Filastrocca di U

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Uova

Uscite

da Una Unica Unità

e Usate da Uccellino Urbano

Unito Ufficialmente

ad Undici Ubriachi Urlati ed Urtati.

Frittata.

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Arcano XIIII (La Temperance)

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La quattordicesima lama presenta un Angelo con due urne,  che fa scorrere un fluido dall’una all’altra bilanciando la quantità.
Il suo numero è il 14, 7+7 ed è la somma di due carri: simboli di virtù e sublimazione.
La Temperanza si presenta con l’aspetto di un Angelo Custode, di un maestro interiore che ogni essere umano porta dentro di sé, sovrintendendo con il suo gesto di travasare, alla discesa dello Spirito nella Materia.
Uomo d’esperienza e di studi, il saggio si tiene lontano dalle suggestioni subite dalle folle; cerca la verità senza fretta, limitando il campo delle esplorazioni, poiché è ansioso di mantenersi nello stretto dominio del sapere umano. La sua riservatezza, attraverso la Temperanza, si traduce in moderazione.
Sotto il profilo divinatorio la Temperanza rappresenta la vita universale; il suo movimento incessante, la sua circolazione attraverso gli esseri. E’ il fluido rianimatore che rende le forze disperse.

CERCA IL TUO SPIRITO GUIDA: TI PORTERA’ ALLE PORTE DELLA SAGGEZZA E FARA’ IN MODO CHE ESSA DIVENTI PER TE COMPAGNA, AMICA, SORELLA.

“Vieni, ti stavo aspettando.  Vedi? Egli è il mio Angelo Custode e mi sta facendo un dono: mi sta versando il liquido più prezioso che esista; quello del sapere e della conoscenza pura. Essa è il bene prezioso che tutti cerchiamo, di cui sentiamo sempre la mancanza.
Quante volte, nella vita, avremmo voluto conoscere la verità su noi stessi e quante volte l’abbiamo cercata invano, senza mai trovarla! A volte, forse troppe, essa ci appare lontana ed irraggiungibile e quando ci illudiamo di averla raggiunta, essa invece, ci sfugge. Ecco la verità; è presente ora davanti a te: è questo liquido prezioso. Non è facile trovare la verità, spesso è nascosta e non riusciamo a vederla; a volte, invece, quando l’abbiamo trovata ci accorgiamo che non è così limpida e pura come dovrebbe; viene sporcata dalle menzogne e dalle falsità degli uomini che non la comprendono. E tu, hai un cuore puro? Sappi che solo attraverso di lui puoi trovarla e conservarla intatta, dentro di te! Non vergognarti della tua ignoranza; sii costante nella ricerca: questo è ciò che conta! Cerca sempre la vera saggezza: ella è amica degli uomini. Ad essa si giunge attraverso la sofferenza , ma, quando l’hai trovata, il premio è grande; sei libero e possiedi la conoscenza dei puri! Sei pronto per tutto ciò?”

Troppo spesso noi dimentichiamo la presenza della nostra guida spirituale, preferiamo ignorarla e non ascoltiamo i suoi messaggi ed i suoi consigli. Essa, invece, è molto utile per noi, perché ci guida, ci sostiene e con i suoi rimproveri preziosi ci sprona; ma noi dobbiamo imparare ad ascoltarla.
Quante volte abbiamo percepito accanto a noi la sua presenza, eppure l’abbiamo ignorata, perfino disprezzata. La Temperanza, invece, è sempre lì, più che mai presente nella nostra vita, pronta a riportarci alla realtà, a ridurre a dimensione umana i problemi che abbiamo trasformato in tragedie; a costringerci a riflettere sulle nostre azioni. Soprattutto ci insegna l’equilibrio della verità, affinché impariamo a perseguirla sempre e comunque, nonostante tutto e tutti.
E’ simile ad una delicata pianticella, la verità, per farla crescere forte e sicura bisogna nutrirla, accudirla ed amarla, altrimenti essa appassirà e, con essa morirà anche l’anima stessa dell’iniziato.

(Tratto e rivisto da testo di Emanuela Cella Ferrari)

I am

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La maggioranza è formata da sciocchi, da veri sciocchi.  Guardati dalla maggioranza. Se tante persone seguono qualcosa, è una prova sufficiente che è una cosa sbagliata. La verità accade agli individui, non alle masse. (Osho)

I am.

Tutti abbiamo nel nostro cuore la capacità di creare miracoli partendo dal potere creativo che è già dentro di noi. In ognuno di noi.

Perché il miracolo della verità parte dal caos e dall’energia universale che abbiamo dentro.

È già tutto li.

