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Nella modalità dell’avere, il tempo diviene il nostro dominatore. Nella modalità dell’essere, il tempo è detronizzato, cessa di essere l’idolo che governa la nostra vita. Nella società industriale, il tempo domina sovrano.

(Erich Fromm, Avere o essere?)

Oggi il Corriere della Sera porta un articolo che intitola “(In)felici a 50 anni – Secondo le statistiche è l’ età più difficile perché impariamo ad amare la vita ma scopriamo anche il rischio di perderla”.

Sembra che, secondo una ricerca dell’ Istat britannica, la colonnina della felicità registri il minimo in corrispondenza della fascia d’età tra i 50 e i 54 anni.

Trovate l’articolo a pag. 25 di Corsera, se volete.

Io mi limito semplicemente a mettere in relazione la questione tempo ed età, quindi il “tempo che passa” con una fase cruciale della vita, la mezza età, cioè quella che ti traghetta alla maturità e ad avere trent’ anni di lavoro, dei figli grandi, un passato certo e passato vicino ad un futuro oggi più che mai fosco ed incerto.

Poi esamino  tutto sotto alla lente di ingrandimento del concetto di avere ed essere.

Si certo… in una società bacata ed in crisi come la nostra non posso che essere un individuo infelice se rivolgo il mio pensiero al “possesso” e ragiono quindi in termini di “avere” qualunque cosa, amando la vita in funzione di beni che posso perdere (la salute, i risparmi, il lavoro, ecc.)

Una volta la mezza età era un traguardo… oggi è un’ansia vista in questa prospettiva.

Ma basta che io sposti la mia attenzione sull’ essere, e quindi sul significato dell’ esistenza, per uscire completamente da questa visione distorta perché credo e sento, che i cinquant’anni siano il momento nel quale ci si possa veramente realizzare per ciò che si è, forse in virtù del fatto che ci si può permettere di non possedere o desiderare nulla perché “hai già dato”.

Forse sbaglio…

Vero è, e lo dice anche la ricerca, che “la diminuzione dell’ ansia corrisponde a un aumento degli altri tre indicatori utilizzati: soddisfazione personale, felicità e senso di utilità”.

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Una poesia…

O tell Me the Truth About Love

(Ditemi, vi prego, la verità sull’amore)

C’è chi dice che amore è un putto,
e altri che è un uccello,
altri dice che fa girare il mondo,
c’è chi dice sia un assurdo,
e quando ho chiesto a quello della porta accanto,
che sembrava ne sapesse,
a sua moglie andò di traverso
e disse che non ne sapeva niente.

Che assomiglia ad un pigiama,
o al salame in un hotel dabbene?
L’odore rammenterà il lama,
o avrà un odore confortevole?
Punge se lo tocchi come uno spino,
o è lieve come un abile piumino?
È affilato o liscio lungo gli orli?
Ditemi, vi prego, la verità sull’amore.

I libri di storia ne parlano
in qualche criptica noticina,
ma è un argomento comune
a bordo delle navi da crociera;
ho visto dei cenni in qualche
cronaca dei suicidi,
e ci ho persino scritto sopra
sul retro degli orari ferroviari.

Ulula come un cane alsaziano,
o come l’esplosione di una banda militare?
Si può farne una discreta imitazione
su una sega o uno Steinway da concerto?
È il suo canto alle feste un fracasso?
O amerà soltanto il classico?
Si fermerà quando si vuole stare in pace?
Ditemi, vi prego, la verità sull’amore.

Sono andato a sbirciare nel bersò;
non c’era mai stato lì;
l’ho cercato sul Tamigi e a Maidenhead,
e per l’aria frizzante di Brighton.
Non so che cosa cantasse il merlo,
o cosa dicesse il tulipano;
non era neanche nascosto nel pollaio,
o sotto il letto.

Può fare smorfie strabilianti?
si sente sempre male su un’altalena?
Trascorre tutto il tempo alle corse,
o a strimpellare su corde scordate?
Avrà una sua opinione sul denaro?
Pensa da patriota, o no?
Sono le sue storie volgari o allegre?
Ditemi, vi prego, la verità sull’amore.

Quando viene, viene senza preavviso,
proprio quando ho le mani nel naso?
Busserà di mattina alla mia porta,
o mi schiaccerà il piede nel bus?
Verrà come un mutamento nel tempo?
Sarà cortese o rozzo il suo saluto?
Muterà il corso della mia vita?
Ditemi, vi prego, la verità sull’amore.

(W. H. Auden)

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Non dimenticare (11.2016)

“Perché un’azione è fallita”

“Daesh, figlio delle vostre guerre, del vostro denaro e delle vostre armi”

“Siria, Libia, Iraq, Yemen: le vostre vittime”

“Arabia saudita, Stati Uniti, Turchia: Stati sponsor del terrorismo”.

