Arcano VI (L’Amoreux)

imna images

“La strada che non presi”

Due strade divergevano in un bosco giallo
e mi dispiaceva non poterle percorrere entrambe
ed essendo un solo viaggiatore, rimasi a lungo
a guardarne una fino a che potei.

Poi presi l’altra, perché era altrettanto bella,
e aveva forse l’ aspetto migliore,
perché era erbosa e meno consumata,
sebbene il passaggio le avesse rese quasi simili.

Ed entrambe quella mattina erano lì uguali,
con foglie che nessun passo aveva annerito.

Oh, misi da parte la prima per un altro giorno!
Pur sapendo come una strada porti ad un’altra,
dubitavo se mai sarei tornato indietro.

Lo racconterò con un sospiro
da qualche parte tra anni e anni:
due strade divergevano in un bosco, e io –
io presi la meno percorsa,
e quello ha fatto tutta la differenza.

(R. Frost)

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Distensio Animi

L’anima misura il tempo
(AGOSTINO, Confessioni XI, 24,31 – 28,37)

“Dunque il tempo non è il movimento dei corpi [o degli astri]. Ti confesso, Signore, d’ignorare tuttora cosa sia il tempo; d’altra parte ti confesso, Signore, di sapere che pronuncio queste parole nel tempo; che da molto ormai sto parlando del tempo, e che proprio questo molto non lo è per altro, che per la durata del tempo. Ma come faccio a saperlo, se ignoro cosa sia il tempo? O chissà, non so esprimere ciò che so? Ahimè, ignoro persino cosa ignoro. Ecco, Dio mio, davanti a te che non mento: quale la mia parola, tale il mio cuore. Tu, Signore Dio mio, illuminando la mia lucerna illuminerai le mie tenebre. […] Non è veritiera la confessione della mia anima, quando ti confessa che misuro il tempo? Dunque, Dio mio, io misuro e non so cosa misuro. Misuro il movimento di un corpo per mezzo del tempo, ma non misuro ugualmente anche il tempo? Potrei misurare il movimento di un corpo, la sua durata, la durata del suo spostamento da un luogo all’altro, se non misurassi il tempo in cui si muove? Ma questo tempo con che lo misuro? Si misura un tempo più lungo con un tempo più breve come con la dimensione di un cubito quella di un trave? Così ci vedono misurare la dimensione di una sillaba lunga con quella di una breve, e dirla doppia; così misuriamo la dimensione dei poemi con la dimensione dei versi, e la dimensione dei versi con la dimensione dei piedi, e la dimensione dei piedi con la dimensione delle sillabe, e la dimensione delle sillabe lunghe con quella delle brevi: non sulle pagine, perché così misuriamo spazi e non tempi, ma al passaggio delle parole, mentre vengono pronunciate. […] Ne ho tratto l’opinione che il tempo non sia se non un’estensione. Di che? Lo ignoro. Però sarebbe sorprendente, se non fosse un’estensione dello spirito stesso.”

mercatino

Cos’ è il Passato?

È una valigia piena di vecchi monili che apri e nella quale rovisti a piene mani: alcune collane sono rotte ed altre rovinate, alcuni orecchini spaiati, alcune spille hanno perso la perla.

Allora danzi tra i ricordi, sognando le dita che hanno sfiorato i pizzi e i merletti e gli argenti opachi.

Distingui e selezioni i ricordi da esporre sulla tua bancarella, quelli da vendere oggi.

E ti chiedi quanto vale il passato e quanto vale un ricordo…

Quanto vale?

Solo il respiro dell’ Anima che fugge da ieri all’oggi e volteggia nell’aria, nei gesti e nelle parole di chi ti saluta e ti sorride.

E’ già di chi esitante allunga le mani e sceglie il monile, lo guarda, lo prova e si specchia con occhi sorridenti.

E mentre lo sguardo corre ed accarezza l’immagine non è più ieri… e non è più oggi…

Ma é già domani.

E’ già al collo o sulle mani di chi camminerà lungo vie sconosciute con un pezzo di ieri, quello che era tuo…

Ma oggi di tuo è solo il domani che è li… a portata di mano…

E aspetta come un’ ombra luminosa che tu lo raggiunga e copra i suoi passi.

Castello di Carimate

Cortile del Torchio, Mercato dell’Antiquariato 21 giugno 2015

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Sul treno – 22 giugno

poesia

“Sei il futuro, Tu”

Sei il futuro, Tu, il rosso immenso del mattino

sulle pianure dell’eternità.

Sei il canto del gallo, Tu, dopo la notte del tempo,

la rugiada, Tu, sei la preghiera del mattino

e la fanciulla, lo straniero, la madre e la morte.

Sei la forma che trasmigra,

che sola, sempre, si leva dal destino,

che non riceve festa, nè compianto,

come un bosco selvaggio mai descritta.

Sei l’essenza profonda delle cose

che di se stessa tace l’ultima parola

e sempre altra si offre ad ogni altro;

alla nave, come costa; alla terra, come nave.

(R. M. Rilke)