Il cocomero

Lo Zen ha un metodo di insegnamento molto semplice e diretto. Zen significa che se volete capire che cos’è un cocomero, lo prendete, vi procurate un coltello e tagliate il frutto. Quindi ve ne mettete in bocca una fetta e… bum! La vostra esperienza!
Seung Sahn, The compass of Zen, 1997

Per questo demenzial-haiku uso il cocomero perché mi ispira e mi viene facile…

Son cocomeri

maturi e succosi

E faranno splat!

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Pausa pranzo

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Il bosco dietro casa

Nella pausa pranzo dovrei applicarmi e dedicarmi a tradurre un libro dal francese all’italiano: attività rilassante ed istruttiva che io adoro, come questa lingua, ma sono solo a pagina sei… mannaggia.

Invece rispondo al telefono mentre mangio il minestrone (e i cui effluvi si spandono nell’aria dell’ufficio insieme alle note di Satie prodotte dal mio tablet) ed inseguo idiozie economiche e di business che non cambieranno né il corso della storia né le sorti dell’umanità (ma neanche la mia “Leggenda Personale”): danno solo un senso allo stipendio che ogni 27 del mese mi viene accreditato.

Allora prendo i miei amati tarocchi, dove molti vedono il diavolo o il male o il “vizio”, mentre io vi vedo solo uno strumento di riflessione e di introspezione. Diciamo di studio dell’animo. Mio innanzitutto.

E i pensieri mi partono a spirale…

Di ogni cosa è vero anche il contrario e, forse, non è vero che qualunque cosa per esistere ha bisogno del suo contrario?

Ammesso che si possa, perché distinguere il Bene dal Male o il Giusto dall’Ingiusto?

Quale presunzione ci porta a considerarci migliori di altri? Esiste una supremazia di qualche cosa su qualcos’ altro?

La ragione di esistere si trova in ciò che siamo o in ciò che facciamo?

Che senso ha sapere tante cose se, alla fine, non si conosce se stessi?

E’ meglio avere ragione od essere felici?

Ci si può mai definire “arrivati” nel cammino della Conoscenza?

Quando ti togli le lenti da miope che deformavano la tua visione delle cose, allora è tutto diverso: ahimè non è “più chiaro” ma di certo è “più semplice” capire che il senso di tutto a volte è nel non-senso.

E riprendi ad inseguire il telefono, le mail e le persone perché è finita la pausa pranzo.

Sul treno, 22 settembre

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Dame Carcas, Carcassonne

Finché si accontenta dell’immagine che al momento ha di se stesso, l’essere umano viene trattenuto nei gradi inferiori della sua coscienza, perché tale immagine, così mediocre e prosaica, lo influenza e lo limita. È necessario che egli lavori per formare di sé un’immagine più bella, più nobile e più luminosa. Agendo su di lui, quell’immagine produrrà altre vibrazioni più sottili, e susciterà in lui slanci più nobili e più generosi: egli proverà il bisogno di assomigliare a quell’immagine, ed è così che avanzerà e si eleverà. Senza questa immagine – l’unica in grado di trascinarlo verso l’alto – l’essere umano è condannato a stagnare e non conoscerà mai la propria realtà. 
Direte: «Ma quale realtà? La realtà è ciò che io sono, qui, adesso!». No, questa realtà non è veramente reale. La vostra vera realtà è il vostro Sé superiore. Il resto, quel che voi considerate una realtà, è un’illusione, una menzogna. Ecco perché dovete cercare di elevarvi fino al vostro Sé superiore, al vostro Sé divino, che è il solo ad essere reale, e fare sforzi per identificarvi in lui.

 (O. M. Aivanhov)