Venerdì felice

micettobis

(“micetto il pirata” che dorme disteso – collezione privata chiediloamanu)

Dedicato a chi dorme in un pomeriggio di sole,

accolto tra le braccia della Vita.

Che la brillantezza della luce ti culli

e protegga i tuoi sogni

sfavillanti di mille colori.

Che la frescura dell’ombra ti avvolga

e abbracci i tuoi pensieri

gioiosi come bolle nel cielo.

Buon riposo a te.

In questo venerdì felice.

Annunci

Arcano Senza Numero (Le Mat)

il matto

Il Matto, il numero zero, la fine del percorso iniziatico o, in realtà l’ inizio del percorso, prima ancora del Bagatto.

Il motivo di ciò è molto semplice: il Matto rappresenta il Bagatto libero interiormente; non solo ma, in realtà, le due figure sono una soltanto.

Si chiude il cerchio iniziatico, per ricominciare un’altra volta con qualche consapevolezza in più.

Il suo valore astrologico è il Sole. La lettera ebraica corrispondente è SHIN, la fiamma che s’innalza dopo la liberazione dello spirito, avvenuta dopo aver superato le prove iniziatiche.

Il suo posto è il ventiduesimo, ma il suo valore simbolico equivale a zero. Incosciente ed irresponsabile, egli non agisce nella vita, è passivo; non sa in quale direzione procedere e si lascia condurre da impulsi irragionevoli. Il suo costume è variopinto; rappresenta le molteplici influenze che subisce costantemente.
Nella mano destra il Matto ha un bastone. Ma esso lo intralcia, perché egli non lo usa come appoggio e non lo usa neanche come l’Eremita, per tastare il terreno su cui avanza. Il suo sguardo è perso tra le nuvole; è un insensato che percorre la strada senza chiedersi dove va, spinto soltanto dai propri impulsi.
Con la mano sinistra tiene un bastone appoggiato alla sua spalla; ad esso è appesa una bisaccia, della quale non si conosce il contenuto. Possiamo immaginare che essa contenga un poco della saggezza che egli ha acquisito nel suo cammino. Ma non dimentichiamoci che egli è il Folle, quindi la sua ricchezza è fatta soltanto di sciocchezze e stravaganze.
Un animale, forse una lince, morde il polpaccio sinistro del Matto. E’ il simbolo della lucidità cosciente e dei rimorsi legati agli errori commessi. La lince fermerebbe un essere capace di discernimento ma nel caso del Matto, invece, il suo morso affretta la marcia del folle verso il suo destino ineluttabile. Non è detto, però, che egli non possa recuperare il buon senso.
Questo arcano, privo di numero, ricorda ciò che non conta, il fantasma irreale che noi evochiamo con il nome di Nulla, in opposizione al Tutto-Uno.

Il saggio non si lascia ingannare dalle parole: egli cerca il Matto in sé stesso, prendendo coscienza della ristretta personalità umana, che ha un posto tanto grande nelle nostre preoccupazioni.

Impariamo, allora, che noi non siamo nulla.

MANTIENI LA MENTE FERMA NELLA LUCE: SII TE STESSO SEMPRE E COMUNQUE.
Zero: il cerchio si chiude e ciò che era all’inizio ora è alla fine. Il significato di questa lama é assoluta libertà interiore, priva di ogni inibizione.
Lo vedi? Hai compreso bene: io sono te e tu sei me. Siamo partiti insieme con le nostre potenzialità, abbiamo percorso molta strada ed ora ci ritroviamo alla fine del sentiero; oltre questa porta non ve ne sono altre. Ma è davvero la fine o è un nuovo inizio? E cosa troverai dopo quella porta, il nulla? Tu sai cosa ti aspetta, sai bene che questa non è la fine. Da questo momento la tua vita cambierà radicalmente: il vecchio te stesso non esiste più ed al suo posto è nato l’essere di luce, vivo e forte, pronto per la sua nuova vita. Un nuovo guerriero della pace è sorto: l’UOMO per eccellenza che darà inizio ad una nuova stirpe. Ora sei libero, va’!

