Sogno

Vi e’ una linea sottile tra sogno e realta’, e questo succede fino a quando tu la disegni.
(B. Quilliam)

PicsArt_1443803969413
Sogno
Annunci

Luce

PicsArt_1443798129536
Luce

Angelo Custode

Il mio Angelo non ha ali

ma veste un cappotto

in una sera d’inverno.

E in mano ha un biglietto del metro

con il resto.

Parla francese

Bon voyage.

Cosi è.

PicsArt_1443786944849
San Bartolomeo al Bosco

Pecore, ipocrisia & cecità (equilibristasquilibrato inspired)

LA PARABOLA DELLE PECORE E DEL LORO CUSTODE

pecorecustode

Homo faber est suae quisque fortunae, tantum cum sapis.

Nel mondo cristiano molti conoscono la parabola della pecorella smarrita, ma pochi sono a conoscenza di una storia raccontata nel mondo sufi parecchi secoli fa ed è quest’ultima che porrò alla nostra attenzione adesso.
Una volta c’era un uomo che allevava delle pecore e ne faceva latte, formaggi e carne da mangiare. Il gregge era molto numeroso, infatti egli era molto ricco, ma era tanto ricco quanto avaro e dunque non aveva voluto mettere un recinto, non aveva assunto pastori che se ne occupassero e non badava troppo alla loro sussistenza. Conseguenza era che i poveri animali solevano perdersi, finire preda di altri predatori, cadere nei precipizi o semplicemente trovare la propria strada per non tornare mai più. Non di rado capitava anche che, accortisi delle malevoli intenzioni carnivore del padrone, fuggissero da lui non vedendo chiaramente piacevole una loro dipartita per compiacere i suoi gusti culinari. Ad egli non piaceva questa situazione ma non per nulla aveva intenzione di uscire un denaro. Così trovò un’altra soluzione.
La leggenda vuole che quest’uomo fosse anche un mago molto potente.
Decise di ipnotizzare le proprie pecore e, come prima cosa, le convinse di essere immortali, cosicché non sarebbe stato brutto sgozzarle e mangiarle ed anzi sarebbe stato un piacere. Le convinse anche  che egli era un padrone buono che le amava tutte e avrebbe fatto qualsiasi cosa per loro. Gli fece capire che qualsiasi cosa potesse accadergli non sarebbe accaduta in quel momento, quindi non aveva senso pensarci e crearsi dei problemi. Infine compì la sua opera più immaginifica e diabolica e spiegò ai nuovi ovini che essi non erano per nulla delle pecore, ma altro così che alcune di esse si credevano dei lupi, altre delle aquile, dei leoni, degli uomini e alcune perfino dei maghi.
Da allora in poi l’astuto mago non ebbe più problemi e le pecorelle attendevano disincatatamente la loro fine.

Questa crudele ma esplicativa storia mostra uno spaccato della nostra società dai tempi di cui abbiamo memoria fino ad oggi. Le pecore rappresentano evidentemente gli esseri umani, il mago si può identificare o come il Grande Demiurgo gnostico, come Satana, come Dio, come la società stessa, come il Nuovo Ordine Mondiale, come le Eggregore che consumano lo spirito, come il Vostro Io più cinico e materiale o come qualsiasi entità, fisica o spirituale, vogliate credere che blocchi la vostra Essenza, il risultato non cambia. Il problema sta nel fatto che l’uomo si identifica sempre più con ciò che non è, che può essere qualsiasi cosa.  Gli argomenti affrontati in tale leggenda sono vari e molto importanti come attuali. Monsieur Gurdjieff la amava molto ed era solito utilizzarla per spiegare la propria filosofia ai discepoli.

Tratto dal blog Evolfenix di Ruggero di Giovanna (puoi continuare a leggere qui).

Se un uovo viene rotto da una forza esterna, la vita finisce. Se un uovo viene rotto da una forza interna, una vita inizia. Le grandi cose iniziano sempre da dentro

Se un uovo viene rotto da una forza esterna, la vita finisce. Se un uovo viene rotto da una forza interna, una vita inizia. Le grandi cose iniziano sempre da dentro (Anonimo).

