Fiordalisi

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Fiordalisi

Come un mago

gioco con la realtà

e con la bacchetta aggiungo

pozze di luce

mentre tolgo aree di colore.

Metto fiordalisi nei sassi

e fiori tra i riflessi.

Creo quello che non c’è.

Un giardino in mezzo all’acqua

dove possano galleggiare i sogni di chi dorme

respirando desideri.

Felice notte.

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Arcano VII (Le Chariot)

Quando farete di due uno, e l’interno come l’esterno

e ciò che è in alto come quello che è in basso,

e il maschio e la femmina non saranno altro che un solo essere,

allora solo entrerete nel Regno dei Cieli.

(Vangelo di Tommaso)

Chariot

Il Carro nella Cabala è la settima Sephirah, denominata NETZAH:, il trionfo, vittoria, fermezza.

Rappresenta il principio coordinatore che governa il mondo, dirige il movimento presiede al progresso ed è guidato da un giovane che indossa una corazza ed impugna uno scettro come l’Imperatore.

Egli incarna i principi superiori della personalità umana per rappresentare l’Anima intellettuale nella quale si sintetizzano il principio pensante (Bagatto), il centro dell’energia volitiva (Imperatore) e l’affetto (Innamorato). Ma a differenza dell’Imperatore, seduto sopra un cubo immobile, il Trionfatore percorre il mondo su un veicolo a forma cubica. 
Questa forma indica sempre una realizzazione corporea. Applicata al trono mobile della spiritualità che agisce, suggerisce l’idea di un corpo sottile dell’anima, grazie al quale lo spirito si manifesta in maniera dinamica. Il corpo cubico del Carro corrisponde al supporto invisibile di ciò che è visibile.

Il cielo non può agire sulla terra se non unendosi ad essa in un atto d’amore.

Il Carro tocca il suolo soltanto attraverso la mediazione delle ruote che rappresentano l’ardore vitale mantenuto dal movimento e che balza nella materia quasi per attrito. Le ruote sono in contrasto con il baldacchino azzurro che è l’immagine del firmamento, e come tale separa il relativo dall’assoluto; ci ripara ed arresta opportunamente lo slancio troppo ambizioso del nostro pensiero, dei nostri sentimenti e delle nostre aspirazioni.
 
Il trionfatore dirige il suo carro e guarda diritto davanti a sé, senza perdersi tra le nuvole di un misticismo sterile. Sopra il suo capo brilla l’emblema del sole, al centro di stelle che corrispondono ai pianeti. Dagli angoli del carro s’innalzano i quattro sostegni del baldacchino: il quaternario di cui il trionfatore occupa il centro ricorda le attrazioni che egli non deve subire.

Egli concilia le opinioni opposte, induce gli avversari a comprendersi, pone fine alle discordie intellettuali e fa rinascere sentimenti di fraterna benevolenza. Impone l’equità anche negli atti più trascurabili; in altre parole, veglia sulla conservazione di una gentilezza squisita, madre di ogni vera civiltà.
A simboleggiare  il flusso e il riflusso delle maree emotive, da lui dominate, vediamo sulle sue spalle due mezzelune in opposizione, come per dare al braccio destro il potere su ciò che cresce e al braccio sinistro il potere su ciò che decresce.

Due cavalli trainano il Carro. Non sono due animali separati, ma uno solo a due teste. Un mostro capace di camminare in entrambi i sensi si immobilizzerebbe, se non fosse unito al carro per la metà del suo corpo. Il merito del trionfatore consiste nell’averlo saputo soggiogare, poiché egli utilizza, in questo modo, energie che, abbandonate a se stesse, non possono fare altro che neutralizzarsi reciprocamente. 
 
(Tratto da testo di Emanuela Cella Ferrari)

Zenobia di Palmira, la regina che fece tremare Roma

Il nuovo mondo di Galatea

A dimostrare che, come tutti i fanatici, quelli dell’ISIS non capiscono nulla basta questo fatto: che fra tutte le città storiche si intigniscono a voler distruggere Palmira. Palmira, capite? Che se avessero un po’ di sale in zucca o qualche blando rudimento di antichità, dovrebbe invece essere per loro un simbolo, un punto fermo nella propaganda antioccidentale: Palmira, la città che per poco non diventò una nuova Roma, e di Roma fu, per qualche anno, la rivale.