Tutti noi, che si sia oppure no guerrieri, abbiamo un centimetro cubo di opportunità che spunta fuori ogni tanto. La differenza tra la persona media e il guerriero è la consapevolezza di questo, ed uno dei compiti è quello di stare all’erta, attendendo deliberatamente, in modo che quando il centimetro cubo spunta fuori il guerriero abbia la velocità e la bravura necessarie per raccoglierlo.

(C. Castaneda)

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Verde

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Si sa… il verde nasce dalla combinazione tra blu e giallo e la percentuale di mischia dei due colori da origine a diverse tonalità di verde.

In funzione del verde che vogliamo ottenere dobbiamo essere consapevoli di quanto dobbiamo essere disposti a sacrificare in termini di “quantità” dei colori blu e giallo.

Il grado della mischia dei due colori non rappresenta, quindi, un compromesso bensì esprime la valutazione da fare per ottenere il verde desiderato.

Come dire che trovare la felicità non è niente di più che dosare gli ingredienti.

E c’è sempre qualcosa che dobbiamo essere disposti a perdere di noi stessi per poter poi trovare qualcosa di più grande e ancora sentirci a casa.

(M. Bisotti)

Arcano XII (Le Pendu)

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L’arcano numero dodici corrisponde astrologicamente al dodicesimo segno zodiacale: i PESCI.
La parola ebraica che gli corrisponde è LAMED: il braccio. Rappresenta l’idea d’estensione, d’elevazione, d’apertura. Come l’ala di un uccello, il braccio si apre e diventa l’immagine della potenza che deriva dall’elevazione.
Il numero 12 è il risultato dei quattro punti cardinali moltiplicati per i tre piani del mondo. Il cielo è diviso in dodici settori, lo zodiaco ha dodici segni, l’anno dodici mesi. Il dodici è anche la cifra dell’Apocalisse. La Gerusalemme Celeste ha dodici porte sulle quali sono scritti i nomi delle tribù d’Israele. In Egitto la Barca del Sole attraversa nell’aldilà dodici porte che corrispondono alle dodici tappe dell’iniziazione.
Con l’arcano dodici si supera una tappa importante nel cammino dell’iniziato. Fino a questo momento si era attuata l’iniziazione attiva maschile che era partita dall’arcano uno (il Bagatto), per arrivare all’arcano undici (la Forza).
Con l’appeso si entra in un campo completamente diverso che è quello dell’iniziazione passiva o mistica femminile.

La personalità rinuncia all’esaltazione delle proprie energie: invece di comportarsi come centro d’azione autonomo, si cancella per  subire docilmente le influenze esteriori.

Il Mago ha fede in se stesso, nella propria intelligenza e nella propria volontà: si sente sovrano ed aspira a conquistare il proprio regno.

Il Mistico, invece, si convince di non essere nulla, se non un guscio vuoto, di per se stesso impotente. La sua passività lo rende disponibile a ciò che agisce su di lui. Egli si affida alle influenze esterne con i piedi e le braccia legate, come l’appeso che nei tarocchi, sembra essere lo stesso Bagatto.
Nell’arcano dodici ricompare, infatti, il giovane snello e biondo dell’arcano uno. Ma vi è un grande contrasto tra il prestigiatore abile ed il giovane condannato a rimanere appeso che ha libera soltanto la gamba destra, ripiegata dietro la sinistra per formare una croce al di sopra del triangolo rovesciato disegnato dalle braccia e dalla testa.

Nel suo complesso la figura ricorda il segno alchemico del “compimento della Grande Opera” che rovescia l’ideogramma dello zolfo ricordato dalla figura dell’Imperatore.

