Dall’ Impero Romano all’impero del pallone

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Pietre, Torba

Sabato pomeriggio a spasso nella storia.

RECONSTRUIRE DANS LA MESURE DE SES POSSIBILITES L’HISTOIRE EGAREE DE SON VILLAGE, DE SA REGION, DEMEURE UN TEMOIGNAGE DEPOSE SUR LE BERCEAU DU SOUVENIR.

(G. Blanc Delmas)

Torba: dal V secolo ad oggi, camminando sulle orme di legionari romani, di badesse medioevali, di contadini e di filantropi, tra pace e storia, aria d’autunno e pietre antiche.

Meraviglia insomma…

E poi…, poi accendi di sfuggita ta televisione e passi dall’ Impero Romano all’ impero del pallone…

Eh si… è sabato… e domani è domenica: giorni di distrazione dalle fatiche settimanali.

E il calcio ci rilassa e ci rende tutti uguali… eh si… pure chi dice di dissociarsi da questa società senza anima, di essere sceso dalla giostra della banalità si vede la “santa” partita su uno dei tre televisori che ha in casa…

Il calcio, una delle “armi di distrazione di massa“, uno dei passatempi ricreativi gestiti ad arte per distogliere l’attenzione dalle nefandezze messe in atto da un elite che ha tutto l’interesse ad acquietare i nostri desideri di uguaglianza e giustizia.

Capiamoci, niente di male se sai ed accetti consapevolmente che sia “morale” che il giro d’affari del calcio si aggiri sui 9 miliardi di euro l’anno e che intrattenga e distragga 40 milioni di italiani. Una “massa” di circa 80mila persone che segue 22 persone divise in due sottogruppi che rincorrono una palla prendendola a calci per 90 minuti e milioni di persone che li guardano in tv. Milioni di persone che poi alimentano discussioni per giorni attorno ad un calcio o un banale tiro in rete.

Vado oltre…, secondo i dati diffusi dalla lega calcio i sostenitori del gioco del calcio sono circa 37 milioni di persone, i quali contribuiscono con soldi propri ad alimentare un giro d’affari (compreso l’indotto) che si aggira sui 7,5 miliardi di euro, quasi il 5% del Pil italiano. Degli 8 miliardi raccolti dalle scommesse, quasi il 90% delle puntate deriva dal calcio. Lo stato italiano, dall’industria del calcio, ricava più di 1 miliardo di euro.

La classifica dei 10 giocatori più pagati in Italia mostra che costoro raccolgono da soli 34,7 milioni annui di stipendio…

Sei i dati economici sono impressionanti, quello che sconcerta davvero è il fenomeno della tifoseria, o meglio, quello che può definirsi a tutti gli effetti “fanatismo calcistico”: i tifosi sono ovunque, provengono da ogni fascia socio-economica e sembrano moltiplicarsi di anno in anno. 

Essi permettono che una partita di calcio condizioni le loro scelte di vita, regolando il loro tempo libero sui giorni e gli orari delle gare (sempre più distribuite…). Tutto sembra secondario: vita di coppia, educazione dei figli, acculturazione (appunto…), aria aperta, vita sociale. Il Dio calcio non ammette di essere messo in secondo piano.

Nonostante la grande maggioranza dei seguaci del culto del calcio appartenga alla classe impiegatizia ed operaia, piuttosto che scandalizzarsi dei milionari compensi delle 22 persone che stanno in mezzo al campo, questi contribuiscono con una parte del loro stipendio ad alimentarne il business.

Ancor più misterioso è l’interesse che segue quello che è successo sul prato nei 90 minuti di gioco. Per un’intera settimana, giornali e trasmissioni televisive discutuno di quanto è avvenuto nel corso della partita, dando copiosi argomenti alle petsone per discutere intere ore di… un gioco! 

Quanta energia sprecata, quanta vita buttata in facezie ed inutili discussioni…

Comunque, il fenomeno che più sconcerta e lascia interdetti è la violenza che il calcio è in grado di ingenerare nell’animo dei tifosi. C’è la violenza manifesta (da cui tutti si dissociano ma di cui tutti parlano) messa in opera da persone che in nome di un simbolo (quello delle squadre) che nemmeno gli appartiene e sfascia interi pezzi di città, si scontra con i propri avversari (per non dire nemici) dandosele di santa ragione.

Con tutti gli ovvi costi aggiuntivi legati ai danni che provocano.

Ogni partita porta dietro di sé lo strascico di quello che viene definito “tifo violento”.

E certo, perché c’è anche la violenza più sottile e strisciante delle cosiddette persone perbene, le quali pur non tirando i sassi o sfasciando vetrine, non disdegna violenti improperi verbali generati da un animo esasperato, oppure mirabolanti bestemmie che lasciano a bocca aperta anche gli atei piu ferventi.

E ci si chiede: come ha fatto il calcio a diventare ciò che è, una forza in grado di gestire ed indirizzare le emozioni e gli istinti di una massa indistinta che non risparmia nessuno, neanche coloro che si vantano di essere scesi dalla giostra?

Leggetevelo sull’ articolo del quale, sopra, ho riportato spezzoni inframmezzati da mie considerazioni. Anche a me lo hanno segnalato e lo trovate su http://www.ilnavigatorecurioso.it. Merita di essere letto e merita le nostre considerazioni “consapevoli”.

Perché se ci pensiamo viene da chiedersi se una passione sportiva come quella associata al calcio sia un fenomeno naturale, o se gli appassionati siano indotti a desiderare lo sport. Se il fanatismo sportivo non sia stato creato per distrarre le persone mentre “qualcuno” saccheggia i nostri diritti e la nostra libertà. La nostra storia e le nostre radici. Mentre distrugge chi siamo per metterci “entità” volute e studiate. E inconsapevoli. Autonomi che consumano. Masse convinte di essere libere ma in realtà obnubilate e gestite.

Intanto i nostri figli vengono privati di identità storica e di conoscenza.

Il nostro patrimonio culturale viene saccheggiato e depredato.

Mentre l’attenzione della massa è altrove, a rincorrere un pallone.

È ovvio che non è lo sport in quanto tale ad essere un problema quanto il modo e il peso con il quale influisce inconsapevolmente su di noi, che veniamo manipolati.

Apriamo gli occhi. Se riusciamo.

Leggetevi tutto l’articolo, non solo il mio pot-pourri: ne vale la pena.

Buon week end.

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A spasso

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Fortificazioni romane, Torba