Dire

Avevo qualche cosa da dire

ma ho scelto di non dirlo.

Ho scelto di stare zitta.

Cosi ci si chiederà cosa avevo da dire.

O forse no.

A volte il silenzio parla molte lingue.

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Silenzio, Torba
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Il colore delle foglie d’autunno?, Torba

Il countdown, il conto alla rovescia o come si dice…: oggi lo fanno gli scolari quando la scuola sta per terminare, lo fanno le donne che hanno fissato la data del matrimonio, lo fanno le future mamme quando si avvicina il parto, lo fa mia figlia, lo fa chi in genere “aspetta qualche cosa”…

E lo faccio io che, per entusiasmo e voglia di fare, mi sono presa una bella gatta da pelare. A tempo, ma pur sempre da pelare.

Gatta che per ora mi ha portato incazzature costanti e quotidiane che mettono a dura prova il mio spirito e mi hanno provocato la congiuntivite e una fantastica orticaria che mi ha preso da questa mattina.

Vero è che, però, non tutti i mali vengono per nuocere: tanto per cominciare tutto questo sollecita costantemente il mio spirito ad essere fedele alle consapevolezze che fondano il mio percorso personale (grazie Castaneda per la lezione e grazie a qualcun altro per tutto il resto…) e, una volta di più, quest’esperienza mi convince che io con questo sistema e con i suoi “dettami”, le sue regole, non “c’entro” ormai più nulla e soprattutto neanche voglio averci a che fare.

Faccio quindi il countdown da oggi fino al 30 novembre e, quindi il “-..” nel titolo starà ad indicare i giorni che mancano.

Nel frattempo cerco di prendere, da questa esperienza, tutto il positivo che posso perché questa è la vita…

Il segreto più grande della vita è imparare a morire, accettare la morte. Lascia che il passato muoia ogni giorno. Lasciati morire ogni giorno. Noi non permettiamo al passato di morire. Un uomo di settant’anni mantiene vivi nella memoria i ricordi dell’infanzia. È troppo vecchio per andare in giro, è costretto a letto, ma la sua giovinezza non è ancora morta. Pensa ancora alle stesse cose; sta ancora sognando le dive del cinema della sua fanciullezza, sebbene nessuna di esse sia più la stessa. Le immagini si muovono ancora davanti ai suoi occhi; nulla è morto. Di fatto, il nostro passato non muore mai. Non abbiamo mai il coraggio di morire; non lasciamo mai andare nulla, e di conseguenza tutto continua ad accumularsi. Non permettiamo a ciò che è morto di essere morto; piuttosto, lo accumuliamo come una zavorra. E poi diventa impossibile vivere sotto questo peso. Per cui, una delle chiavi dell’arte di morire è: lascia che ciò che è morto sia morto”

(Osho)

Arcano II (La Papesse)

Papessa

Non “amo” molto questo Arcano perché mi appare troppo freddo ed algido.

E, dice bene chi dice che ciò che non ci piace rappresenta una criticità sulla quale indagare. Così ho fatto ed ecco la lezione che mi è arrivata oggi e che condivido perché, al di là dello strumento dei tarocchi che io amo, porta a molte valutazioni utili a tutti.

L’Arcano n. II ci invita a formarci una propria opinione (…).

Se l’Arcano successivo, L’Imperatrice, può essere identificata con il nostro supporto etico interiore, la nostra coscienza, la Papessa ne rappresenta la funzione d’origine. Poiché è proprio nel nostro primo relazionarci al mondo che veniamo a conoscenza dei nostri limiti e possibilità, e iniziamo a renderci conto della difficoltà che questo confronto comporta.

L’Arcano n. II ci propone infatti una lettura attenta del nostro libro interiore, ma ci induce anche, successivamente, alla messa in pratica di ciò che vi è scritto…E per farlo bisogna calarsi nel mondo, cercare contatto, scambio, intesa.
Tuttavia bisogna dirlo! Per una buona intesa a tutti i livelli, questi livelli ci devono essere.

(…)… inoltre non dimentichiamo poi che il dialogo “fa pensiero”, poiché aiuta a sviluppare le nostre facoltà intellettuali.

L’elevatezza, la capacità valutativa, la precisione, la correttezza, l’ascolto, l’osservazione, ma anche la curiosità propositiva, la voglia di conoscenza, il non accontentarsi della superficie, il bisogno di indagare, di scoprire il senso delle cose, come pure la dedizione e la costanza nel portare avanti le opere intraprese, con misura e sano controllo, sono tutte doti tipiche di una Papessa positiva che sa usare queste qualità non solo ai fini di una buona realizzazione lavorativa, ma anche nel cercare rapporti affettivi profondi e appaganti anche sul piano morale e intellettuale.

