Felice notte

Il successo è poter coricarsi ogni sera con l’anima in pace.

(P. Coelho, Il manoscritto ritrovato ad Accra)

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Riflessioni pendolari (1.2016)

Detesto chi si ammanta di profumo perché non capisco se si vuol mascherare e nascondere oppure esaltare facendosi notare… forse copre solo le insicurezze, o forse mi sbaglio, non lo so… Di fatto se ti capita nello scompartimento qualcuno che ha fatto il bagno in un profumo mediocre (e lo riconosci…) puoi morire… un essenza mediocre ti prende la gola e poi ti sale nel cervello e li ti stritola gli occhi fino a farli piangere… meglio nulla… credo non ci sia niente di più bello della naturalezza.

Detesto chi sente l’esigenza di mostrare “la tessera” e manifestare il proprio potere senza che nessuno lo richieda… quando non lo perdo, io ho “solo” l’ abbonamento ma non valgo di meno…

Detesto viaggiare sui mezzi fuori dalle fasce dei pendolari. Non mi sento sicura. È una brutta sensazione di disagio che neanche il naso ficcato nel tablet riesce a mandar via.

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Pensiero del lunedi

Sentire è una cosa, altra cosa è pensare, ma spesso la sensazione prevale sul pensiero. Talvolta vi sentite spossati, e in questo non c’è nulla di anormale; ma ecco che quella sensazione scatena in voi pensieri e sentimenti di scoraggiamento, di tristezza, di disperazione. Ebbene, no, in quei momenti, è invece il pensiero a dover agire sulla sensazione: anche se non può vincerla, deve essere lì come una luce, come un faro in lontananza. Il pensiero vi dice che potete risollevarvi; quindi, nonostante la vostra stanchezza e la spossatezza, è a lui che dovete credere e non alle vostre sensazioni.
Non c’è più una goccia di energia nel vostro serbatoio? Ricordatevi che il serbatoio cosmico ne è pieno, ed è lì che dovete andare ad attingere tramite il pensiero. Perché il pensiero serve anche a questo: bastano poche gocce attinte da quel serbatoio di energie, e la fiamma del vostro lume, che si stava spegnendo, brilla di nuovo.
(O. M. Aivanhov)
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Un po’ di zen e qualcosa d’altro

Girovagando sul web una domenica pomeriggio, mentre cadeva la pioggia, sono incappata in un magnifico poeta. Un personaggio affascinante, fuori dagli schemi, divertente e riflessivo. Ecco un’ altra poesia in questo lunedi di nuvole e pioggia, di inverno che ha la primavera in embrione.

ROSPO

“Come salì sull’aereo
il rospo fu a Londra”: Sbagliato.
il rospo non conosce distanza,
tra il suo stomaco e quello dell’uomo,
tra se stesso e la ruota che schiaccia.
“Rattrappendosi completamente, non è in nessun luogo: Giusto.
Londra, Tokyo, appiattite da zampe di palmipedi
all’improvviso. Nello stagno – nessuna distanza o suono –
un corpo squamoso s’è ricoperto di margherite.

(S. Takahashi)

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Sul treno – 8 febbraio

“…fate un passo. E poi un altro: dovete sempre
fare solo un passo. Ma chiunque vada avanti
facendo un passo alla volta percorre distanze
infinite. E chiunque non faccia un singolo passo,
perché pensa che non possano accadere grandi
cose facendo un passo alla volta, non arriverà mai
da nessuna parte. Pertanto, io vi invito a fare quel
singolo passo.”
(Osho)

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