Haiku

Pozze di luce

allagano lo sguardo.

Torno a casa.

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Occhi di luce, Piazzale Cadorna – Milano
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Tram sferraglianti, Foro Buonaparte – Milano

Cos’ è l’ amore?

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Les coeurs

Nessuno s’innamora per scelta, ma per caso. Nessuno resta innamorato per caso, ma con l’impegno. E nessuno rinuncia all’amore per caso, è una scelta.

(Cit.)

Muore solo un amore che ha smesso di essere sognato fatto di materia e che si cerca sulla terra.

(P. Salinas)

– 26

Oh bella li… sempre di corsa a fare le cose più importanti all’ultimo minuto sperando di non fare cazzate, dando retta a chi da solo aria ai denti e parla senza competenza… quando poi hai finito cambiano idea perché ci hanno ripensato. Porfobacco, inutile lamentarsi perché tanto non cambia niente.

Un bel vadaviaiciapp… e preparo la valigia.

Proverbi milanesi

La gàta fresùsa à l’à fàcc i minì orp
(La gatta frettolosa ha fatto i micini orbi)

Ufelé, fà ‘l tò mesté!
(O pasticcere, fai il tuo lavoro!)

Fà e desfà l’è toet laurà.
(Fare e disfare è tutto lavoro)

L’è compàgn de dàga u biscòt a l’asen.
(E’ come dare un biscotto all’asino)

Vadaviaiciapp

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Souvenir d’Italie, Prealpi lombarde

Arcano XV (Le Diable)

Per rinascere bisogna essere scesi nelle profondità della propria natura ed aver addomesticato, essersi riappacificati con le parti più buie del proprio essere, abbandonando l’ipocrisia di coloro che decidono di conviverci per sicurezza e comodità.

LE DIABLE

E se il Diavolo parlasse:

“Sono Lucifero, colui che porta la torcia. Il regalo eccelso che faccio all’umanità è l’assoluta mancanza di morale. Nulla mi può limitare, ho trasgredito tutte le leggi: brucio le Costituzioni e i libri sacri. Nessuna religione può contenermi. Distruggo qualsiasi teoria, faccio esplodere tutti i dogmi. Nel fondo del fondo del fondo, nessuno abita più in fondo di me. Sono l’origine di tutti gli abissi. Sono colui che dà vita alle oscure grotte, colui che conosce il centro intorno al quale ruotano tutte le densità. Sono la viscosità di tutto ciò che tenta invano di essere formale. La suprema forza del magma. Il fetore che denuncia l’ipocrisia dei profumi. La carogna madre di ogni fiore. Il corruttore degli spiriti vanitosi che si rivoltano nella perfezione. Sono la coscienza assassina dell’effimero perenne. Io, rinchiuso nei sotterranei del mondo, sono colui che fa tremare la stupida cattedrale della fede. Io sono colui che, in ginocchio, morde a sangue i piedi dei crocifissi. Colui che presenta al mondo, senza pudore, le piaghe aperte come vagine affamate. Io violento l’uovo imputridito della santità. Affondo l’erezione del mio pensiero nel sogno morboso dei gerofanti, per sputare addosso ai loro simulacri lo sperma gelido del mio disprezzo. Con me non c’è pace. Nessun focolare sicuro. Nè Vangeli stucchevoli. Nè madonnine di zucchero per le umide lingue di suore apatiche. Defeco regolarmente sopra i passeri lebbrosi della morale. Non mi vieto di immaginare un profeta carponi montato da un asino in calore. Sono il cantore estasiato dall’incesto, sono il campione di tutte le depravazioni e squarcio con diletto, con l’unghia del mignolo, le viscere di un innocente per intingerci il mio pane. Eppure, dal profondo della caverna umana, accendo la torcia che sa riorganizzare le tenebre. Su per una scala di ossidiana giungo ai piedi del Creatore per offrirgli il potere della trasformazione. Sì: di fronte alla divina impermanenza combatto per conservare l’istinto, per congelarlo in una scultura fosforescente. Lo illumino con la mia coscienza e lo trattengo, fino a farlo esplodere in una nuova opera divina, l’universo infinito, labirinto incommensurabile che mi scivola tra le grinfie, preda che mi sfugge dalle fauci, tracce che svaniscono come un profumo impalpabiile… E rimango lì, tentando di unire tutti i secondi gli uni con gli altri, di frenare il trascorrere del tempo. E’ questo l’inferno: l’amore totale per l’opera divina che si dissolve. E’ lui l’artista: invisibile, impensabile, impalpabile, intoccabile. Io sono l’altro artista: fisso, invariabile, oscuro, opaco, denso. Torcia che arde eternamente di fuoco immobile. Io sono colui che vuole inghiottire questa eternità, questa gloria imponderabile, conficcandomela al centro del ventre per partorirla come una palude che si squarcia per eiettare il gambo in cima al quale sboccerà il loto dove risplende il diamante. Così, lacerando le mie viscere, voglio essere la Madonna suprema che partorisce Dio e lo immobilizza sulla croce per farlo restare in eterno qui, con me, sempre, senza mutamenti, permanente impermanenza.

(A. Jodorowsky, La Via dei Tarocchi)

Sul treno – 4 novembre

” Silenzio ”

L’unica maniera di avanzare
è estrarre l’essere dalla parola
l’atto dall’intenzione, l’emozione dal possesso
e il desiderio dal suo oggetto immaginario;
e scavando il tunnel, perdere una e mille pelli,
consumare il superfluo in una festa di fiamme,
lasciare che si sgonfino gli io parassiti,
non essere né questo né quello,
unire i due poli in un solo cerchio,
catturare lo sguardo che sta dietro lo sguardo,
di occhio in occhio ascendere fino alla coscienza,
dove tutto l’iniettato, tatuato, copiato,  falsificato
è trasportato via dal vento come uno sciame di petali.
Mente vuota, cuore pieno,
calmando il desiderio, disfacendo i nodi ciechi,
integrando l’albero blindato al bosco nudo,
mai più nel mio petto sibilerà il serpente,
mai più tra le mie gambe
il desiderio di una carne senz’anima affilerà i suoi ami,
mai più il mio corpo aspirerà a essere una macchina eterna.
Scelgo come cammino l’impalpabile ombra e il solido vuoto,
supero lo specchio che compara, demolisco la piramide degli antenati
che porto incrostata sulla schiena
incatenandomi a un tempo stagnante.
Scavando fino al fondo di me stesso
giungo all’origine, dove la parola si dissolve:
piacere incessante, orgasmo eterno,
silenzio che è la somma di tutte le musiche.

(A. Jodorowsky)

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Vortice