Grazie

Chiudo il blog.

Chi vuole o ha piacere mi può contattare in forma privata al mio indirizzo email emanuela.allievi@gmail.com oppure al mio telefono 3371090852.

Ringrazio tutti per la magnifica avventura e spero che con alcuni di voi le strade possano incrociarsi nuovamente.

Manu.

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Buone vacanze ovvero la religione del tempo

Riporto quest’articolo di Osvaldo Danzi e dedico il post ad Erik ringraziandolo per essere sempre fonte di pensiero e riflessione.
Siamo in  periodo di vacanze, nel momento in cui il tempo cambia la sua dimensione e si dilata fino a diventare, a volte, ozio.
E, che bello l’ozio… che belli i pomeriggi estivi che non sai come riempire mentre sfiori i libri alla ricerca di quello che ti potrebbe piacere rileggere…
Quante volte siamo schiavi del tempo, sempre a rincorrere le lancette dell’orologio fino a farlo diventare il Dio “motore” delle nostre giornate?
Forse dobbiamo trovare il tempo per essere liberi… dal tempo.
uroboro

Il buon manager si vede nel momento della pausa

Spediscono email notturne e sono sempre “sotto budget”: sono la vera sconfitta di chi ha perso interessi e curiosità.

Massimo Troisi

C’è un brano musicale che dovrebbe avere all’incirca 60 anni, scritto da John Cage, musicista eclettico e per certi versi poco disposto a farsi costringere nei canoni della musica tradizionale, che si chiama 4’33”. Il brano, scritto per qualsiasi strumento, costringe il musicista a non suonare e dunque a prestare attenzione a tutti i suoni circostanti.

Io lo interpreto come una forma di allontanamento da sé e di richiamo all’attenzione verso l’esterno: rumori, fruscii, risatine, bacchette, calpestii. Un foglio che cade, un colpo di tosse. C’erano anche prima, ma adesso li ascolti.

John Cage usa la pausa per fermare il momento. Per concedere meno attenzione a se stesso e a ciò che si sta facendo (che nel caso di un direttore d’orchestra si tratta di interrompere l’attività più importante:  l’esecuzione di una sinfonia), per prestarla altrove.

Viviamo una tradizione di manager super-impegnati sostenuti da scuse da scolaretto che vanno dal “dottore è in riunione” a “risentiamoci fra 3 mesi, adesso siamo sotto budget” (che una volta di queste vorrei chiederlo: ma se lei che è il direttore del personale ci mette 3 mesi a chiudere un budget, che vita farà mai il direttore amministrativo-finanziario?) sono lo specchio di un management molto concentrato su di se’, su obbiettivi sempre più personali e sempre meno aziendali più o meno chiari, attenti a dimostrare e sempre meno a ragionareconfrontarerelazionare. Sono quelli che continuano a guardare il computer quando sei di fronte a loro a spiegargli qualcosa di profondamente importante per te, mentre loro fanno “sì sì” con la testa.

E questo fa male all’azienda, come dimostra l’intervento di Stefan Sagmeister, designer e titolare di uno degli studi più creativi di NewYork a un TedX del 2009  dove si afferma, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che non è stando asserragliati in ufficio che si diventa più produttivi, ma bensì conoscendo persone e temi nuovi e respirando aria diversa.

Ogni 7 anni Sagmeister chiude lo studio e si dedica ad un anno sabbatico dove viaggia alla ricerca di nuove ispirazioni, di nuove conoscenze, di nuove relazioni da far confluire nel suo lavoro, importando così nuove tendenze, attitudini, esperienze.

Elementare, considerando le tendenze di tante aziende che negli ultimi anni teorizzano l’home office, l’auto-certificazione delle presenze o l’orario flessibile, l’equilibrio fra vita familiare e benessere aziendale.

Complesso, considerando certi imprenditori che devono avere “sotto controllo” i propri dipendenti anche nei casi di figure professionali che potrebbero tranquillamente collaborare da casa una parte del loro tempo aumentando efficacia ed efficienza (è statistico che da casa si tenda a lavorare quasi il doppio rispetto all’ufficio) e diminuendo costi e spazi.

Sebbene tirando un po’ di acqua al proprio (business) mulino, Expedia.it,  realizzò due anni fa uno spot pubblicitario molto azzeccato, dove Alex, bruttino, dall’aspetto generoso e con il nodo di cravatta fatto male, ride e socializza con il suo capo raccontando che i Bulgari scuotono la testa per dire sì e la chinano per dire no (“perché lui è appena stato in Bulgaria“), mentre il diligente “povero Christian”, vestito tutto in tiro, con in mano il suo caffè americano (particolare che lo certifica quasi sicuramente quale MilaneseImbruttito), rosica nel vedere la scena. (“Lui che probabilmente ha passato le ferie in ufficio”).

