Pinocchio nel Paese dei Balocchi

C’era una volta…

No…, c’è ancora…: un negozio di modernariato in Via Fiori Chiari… un negozio le cui vetrine sono squarci illuminati nel regno della fantasia.

Ed io tutte le sere mi fermo incantata a guardare questa meraviglia che, nel buio della via, riluce di favola antica e di giochi di bambini, mentre i pupazzi e le statue brillano in tutti i loro colori.

Ed ogni sera scopro un personaggio diverso tra la folla, come ogni sera scopro sui loro visi di legno o di gesso un’espressione nuova e differente, neanche fossero vive o parlassero.

Io comunque sono certa che pensino: da cosa deriva questa convinzione non lo so, ma sono sicura che tutti loro ricambiano i miei sguardi incantati con pensieri dubbiosi circa la mia natura di curiosa ser(i)ale.

Lui è Pinocchio ed io l’ho chiamato “Pinocchio sul drone” lasciandogli solo l’azzurro, il blu, che è il colore della “spiritualità”, il colore del cielo e dell’ acqua. Dell’immenso e della vita. Più vita e meno droni, insomma.

SIGNIFICATO E SIMBOLOGIA COLORE BLU

Ricorda la chiarezza del cielo, le vaste distese d’acqua, la frescura dell’ombra, evoca la calma, la serenità, la pace, la bellezza dei cieli azzurri, la mole imponente delle montagne lontane e i terrificanti abissi dell’oceano. I popoli primitivi credevano che queste lontane azzurre misteriosità fossero la dimora degli dei, degli spiriti o degli antenati, e questo modo di pensare originò l’associazione del blu con la religione, infatti è presente nell’iconografia religiosa di tutto il mondo.

Nei mandala tibetani il blu simboleggia la condizione in coui si è superato il turbinio delle passioni e la coscienza può esaminare ogni cosa con chiarezza; secondo Jung il blu significa altezza e profondità, il cielo infatti è lontano e si spinge fin dove lo sguardo può arrivare come l’oceano e, nella natura, il blu ci parla di realtà molto più grandi della nostra dimensione umana, un pò come nell’iconografia luciferiana dove i demoni (intesi come entità elevate e non negative secondo la credenza cattolica) appaiono contornati da un aura azzurra. I primi cristiani collegavano il blu a Dio Padre mentre oggi è il colore della Madonna il simbolo del femminile e elle qualità ad esso connesse come la compassione, la devozione, la fedeltà, qualità materne associate alla Vergine Maria che incarna l’ideale della madre perfetta.

Il blu come archetipo materno positivo deriva dalla nostra storia biologica prima di nascere infatti siamo creature dell’acqua in una soluzione simile a quella del mare da cui originò la vita, come simbolo dell’acqua il blu suggerisce altri significati, pulisce, nutre , rinfresca, purifica, trasforma le sostanze dissolvendole, le rende mescolabili. (www.visionealchemica.com)

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Non ti fidare, ragazzo mio, di quelli che promettono di farti ricco dalla mattina alla sera. Per il solito, o sono matti o imbroglioni! (C. Collodi, Le avventure di Pinocchio)
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Ho visto il colore dell’amore nella precarietà delle foglie oscillanti nella brezza e negli aliti di vento che le portavano più su, verso un cielo trasparente.

Le Pendu ( Claudio C. devoted)


a12tmt_h335“Le Pendu” è un giovane uomo appeso, con braccia e una gamba legate tra due rami tagliati quasi fossero anch’ essi sacrificati; il tutto in un quadrato, una cornice, nel quale l’uomo è racchiuso.

L’ altro arto è piegato cosi da trattenere la figura in posizione ancora più immobile.

È una carta statica che simboleggia l’ impossibilità manifesta di fare e scegliere.

In una soluzione di continuità, come sono le 22 lame dei tarocchi, l’ arcano successivo è La Morte ( o Arcano Senza Nome) il cui significato più profondo è “Rinascita”.

E per rinascere bisogna necessariamente essere passati da una fase di sosta e di “caduta in se stessi”, di discesa nel profondo del proprio essere, di non-azione a favore dell’ introspezione.

Bisogna attuare un cambio di prospettiva dove l’ intelletto viene abolito, la razionalità smette di governare il nostro comportamento e la mente diventa ricettiva nei confronti dei messaggi che la visione ereditata dall’infanzia spesso oscura e nasconde. Solo a questo punto la verità “personale” prende il sopravvento sulla verità “costituita” e diventa Coscienza.

La caduta puo dunque divenire un’ascesi solo attraverso un lungo lavoro su noi stessi e con l’ offerta in sacrificio delle inquitudini del nostro ego all’introspezione.

Ed ecco il terreno fertile della rinascita.