Ora egli è un guerriero dello spirito: ciò che doveva acquisire ha imparato, ciò che doveva conoscere, ora sa. Tra poco partirà un’altra volta: altri sentieri, altre strade lo aspettano, altri compagni terreni e non più spirituali, ora lo attendono.
Ma egli è consapevole del fatto che non deve tenere per sé ciò che ha imparato; sarebbe un errore enorme, tale da vanificare tutte le sue fatiche. Il messaggio che ha interiorizzato deve essere passato ad altri: la saggezza, l’umiltà, l’amore appena acquisito devono essere messi al servizio del prossimo.
Altri partiranno dopo di lui, egli lo sa molto bene. Gli sembra quasi di vederli, quei viandanti dello spirito che partono senza conoscere la strada, armati soltanto dal desiderio di conoscenza. Egli desidera aiutarli, incoraggiarli e sostenerli, l’esigenza di diventare guida per gli altri, sostegno e messaggero è molto forte in lui.

Alla fine di tutto c’è un arco dorato e vi è una scritta luminosa: VITA.

Dopo il percorso dei Tarocchi, vi propongo la “Poesia del Tarocco” tratta dal libro di Oswald Wirth.

Tutto annuncia una causa attiva, intelligente.
Il numero è la prova dell’unità vivente.
Nulla può limitare colui che contien tutto.
Prima d’ogni principio, appare dappertutto.
E’ l’unico signore, è il solo da adorare.
Ed il suo dogma ai puri si degna rivelare.
L’opere della fede un solo capo regge,
E abbiamo un solo altare ed un’unica legge.
Giammai, giammai l’Eterno cambierà la sua base.
E dei cieli e dei giorni Ei regola ogni fase.
Ricco in misericordia, potente nel punire,
Al popolo promette un re nell’avvenire.
Per ogni terra nuova ogni tomba è un’uscita,
Solo la morte muore, immortale è la vita.
Son questi i dogmi puri, eterni e consacrati;
Completiamo la serie dei numeri onorati.
Il buon angelo è quello che tempera
E dà amore,
Mentre il malvagio è spirito d’orgoglio e di furore.
Dio comanda alla folgore ed il fuoco governa.
Espero e la rugiada gli debbon fede eterna.
Egli pone su noi la luna sentinella,
Il suo sole è la fonte che tutto rinnovella.
Al suo soffio la polvere risorge dalle tombe
Dove incessantemente l’umanità procombe.
Ora la sua corona ricopre il supplicante,
Sui cherubini scende la sua gloria brillante.

(Tratto e rivisto da testo di Emanuela Cella Ferrari)

Pecore a quattro e a due zampe (Niphus inspired)

Caro Niphus,

il tuo post mi ha “mosso” un sacco di pensieri e considerazioni. Mi hai “ispirata” e di questo ti ringrazio. E’ bellissimo questo terreno di confronto e di dibattito sincero ed aperto: ancora, ti ringrazio perché mi diverto all’infinito e mi arricchisce.

Esistono pecore a quattro zampe prive di consapevolezza, ma esistono pure pecore a due zampe prive di “alito divino” e di luce.

Tutto questo mi ha riportato alla mente questo lungo intervento di Carlos Castaneda che avevo letto tempo fa e già postato. Lo ripropongo in toto perché, dopo averci pensato mi è stato a sua volta riproposto da un caro amico: segno che lo devo “tirare fuori”.

Condiviso o meno vale la pena di leggerlo e di rifletterci.

Nagual-Shamano

«Gli sciamani dell’antico Messico scoprirono che abbiamo un compagno che resta con noi per tutta la vita, un predatore che emerge dalle profondità del cosmo e assume il dominio della nostra vita.» Don Juan Matus

Rispetto a quanto riferito fino ad ora della concezione tolteca, le considerazioni che seguono possono apparire ancora più sconcertanti e possono generare una varietà di reazioni nel lettore: di difesa come il rifiuto o di consapevolezza profonda come angoscia, senso di schifo, paranoia. Rivolgo per questo al lettore lo stesso invito che il Nagual Carlos fece alla conferenza di Santa Monica, in California, nel 1993 – la sua prima apparizione pubblica dopo decenni di totale anonimato:

«Il mio nome è Carlos Castaneda. Vorrei pregarvi di una cosa. Vi prego di sospendere per oggi il giudizio. Vi prego di aprirvi – anche solo per un’ora – alla possibilità che sto per presentarvi. Per trent’anni sono stato irreperibile. Non sono solito rivolgermi alla gente e parlare. Ma ora, per un momento, sono qui. È nostro dovere ripagare un debito a coloro che hanno fatto la fatica di mostrarci certe cose. Questo sapere noi lo abbiamo ereditato. Don Juan ci disse che non dobbiamo difenderlo. Vorremmo farvi capire che ci sono opzioni, possibilità insolite che non sono fuori dalla vostra portata.»

Gli antichi stregoni si accorsero per primi che qualcosa non andava. Videro che nei bambini le Emanazioni Luminose – tenute aggregate da una forza a forma di uovo – erano anche ricoperte da una patina di straordinario splendore. Videro che alla crescita del bambino questa patina, anziché svilupparsi anch’essa di conseguenza, diminuiva drammaticamente. Videro che questo involucro di luce era direttamente correlato alla consapevolezza dell’individuo e lo chiamarono lo Splendore della Consapevolezza. La consapevolezza non si sviluppava come sarebbe stato naturale.

Inquietati da questa incongruenza estesero le loro indagini e scoprirono la presenza di esseri oscuri posti direttamente sullo sfondo del campo energetico umano e per questo difficilmente individuabili.

Gli stregoni videro che questi esseri oscuri si cibavano della lucentezza della consapevolezza di ogni individuo, riducendone sempre di più la patina luminosa. Le entità oscure sono particolari esseri inorganici, coscienti e molto evoluti e poiché si muovono saltellando o volando come spaventose ombre vampire furono chiamati los Voladores, ovvero quelli che volano.

Don Juan: «Sei arrivato, e con le tue sole forze, a ciò che per gli sciamani dell’antico Messico era la questione suprema. Per tutto questo tempo non ho fatto che menare il can per l’aia, insinuando in te l’idea di un qualcosa che ci tiene prigionieri. Ed è davvero così!» Carlos: «Perché questo predatore ci avrebbe sottomessi nel modo che stai descrivendo, don Juan? Dev’esserci una spiegazione logica.» Don Juan: «Una spiegazione c’è ed è la più semplice che si possa immaginare. I predatori hanno preso il sopravvento perché siamo il loro cibo, la loro fonte di sostentamento. Ecco perché ci spremono senza pietà. Proprio come noi alleviamo i polli nelle stie…»

I Voladores si nutrono solo di un determinato tipo di energia e, come vedremo, noi produciamo molta di quella energia. Questo ci fa essere le prede ideali da mungere quotidianamente. Il danno energetico che questa azione predatrice ci arreca è immenso. Siamo esseri magici dotati di possibilità infinite condannati a brandelli di consapevolezza: i Voladores consumano regolarmente la patina luminosa – che torna a crescere per sua natura – e come impeccabili giardinieri tengono l’erba rasa sempre allo stesso misero livello.

Gli sciamani vedono che la patina di luminosità rimastaci è una piccola pozzanghera di luce sotto i piedi, che non arriva nemmeno agli alluci. Questa consapevolezza rimastaci è davvero poca cosa e ci permette giusto di interagire nel mondo quotidiano fissato dalla socializzazione, ma certo non ci dà modo di comprendere la nostra reale situazione o di riconoscere che condividiamo lo stesso destino degli animali che alleviamo. Come inconsapevoli schiavi ci identifichiamo nei nostri predatori e riproponiamo i loro nefandi comportamenti con la natura in generale inquinando, disboscando, distruggendo e «sfruttiamo noi stessi senza ritegno i nostri animali: li mungiamo, li tosiamo, prendiamo loro le uova e poi li macelliamo o li rendiamo in diversi modi sottomessi e mansueti. Li leghiamo, li mettiamo in gabbia, tagliamo loro le ali, le corna, gli artigli ed i becchi, li ammaestriamo rendendoli dipendenti e gli togliamo poco a poco l’aggressività e l’istinto naturale per la libertà.»