I Christian devono sparire. Gente che risponde alle mail a mezzanotte o perennemente connessi per dimostrare attaccamento all’azienda e efficenza 24/24 non servono più a nessuno, nè mai sono serviti. Alimentano una catena di (im)produttività che esalta attività inutili generate di proposito in orari presidiati da nessuno (mail e ordini che verranno comunque lette ed eseguiti almeno 9 ore dopo) dove invece è più utile dedicarsi ad attività che ossigenino il cervello, alimentano la curiosità, stabilizzino la vita affettiva e familiare permettendo maggiore serenità sul posto di lavoro.

Non c’è niente di più palloso, inutile e dannoso di un capo o un collega che a pranzo non abbia altri argomenti che i clienti, il budget, il business e le battute sulle colleghe. Niente è più imbarazzante di un interlocutore senza interessi, senza un libro da scambiare, un film di cui discutere, un Paese da suggerire per il prossimo viaggio.

Si dice che il business spesso si fa a tavola, ma devi aver qualcosa di cui parlare. Forse è per questo che certi business-men si sono spostati sui campi da golf o nelle palestre.

Stressati  dagli impegni mal gestiti e frustrati dalla totale mancanza di creatività, si finisce per confondere i valori aziendali con i propri interessi. E spesso le due cose non coincidono.

“alla nostra azienda questa attività non interessa” / “splendida idea, per la nostra azienda questi sono valori importanti” mi hanno detto a dicembre due dirigenti della stessa azienda.

Io stacco.

Da quando sono consulente (ormai 5 anni), mi sono dato una regola: 40 giorni d’estate e 15 d’inverno mi fermo. Perché durante l’anno i clienti non possono aspettare e quindi macino 80.000 chilometri in macchina e 20.000 in treno. Perché durante l’anno mi alzo troppo presto e vado a letto troppo tardi. Perché durante l’anno faccio fatica a leggere libri. Perché durante l’anno ho poco tempo per la famiglia, gli amici di una vita, la scrittura, la chitarra, le playlist sull’Ipod, le passioni.

Stacco perché voglio avere qualche argomento in più da condividere durante i miei pranzi (e odio il golf e la palestra), che sia un viaggio, un aneddoto, o anche solo qualche titolo di libro fra le decine che d’inverno compro e che affollano il mio comodino impolverati in attesa dell’estate.

Anche se probabilmente non riuscirò a leggerli tutti, perché come diceva Troisi “loro sono un milione a scrivere e io uno solo a leggere“. Buone ferie.

Arcano XV (Le Diable)

LE DIABLE
L’arcano numero 15 è collegato astrologicamente a PLUTONE.
La lettera ebraica che corrisponde al Diavolo è SAMECH e rappresenta qualsiasi tipo di arma, una freccia che compie un movimento circolare.
Il valore numerico del Diavolo è 15; 1+5= 6. Ci rimanda, quindi, all’arcano numero 6, l’Innamorato, il “passaggio tra due cose”. Non dimentichiamo che il numero sei, nell’Apocalisse, è il numero del peccato, e che il numero dell’Anticristo è 666.

Il numero sei propone una scelta tra due vie: una porta alla città di Dio, l’altra alla città del Diavolo.
L’immagine del Diavolo evoca l’idea di caduta dello spirito, la comparsa delle tenebre, dalle quali dobbiamo uscire vittoriosi.
Egli è il simbolo delle forze che alloggiano nell’uomo, che offuscano la sua coscienza, conducendola verso regressioni negative e distruttive ma è anche il simbolo dell’apparenza che ognuno di noi deve necessariamente incontrare sulla sua strada.

Se il diavolo è un nemico, non esiste peggior nemico di noi stessi.

L’incontro è necessario perché è combattendo una lotta morale, spietata e dolorosa che l’uomo potrà fuggire alle minacce del quindicesimo arcano, riuscendo a raggiungere, trasformato, le rive dell’arcano sedicesimo.

Il Diavolo simboleggia dunque la natura dell’uomo, i suoi istinti, ma anche le passioni a cui è incatenato indissolubilmente.

Come il Bagatto, il Diavolo dispone dei quattro elementi: le ali che gli permettono di spiccare il volo, simboleggiano l’aria. La sua testa di capro, sormontata da corna simboleggia il fuoco. Le gambe, ricoperte di scaglie, rappresentano l’acqua, gli zoccoli la terra.

