Verde

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Si sa… il verde nasce dalla combinazione tra blu e giallo e la percentuale di mischia dei due colori da origine a diverse tonalità di verde.

In funzione del verde che vogliamo ottenere dobbiamo essere consapevoli di quanto dobbiamo essere disposti a sacrificare in termini di “quantità” dei colori blu e giallo.

Il grado della mischia dei due colori non rappresenta, quindi, un compromesso bensì esprime la valutazione da fare per ottenere il verde desiderato.

Come dire che trovare la felicità non è niente di più che dosare gli ingredienti.

E c’è sempre qualcosa che dobbiamo essere disposti a perdere di noi stessi per poter poi trovare qualcosa di più grande e ancora sentirci a casa.

(M. Bisotti)

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Arcano XII (Le Pendu)

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L’arcano numero dodici corrisponde astrologicamente al dodicesimo segno zodiacale: i PESCI.
La parola ebraica che gli corrisponde è LAMED: il braccio. Rappresenta l’idea d’estensione, d’elevazione, d’apertura. Come l’ala di un uccello, il braccio si apre e diventa l’immagine della potenza che deriva dall’elevazione.
Il numero 12 è il risultato dei quattro punti cardinali moltiplicati per i tre piani del mondo. Il cielo è diviso in dodici settori, lo zodiaco ha dodici segni, l’anno dodici mesi. Il dodici è anche la cifra dell’Apocalisse. La Gerusalemme Celeste ha dodici porte sulle quali sono scritti i nomi delle tribù d’Israele. In Egitto la Barca del Sole attraversa nell’aldilà dodici porte che corrispondono alle dodici tappe dell’iniziazione.
Con l’arcano dodici si supera una tappa importante nel cammino dell’iniziato. Fino a questo momento si era attuata l’iniziazione attiva maschile che era partita dall’arcano uno (il Bagatto), per arrivare all’arcano undici (la Forza).
Con l’appeso si entra in un campo completamente diverso che è quello dell’iniziazione passiva o mistica femminile.

La personalità rinuncia all’esaltazione delle proprie energie: invece di comportarsi come centro d’azione autonomo, si cancella per  subire docilmente le influenze esteriori.

Il Mago ha fede in se stesso, nella propria intelligenza e nella propria volontà: si sente sovrano ed aspira a conquistare il proprio regno.

Il Mistico, invece, si convince di non essere nulla, se non un guscio vuoto, di per se stesso impotente. La sua passività lo rende disponibile a ciò che agisce su di lui. Egli si affida alle influenze esterne con i piedi e le braccia legate, come l’appeso che nei tarocchi, sembra essere lo stesso Bagatto.
Nell’arcano dodici ricompare, infatti, il giovane snello e biondo dell’arcano uno. Ma vi è un grande contrasto tra il prestigiatore abile ed il giovane condannato a rimanere appeso che ha libera soltanto la gamba destra, ripiegata dietro la sinistra per formare una croce al di sopra del triangolo rovesciato disegnato dalle braccia e dalla testa.

Nel suo complesso la figura ricorda il segno alchemico del “compimento della Grande Opera” che rovescia l’ideogramma dello zolfo ricordato dalla figura dell’Imperatore.