(di Marinella Correggia e Stefania Russo)

Dicevano tutto i cartelli gialli bifronte in inglese che volevamo mostrare in azione diretta ai media del mondo, al segretario di Stato Usa, John Kerry e al suo omologo italiano Paolo Gentiloni, alla conferenza stampa affollatissima che concludeva i “lavori” dello “Small Group”, ossia la cosiddetta Coalizione antiDaesh.

Lo Small Group contiene tutti i compagni di merende che negli anni hanno fatto crescere Il Nuovo Califfato: Arabia Saudita, Usa, Turchia, Qatar, la Nato e il Golfo nel suo complesso. Certo non sarebbe stato epico come la scarpa dell’iracheno a Bush, ma sarebbe servito.

Questa conferenza stampa rappresentava una grossa occasione per dire la verità in faccia al sovrano e davanti a tutti i media, altrimenti irraggiungibili.

Giorni prima era stato proposto a vari mediattivisti di entrare per un’azione di gruppo, ma così non è stato. Senza entrare nel merito, è un fatto che se in conferenza stampa dieci, o anche cinque persone sparse in sala avessero per lo meno provato a estrarre ed esporre cartelli, vi sarebbe stato un grande impatto, quindi l’azione sarebbe comunque un successo. Un’occasione mancata.

Finalmente la conferenza stampa del sovrano con il seguito ha inizio. Dopo il racconto di Kerry sulle magnifiche gesta antiDaesh e le non-domande pre-concordate (seguirà un resoconto) di giornalisti Usa e italiani (Washington Post, Corsera e Ansa), malgrado la mano ripetutamente alzata per chiedere di fare una domanda capiamo che non c’è spazio per altro: tutto sta finendo con i saluti e baci. Arriva dunque il momento di agire.

In altre due occasioni (pre attentati di Parigi) le azioni erano tecnicamente riuscite, con domande ed esibizione di cartello:

Roma, 28 febbraio 2013 conferenza stampa  degli “Amici della Siria” con Kerry, Terzi (l’allora ministro degli esteri) e l’oppositore siriano Khatib (qui il resoconto);

conferenza stampa di Trident Juncture Nato, a Trapani, il 19 ottobre scorso (qui il resoconto)

Dagli attentati di Parigi però tutto è cambiato. Non appena mettiamo mano ai cartelli già pronti per essere aperti, carabinieri e Digos in divisa e in borghese ci saltano addosso addosso e ce li scippano.

Nemmeno il tempo di tirarli su per un secondo. Una rapidità ed efficienza inusitate.

Strappano i cartelli per evitare che chiunque li possa leggere e ci portano via (in alto la foto uno dei cartelli). Solo sulla soglia mi viene in mente di urlare, e riesco a dire “You created Daesh”, quando ormai Kerry era uscito purtroppo indenne e mentre la gran parte dei giornalisti non capisce nulla di quel che sta accadendo.

(Fonte: L’Antidiplomatico)

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Sul treno – 4 febbraio

“Amicizia”

Non posso darti soluzioni per tutti i problema della vita
Non ho risposte per i tuoi dubbi o timori,
però posso ascoltarli e dividerli con te
Non posso cambiare né il tuo passato né il tuo futuro
però quando serve starò vicino a te
Non posso evitarti di precipitare, solamente posso offrirti la mia mano perché ti sostenga e non cadi
La tua allegria, il tuo successo e il tuo trionfo non sono i miei
però gioisco sinceramente quando ti vedo felice
Non giudico le decisioni che prendi nella vita
mi limito ad appoggiarti a stimolarti e aiutarti se me lo chiedi
Non posso tracciare limiti dentro i quali devi muoverti,
però posso offrirti lo spazio necessario per crescere
Non posso evitare la tua sofferenza, quando qualche pena ti tocca il cuore
però posso piangere con te e raccogliere i pezzi per rimetterlo a nuovo.
Non posso dirti né cosa sei né cosa devi essere
solamente posso volerti come sei ed essere tua amica.
In questo giorno pensavo a qualcuno che mi fosse amico
in quel momento sei apparso tu…
Non sei né sopra né sotto né in mezzo non sei né in testa né alla fine della lista
Non sei ne il numero 1 né il numero finale e tanto meno ho la pretesa
di essere il 1° il 2° o il 3° della tua lista

Basta che mi vuoi come amica
NON SONO GRAN COSA,
PERO’ SONO TUTTO QUELLO CHE POSSO ESSERE.

(J. L. Borges)

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