Riflessioni casalinghe

Parliamo di fiori…

essere a casa è meraviglioso.

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Le cose che sto imparando ovvero riflessioni in pausa pranzo di fronte ad arista e purè

Oggi dedico la mia pausa pranzo per riflettere, rischiando di essere ripetitiva…

Ho smesso di vedere il telegiornale da due anni (e questo ha migliorato la qualità delle mie cene e dei miei riposi notturni), non “seguo” nessuno sport di “massa” (aborro la Formula1 che è stato l’ incubo del mio primo matrimonio… Monza e la prima variante non hanno segreti per me, l’Ascari men che meno, anche se non ricordo se è curva o variante, diomio)… e manderei tutti i calciatori pagati piu di 2000 euro al mese a lavorare con un mio ex-capo che adoro grandemente (nonostante pretendesse che stessi 12 ore in ufficio perché lui faceva cosi…) di modo da dar loro la possibilità di capire che vivere dando calci ad un pallone è un gran “culo”… e il mio non è certo il lavoro peggiore del mondo. Non sono iscritta a nessuna associazione e non faccio parte di nessun movimento: le uniche tessere che ho sono il badge dell’ufficio che perdo regolarmente (quando i miei figli erano piccoli lo usavo come “giocattolo” mentre stavano sul seggiolino e se lo contendevano), la tessera di Trenord per i miei disperati viaggi di pendolare, un bancomat ed una carta di credito (né gold né black) il cui uso detesto perché rifiuto un sistema che mi “traccia” e mi controlla.

Leggo le news su internet e appena riesco corro (ultimamente latito… ahimè), cioè faccio jogging perché l’unica competizione che ammetto è quella contro me stessa, oltre al fatto che correre mi fornisce il senso del mio corpo. Nonostante ciò non mi ritengo una runner perché quando arrivo in fondo sono morta…

Ho imparato, a mie spese, a selezionare molto bene le persone alle quali apro il mio cuore, la mia mente e la mia casa e conto sulle dita di una mano le persone che “contano” per me.

Sto imparando ad usare la mia energia perché ho scoperto che è il bene più prezioso che posseggo: una risorsa, l’ unica che ho, e della quale tutti vogliono impossessarsi per cibarsi e per perseguire i loro scopi alla faccia mia…

Castaneda docet.

Sto imparando ad osservare anziché indignarmi, anche di fronte alle brutture…

Sto imparando a non giudicare, perché ho fiducia in un “bene superiore” che regola i fini del bene e del male, eppure non sono praticante e neppure cattolica.

Sto imparando a praticare l’accettazione, anche di fronte alla violenza e alle ingiustizie perché il bene e il male sono entrambe necessari, ma non per questo mi rassegno.

Perché sto imparando a cercare sempre il bello, anche dove esiste la guerra e la devastazione.

Sto imparando ad indirizzare la mia energia PER qualche cosa di GIUSTO e buono perché credo sia l’unico modo per combattere il brutto e l’ingiusto. Ammesso che esista questa distinzione.

Sto imparando a cercare di essere d’esempio: continuo a dirmi che voglio una vita lontana da questa società di “cacca” e senza valori, ma per ora sono riuscita solo a trasmettere quest’eredità a mia figlia. Che molla tutto e se ne va.

Sto imparando a fare un sacco di cose, a rischio di sembrare futile e superficiale.

Infine, in un mondo di saccenti sto imparando a cercare di stare zitta e a fare, nel mio piccolo, la differenza.

Ecco… stare zitta è la parte che mi riesce più difficile, per cui mi permetto di dire “scappate, aborrite, bannate chi vi dice che è contro il sistema mentre poi è schiavo delle multinazionali e degli stereotipi. Schiavo delle maschere che giustificano un vuoto.”

Dulcis in fundo, cerco di accogliere con umiltà la lezione dell’Universo che mi continua a “sottolineare” la necessità di essere consapevole che gli “altri siamo noi”.

Basta, torno al lavoro.

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Melting pot, Argo

E lui è Argo, uno dei pochissimi veri “maschi” della mia vita, bastardo preso al canile senza pedigree.

Arcano IIII (L’Empereur)

l'imperatore

“La vera felicità nell’essere Il testimone
La vostra gioia è il vostro dispiacere smascherato.
E lo stesso pozzo dal quale si leva il vostro riso,
è stato sovente colmato dalle vostre lacrime.
E come potrebbe essere altrimenti?
Quanto più il dolore incide in profondità nel vostro essere,
tanta più gioia potrete contenere.
La coppa che contiene il vostro vino non è forse la stessa coppa
che è stata scottata nel forno del vasaio?
E il liuto che calma il vostro spirito non è forse
il legno stesso scavato dai coltelli?
Quando siete felici guardate nelle profondità del vostro cuore
e scoprirete che ciò che ora vi sta dando gioia è soltanto
ciò che prima vi ha dato dispiacere.
Quando siete addolorati guardate nuovamente nel vostro cuore
e vedrete che in verità voi state piangendo per ciò
che prima era la vostra delizia.
Alcuni di voi dicono: “La gioia è superiore al dolore,”
e altri dicono: “No, il dolore è superiore.”
Ma io vi dico che essi sono inseparabili.
Giungono insieme e quando uno siede con voi alla vostra mensa,
ricordatevi che l’altro giace addormentato sul vostro letto.
In verità siete sospesi tra dolore e gioia come bilance.
Solo quando siete vuoti siete immobili ed equilibrati.
Quando il tesoriere vi solleva per pesare l’oro e l’argento,
la vostra gioia o il vostro dolore devono necessariamente alzarsi o cadere.
(K. Gibran, Il Profeta)