L’appeso è inattivo ed impotente nel corpo, perché la sua anima si è liberata per avvolgere l’organismo fisico in una atmosfera sottile, dove si riflettono le radiazioni spirituali più pure. L’Imperatore, invece, è concentrato su se stesso: è assorbito nel centro della sua individualità, e compie la discesa in se stesso degli iniziati.
L’appeso non è più un essere terreno, perché la realtà materiale gli sfugge; egli vive nel sogno ideale, sostenuto da una potenza misteriosa formata da due alberi privi di rami uniti da una traversa di legno morto. Questa traversa è gialla, per indicare che la sua sostanza è fatta di luce condensata, cioè di pensiero fissato o fermato in sistema. E’ la dottrina che l’appeso ha fatto sua, e alla quale aderisce al punto di esservi appeso con tutta la sua persona. E’ una concezione religiosa altissima, troppo sublime perché i comuni mortali possano giungervi, un ideale troppo elevato d’altra parte, per essere realizzabile in pratica. E’ la religione delle anime elette, una tradizione superiore all’insegnamento delle Chiese che si adattano sulla terra, alla debolezza umana. L’appeso vi si è aggrappato, non da credente cieco, ma da saggio che ha valutato la vanità delle ambizioni individuali ed ha compreso la fecondità del sacrificio eroico teso all’oblio totale di sé.
Al contrario del misticismo volgare, quest’oblio è spinto fino all’esclusione d’ogni preoccupazione di salvezza individuale, poiché la devozione pura non comporta come ricompensa alcun beneficio. D’altra parte, non è alla conquista del cielo che mira l’appeso, la cui testa è diretta verso la terra. Le sue preoccupazioni sono terrene: egli si vota al bene degli altri, alla redenzione dei poveri umani vittime della loro ignoranza e delle loro passioni egoistiche. I due alberi, tra i quali si trova l’appeso, sono le colonne Jakin e Boaz, che si elevano alla destra e alla sinistra di tutti gli iniziati. Esse raffigurano il complesso delle aspirazioni spirituali che sottraggono l’uomo alla materialità.
La linfa che ha fatto crescere i due alberi colora di porpora le dodici cicatrici lasciate dai rami recisi. La spiritualità attiva (porpora) si manifesta così dodici volte, poiché anima l’universalità del campo religioso di fronte al sole che percorre i dodici segni dello zodiaco. concezione di idee giuste e alla coltivazione di sentimenti generosi.
Mentre il Mago aspira a comandare, il mistico aspira soltanto ad obbedire. Il suo abbandono fiducioso si traduce in un aria serena; ciò spiega il volto calmo e sorridente dell’appeso.
Non bisogna, però, lasciarsi ingannare dall’apparente inattività dell’appeso. Anche se è fisicamente impotente egli dispone di un enorme potere occulto. Egli non agisce con i muscoli, ma esercita una influenza psichica irresistibile grazie all’energia sottile che emana da lui; quindi il suo pensiero , le sue aspirazioni e i suoi sentimenti si fanno sentire anche a lunghe distanze.

TUTTO E’ IMMOBILE, MA NULLA E’ FERMO. ORA IL TUO DESTINO E’ NELLE TUE MANI: OSSERVA, RIFLETTI, IMPARA!

“Benvenuto straniero, in questa valle silenziosa; ora tu, sicuramente ti starai chiedendo chi sono e perché sono qui, vero? Non devi essere sospettoso, io non ti farò alcun male, sono qui per aiutarti. Io rappresento ciò che tu devi comprendere: io sono la situazione del momento. Intorno a te tutto è immobile, ma non è negativo; questa è la situazione più giusta per meditare, per poter riflettere. In questo silenzio avviene il cambiamento, la trasformazione. Tu diventerai un uomo nuovo, ti libererai dagli ostacoli interiori, sarai finalmente libero da tutto quello che fino a questo momento ti ha bloccato. Niente più inibizioni , niente più problemi. Il tuo destino si sta realizzando e tutto questo dipende solo da te. La tua vita è nelle tue mani; sei tu che devi decidere qual è la strada giusta da percorrere; devi trovarla da solo, nessuno può aiutarti. La forza la devi trovare in te stesso: ma tu la possiedi già! Impara ed ascolta il tuo sé superiore; il tuo spirito ti parla e ti darà i suggerimenti necessari; tu devi solo ascoltarlo per non tornare indietro e continuare il sentiero serenamente”.

“Io sono costretto all’immobilità: questo perché, se seguissi la mia indole, non mi fermerei mai proprio come fai tu. Nella vita, invece, bisogna imparare a fermarsi ogni tanto; la fretta è, in realtà, una nemica pericolosa; essa ci impedisce di riflettere sulle nostre azioni e ci toglie la possibilità di raggiungere l’equilibrio che, invece, è tanto utile ed importante. Quando è il momento arrestarsi diventa necessario per poter riflettere ed imparare ad essere meno impulsivi.”

(Tratto da testo di Emanuela Cella Ferrari)

Tra il caffè e il treno (29 luglio)

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“L’amore è sconsiderato”

L’amore è sconsiderato, non così la ragione.
La ragione cerca il proprio vantaggio.
L’amore è impetuoso, brucia sé stesso, indomito.
Pure in mezzo al dolore,
l’amore avanza come una macina;
dura la sua superficie, procede diritto.
Morto all’egoismo,
rischia tutto senza chiedere niente.
Può giocarsi e perdere ogni dono elargito da Dio.
Senza motivo, Dio ci diede l’essere,
senza motivo rendiglielo.
Mettere in gioco se stessi e perdersi
è al di là di qualcunque religione.
La religione cerca grazie e favori,
ma coloro che li rischiano e li perdono
sono i favoriti di Dio:
non mettono Dio alla prova
né bussano alla porta di guadagno e perdita.

(Rumi)