Nowhere

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Nowhere

“Perche bisogna morire, Merlino?”

“Perché hai paura, mia piccola Morgana”

(M. Rio, Merlino)

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Arcano III (L’ Imperatrice)

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L’esperienza del creare è un ingresso nel mistero. Tecnica, abilità e sapere sono solo strumenti: la chiave sta abbandonarsi all’energia che dà nutrimento a tutte le cose. Questa energia non ha forma, né struttura, tuttavia da lei scaturiscono tutte le forme e le strutture. Qualsiasi cosa fai, se la fai con amore e senza calcolo, diventa creativa. Se dentro di te hai qualcosa che cresce da questo spazio incontaminato che ti fa crescere, allora sei divino. Tutte le religioni hanno detto che Dio è il creatore. Io non so se lo è ma so che più diventi creativo, più diventi divino.

(Osho)

Allegoria

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Allegoria

Il giorno della fine del mondo

Il giorno della fine del mondo
L’ape gira sul fiore del nasturzio,
il pescatore ripara la rete luccicante.
Nel mare saltano allegri delfini,
Giovani passeri si appoggiano alle grondaie
E il serpente ha la pelle dorata che ci si aspetta.

Il giorno della fine del mondo
Le donne vanno per i campi sotto l’ombrello,
L’ubriaco si addormenta sul ciglio dell’aiuola,
I fruttivendoli gridano in strada
E la barca dalla vela gialla si accosta all’isola,
Il suono del violino si prolunga nell’aria
E disserra la notte stellata.

E chi si aspettava folgori e lampi,
Rimane deluso.
E chi si aspettava segni e trombe di arcangeli,
Non crede che già stia avvenendo.
Finché il sole e la luna sono su in alto,
Finché il calabrone visita la rosa,
Finché nascono rosei bambini,
Nessuno crede che già stia avvenendo.

Solo un vecchietto canuto, che sarebbe un profeta,
Ma profeta non è, perché ha altro da fare,
Dice legando i pomodori:
Non ci sarà altra fine del mondo,
Non ci sarà altra fine del mondo.

(C. Milosz)

Ogier le Danois, Segui i segni – Step five

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Castelli sull’acqua, Vers Florac

Da “La Leggenda di Ogier le Danois”

In Avalon si trovava re Artù, un tempo re dei Bretoni e ora re di Faerie, e tutti i suoi cavalieri. Si trovavano anche Oberon re delle fate e Malabron re dei folletti. Erano vestiti di abiti candidi e portavano sul capo corone di fiori. Il vecchio cavaliere venne condotto alla loro presenza, dove fu accolto con tutti gli onori. Lo fecero bere alle sorgenti della giovinezza e la vecchiaia gli cadde di dosso come un vecchio mantello e Uggeri tornò di nuovo giovane e prestante. Poi una corona di fiori fu posta anche sul suo capo e istantaneamente Uggeri perse la memoria: le sue battaglie, la sua gloria, la corte di Carlo Magno, suo padre, sua moglie, suo figlio, gli anni dell’esilio, i viaggi e il tempo che aveva trascorso in Terrasanta: tutto venne dimenticato. Quella corona aveva la virtù di far venir meno in chi la portava ogni legame con il mondo degli uomini.

Uggeri rimase così nel regno di Faerie e il tempo corse così rapido e leggero che non ne ebbe neppure percezione. Morgana lo prese come suo sposo e da lei il Danese ebbe un figlio chiamato Meurvin.

Poi un giorno Morgana tolse la corona dalla testa di Uggeri, e il Danese, come uscendo da un sogno, si sentì improvvisamente fuori posto, lì nell’isola di Avalon, e chiese di poter tornare in Francia.

Morgana gli chiese allora: ― Perché mai volete tornare in Francia? Sapete bene che laggiù non c’è più nessuno che conoscete. Per quanto tempo pensate di essere rimasto in questo luogo?

― Non può essere molto tempo ― rispose Uggeri. ― Saranno forse vent’anni.
― Vi ingannate, amico ― gli disse Morgana. ― Sono più di duecento anni.

Poi Morgana riprese: ― Tuttavia, Dio vuole che voi torniate, perché la Cristianità ha ancora bisogno di voi. I Saraceni hanno ripreso coraggio e hanno invaso di nuovo la dolce terra di Francia. Il mio cuore piange dal pensiero di vedervi partire, nondimeno è necessario. Ecco, prendete questo anello. Finché lo porterete al dito, la vostra giovinezza non vi verrà meno. Toglietelo e avrete di colpo tutti i vostri anni. Nessun altro potrà conoscere questo segreto se non da voi. Non svelatelo ad alcuno e sarete tranquillo. Se agirete diversamente, abbrevierete di un colpo la vostra vita.

Indossata un’armatura, Uggeri montò su Papillon, il quale con un balzo lo portò fuori dal regno di Faerie, cavalcò attraverso la schiuma del mare e d’un tratto giunse sulla spiaggia della Linguadoca.

(testo tratto da ricerche e riscritture di Dario Giasanti http:/bifrost.it/Sintesi/Uggeri.html#12)

Ecco chi sei “Fante di Picche”… carta trovata appesa ad una staccionata nella Francia meridionale: dopo tante ricerche e ore spese su internet scopro che sei niente di meno che un paladino indomito e senza macchia, un eroe errante e coraggioso, un cavaliere senza macchia e senza paura. Un tipo che merita una “chanson de geste”.

E il tuo nome è Ogier le Danois, Uggieri il Danese.

E alla fine sei anche un Re e un Re sotto la Montagna.

C’è chi sostiene che rimani eternamente giovane per amore di Morgana e c’è chi dice che ora te ne stai con la barba lunga. In attesa. Pronto a partire e a prendere la spada per difendere i tuoi ideali.

Ci sono ancora uomini cosi? E se ne incontri uno cosa fai?

Semplice, se ne incontri uno cosi te lo tieni stretto.

Ho divorato le pagine che raccontano le tue gesta epiche sempre più divertita e sconcertata per il modo in cui il caso si diverte a giocare con noi in un’infinito indovinello.

Ogier… hai lasciato Avalon e Merlino e la Fata Morgana per raggiungere me a Bourg Saint Andéol? il caso… E davvero te ne stavi li appeso per me? Con quale messaggio?

Ma la tua voce non era solo per me, vero? Mi sa che parli tante lingue…

E si, lo so che devo avere fiducia.

Ora sono pronta per il resto del messaggio perché il bello inizia ora, vero Uggiero?

Per arrivare fino al tesoro dovrai seguire i segnali.
Dio ha scritto nel mondo il cammino che ciascun uomo deve percorrere.
Dovrai soltanto leggere quello che ha scritto per te
.

(P. Coelho)

Tra il caffè e il treno – 28 agosto

Smettila di guardarmi…

perché mi fissi?

Già ho i jeans che cadono… ed ora tu…

Non sono un’apparizione…

Mi metti di cattivo umore.

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Black & White

Distratti da noi, fino a diventare perfetti sconosciuti a noi stessi, ci arrampichiamo ogni giorno su pareti lisce per raggiungere modelli di felicità che abbiamo assunto dall’esterno e, naufragando ogni giorno, perché quei modelli probabilmente sono quanto di più incompatibile possa esserci con la nostra personalità, ci incupiamo e distribuiamo malumore, che è una forza negativa che disgrega famiglia, associazione, impresa, in cui ciascuno di noi è inserito, perché spezza la coesione e l’armonia e costringe gli altri a spendere parole di comprensione e compassione per una sorte che noi e non altri hanno reso infelice.

(U. Galimberti)