobili del loro paese. È stato anche provato che molti sono convinti che gli aerei con persone famose a bordo abbiano meno probabilità di precipitare, come se la loro aura di immortalità ci proteggesse tutti.

Ci sforziamo disperatamente di non pensare che siamo animali, soggetti come ogni altra creatura al normale ciclo della vita. Quindi le persone costrette a pensare alla morte accettano più facilmente che altri animali siano uccisi per essere mangiati o per aiutare la ricerca: è come se volessero accentuare la differenza tra noi e loro. Tendono anche a usare degli eufemismi per descrivere le funzioni corporali (“la popò”). Questo potrebbe spiegare anche perché alcuni negano il cambiamento climatico, come se avessero il desiderio inconscio di sentirsi immuni dall’ordine naturale delle cose, perché per le creature soggette a quell’ordine la vita può finire solo in un modo.

Nei circoli tecnofuturisti si parla di allungare di molto la vita umana, se non addirittura di “risolvere” il problema della morte. Ma anche se ci riuscissimo, osservano gli autori del libro, forse avremmo ancora più paura della morte, perché comunque non potremmo escludere gli incidenti. E la possibilità di morire in un incidente aereo a cinquant’anni non sarebbe ancora più insopportabile se tutti vivessero fino a 300? Alla fine, l’unica soluzione potrebbe essere quella proposta da Albert Camus, che l’aveva scarabocchiata ai margini di uno dei suoi quaderni di appunti: “Facciamoci una ragione della morte. Dopo di che tutto è possibile”.

Be’, è bene sapere che abbiamo un obiettivo.

(Traduzione di Bruna Tortorella)

Arcano XIII (Arcano senza nome – la Morte)

no name

Passare dall’esistenza all’essenza

lasciare il mondo dell’apparire

per approdare al mondo dell’essere.

Ogni rinascita si compie nel dolore.

Saper morire per avere nuova vita.

No, non fuggire! Non devi spaventarti, non c’è nulla da temere, io non sono tuo nemico, anzi! Sono qui per aiutarti a comprendere meglio quello che ti sta accadendo. Questa è la tua trasformazione: il vecchio te stesso sta morendo lentamente per poter dare spazio al nuovo te stesso. Devi morire e poi rinascere; questo passo è molto doloroso, ma necessario, e ti condurrà alla vera vita. Ricordi, vero? E’ un brano del Vangelo che te lo spiega: ‘Felice l’uomo che ha messo alla prova se stesso, perché ha trovato la vita’.
E’ nelle prove, negli ostacoli spirituali che trovi dinnanzi a te che comprendi l’essenza della vita stessa; il seme divino che il tuo Creatore ha posto nella tua anima! Ti renderai conto di quanto questo sia importante per te. Ascolta la tua anima: il suo dolore si sta placando, sta nascendo a nuova vita!

(E. Cella Ferrari)

Io sarò

futuro

Appoggiata alla vita

confusa

allineo i miei piedi

e le nebbie si disperdono

lungo passi che incerti

mi portano al futuro.

Li oltre alle ombre,

quello che sarò.