Ci incontreremo al proxy bar

Essere una celebrity mi da il brividoooooo…

Non ho mai ricevuto tante visite dall’estero come in questo periodo: Croazia, Germania, Brasile, Stati Uniti…

Uahoooo… o sono diventata una celebrità internazionale o c’è una persona idiota, ma convinta di essere intelligente, che mi legge di nascosto…

E lascialo ‘sto like…non essere timida, cara persona…

Nell’attesa e, in mancanza del “red carpet”, ti mando un caloroso e gioioso saluto dalla Galleria.

Bye 😉

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Memento mori ovvero In Ricordo di una Grande Donna

Oggi, 15 luglio, è un anno che è morta (usiamola questa parola così “brutta” e che spesso edulcoriamo…) la mia seconda ex-suocera: napoletana verace, nel bene e nel male, e grande donna con “due palle” così.

Di quelle che non si sono mai arrese di fronte alle difficoltà della vita e che hanno sempre detto ciò che pensavano: che, in poche parole, hanno sempre corrisposto le loro parole con i fatti. A costo di risultare poco simpatici od invisi.

E proprio per questo non ci parlavamo da anni: avevamo avuto uno screzio basato banalmente su questioni di principio che, invece, potevano essere discusse senza portarci a congelare un rapporto umano ed affettivo che mi ha permesso di ricevere più di quanto io abbia dato.

Grazie a Dio la vita mi ha concesso di riprendere, “per caso”, i contatti una settimana prima della sua dipartita e questo ancora mi commuove perché è assolutamente vero che la Vita ci da sempre ciò di cui abbiamo bisogno…

Poche parole in ricordo, dunque, di questa Donna che so essere con me anche oggi, come lo fu quando persi il primo figlio di suo figlio, in un meraviglioso cerchio di Donne e di Vita.

Ed io sono con Te, oltre i confini del tempo, dello spazio e della fisicità.

Sono con Te nel profondo della mia Anima e del mio Amore.

“Metamorfosi”

Circolano varie opinioni sulla vita degli uomini

dopo l’estremo sguardo dei loro occhi. Alcuni

parlano di metamorfosi in animali, nuvole o fiori.

Dopo veglie senza sogno penso quasi: i nostri corpi

si ridurranno a piccole custodie. Il cuore diventerà

un bilanciere, in lancette si trasformeranno le braccia

e il nostro respiro si irrigidirà in un ticchettio regolare.

Come orologi indirizzeremo chi resta, a loro

ricordando quel che sempre perdemmo:

il tempo.

(T. Brasch – dalla raccolta postuma “Chi vuole attraversare la mia vita deve attraversare la mia stanza“)

Arcano XIII (Arcano senza Nome – La Morte)

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Benvenuta alla mia Morte. Mi mancava la mia lama preferita.

Sarà l’insofferenza verso i banchieri (no bancari…) che ti guardano e ti sorridono compiacenti apprezzando molto lo stile Ines de la Fressange perché lo stile radical chic é un bellissimo inganno: ti fa pensare di essere anticonformista e di essere fuori dal sistema mentre ci sei dentro con tutti e due i piedi…

Ma se lo usi consapevolmente ti puoi divertire in mille piroette mentre sei consapevole che quello che vuoi, quello che hai, quello che sei è “un cambio radicale” …

La lettera ebraica corrispondente alla Morte è MEM e significa acqua, fecondità, vita, decesso. E’ una delle tre lettere madri dell’alfabeto ebraico. Il suo valore numerico è il 13. Rappresenta la fine di una cosa e l’inizio di un’altra, una distruzione che porta al rinnovamento.
La lama numero tredici simboleggia una tappa molto significativa. La Cena Pasquale, l’ultima a cui parteciparono uniti il Cristo e i dodici apostoli, impone al numero tredici il sigillo di morte e fatalità. Il tredicesimo capitolo dell’Apocalisse ha un significato molto particolare; infatti in esso si parla dell’Anticristo e della Bestia. Non dimentichiamo inoltre che 13 è 12+1, e rappresenta una immobilizzazione seguita da un nuovo inizio.

La carta rappresenta uno scheletro che, per uno strano paradosso, compie un atto creatore e portatore di speranza, come se fosse un essere di carne. Infatti esso rappresenta l’annuncio di una nuova forma di vita. Ora non è più il momento di porre delle domande, dobbiamo lasciar agire questo tronco necessario con il passato, senza sapere ciò che il futuro nasconde.

La falce, che lo scheletro ha in mano possiede una valore positivo poiché permette di tagliare il legame che tratteneva il Bagatto e gli impediva di crescere spiritualmente.

