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Uno dei motivi per il quali oggi sono qui, con il mio conto alla rovescia, è che “non si torna indietro” da scelte di vita e di consapevolezza che ci portano a definire le nostre priorità o meglio, i nostri valori.

E non necessariamente devono essere “grandi” valori… perché ho un dubbio: le cose e i sentimenti, gli atteggiamenti che veramente contano e fanno la differenza sono forse quelli apparentemente “inutili”? Come un sorriso, una carezza, un gesto gentile…

Per i prossimi giorni vi propongo questa riflessione.

Io la trovo stupenda.

La sensibilità è un dono

Uno dei segni più impressionanti della marcia spietata della modernità attraverso i nostri cuori e le nostre menti, in nome di uno scientismo disumano e di un efficientismo fine a se stesso, è la progressiva scomparsa della sensibilità dal bagaglio spirituale delle persone.

Intendiamoci: la sensibilità è un dono, un dono raro; le persone che la possiedono, sono portatrici di un bene prezioso che non si acquisisce con lo studio, anche se lo si può affinare con l’esperienza: e, in questo senso, sono sempre esistite nel corso della storia e, forse, continueranno ad esistere, anche se alquanto ridotte di numero.

Tuttavia, mentre essa veniva apprezzata o, almeno, trovava spazio per manifestarsi in una società ancora a misura d’uomo, come era quella pre-industriale (pur con tutti i suoi limiti innegabili), si direbbe che, oggi, essa sia diventata superflua e che nessuno, o molti pochi, si dolgano della sua progressiva scomparsa, come il mondo potesse benissimo farne a meno.

Le virtù dell’animo che oggi vengono maggiormente apprezzate e lodate sono l’intelligenza pratica (anche se disgiunta da una valutazione complessiva dei problemi), la determinazione nel perseguire i propri obiettivi (senza farsi troppi scrupoli), la sicurezza di sé (indipendentemente dall’esatta valutazione del proprio valore), la flessibilità mentale (spinta fino ad accettare i peggiori compromessi), la disinvoltura in qualsiasi circostanza (fino alle forme più discutibili di esibizionismo e narcisismo).

La sensibilità è fra le doti non indispensabili. Che cosa se ne farebbe il cittadino del terzo millennio, tutto proteso a conquistarsi il proprio spazio sociale, a ritagliarsi la propria fettina di visibilità, di successo (anche economico), di gratificazione esteriore? In un mondo che si disinteressa di fini e di valori, ma che punta quasi esclusivamente alla soluzione di problemi pratici, a che cosa può servire la sensibilità, una dote non spendibile in termini quantitativi.
Si dimentica che la sensibilità è alla base sia della creazione artistica, sia dell’intuizione dei grandi problemi scientifici; e, soprattutto, che costituisce un fattore indispensabile per l’armoniosa convivenza degli individui all’interno della società: perché, una volta spogliato di essa, qualunque gruppo umano finisce per generare continuamente attriti e tensioni che, una volta instaurati, è difficilissimo controllare e disinnescare.

La sensibilità è quella dote che spinge l’amico a farsi avanti non appena intuisce l’esistenza di una difficoltà, prima che si trovi il coraggio di chiamarlo; che risolve amichevolmente i malintesi, prima che degenerino in astiosi e prolungati rancori; che mette gli altri a proprio agio, nelle situazioni in cui si sentono esposti e indifesi; che scioglie in un sorriso tensioni vecchie e nuove, portando una nota gentile di freschezza e leggerezza; che apre gli occhi avanti allo spettacolo incantevole del mondo e sa renderne partecipi anche i cuori più distratti.

La sensibilità è la mano soave di una donna che orna con un vaso di fiori una stanza nuda e spoglia, portandovi una nota di colore e di calore.

( Francesco Lamendola – continua )

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Ridere

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Find time to smile, Milano

Un grande maestro zen spiegava ai suoi discepoli le fasi che aveva attraversato alla ricerca del divino.
“Prima di tutto Dio mi condusse per mano nel Paese dell’Azione, dove rimasi per parecchi anni.
Poi egli mi portò nel Paese del Dolore, vissi laggiù finché il mio cuore non fu del tutto purificato da ogni attaccamento sbagliato.
Allora mi trovai nel Paese dell’Amore, le cui fiamme ardenti consumarono ogni più piccola traccia del mio io e quindi potei giungere al Paese del Silenzio, dove furono svelati davanti ai miei occhi pieni di sorpresa i misteri della vita e della morte.”
“Fu questa maestro l’ultima tappa della vostra ricerca?” chiesero i discepoli.
“No” rispose il maestro, “ un giorno Dio disse: – Oggi ti condurrò nel punto più sacro del Tempio, nel cuore stesso di Dio.- e mi trovai nel Paese della Risata.”

