Allo specchio

La verità era uno specchio che cadendo dal cielo si ruppe… ciascuno ne prese un pezzo e vedendo riflessa in esso la propria immagine , credette di possedere l’intera verità…

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Funghi fluo
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Argo che si rotola nelle foglie

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Come le foglie

Se la poesia non nasce con la stessa naturalezza delle foglie sugli alberi, è meglio che non nasca neppure.

John Keats

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Coriandoli

Andare nel bosco con Argo… lui che corre avanti e io dietro: ogni tanto si ferma e si volta per controllare che io lo segua e non mi perda, anche se entrambe conosciamo bene il sentiero che abbiamo percorso centinaia di volte.

Ma qui lui é il capo. Conduce lui.

Tra le foglie e il muschio.

Tra l’azzurro del cielo ed i colori della foglie.

Tra le castagne sul sentiero ed i funghi nell’ erba.

Nell’ umidità e nel profumo dell’autunno.

Mentre la luce cala.

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La terza parte è dedicata a Tati di http://www.comelapolvere.wordpress.com per la sua amicizia e la bellezza della sua anima. Grazie per esserci.

La messinscena della carità: La carità è, in realtà, l’interesse personale mascherato da altruismo. Esistono due tipi di egoismo. Il primo tipo è quando io concedo a me stesso il piacere di compiacermi. Questo è quello che comunemente definiamo egocentrismo. Il secondo è quando mi concedo il piacere di compiacere gli altri. Questo sarebbe un tipo di egoismo più raffinato.  Il primo tipo appare più evidente, mentre il secondo è nascosto, molto nascosto, e per questo motivo più pericoloso, perché finiamo per sentirci davvero eccezionali. Ma forse, tutto sommato, non siamo poi tanto eccezionali. Sapete, il bene assume il suo valore più alto in quelle occasioni in cui non ci si rende conto che si sta facendo del bene. […]  Ho spiegato che esistono due tipi di egoismo; forse avrei dovuto dire tre […] c’è il terzo tipo, il peggiore: quando si fa qualcosa di buono per non sentirsi in colpa. Fare del bene non vi fa sentire bene; anzi, vi fa sentire male. E’ una cosa che odiate. Compite dei sacrifici in nome dell’amore ma vi lamentate. Ah, quanto poco sapete di voi stessi se credete di non fare le cose in questo modo! […] Quando si fa qualcosa in modo da non sentirsi in colpa si compie il peggior tipo di carità. Non si ha il coraggio di dire che si vuole essere lasciati in pace. […]  Non credo a chi mi dice che non gli piace far del male alle persone. Tutti noi adoriamo ferire le persone. Ci piace da morire. e quando è qualcun altro a far del male, ne godiamo. Però, non vogliamo essere noi a far del male, perché noi stessi ne usciremo feriti! Ecco il punto. Se siamo noi a fare del male, altri avranno di noi una cattiva opinione. Non ci apprezzeranno, parleranno contro di noi, e questo non ci piace! […]  C’è una bella storiella che racconta di alcune persone a bordo di una zattera al largo della costa brasiliana, che stavano per morire di sete. Non avevano idea che l’acqua su cui galleggiavano era dolce. Il fiume si riversava in mare con una forza tale da coprire un paio di miglia, e quindi, nel punto in cui si trovavano, l’acqua era dolce. Solo che non lo sapevano. Allo stesso modo, noi siamo circondati di gioia, di felicità, di amore. La maggior parte della gente non ne ha la più pallida idea. Il motivo? E’ stata sottoposta a un lavaggio del cervello. Il motivo? E’ ipnotizzata, addormentata. […]  Cambiate atteggiamento. Provate a guardare le cose da un punto di vista nuovo! Perché il regno è qui! E’ il vero cristiano che prende sul serio tutto ciò. Vi ho detto che la prima cosa da fare è svegliarsi, ammettere che non vi piace essere svegliati. Preferireste avere tutte le cose che, attraverso l’ipnosi, siete stati portati a credere siano tanto preziose e importanti per voi, per la vostra vita e sopravvivenza. La seconda cosa è capire. Capire che forse avete delle idee sbagliate e che sono queste idee che stanno influenzando la vostra vita rendendola caotica, e che vi tengono addormentati. Le idee riguardo all’amore, alla libertà, alla felicità e così via. E non è facile ascoltare uno che mette in discussione queste vostre idee che sono per voi diventate tanto preziose. […]  La cosa più difficile del mondo è ascoltare, vedere. Noi non vogliamo vedere. Pensate che un capitalista voglia capire cosa c’è di buono e sano nel sistema comunista? Pensate che un uomo ricco voglia guardare la gente povera?  Non vogliamo guardare, perché se lo facciamo potremmo cambiare. Non vogliamo guardare. Se si guarda, si perde il controllo di quella vita che riusciamo a tenere insieme in modo tanto precario. E dunque, per potervi svegliare, la cosa di cui avete più bisogno non è l’energia, la forza, la giovinezza, e nemmeno una grande intelligenza. La cosa di cui avete più bisogno in assoluto è la disponibilità ad imparare qualcosa di nuovo. Le possibilità di svegliarvi sono direttamente proporzionali alla quantità di verità che saprete accogliere senza scappare. Fino a che punto siete disposti a farlo? Quanto, di ciò che avete di più caro, siete pronti a far crollare, senza fuggire? Fino a che punto siete disposti a pensare a qualcosa che non vi è familiare? La prima reazione è di paura. Non che temiamo l’ignoto. Non si può temere qualcosa che non si conosce. Nessuno ha paura dell’ignoto. Quel che si teme è davvero la perdita di ciò che è noto. Ecco di cosa si ha paura. Illuminazione! Illuminazione! Svegliatevi! Quando sarete pronti a barattare le vostre illusioni con la realtà, i vostri sogni con i fatti, allora ci arriverete. Solo allora la vita assumerà un significato, e diventerà splendida. […] Autosservazione: L’unico modo attraverso il quale qualcuno può esservi d’aiuto è mettendo in discussione le vostre idee. Se siete pronti ad ascoltare e se siete pronti ad essere messi in discussione , qualcosa potete fare, ma nessuno può aiutarvi. Qual è la cosa più importante in assoluto? Si chiama autosservazione. Nessuno può darvi una mano, in questo. Nessuno può fornirvi un metodo. Nessuno può mostrarvi una tecnica. Nel momento in cui si apprende una tecnica , si diventa nuovamente programmati. Ma l’autosservazione – cioè il guardare se stessi – è importante. Non significa essere assorti nei propri problemi, essere preoccupati di sé. Non è di questo che sto parlando: parlo dell’autosservazione. E cosa sarebbe? Significa osservare tutto ciò che è all’interno di noi stessi e intorno a noi, fino al punto estremo, e osservarlo come se stesse accadendo ad un altro. Cosa significa quest’ultima frase? Significa che non si personalizza quel che accade . Significa guardare alle cose come se non si avesse alcun legame con esse. Il motivo per cui soffrite a causa della vostra depressione e delle vostre ansie è che voi vi identificate con esse. Dite: “Sono depresso”. Ma ciò è falso. Voi non siete depressi. Se voleste essere precisi, potreste dire: In questo momento sto attraversando una fase di depressione”. Non è invece corretto dire: “sono depresso”. Voi non siete la vostra depressione. Non si tratta che di una sorta di inganno della mente, uno strano tipo di illusione. Siete stati indotti a pensare – pur non essendone consci – che siete voi la vostra depressione, che siete voi le vostre ansie, che siete voi la vostra gioia e le emozioni che provate. “Sono contento!”. Di certo non siete contenti. Può darsi che la contentezza sia dentro di voi in questo momento, ma aspettate un po’, e le cose cambieranno; non durerà: non dura mai; le cose cambiano di continuo, cambiano sempre. Le nubi vanno e vengono: alcune sono nere e altre bianche, alcune grandi, altre piccole. Se vogliamo seguire l’analogia, voi sareste il cielo, intento a osservare le nubi. Sareste osservatori passivi , distaccati. So che questo atteggiamento può essere per voi assurdo, soprattutto nella cultura occidentale. Non interferite. Non dovete farlo. Non “fissate” nulla. Guardate! Osservate! Il problema della gente è che si affanna a fissare cose che non riesce nemmeno a capire. Siamo sempre lì a fissare delle cose, non è vero? Non ci viene mai in mente che le cose non hanno bisogno di essere fissate, assolutamente.