Ci manca l’energia, non possiamo fare altro che specchiarci, nella pozzanghera di consapevolezza, in un limitato e illusorio riflesso di sé, una falsa personalità. «La coscienza delle suole rispecchia la nostra immagine, la nostra superbia e il nostro ego, i quali alla fine non sono altro che la nostra vera gabbia.»

L’esigua pozzanghera di consapevolezza è l’epicentro dell’egocentrismo in cui l’uomo è inconsapevolmente intrappolato. Ci hanno tolto tutta l’energia, ma ci hanno lasciato proprio quella che ruota intorno all’Ego! E proprio facendo leva sul nostro egocentrismo i Voladores creano fiammate di consapevolezza che poi voracemente consumano. I predatori alimentano l’avidità, il desiderio smodato, la codardia, l’aggressività, l’importanza personale, la violenza, le emozioni forti, tutti gli eccessi, l’autocompiacimento ma anche l’autocommiserazione. Le fiamme energetiche generate da queste qualità “disarmoniche” sono il loro cibo prediletto. I Voladores non amano invece la qualità vibrazionale della consapevolezza, dell’amore puro, dell’armonia, dell’equilibrio, della pace, della sobrietà… in una parola aborriscono la qualità energetica della crescita evolutiva, e hanno ogni vantaggio nel boicottare ogni nostro incremento di coscienza.

«La nostra mentalità da schiavi, che nella cultura giudeo-cristiana ci promette consolazione nell’aldilà, non porta alcun vantaggio a noi stessi, bensì ad una forza estranea, che in cambio della nostra energia ci fornisce credenze, fedi e modi di vedere che limitano le nostre possibilità e ci fanno cadere nella dipendenza.»

Secondo don Juan sono stati proprio i Voladores a instillarci stupidi sistemi di credenza, le abitudini, le consuetudini sociali, e sono loro a definire le nostre paure, le nostre speranze, sono loro ad alimentare in continuazione e senza ritegno il nostro Ego.

Carlos: «Ma come ci riescono, don Juan? Ci sussurrano queste cose all’orecchio mentre dormiamo?» Don Juan: «Certamente no. Sarebbe idiota! Sono infinitamente più efficienti e organizzati. Per mantenerci obbedienti, deboli e mansueti, i predatori si sono impegnati in un’operazione stupenda, naturalmente dal punto di vista dello stratega. Orrenda nell’ottica di chi la subisce. Ci hanno dato la loro mente!

Mi ascolti? I predatori ci hanno dato la loro mente che è la nostra. La mente dei predatori è barocca, contraddittoria, tetra, ossessionata dal timore di essere smascherata. Benché tu non abbia mai sofferto la fame, sei ugualmente vittima dell’ansia da cibo e la tua altro non è che l’ansia del predatore, sempre timoroso che il suo stratagemma venga scoperto e il nutrimento gli sia negato. Tramite la mente che, dopotutto, è la loro, i predatori instillano nella vita degli uomini ciò che più gli conviene… Le nostre meschinità e le nostre contraddizioni sono il risultato di un conflitto trascendentale che affligge tutti noi, ma di cui solo gli sciamani sono dolorosamente e disperatamente consapevoli: si tratta del conflitto delle nostre due menti. Una è la nostra vera mente, il prodotto delle nostre esperienze di vita, quella che parla di rado perché è stata sconfitta e relegata nell’oscurità. L’altra, quella che usiamo ogni giorno per qualunque attività quotidiana, è una installazione estranea.» Carlos: «Ma se gli sciamani dell’antico Messico e quelli attuali vedono i predatori, perché non fanno nulla?» Don Juan: «Non c’è nulla che tu e io possiamo fare se non esercitare l’autodisciplina fino a renderci inaccessibili. Ma pensi forse di poter convincere i tuoi simili ad affrontare tali rigori? Si metterebbero a ridere e si farebbero beffe di te, e i più aggressivi ti picchierebbero a morte. Non perché non ti credano. Nel profondo di ogni essere umano c’è una consapevolezza ancestrale, viscerale, dell’esistenza dei predatori.»