(Osho)

0459. L’ Esperienza + addendum

 

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La Vita è come una gara ad ostacoli. Nonappena hai imparato alla perfezione a superarne uno, rimanendo in piedi e senza farti male, ecco parartisi davanti un ostacolo più alto del precedente. Vien da se quanto sconforto e frustrazione questo procuri, soprattutto nella consapevolezza che ad altezze superiori corrispondono più cadute e più rovinose. In molti si arrendono e vivacchiano di fronte ai loro limiti, facendo finta, o di non vederli, oppure che essi siano una prigione da cui sia impossibile evadere, ma sempre attanagliati dalla curiosità di sapere cosa c’è “oltre”. Quella brama insoddisfatta, tipicamente umana, che si trasforma in malanno dell’Anima(psicologico, se preferite) e dunque in infelicità. È quindi indispensabile una corretta percezione e presa di coscienza di come stiano le cose. L’arguzia di intuire che la Vita non è un evento casuale, ma che ha un senso ed uno scopo implicito nel vivere stesso, nell’esperire della Coscienza individuale calata nel mondo materiale. L’umiltà di riconoscere di avere dei limiti, e che laddove non riusciamo a coglierli, possiamo e dobbiamo cercarli nel prossimo, che non è altro che uno specchio del nostro Essere. Il coraggio, una volta che questi limiti siano evidenti, di ammettere non siano invalicabili e di tentare di superarli accettando di pagarne le conseguenze e sfidando la paura. Ogni limite superato brillantemente verrà automaticamente disconosciuto come tale dalla Coscienza ora più Consapevole di Se e delle proprie capacità, in un Eterna progressiva Crescita. E…

A forza di saltare sempre più in alto ci si ritroverà a volare; a diventare abitatori del Cielo e non più della Terra

Agli estremi di questo percorso di Conoscenza verrà sciolto un apparente paradosso: si scoprirà che non esisteva alcun ostacolo, ma che era necessario superarli tutti per capirlo

Come foglia e luce in un mattino di nebbia

Mi sento come queste foglie…

come quelle che ieri sera rilucevano bagnate

sull’ asfalto di Piazzale Cadorna…

sbatacchiate dalla pioggia

e calpestate da piedi frettolosi.

Depositate leggere al suolo.

Senza dolore.

Gioiose.

Mi sento macchia di luce

sul nero del cemento

e fiammella nell’oscurità della notte.

Mi sento foglia cadente dell’autunno

e germoglio della primavera.

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“Siamo fatti per questi tempi”