L’appeso è inattivo ed impotente nel corpo, perché la sua anima si è liberata per avvolgere l’organismo fisico in una atmosfera sottile, dove si riflettono le radiazioni spirituali più pure. L’Imperatore, invece, è concentrato su se stesso: è assorbito nel centro della sua individualità, e compie la discesa in se stesso degli iniziati.
L’appeso non è più un essere terreno, perché la realtà materiale gli sfugge; egli vive nel sogno ideale, sostenuto da una potenza misteriosa formata da due alberi privi di rami uniti da una traversa di legno morto. Questa traversa è gialla, per indicare che la sua sostanza è fatta di luce condensata, cioè di pensiero fissato o fermato in sistema. E’ la dottrina che l’appeso ha fatto sua, e alla quale aderisce al punto di esservi appeso con tutta la sua persona. E’ una concezione religiosa altissima, troppo sublime perché i comuni mortali possano giungervi, un ideale troppo elevato d’altra parte, per essere realizzabile in pratica. E’ la religione delle anime elette, una tradizione superiore all’insegnamento delle Chiese che si adattano sulla terra, alla debolezza umana. L’appeso vi si è aggrappato, non da credente cieco, ma da saggio che ha valutato la vanità delle ambizioni individuali ed ha compreso la fecondità del sacrificio eroico teso all’oblio totale di sé.
Al contrario del misticismo volgare, quest’oblio è spinto fino all’esclusione d’ogni preoccupazione di salvezza individuale, poiché la devozione pura non comporta come ricompensa alcun beneficio. D’altra parte, non è alla conquista del cielo che mira l’appeso, la cui testa è diretta verso la terra. Le sue preoccupazioni sono terrene: egli si vota al bene degli altri, alla redenzione dei poveri umani vittime della loro ignoranza e delle loro passioni egoistiche. I due alberi, tra i quali si trova l’appeso, sono le colonne Jakin e Boaz, che si elevano alla destra e alla sinistra di tutti gli iniziati. Esse raffigurano il complesso delle aspirazioni spirituali che sottraggono l’uomo alla materialità.
La linfa che ha fatto crescere i due alberi colora di porpora le dodici cicatrici lasciate dai rami recisi. La spiritualità attiva (porpora) si manifesta così dodici volte, poiché anima l’universalità del campo religioso di fronte al sole che percorre i dodici segni dello zodiaco. concezione di idee giuste e alla coltivazione di sentimenti generosi.
Mentre il Mago aspira a comandare, il mistico aspira soltanto ad obbedire. Il suo abbandono fiducioso si traduce in un aria serena; ciò spiega il volto calmo e sorridente dell’appeso.
Non bisogna, però, lasciarsi ingannare dall’apparente inattività dell’appeso. Anche se è fisicamente impotente egli dispone di un enorme potere occulto. Egli non agisce con i muscoli, ma esercita una influenza psichica irresistibile grazie all’energia sottile che emana da lui; quindi il suo pensiero , le sue aspirazioni e i suoi sentimenti si fanno sentire anche a lunghe distanze.

TUTTO E’ IMMOBILE, MA NULLA E’ FERMO. ORA IL TUO DESTINO E’ NELLE TUE MANI: OSSERVA, RIFLETTI, IMPARA!

“Benvenuto straniero, in questa valle silenziosa; ora tu, sicuramente ti starai chiedendo chi sono e perché sono qui, vero? Non devi essere sospettoso, io non ti farò alcun male, sono qui per aiutarti. Io rappresento ciò che tu devi comprendere: io sono la situazione del momento. Intorno a te tutto è immobile, ma non è negativo; questa è la situazione più giusta per meditare, per poter riflettere. In questo silenzio avviene il cambiamento, la trasformazione. Tu diventerai un uomo nuovo, ti libererai dagli ostacoli interiori, sarai finalmente libero da tutto quello che fino a questo momento ti ha bloccato. Niente più inibizioni , niente più problemi. Il tuo destino si sta realizzando e tutto questo dipende solo da te. La tua vita è nelle tue mani; sei tu che devi decidere qual è la strada giusta da percorrere; devi trovarla da solo, nessuno può aiutarti. La forza la devi trovare in te stesso: ma tu la possiedi già! Impara ed ascolta il tuo sé superiore; il tuo spirito ti parla e ti darà i suggerimenti necessari; tu devi solo ascoltarlo per non tornare indietro e continuare il sentiero serenamente”.

“Io sono costretto all’immobilità: questo perché, se seguissi la mia indole, non mi fermerei mai proprio come fai tu. Nella vita, invece, bisogna imparare a fermarsi ogni tanto; la fretta è, in realtà, una nemica pericolosa; essa ci impedisce di riflettere sulle nostre azioni e ci toglie la possibilità di raggiungere l’equilibrio che, invece, è tanto utile ed importante. Quando è il momento arrestarsi diventa necessario per poter riflettere ed imparare ad essere meno impulsivi.”

(Tratto da testo di Emanuela Cella Ferrari)

Tra il caffè e il treno (29 luglio)

fede

“L’amore è sconsiderato”

L’amore è sconsiderato, non così la ragione.
La ragione cerca il proprio vantaggio.
L’amore è impetuoso, brucia sé stesso, indomito.
Pure in mezzo al dolore,
l’amore avanza come una macina;
dura la sua superficie, procede diritto.
Morto all’egoismo,
rischia tutto senza chiedere niente.
Può giocarsi e perdere ogni dono elargito da Dio.
Senza motivo, Dio ci diede l’essere,
senza motivo rendiglielo.
Mettere in gioco se stessi e perdersi
è al di là di qualcunque religione.
La religione cerca grazie e favori,
ma coloro che li rischiano e li perdono
sono i favoriti di Dio:
non mettono Dio alla prova
né bussano alla porta di guadagno e perdita.

(Rumi)