Sorgente: Se un uovo viene rotto da una forza esterna, la vita finisce. Se un uovo viene rotto da una forza interna, una vita inizia. Le grandi cose iniziano sempre da dentro

-59

Prendi un sorriso, regalalo a chi non l’ha mai avuto.

Prendi un raggio di sole, fallo volare là dove regna la notte.

Scopri una sorgente, fa bagnare chi vive nel fango.

Prendi una lacrima, posala sul volto di chi non ha pianto.

Prendi il coraggio, mettilo nell’animo di chi non sa lottare.

Scopri la vita, raccontala a chi non sa capirla.

Prendi la speranza, e vivi nella sua luce.

Prendi la bontà, e donala a chi non sa donare.

Scopri l’amore, e fallo conoscere al mondo.

Mahatma Gandhi

Farsi luce.

E tutto finisce qui.

Il resto è inutile entropia.

i
Vortice di entropia

Sul treno – 2 ottobre

BUIO.

OGGI QUANDO SONO USCITA ERA NOTTE FONDA.

HO GUARDATO IL CIELO

E C’ ERANO LA LUNA E LE STELLE…

ALLORA MI SON CHIESTA PERCHE’ LE STELLE NEL MIO CERVELLO

NON RISCHIARASSERO “A GIORNO” IL BUIO…

OPS..

QUALCUNO CI AVEVA GIA’ PENSATO.

PicsArt_1443762469703
Sparkling stars

IL PARADOSSO DI OLBERS: PERCHE’ IL CIELO NOTTURNO E’ BUIO ?

– Come mai il cielo notturno è buio ? La domanda sembra semplice, anche perché siamo tutti abituati a vederlo
così, invece a pensarci meglio è tutt’altro che banale.
Prima di rispondere, riflettiamo sul perché invece il
cielo è azzurro durante il giorno: perché la luce
proveniente dal Sole colpisce le molecole dell’atmosfera
terrestre e viene diffusa in tutte le direzioni. Il
colore blu del cielo è dovuto alla diffusione di
particolari lunghezze d’onda della radiazione solare.
Di notte, quando la parte della Terra in cui ci troviamo
è rivolta in direzione opposta al Sole, lo spazio è nero
perché non ci sono sorgenti luminose vicine, come il Sole,
la cui luce possa essere diffusa. Se ci trovassimo sulla
Luna, che non ha atmosfera, il cielo sarebbe nero sia di
giorno che di notte.

– Se l’Universo è pieno di stelle e galassie, perché la luce

 proveniente da esse non si somma, rendendo il cielo sempre

 luminoso ? Se l’Universo fosse infinitamente grande e fosse

 sempre esistito, ci aspetteremmo che il cielo notturno fosse

 chiaro, perché sarebbe illuminato dalla luce di tutte queste

 stelle. In ogni direzione tu guardassi nello spazio,

 troveresti una stella. Tuttavia sappiamo per esperienza che

 lo spazio è scuro ! Questa contraddizione prende il nome di

 “Paradosso di Olbers”.

– Per spiegare questo paradosso sono state proposte molte teorie:

 quella più accettata è che l’Universo ha un’età finita, intorno

 ai 15 miliardi di anni. Questo significa che noi possiamo vedere

 solo le sorgenti luminose che si trovano a meno di 15 miliardi

 di anni luce da noi. La luce delle stelle più lontane di così non

 ha ancora fatto a tempo a raggiungere il nostro occhio e non può

 quindi contribuire a rendere luminoso il cielo.

– Un altro effetto interviene nel fenomeno: l’Universo si sta espandendo, e le galassie si allontanano da noi tanto
più velocemente quanto più sono lontane. Per effetto Doppler,
la loro radiazione ci arriva spostata verso le lunghezze
d’onda maggiori, invisibili ai nostri occhi.

Per saperne di più
http://www.pd.astro.it/planetV/L27_00T.html