Palmira, la regina del deserto, il punto di arrivo e di snodo di infinite carovane. Per le sue piazze e nel suo suk si incrociavano le spezie e le sete dell’Oriente lontano, portate a dorso di cammello attraverso le sabbie. Nei suoi vicoli e nei suoi templi si intersecavano genti di ogni origine, parlanti le lingue più diverse: arabo, persiano, greco, latino. Mercanti, intellettuali, mercenari, soldati. E poi ancora carovanieri, sacerdoti, gran dame…

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Viaggiare – Step two

Viaggiare… quando la strada ti si stende davanti… lunga, dolcemente piena di curve, oppure stretta, magari in salita… oppure in discesa vertiginosa… ma sempre davanti a te… che scorre sotto i tuoi passi e va oltre…

Davanti a te: il tuo cammino, quello che ti sei “programmato” oppure quello che “arriva”, quello che ti “senti” oppure quello che ti “tocca”…

E quante opportunità dietro quella curva… quanti panorami in cima a quella vetta, a quel passo… quante persone da incontrare, mani da stringere, sorrisi da scambiare, gomme da bucare e da sostituire…, quante tende da montare e cene consumate seduti per terra accanto ad un bicchiere di vino fresco, senza sedie, perché non occorrono sedie o superfluo per essere in armonia. Lo impari strada facendo.

Hai fatto la fila perché c’era un incidente e hai perso tempo ma… il tempo si può “perdere”? E cosa significa “guadagnare tempo”?

Quello che importa è il cammino… perché quando ti è comparso davanti è stato “meraviglia” e tutto da vivere.

Sfruttando le imperfezioni e le difficoltà per fare delle deviazioni, oppure fischiettare, oppure contare i corvi nel prato di fianco…

Vivere è percorrere il proprio cammino, sotto il proprio sole o la pioggia.

Sapendo che nulla è per sempre.

Per sempre è il nostro cuore.

LA STRADA CHE NON PRESI

di Robert Frost

Due strade divergevano in un bosco giallo
e mi dispiaceva non poterle percorrere entrambe
ed essendo un solo viaggiatore, rimasi a lungo
a guardarne una fino a che potei.

Poi presi l’altra, perché era altrettanto bella,
e aveva forse l’ aspetto migliore,
perché era erbosa e meno consumata,
sebbene il passaggio le avesse rese quasi simili.

Ed entrambe quella mattina erano lì uguali,
con foglie che nessun passo aveva annerito.

Oh, misi da parte la prima per un altro giorno!
Pur sapendo come una strada porti ad un’altra,
dubitavo se mai sarei tornato indietro.

Lo racconterò con un sospiro
da qualche parte tra anni e anni:
due strade divergevano in un bosco, e io –
io presi la meno percorsa,
e quello ha fatto tutta la differenza.

Robert Frost

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Sur la route, D994

Pensiero – 25 agosto

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L’ imperfezione ci rende armoniosi
Gli umani considerano i propri errori e le proprie debolezze come ostacoli al proprio sviluppo. È vero, ma non del tutto. Se invece di lasciarsi indebolire e mettere a terra da loro, cercheranno il modo di metterli al lavoro, scopriranno che quegli errori e quelle debolezze possono essere utili. Direte: «Come, utili? I difetti vanno combattuti, annientati». Ci avete già provato e avete pur visto se è facile! Siete stati voi a riportare la vittoria?…
Tutte le tendenze inferiori che voi considerate delle debolezze sono in realtà delle forze. Imparate a sentire tutte le energie che esse rappresentano. Se scacciate tutti i vostri avversari, se sopprimete tutto ciò che vi resiste, chi lavorerà per voi? Chi vi servirà?… Che si tratti della sensualità, della cupidigia, della vanità o della collera, tutte queste sono forze. Decidetevi a mobilitarle, ed esse vi aiuteranno ad avanzare nella direzione spirituale che avete deciso di prendere.
(O.M. Aivanhov)

Cinque

Cinque minuti possono valere un’ intera giornata.

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…e il sole gioca sulle pietre…