Non c’è da meravigliarsi dunque del fatto che i bambini hanno spesso paura di demoni, mostri, spiriti o strane ombre (l’Uomo Nero) che secondo loro si nasconderebbero sotto il letto, dietro le porte, negli armadi, etc. I bambini piccoli vedono e solo quando hanno raggiunto una certa quota di socializzazione smettono di vedere, e ciò che prima era visibile si manifesta come inconscia presenza, come inquietudine, paura, disperazione, depressione…

«La mente di quello che vola non ha rivali. Quando si propone qualcosa non può che concordare con se stessa e indurti a credere di aver fatto qualcosa di meritevole. La mente di quello che vola ti dirà che qualsiasi cosa dica Juan Matus è solo un mucchio di sciocchezze e quindi essa stessa concorderà con la sua affermazione, “ma certo, sono sciocchezze” dirai tu. È così che ci sconfiggono.» Don Juan Matus

Il recente film The Matrix dà forma in maniera efficace a queste tematiche castanediane: il Tonal dei toltechi – ovvero il mondo quotidiano frutto della socializzazione e mantenuto dall’attività della mente – è Matrix, una terrificante trappola che consente a delle entità (in questo caso macchine) di depredare l’energia degli esseri umani. I pensieri che attraversano la nostra mente sono certamente “nostri”, ma la mente, attraverso la socializzazione, ne dirige il percorso in modo tale che essi sono “liberi” non più di quanto lo sia un treno su delle rotaie. I dati sensoriali sono i nostri, ma il software che guida il pensiero è estraneo.

Il pensiero ricrea costantemente il mondo così come lo vediamo (o meglio, così come ci è stato insegnato a vederlo. Fermare il pensiero per gli sciamani toltechi significa “fermare il mondo” e vedere le cose come sono veramente: pura energia.

Don Juan spiega che gli sciamani possono sconfiggere l’installazione estranea attraverso una vita di impeccabilità (uso strategico dell’energia) perché la disciplina strema in modo incommensurabile la mente aliena. La disciplina e la sobrietà sono qualità della consapevolezza che rendono la patina di splendore dell’uovo luminoso sgradevole al gusto dei Voladores. Ogni volta che si interrompe il dialogo interiore e si entra nel silenzio interiore si affatica la mente del predatore in modo così insostenibile che l’Installazione Estranea fugge. Successivamente essa ritorna, ma indebolita. Attraverso ripetuti stati di silenzio interiore l’Installazione Estranea prima o poi viene sconfitta e non torna.

Ogni volta che si interrompe il dialogo interiore, il mondo così come lo conosciamo collassa e affiorano aspetti di noi del tutto straordinari, come se fino a quel momento fossero stati sorvegliati a vista dalle nostre parole. Don Juan sostiene che il giorno in cui la Mente Estranea ci abbandona è il giorno più triste e difficile, poiché siamo costretti a contare solo sulle nostre forze e non c’è più nessuno a dirci cosa dobbiamo fare. Dopo un’esistenza di schiavitù, la nostra vera mente è molto debole e insicura e deve ritrovare la sua identità.

Fonte: http://www.carloscastaneda.it

Sura XVII Al-Kahf

destino

45. Proponi loro la metafora di questa vita: è simile ad un’acqua che facciamo scendere dal cielo; la vegetazione della terra si mescola ad essa, ma poi diventa secca, stoppia che i venti disperdono. Allah ha potenza su tutte le cose.

0922. L’isola

Haiku dell’equilibrio del mondo (equilibristasquilibrato inspired & devoted)

Colori pieni
muschio e ambra fusi.
Traspare Gioia

Poesie del mattino by chiediloamanu (10 luglio) (Tati inspired & devoted)

bacio images

È una ballata di baci.

Baci piroettanti nel cielo cristallino

Baci saltellanti nell’aria tersa

Baci scoppiettanti nel cielo blu.

È una ballata di baci

per chi piroetta nella vita con me

per chi saltella sui nodi che ci stringono il respiro

per chi scoppietta di felicità senza paura.

Baci intensi, baci leggeri e senza fine.

Baci solo baci.