Egli è il grande agente magico, grazie al quale si compiono miracoli nei quali è in causa il corpo: è il diavolo a farci vivere materialmente. Egli ci arma per le necessità di questa vita di lotta perpetua e da questo derivano gli impulsi che non sono di per se stessi malvagi, ma che devono essere mantenuti in armonia tra di loro.

Senza ardore diabolico noi rimaniamo freddi ed impotenti, dobbiamo avere “il diavolo in corpo” per influenzare gli altri e agire in questo modo al di fuori di noi stessi ma la scintilla divina che è in noi deve vincere l’istinto grossolano perché da questa vittoria risulta una gloria, cioè un’atmosfera, un’aureola (aura) che è strumento della nostra potenza occulta.

LA PREDESTINAZIONE DIVINA HA DECISO PER TE: IL TUO DESTINO E’ TRACCIATO, CERCA DI COMPRENDERLO E DI SEGUIRLO NEL MIGLIORE DEI MODI.
Nel cammino della vita ogni lama ci indica una verità: ogni numero ha un suo preciso significato e noi dobbiamo imparare a comprenderlo.
Trovarsi di fronte al Diavolo significa avere la consapevolezza che la predestinazione fa parte della nostra vita, ma anche che spetta solo a noi decidere il percorso da compiere: il libero arbitrio è la componente essenziale dell’individuo, il motore delle nostre azioni.

”Non pensare di essere stato abbandonato; non è così. Il tuo Dio non lascia soli i Suoi figli: Egli è il tuo scudo nel cammino verso la verità. Ti parla, ti dà forza, coraggio, energia; tu devi imparare ad ascoltarlo, a vedere i suoi messaggi, a leggerli nella vita di tutti i giorni, perché è lì che li troverai: nei gesti semplici e quotidiani, nelle persone che fanno parte della tua vita. Le risposte alle tue domande sono semplici e lineari: apri gli occhi, guardati intorno e capirai! Il tuo destino è davanti a te; può essere luminoso o buio. Devi essere tu a decidere come diventerà; quindi ha un’altra scelta da compiere. Se decidi la luce, la luce sia! Ma, sappi, troverai davanti a te ancora numerosi ostacoli : saranno gli altri a frapporli tra te e il tuo avvenire luminoso; e tu dovrai combatterli a vincerli! Ti saranno utili, a questo punto, le virtù che hai raggiunto. Ma io voglio darti un altro consiglio; gli ostacoli sono l’unità di misura della tua crescita, ricorda: per vincerli è necessario un buon equilibrio e questo rappresenta un banco di prova per le tue capacità interiori. Questa è la vera saggezza e ti aiuterà a realizzare ciò che ritieni giusto per te stesso!”

”Rivolgiti al tuo Dio con una preghiera; riaccendi la luce della fede che, in questo momento, si è spenta. La fede muove le montagne, ricorda. Tu diventerai un essere di luce, ma solo se vorrai! Cancella la paura dal tuo cuore e prosegui”.

Il più grande cambiamento che può avverarsi in noi è credere in ciò che si sta facendo perché questo è veramente importante per non perdere mai di vista l’obiettivo prefissato: avere fede in se stessi, nella vita; possedere dei valori reali, duraturi, acquistare la capacità di andare al di là delle apparenze, arrivare al profondo degli avvenimenti della vita, comprendere che in ogni azione, in ogni avvenimento c’è sempre lo stesso messaggio: occorre evolversi, crescere, maturare.

Il significato più profondo del piano è questo: non perdere mai di vista l’uomo, non tradire mai se stessi, la propria integrità, la propria individualità. Niente nella vita giunge per caso e di questo dobbiamo essere consapevoli. Nessun talento viene donato perché noi lo seppelliamo nella sabbia, bensì perché ne facciamo tesoro. Far fruttare i doni è il compito della nostra vita e comportarci da ignavi è il più grande peccato che possiamo commettere nei confronti della vita e di noi stessi.

Questa lama ci aiuta a comprendere quali sono questi nostri talenti, insegna come scoprirli, svilupparli e farli diventare grandi.

Con questa nuova consapevolezza dobbiamo renderci conto che, nonostante tutte le volte nelle quali questo personaggio è stato associato al male, al peccato e a tutto ciò che deve essere evitato, questa volta il suo ruolo è ben diverso: il Diavolo è colui che spinge ognuno di noi a riconoscere il proprio valore e a saperlo sfruttare in modo giusto per la propria crescita.

(Tratto e rivisto da testo di Emanuela Cella Ferrari)