E luce fu…

Il Maestro Peter Deunov diceva: «Se gli esseri umani si lasciano andare al pessimismo, è perché non sanno quale direzione dare al loro movimento». A quale genere di direzione si riferiva? Per semplificare, si può dire che esistono due direzioni: una verso l’alto (il mondo spirituale) e una verso il basso (il mondo materiale). Il mondo materiale e il mondo spirituale ci presentano ciascuno le proprie ricchezze; in entrambi i casi esse non sono facili da acquisire, ma a seconda che si cerchino le une o le altre, le difficoltà non vengono vissute allo stesso modo. Se chi si concentra sulle realizzazioni materiali – possedimenti, denaro, potere, gloria – non raggiunge i propri fini, risente amaramente degli insuccessi. Invece, chi si concentra su realizzazioni spirituali si sente sempre sostenuto. Attraverso le sue aspirazioni a una vita superiore, egli tesse continui legami con il mondo divino, e quei legami producono in lui vibrazioni segrete. Anche se costui non riesce a realizzare pienamente tutte le sue aspirazioni, le vibrazioni che egli sente nel suo essere profondo lo proteggono tenendolo al riparo dallo scoraggiamento.

(O. M. Aivanhov)

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Non dimenticare

Ho sempre scritto la letterina a Gesù Bambino, io… invece i miei figli l’hanno sempre scritta a Babbo Natale e, potere della globalizzazione, costui anche rispondeva. Dalla lontana ed innevata Finlandia.

Ora Sofia è lontana e mi ha fatto un elenco di cibi e dolcetti: panettone e torrone, miele e marmellate. Del resto vediamo perché serve poco o nulla. Sofia… la mia soddisfazione.

Giacomo riceve di andare da sua sorella e va bene cosi: saperli insieme, seppur lontani, è una gioia immensa.

Io non lo so… devo scrivere la letterina.

Domani andrò in cantina a cercare l’ albero, le palle e le luci… anche se sono anni che non lo faccio sento che quest’anno ci vuole. E sotto l’albero niente… solo luci e palle. Enonmenefrega niente se l’albero non è nella mia tradizione (o lo è…).

Caro Babbo Natale,

Non ho bisogno di niente, ad esclusione di un pò di coraggio per cambiare le cose… non basta non andare a votare perché mi fanno schifo tutti… non basta dissociarsi perché il sistema è unammerda… non basta parlare sempre e comunque del miracolo della bellezza in ogni cosa… a volte bisogna essere testimonianza con gesti piccoli e grandi.

E la testimonianza inizia già col non dimenticare e col dire “io sono, io esisto, io penso, io vedo”.

Perché esseri testimoni passa dalla verità che ha bisogno di essere prima vista e poi testimoniata.

In piccole e grandi cose.

A cominciare dal voler aprire gli occhi.

Caro Babbo Natale portati pure via Renzi e Salvini tanto ne arriveranno altri piu idioti… ma lasciaci l’esempio di chi non deve essere dimenticato.

E che tutto questo serva a renderci davvero migliori, a risvegliarci.

Alla faccia di chi ci considera automi idioti o animali da macello.

http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=124473

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Come foglie

Conversazioni con Sofia

“Giorno base. Houston mal di testa. Tutto okay?”

“Giorno Houston. Base in ritardo. C’è bruma secca e niente spiaggia. Polvere del deserto che si alza ed è come nebbia”

“Qui nebbia che è come sabbia… vola amore. Ci sentiamo”

Poesiaaquattromani.

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Sabato lattiginoso

Mi sono svegliata presto, dilaniata dal mal di testa che mi straziava le tempie.

Buio e nebbia.

Ho preso Argo e siamo usciti osservati da una falce di luna che spandeva un biancore tenue e lattiginoso attraverso la nebbia. Ogni passo una fitta ma Argo sa, Argo capisce e cammina lento ed obbediente al fianco. Abbiamo passeggiato sorretti da passi quasi immobili attraverso le strade deserte e immerse nelle nuvole, come fantasmi sotto una luna sbiadita. Dicembre… quasi Natale.

Poi abbiamo ripreso la via di casa.

In fondo, il buio squarciato dalle luci di posizione di un tir disperso o forse senza meta. Kevin… perché i camionisti amano chiamarsi Kevin?

Ora risaliamo il vialetto ed entriamo in casa: dormomo tutti, immersi in una bolla bianca ed oscillante nel buio del senza tempo.

Preparo l’acqua calda per le mie tempie straziate dalle fitte, poi acqua e pappa per argo e i mici, the verde per me. La zuppa di pesce che ieri sera mi ha ristorato emana ancora profumo dalla pentola coperta.

Mi muovo nel buio, adoro spostarmi a tentoni attraverso una casa, in uno spazio che per me non ha misteri. La luce mi ferisce oggi. E carico la lavatrice nel bagnetto che ora, senza Sofia, non usa più nessuno.

Io non lo so da dove mi arriva questa passione per il bucato… forse lavare mi da la sensazione di cancellare polvere anche dall’anima per riportare a nuovo la vita. Ma questa mattina la nenia dell’ acqua e del cestello che gira sono quello che mi ci vuole.

E la gatta vuole uscire, allora l’ accompagno lasciando la porta socchiusa, ma quando rientro mi accorgo che è scappato ciccione e lui non conosce il circondario. Allora lo vado a cercare, lo trovo e lo riaccompagno al sicuro, nel mio amore.

E finalmente posso tornare a letto, al caldo per galleggiare nell’ ovatta, nello spazio senza tempo, nel fiume di un momento eterno che lenira il mio dolore.

E li, sospesa nel vuoto, senza pensieri e con le orecchie piene di rumori lontani e sognati mi rendo conto di tutti i fili della mia vita. Fili che mi legano a chi amo, indissolubilmente, legami né cercati né voluti ma solo li… fili legati ad un passato che è la mia vita e che mi traghetta in un futuro che è già iniziato… fili che non possono essere recisi e che neanche voglio tagliare. Fili che creano la ragnatela iridescente della mia vita, dove a volte sono ragno e a volte mosca… dove in fondo sono tutto e nulla.

E mi rassegno al sonno che mi culla e mi invade la testa dalle orecchie, ottundendo il dolore.

Mi sveglio e Argo mi osserva dal terrazzo attraverso il vetro.

Lui non sa rinunciare ad essere ciò che è: il mio custode.

Lui è alfa e io beta ma io sono la padrona e lui il cane, io sempre debole e lui bestia. Strani opposti che diventano uno.

Prendo il tablet e scrivo, accompagnata dal bisogno di rendere eterne sensazioni sfumate e già morte. O che forse dormono solo. Come la mia casa ed i suoi abitanti che tento di proteggere dalla polvere del tempo e del dolore.

Un sabato lento e lattiginoso.

Un sabato che molto somiglia ad un gabbiano immobile sulla chiglia dondolante di una barca… cosi goffo forse, ma pronto ad aprire le ali e sollevarsi nell’ aria, planando sul vento.

Sarò il vento che sorregge le tue ali.

Dolcemente e con forza, una freccia bianca nel blu.

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