La Papessa è il pensiero libero, l’intelligenza, la cultura, lo studio, la ricerca, tutte cose che in una società che ci vuole solo “consumatori idioti” possono risultare scomode. Così negli ultimi cinquant’anni (almeno in Occidente) si sono magnificate le emozioni di “pancia” a tutto discapito di un sano esercizio di pensiero consapevole. Infatti dopo un XIX secolo (e una prima parte di XX) tutto improntato alla razionalizzazione dei nostri istinti più “bassi” (e la nascita della psicanalisi ne è un ottimo esempio), ci troviamo ora ad affrontare il paradosso dell’informazione senza contenuto, poiché sta venendo a mancare il valore dell’intelligenza in quanto tale, spodestata dal dominio dell’emozione a tutti i costi. In un susseguirsi incessante di copia e incolla, senza pensiero.

La qualità della Papessa non è più richiesta… meglio non cercare, meglio non sapere…

Una Papessa “carente”, negativa per “mancanza” di qualità sefirotica (cioè saggezza), indicherà quindi incomprensione, stupidità, ignoranza, pressappochismo, paura di affrontare lo sconosciuto e incapacità di approfondimento conoscitivo, ma anche tendenza a fraintendere ed errori di valutazione, come pure ambivalenza e sfuggevolezza.
Mentre nell’accezione per “eccesso” troveremo, all’opposto, l’arroganza di chi crede di “aver capito tutto”, di chi antepone l’intellettualismo alla saggezza d’insieme, l’aridità di un sapere supponente (e saccente) all’umiltà della ricerca costante…
Come pure l’invadenza e l’intromissione (con un Matto negativo) di chi deve sempre dire la sua.

Tuttavia non dimentichiamo che la conoscenza è potere (nel senso positivo del termine, come verbo modale), dobbiamo saperla usare, senza permettere a nessuno, men che meno a una pseudo-cultura, di impedirci di ottenerla.

Il potere della conoscenza è sicuramente il più prezioso…poiché rende consapevoli e liberi. Liberi anche di andare “oltre” la conoscenza acquisita.
La Papessa indica infatti il sapere in tutte le sue forme, ivi compresa quella scientifica; eppure proprio quest’Arcano conduce anche il “senso” della Fede, della saggezza santa, della modestia e della pazienza, tutte peculiarità che sembrano antitetiche a un sano esercizio laico della ricerca scientifica.

Ma nella contestualità kabbalistica, propria dei Tarocchi, questa apparente contraddizione svela la proprio illusorietà. Poiché, se tutto “respira” all’unisono per lo stesso svolgimento progettuale, qualsiasi forma prenderà questo tutto, sia esso legato alla più concreta delle ricerche scientifiche, che alla più poetica delle credenze, non vi sarà motivo alcuno, per l’avvento di contrapposizioni lesive. A meno che… qualcuno non “giochi sporco”, legando gli eventuali progressi (?) scientifici al solo mondo egoistico e materialista. E sarebbe un vero peccato, poiché ci priveremmo della qualità più interessante che questo Arcano ci conduce: la possibilità di diventare canale di comunicazione tra l’Alto e il Basso, cioè tra il significato che sappiamo dare alla vita incarnata (libro), e il significato che essa ha, “in sé”, a prescindere da ogni nostra valutazione (velo). Diventando così tramiti, ma anche custodi e difensori di quella Verità Sacra che ci è “scritta dentro”, solo a volerla svelare… poiché è una realtà che, esattamente come nell’immagine della Papessa, sta al di là del velo; ma è un velo color carne, quindi è cosa d’uomo, a noi contingente, non lontana e trascendente conoscenza imponderabile, ma vicina e “prossima”, solo avendolo possibile.

Ma questo velo è posto in alto e ogni salita comporta difficoltà…

Nei miti la salita della montagna (o parallelamente la discesa nei mondi sotterranei, come verrà nell’Arcano “coincidente” dell’Appeso) risulta opera gravosa ma bellissima, grande prova di coraggio, costanza e fiducia.

Unico aiuto possibile una spinta insopprimibile, un testardo voler continuare, a dispetto della fatica, poiché ciò che conta non è scoprire cosa c’è sulla vetta, ma lo scoprire come si è “diventati” al nostro arrivo.

(Cit.)

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Hope

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Verde e Azzurro, Abbeye de Sant Roman

Su cosa dovete basare la vostra speranza? Sulla certezza che l’avvenire può sempre essere migliore. Anche se il presente non è niente di che, le potenze della vita e del bene sono tali da poter sempre trionfare sul male, dal momento che decidete di allearvi con esse.
Qualcuno dirà: «Ma quale speranza posso avere? Tutto ciò che intraprendo fallisce, non ho alcun avvenire!». Questo dipende ovviamente da ciò che voi chiamate “il vostro avvenire”. Se quell’avvenire lo vedete esclusivamente nel successo materiale, sociale, o in una storia d’amore degna di una fiaba, può darsi in effetti che in tal senso il vostro orizzonte sia bloccato. Ma il vostro vero avvenire, il vostro avvenire di figlio o figlia di Dio è spalancato davanti a voi. I giorni non si assomigliano. Oggi non avete visto il sole? Domani brillerà di nuovo. Niente è definitivamente chiuso per coloro che sanno su cosa fondare la propria speranza.

(O. M. Aivanhov)