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La Morte o Arcano senza Nome

Il Tredicesimo Arcano dei Tarocchi è la Morte che indica una trasformazione, un cambiamento drastico, che può essere positivo o negativo. Dopo il lavoro  di svuotamento e di approfondimento svolto da “L’Appeso”, questa carta invita a far piazza pulita del passato, a una rivoluzione collocabile nelle profondità non verbali dell’essere. La sua posizione al centro dei Tarocchi, svela che tale lavoro è indispensabile per la realizzazione de “Il mondo”. La morte è detta anche l’Arcano senza nome e risponde come un’eco a “Il Matto”, che ha il nome ma non un numero. Lo scheletro del tredicesimo arcano, potrebbe essere quello de “Il Matto”, visto ai raggi X. Tali Arcani rappresentano due aspetti della stessa energia fondamentale. Ma se il Matto segna un apporto di energia, una liberazione, La Morte indica un lavoro lungo di purificazione, come un’aratura che prepara il terreno alla nuova vita. Lo scheletro della Morte è rosa carne, essenza viva e struttura del movimento dentro di noi. Quindi il significato dell’Arcano non è da intendersi come morte fisica, bensì cambiamento radicale. Lo scheletro con la falce vitale e spirituale (rossa e azzurra) sta lavorando sulla sua natura più profonda. Il manico della falce è giallo, colore dell’intelligenza: il lavoro è stato pensato, desiderato e ora viene portato a termine. Questo processo potrebbe essere vissuto come un lutto, perché è sofferto e far venire alla luce sentimenti d’ira o aggressività. Ma questo lavoro può anche manifestarsi come uno scoppio, rapido e liberatorio. Il tredicesimo arcano, non tollera più elementi inutili; i sistemi di valori e i concetti limitanti che ci tengono prigionieri vengono aboliti, ogni legame di dipendenza viene tagliato. Il suolo nero dove cammina la Morte, ricorda la fase al nero dell’alchimia, la nigredo.

E’ il colore dell’inconscio, della vacuità, del mistero profondo. Sul suolo possiamo osservare due teste e lo scheletro si appoggia su di esse per avanzare: i concetti ereditati dai genitori vengono spodestati perché la profondità del maschile e del femminile possa apparire sottoforma di due archetipi purificati. Sempre dal suolo, vediamo affiorare mani e piedi : il nuovo essere sta nascendo. L’occhio dello scheletro ricorda il drago che si morde la coda, simbolo dell’universo infinito. La testa ha una forma lunare, segno di ricettività e nella sua parte posteriore si vedono le quattro lettere ebraiche che compongono il nome divino, la cui somma è 26; la metà è 13. Questo essere porta dentro di sé la divinità, ma lavora nel piano dell’incarnazione.

Quando appare questa carta, bisogna capire quale trasformazione sia in atto, quali cambiamenti sono desiderati o si stiano verificando e quali minacce ci permette di evitare. A volte si tratta di qualcosa di cui bisogna fare a meno, al volte di ira repressa che ha bisogno di sfogarsi. Eppure quando si auspica una rivoluzione, l’Arcano senza nome la provoca con una rapidità radicale che potrebbe dare un grande sollievo.

Rappresenta la fine di ogni cosa che non necessita più di essere mantenuta nella coscienza di un essere, sia che si tratti di un’esperienza o di una manifestazione fisica od emotiva.

Rimosso il dramma, tolta la paura, la Mem appare divina in tutto il suo splendore ed in tutta la sua potenza. La morte, non è sterile, infatti la vegetazione della carta è indice di fecondità.

Questo passaggio attraverso la morte, quindi, comporta un momento distruttivo, legato al sentimento di perdita e lutto e un momento costruttivo, legato alla nuova creazione possibile.

http://www.cavernacosmica.com/i-segreti-dellarcano-senza-nome-mem/

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On the air

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Danze di foglie – sul grigio dell’ inverno. È sinfonia. (Haiku)

Nella tradizione kabbalistica le lettere e i suoni rappresentano gli elementi di cui Dio si è servito per creare il mondo. Esiste così una sorta di alfabeto cosmico, le cui lettere sono simboleggiate dalle ventidue lettere dell’alfabeto ebraico. Queste lettere sono connesse le une alle altre nell’universo. Colui che sa come associarle, come sistemarle per formare parole, frasi e poemi, è un vero scriba.
Lo scriba, nel senso iniziatico del termine, è colui che sa trasporre gli elementi della lingua, le lettere dell’alfabeto, in tutti i campi della vita e particolarmente in se stesso; egli si sforza di assemblare e ordinare quegli elementi affinché ne risulti una “parola” bella e armoniosa. Ed è proprio questa la cosa più difficile! Quando il disordine appare nell’uomo, significa che le “parole” sono disposte male; egli le ha mescolate senza scienza, senza saggezza. Deve quindi cominciare con l’imparare l’ordine corretto delle parole. 

(O. M. Aivanhov)

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Onde tratteggiate – sul nero della volta del cielo – come – tratti di luce – abbozzati nel buio. – Note disegnate – sull’ infinito dell’ universo – che saltano e ballano – in una danza senza fine. Ascolta nel cuore.