La falce è l’arma del sacrificio psicologico a cui deve sottostare l’iniziato per passare dall’esistenza all’essenza. Lasciando il mondo dell’apparire egli penetra in quello dell’essere, la cui pace e serenità sono visibili sui volti nel terreno.

Non dimentichiamo che ogni rinascita non può compiersi che nel dolore.

La rinuncia annunciata dall’impiccato qui è in pieno svolgimento, senza che la si possa fermare in nessun modo. Ciò che è cambia aspetto ma non viene mai distrutto: tutto persiste modificandosi sotto l’azione del grande Trasformatore, al quale gli esseri individuali devono la loro origine. Quindi noi dobbiamo la nostra esistenza effimera a ciò che chiamiamo Morte; essa, infatti, ci permette di nascere e può condurci soltanto ad una rinascita. Il profano deve morire per rinascere ad una vita superiore conferita dall’iniziazione. Se non muore al suo stato di imperfezione non può compiere nessun progresso iniziatico.
SAPER MORIRE è quindi il grande segreto perché morendo ci si libera da ciò che è inferiore, per elevarsi sublimandosi: morire in una prigione oscura per rinascere ad una vita indipendente e di chiarore.
La nuova vita così conquistata non è un’esistenza di trionfale riposo: impone fatiche incessanti ma feconde e gloriose, la cui ricompensa è la seconda morte.
La falce sembra risparmiare le teste, le mani e i piedi. Le teste conservano le loro espressioni come se rimanessero vive. Quella di destra porta una corona, simbolo della sovranità, dell’intelligenza e della volontà che non abdicano morendo. I lineamenti del volto di sinistra non hanno perduto il loro fascino femminile, perché gli affetti non muoiono e l’anima ama anche oltre la morte fisica. Le mani che spuntano dalla terra, pronte all’azione, annunciano che l’opera non potrà venire interrotta, ed i piedi che appaiono tra i germogli si offrono per far avanzare le idee in marcia. La scomparsa degli individui non arreca pregiudizio al compito che essi hanno svolto: nulla cessa di esistere, tutto continua.

Sotto il profilo divinatorio la Morte è il principio trasformatore che rinnova tutte le cose. E’ la necessità ineluttabile, il cammino fatale dell’evoluzione. E’ il movimento eterno che si oppone ad ogni arresto e a tutto ciò che sarebbe veramente morto. Simboleggia la liberazione, spiritualizzazione. Significa disillusione, percezione della realtà spogliata da ogni ornamento che colpisce i sensi. Lucidità assoluta di giudizio, morte iniziatica. Distacco, ascetismo, potere trasformatore capace di rigenerare un ambiente corrotto. Rappresenta la fatalità, una fine necessaria. E’ un insuccesso di cui la vittima non è responsabile. Trasformazione radicale, rinnovamento.

Grazie all’amore e solo per amore, la vita è !.

(Tratto da testo di Emanuela Cella Ferrari)

Volute di pensieri ovvero l’arcobaleno attraverso il BN

BN

Sono i mediocri coloro che non sanno cogliere la Bellezza che la vita regala loro perché per abbracciare il bello bisogna osare e sfidare, abbandonare tutto senza la certezza di ottenere qualche cosa, essere coraggiosi ed incoscienti, abbandonare il certo per l’incerto, rinunciare a calcoli di probabilità, rendere “sacro” ciò che ci viene donato.

Lasciare se stessi ed aprirsi all’infinito.

Affidarsi.

Lasciare che la propria Anima produca volute di colori attraverso il sorriso di una foto in bianco e nero.

Oggi mi sento cosi: BELLISSIMA

“Dobbiamo imparare a mollare la presa. Collezioniamo ricordi e li incolliamo su degli album come biglietti per uno spettacolo di Broadway di dieci anni fa. Moriamo attaccati a souvenir. Essere uno stregone è avere energia, curiosità e fegato per lasciare le cose, per fare salti mortali nell’incognito. Tutto ciò di cui si ha bisogno sono delle ridefinizioni, regolare gli strumenti.”

(C. Castaneda)

Sul treno (15 luglio)

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“Fiesta”

Et les verres étaient vides
et la bouteille brisée
Et le litétait grand ouvert
et la porte fermée
Et toutes les étoiles de verre
du bonheur et de la beauté
resplendissaient dans la poussière
de la chambre mal balayée
Et j’étais ivre mort
et j’étais feu de joie
et toi ivre vivande
toute nue dans mes bras.

(J. Prevert)