(A. De Mello – continua)

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La bellezza dei cieli di Francia

Lento

Mi concedo un po’ d’ozio, poi mi alzo e provvedo all’ housekeeping… non amo pulire e nettare, ma mi tocca. Una volta si, in un’altra vita tutto doveva essere perfetto: niente polvere e oggetti fuori posto, tutto doveva avere un suo ordine che mi permettesse di governare il mio mondo. Ora invece mi permetto la borsa dei panni stirati da sistemare e la polvere sulla libreria, mi concedo che il pot-pourri in bagno non sia “fresco” e che il micio beva dalla boule delle candele galleggianti… comincio ad amare le mie scarpe che non trovo perché disperse, semplicemente prendendone un altro paio… va bene cosi… poi l’ ufficio postale per il pacco di Sofia con la pasta e i sughi, le pappe per Nina e tutto il resto… poi la spesa… poi prendo Argo e andiamo nel bosco a correre. Giù per i sentieri coperti di foglie gialle e rosse tra i ricci di castagne che nessuno raccoglie piu… le stesse che se comperate caldarroste in Corso Vittorio Emanuele a Milano costano dieci euro… boh… poi vedo di riprendere il libro del mio amico Germain, un uomo d’altri tempi per signorilità e gentilezza… un vero Monsieur, e vado avanti a tradurre… poi vediamo… andiamo incontro all’ora solare che torna questa notte e che per me segna il buio, il ritorno al letargo, alle giornate corte e fredde, ai termosifoni e al plaid di eco-pelliccia. La vita è fatta cosi… godiamocela in armonia. Intanto nanna ancora un po’…

Non si può scegliere il modo di morire. O il giorno. Si può soltanto decidere come vivere. Ora”. (John Baez)

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Mantero scarves reloaded