Pensieri nella pioggia

Da dove arriva tutto questo? Dal fatto che sto guardando fuori dal finestrino di un treno stipato di umanità mentre fuori è buio o dal fatto che oggi mi sono “buttata” nella ressa del centro all’ora di pranzo e mi sono sentita allergica e fobica per la folla che avevo intorno?

Dovevo solo comperare della biancheria per Sofia, scegliere, pagare ed andare, ma ho fatto una fatica immane a sopportare il flusso e la calca della gente che sfilava lungo il Corso: gente che spintonava, gente che agitava i sacchetti degli acquisti, gente in fila per un panino a 15 euro…

Gente che scorreva sotto ai miei occhi come sulla pellicola di un film.

Alla fine sono scappata… non stavo camminando, stavo correndo.

Stavo fuggendo, mi sentivo di troppo… bello il trench tartan e belle pure le scarpe, il miniabito e la maximaglia: le ho sfiorate, ho valutato automaticamente la consistenza del tessuto e il tono del colore, pensato che la variante rossa rendeva più di quella blu elettrico, ma la gente assiepata nel negozio e nell’ assurda aria surriscaldata di un ambiente irrespirabile mi risultava insostenibile…

Avevo bisogno di un refolo di vento sul viso…

Allora ho camminato veloce lungo le strade milanesi attraverso Piazza del Liberty e Piazza della Scala, poi via Verdi e via Brera… fin su… poi sono entrata in ufficio e ho cercato una poesia… quella di cui avevo bisogno… Alda Merini… e poi questo…

Stasera sono uscita nel buio senza ombrello, solo il cappello. Sotto la pioggia… e su un passo dietro l’altro lungo il viale del Castello e le vie bagnate d’ acqua e luccicanti di tram.

Ho solo sfiorato i venditori di ombrelli… ombre… e mi sono goduta le gocce pesanti.

“Ma ci sei o ci fai?”

A un certo punto, annusata l’aria dell’estasi, intravista l’altra realtà, non puoi più vivere “di qua” senza avvertire la stanca inadeguatezza della tua esperienza ordinaria. E allora ecco spuntare l’agguato dell’obbligo all’uscita dal mondo, e della colpa per il groviglio dei mali pensieri in cui ti ritrovi e che ora sai essere pattumiera.
Leggi, ascolti i piccoli maestri di quaggiù, cerchi di riorientare la tua mente, ma è tutto inutile: continui a infrangere come onda contro la scogliera. Gli dei non ti vogliono, se non uscendo dalla mente.
E dunque devi bruciare i tuoi libri, salutare con affettuoso abbraccio gli insegnati, e semplicemente andare laggiù.
Infinite sono le vie per arrivare laggiù. Sesso respiro go-kart tiro con l’arco pesca sogno battaglia danza canto rafting thc – infinite, quante le cose in cielo e in terra. Tutte scale verso lo stesso cielo, e una volta salite, da abbandonare, distruggendo il feticcio “tecnologia del sacro” prima ancora che possa sorgere.
Laggiù è il luogo della connessione. Semplicemente questo. Il luogo della connessione con il mondo delle forze, degli archetipi, degli dei.
Quando sei laggiù i tuoi occhi vedono chiaramente, e cogli, oltre la sofferenza, l’odio, la rabbia e il disagio, l’amore che ogni cosa unisce.
Quando sei laggiù non esiste debolezza, paura, timidezza, ma conosci la forza inarrestabile che sta sulla punta della tua unghia, capace di spostare una montagna.
Quando sei laggiù non esiste vero/falso, ma solo le cose come sono.
Quando sei laggiù non esiste più io/tu, solo fratelli.
Quando sei laggiù sei puro come un bambino appena venuto al mondo, e ogni incontro crea in te stupore e meraviglia.
Quando sei laggiù il mondo è di diamante, il cuore gioisce per i suoi mille colori.
Quando sei laggiù non ci fai più, ci sei.
Tutto il resto sono vane parole. Dottrine, religioni, scuole – solo parole.
O ci fai, o ci sei.
E dunque appropriati di una tecnica, brucia i tuoi libri – e brucia questo articolo.

(Integral Transpersonal Institute)

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Crepuscolo sull’ acqua increspata di luce nel mio luogo dell’anima

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Inno all’ Amore

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli

ma non avessi l’amore, 

sono come un bronzo che risuona

o un cembalo che tintinna.

E se avessi il dono della profezia

e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza,

e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne,

ma non avessi l’amore,

non sarei nulla.

E se anche distribuissi tutte le mie sostanze

e dessi il mio corpo per esser bruciato,

ma non avessi l’amore,

niente mi gioverebbe.

L’amore è paziente,

è benigno l’amore;

non è invidioso l’amore,

non si vanta,

non si gonfia,

non manca di rispetto,

non cerca il suo interesse,

non si adira,

non tiene conto del male ricevuto,

non gode dell’ingiustizia,

ma si compiace della verità.

Tutto copre,

tutto crede,

tutto spera,

tutto sopporta.

L’amore non avrà mai fine.

(San Paolo, Prima Lettera ai Corinti)

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Eau, Vaison la Romaine

 

ANOTHERSEA

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Sii paziente verso tutto quello che è irrisolto nel tuo cuore e
cerca di amare le domande per se stesse,
come stanze chiuse a chiave,
o libri scritti in una lingua sconosciuta.
Non cercare le risposte, che non ti possono venire date perchè non saresti in grado di viverle.
E il punto è vivere tutto.
Vivi le domande in questo momento.
Forse poco a poco, senza quasi notarlo, continuerai a vivere fino a ritrovarti, un giorno lontano, dentro le risposte.

R.M.Rilke – Lettere a un giovane poeta

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– 33

Chi fa un uso pessimo del tempo che gli è stato messo a disposizione spesso è tra coloro che si lamentano di avere poco tempo.

(Jean de la Bruyere)

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Chiediloamanu in the sun

Sul treno – 28 ottobre

Non si considerava un turista bensì un viaggiatore, e spiegava che si tratta in parte di una differenza temporale. Dopo poche settimane, o pochi mesi, il turista si affretta a tornare a casa; il viaggiatore, che non appartiene ad alcun luogo in particolare, si sposta lentamente da un punto all’altro della terra, per anni.
(Paul Bowles)

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Stazioni ferroviarie Trenord, Fino Mornasco