Menodieci

Quello a cui opponi resistenza persiste.

(C.G. Jung)

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Anime nel vento

Simile all’acqua

è l’anima dell’uomo.

Viene dal cielo,

risale al cielo, per poi di nuovo

scendere alla terra

in perpetua vicenda.

Il getto limpido sgorga

dall’arduo precipite dirupo.

Sul sasso liscio si frange

in belle nuvole di pulviscolo.

Ondeggia, accolto in dolce grembo,

tra veli e murmuri,

al basso, via, scorrendo.

Scogli si rizzano

contro il suo empito,

spumeggia iroso di gradino in gradino

verso l’abisso.

Indi, per lento letto di prati volgesi,

e fa specchio di lago,

dove il loro viso miran tutte le stelle.

Ma, dolce amante dell’onda è il vento

e talvolta dal fondo suscita flutti spumeggianti.

O anima dell’uomo, come all’acqua somigli!

O destino dell’uomo, come somigli al vento!

(J. W. von Goethe)

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Arcano VI (The Lovers)

 

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Sono agitata.

Non so quali sono le correnti che vorticano sul fondo della mia anima e del mio cuore: correnti calde, fredde e tumultuose che si agitano e creano mulinelli e vortici mentre la superficie rimane piatta e calma.

Io sorrido, leggo, scrivo, parlo al telefono ma sotto sotto, nella parte nascosta di me, si agita un’ inquietudine che non è paura, non è timore e neanche irrequietezza. È un qualche cosa di indefinito, una strana consapevolezza che tutto cambia, tutto si trasforma, niente rimane immutato. È come quando senti la sabbia che ti scivola via tra le dita mentre tu sei li… presente in questo non-gesto… senti perfettamente la consistenza dei granelli, la loro irregolare rotondità. Mentre chiudi gli occhi ed ascolti con le dita, mentre i sensi si fondono per essere soltanto consapevolezza di un attimo di vita. Che cambia e muta, si avvolge a spirale e scivola via.

È già tutto passato: nel momento in cui lo pensi il mondo è già nuovo.

Basta tacere un attimo per sentire il rumore del tempo che scorre: è cosi flebile e debole che riesce a zittire il rumore della pioggia, gli squilli del telefono, lo sferragliare del treno e le voci che arrivano dagli altri uffici.

Lo puoi sentire nel ritmo del cuore che batte e nei respiri che compi, nel rumore sordo delle ciglia che sbatti. Lo senti in quella sensazione di ineluttabilita che ti avvolge la gola come fosse una collana allacciata stretta.

Quello che esiste oggi, buono o cattivo che sia, è destinato a dissolversi per trasformarsi: il gesto che compio oggi è destinato a condizionare i gesti che seguiranno domani. Senza ritorno. Creando il destino.

E in tutto questo non ci sono certezze: il mondo che abbiamo sotto agli occhi è un’ illusione destinata a sfumare.

Devo riprendere Castaneda, lo so.

La strada del cuore è l’unica che conta, lo so.

Don Juan: “Per me c’è solo il viaggio su strade che hanno un cuore, qualsiasi strada abbia un cuore. Là io viaggio, e l’unica sfida che valga è attraversarla in tutta la sua lunghezza. Là io viaggio guardando, guardando, senza fiato.
Tutto è solo una strada tra tantissime possibili. Devi sempre tenere a mente che una strada è solo una strada; se senti che non dovresti seguirla, non devi restare con essa a nessuna condizione. Per raggiungere una chiarezza del genere devi condurre una vita disciplinata. Solo allora saprai che qualsiasi strada è solo una strada e che non c’è nessun affronto, a se stessi o agli altri, nel lasciarla andare se questo è ciò che il tuo cuore ti dice di fare. Ma il tuo desiderio di insistere sulla strada o di abbandonarla deve essere libero dalla paura o dall’ambizione.
Ti avverto. Guarda ogni strada attentamente e deliberatamente. Mettila alla prova tutte le volte che lo ritieni necessario. Quindi poni a te stesso, e a te stesso soltanto, una domanda. Questa è una domanda posta solo da un uomo molto vecchio. Il mio benefattore me l’ha detta una volta quando ero giovane, e il mio sangue era troppo vigoroso perché la comprendessi. Ora la comprendo. Ti dirò che cosa è: “Questa strada ha un cuore?” Tutte le strade sono uguali; Sono strade che passano attraverso la boscaglia o che vanno nella boscaglia. Nella mia vita posso dire di aver percorso strade lunghe, molto lunghe, ma io non sono da nessuna parte. La domanda del mio benefattore ha adesso un significato.”Questa strada ha un cuore? Se lo ha la strada è buona. Se non lo ha non serve a niente. Entrambe le strade portano da qualche parte, ma una ha un cuore e l’altra no. Una porta un viaggio lieto; finché la segui sei una sola cosa con essa. L’altra ti farà maledire la tua vita. Una ti rende forte; l’altra ti indebolisce.”

(C. Castaneda)

Non dimenticare (5.2016)

Il nostro pianeta non è già più in grado di digerire tutti gli escrementi di questo Sistema di produzione massiccia e, se questa follia adatta a consumare tutto l’universo non cessa, è evidente che spariremo. Provocando una sopraffusione del Sistema per sua propria dinamica, la Storia potrà però salvarci da noi stessi, aiutandoci a tirare lo sciacquone su questa mafia neoliberale e offrendoci l’occasione per un cambiamento radicale.

Spetterà allora alle società civili di cogliere l’occasione, di smetterla di indignarsi inutilmente, ma piuttosto di ribellarsi, dapprima per impedire al Sistema di instaurare quel totalitarismo che costituisce il suo sbocco naturale e la sua ultima linea di difesa, poi per rimboccarci le maniche e sviluppare altri modi di essere, di coabitare, di cooperare, per nutrire altri ideali diversi dalla proprietà e dal possesso, per cercare infine di costruire una società libera, egalitaria e decente, alla quale abbiamo per il momento rinunciato.

http://www.controinformazione.info/una-previsione-per-il-2016-si-avvicina-il-crollo-dellimpero-usa/

Sul treno – 11 gennaio

Per due anni sono rimasto immerso nel buio. Ne ho accumulato con grande gioia. Si trattava del buio più nero, del tutto nero. Quel nero è un mistero. È in lui che si formano le cose, nell’oscurità. Il bianco è la manifestazione, il nero è la formazione. Il bambino si forma al buio. Il nero è due volte simbolico: per gli uomini comuni, il nero è il male, l’egoismo, l’inferno; per gli Iniziati, è il mistero non illuminato, non chiarito.

(Omraam Mikhaël Aïvanhov)

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