Amici, non disperate. Siamo fatti per questi tempi. Ho parlato con tante persone, recentemente, che sono profondamente, completamente spaesate. Si tormentano, preoccupate per il modo in cui vanno le cose oggi nel mondo. La nostra è un’epoca in cui quotidianamente troviamo motivo di essere sconvolti e, spesso a ragione, furibondi per atti che ancora, e ancora, vanno contro a ciò che davvero importa alle persone assennate, a chi guarda verso le future generazioni.
Avete ragione a pensarla così. Le scintillanti fortune accumulate tramite atti terrificanti compiuti contro i bambini, gli anziani, la gente comune, i poveri, contro chi non ha potere, non ha difese, lasciano senza fiato. Eppure io vi incoraggio, vi chiedo, a voi, con gentilezza, non prosciugatevi lo spirito gridando al vento la fatica di vivere in questi tempi. Soprattutto, non perdete la speranza. Perché il fatto è che noi siamo nati per vivere in questi tempi. Si, è così. Sono decenni che impariamo, sperimentiamo, facciamo pratica, ci alleniamo per questo. Stavamo aspettando di incontraci in questo punto di questa storia.
Io sono cresciuta sui Grandi Laghi. Conosco le navi e so dirvi se uno scafo resisterà alle onde. Se parliamo di spiriti consapevoli, nel mondo non ci sono mai stati tante navi né abili naviganti come oggi. E sono navi cariche di provviste, di risorse, che possono comunicare tra loro più e meglio di quanto sia mai successo in tutta la storia dell’umanità.
Spingete lo sguardo oltre la vostra prua: vedrete milioni di barche, di anime coraggiose, che navigano con voi. E se le plance tremano a ogni onda in questa tempesta, vi assicuro che prua, timone e albero maestro vengono da una foresta più grande di voi. Legname forte, durevole, fatto per resistere ai venti, alle correnti, per tenere salda la rotta, avanti tutta, nonostante tutto.
Sempre, nei tempi bui, si tende a arrovellarsi su quello che non va, quello che resta ancora da riparare. Non dateci tutta la vostra attenzione. Si tende, allo stesso tempo, ad accasciarsi al pensiero di ciò che è al di la della propria portata, a tutto ciò che non si può fare. Non dateci troppo peso. E’ come sprecare il vento senza stendere le vele.
C’è bisogno di noi, sappiamo solo questo. Incontriamo resistenza, ma incontriamo anche coscienze più grandi di noi che ci danno il benvenuto, ci amano, ci guidano–e le riconosciamo, al primo sguardo. Non hai detto che ci credevi? Non hai detto che avresti prestato ascolto a qualcosa di più grande di te? Non hai chiesto una guida? Non ricordi che essere guidati significa accettare un destino al di fuori di noi stessi?
Non sta a noi riparare il mondo, tutto di un colpo. Ma sta a noi allungarci a riparare quel pezzetto di mondo che riusciamo a raggiungere. Ogni cosa piccola, determinata e calma che può fare una coscienza per aiutarne un’altra, per sostenere un piccolo pezzo di questo povero mondo sofferente, aiuta immensamente. Non possiamo sapere quale azione, fatta da chi, realizzerà la massa critica che cambierà la rotta, determinando un cambiamento durevole.
Perché il cambiamento sia profondo è necessario accumulare azioni su azioni, aggiungere, aggiungere ancora, perseverare. Sappiamo che non è necessario l’aiuto di ogni singolo essere umano sulla Terra per portare pace e giustizia. Basta un gruppo piccolo, determinato, che non si arrenda alla prima, alla seconda, né alla centesima tempesta.
Una delle azioni più potenti e più tranquillizzanti che potete fare per agire in un mondo in tempesta è alzarvi e permettere al vostro spirito di mostrarsi. Uno spirito acceso, sopra coperta, brilla come il sole. Brucia e scintilla, lancia segnali, accende altri fuochi, incendia la scena. Osa mostrare la propria passione come una lanterna, in mezzo alle ombre profonde di un’epoca buia. Brillare ferocemente, e mostrare compassione verso gli altri, sono due modi tremendamente necessari, e coraggiosi, di essere presenti in questo mondo.
Chi annaspa nel buio può accendersi della luce di altri, se gli altri sono disposti a mostrarsi in tutto il loro splendore. Se volete aiutare a portare pace nella tempesta, questa è una delle cose più forti, più grandi, più potenti che potete fare.
Ci sono sempre momenti di sconforto. Io stessa non ho mancato di disperarmi in tanti passaggi della vita, ma non riservo alla mia tavola una sedia per lo sconforto. Non gli chiedo di fermarsi ancora un poco. Non mangiamo dallo stesso piatto.
E la ragione è questa. In ogni fibra del corpo so una cosa, che sapete anche voi. Che non può esserci sconforto se ricordiamo perché siamo sulla Terra, qual’è il nostro scopo, di cosa facciamo parte. Le parole che diciamo e le azioni che compiamo non sono solamente nostre. Sono parole e azioni del Tutto che ci ha portato qui. Con questo in mente, spero che scriviate nelle vostre case queste parole:
Quando un grande vascello è in porto, all’ancora, è al sicuro, non c’è dubbio.
Ma non è per questo che sono stati costruiti i grandi vascelli.

(Clarissa Pinkola Estes)

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Sul treno – 29 ottobre

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Pendolari

Siate attenti al modo in cui iniziate la vostra giornata. Quante persone si alzano facendo sentire brontolii o lamentele! Non si stupiscano poi se l’intera giornata continuerà a svolgersi sullo stesso tono! E la sera, quando si coricano, non riescono ad addormentarsi: si girano e si rigirano, accendono e spengono la luce e finiscono per prendere dei sonniferi. Non pensano che prima di andare a letto avrebbero dovuto prepararsi al sonno. La fine di una giornata, come pure il suo inizio, è un momento sacro, perché precede un’altra attività tanto importante per la vita psichica: il sonno.
Imparate dunque come dovete incominciare la giornata se volete che essa sia fruttuosa e colma della grazia di Dio, una grazia che potrete diffondere sulle creature intorno a voi. E preparatevi anche al sonno chiedendo di andare a istruirvi e a lavorare nel mondo invisibile. Per ogni azione, per ogni impresa, l’inizio è della più grande importanza.

(O. M. Aivanhov)