Il Guerriero – addendum

E se ci domandiamo chi sono i Guerrieri beh… io credo che questo ragazzo sia una meravigliosa risposta.

Love for music knows no limits: Fingerless pianist performs incredible pieces in Russia

Published time: 17 Feb, 2016 20:08

© / Ruptly

A 15-year-old orphan from Russia proves that nothing can stop you from participating in the power of art. The boy, who has no fingers, has become an internet sensation showing the whole world that such a handicap is not an obstacle in reaching for your dreams.

Alexey Romanov from the city of Kazan, central Russia, was born without fingers on his hands and toes on one foot. He was abandoned by his parents at birth and was raised in a local orphanage. At 12 he was adopted and has been living with his new parents since.

The teen told Ruptly that has he “always liked classical music.”

“[For] a long time I only thought about it but in the end I decided to try to play. At first I played the simplest things such as ‘Jingle Bells’ but now I can learn some more serious works.”

The young prodigy says he has been playing the piano for only a year and a half. “It’s not professional and only three weeks ago I started to study musical notation and everything else.”

The boy has taken part in many concerts and even played with local star band La Primavera. His YouTube video where he plays a piece from the ‘Love-and-Vampires’ Twilight movie has granted him national sensation status.

https://www.rt.com/news/332805-fingerless-pianist-prodigy-russia/

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Tre gatti

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Ho scoperto che oggi è la “Giornata mondiale del gatto”. Di primo acchito mi sono domandata da quale bisogno scaturisca la necessita di attribuire “una giornata” a tutte le cose più o meno importanti: domenica è stata quella degli innamorati, lunedi quella dei single, ieri nulla e oggi quella del gatto…

Va bene, non è un problema, il marketing ha le sue esigenze, e di fronte a certi numeri altro che la giornata del gatto… pure la settimana…

Non sono gli 8000 euro all’anno stimati per mantenere un figlio, ma la cifra per accudire un animale domestico ha comunque una sua importanza, tale da incidere sul bilancio familiare: in media 1260 euro l’anno, in particolare 800 euro per un gatto, 1800 euro per un cane. Nella Giornata mondiale del gatto, è l’associazione di consumatori Adoc a fare una stima di presenze e costi degli animali domestici nelle famiglie italiane. Una presenza importante, visto che quattro famiglie italiane su dieci (il 40%) hanno un animale domestico, per un totale di 10 milioni di gatti e cani e un giro di affari di oltre 12 miliardi di euro.

( Fonte: Corriere della Sera 17feb16 – Animali)

Vabbe…

In questo momento divido lo spazio di casa con tre felini che, per carattere, non potrebbero essere piu diversi e io li amo, appunto, per il loro avere “personalità”.

La Micia: lei è la mia gatta e io sono la sua padrona, al di fuori di questo esistono poche certezze e, soprattutto, pochissime persone. Il suo spazio privilegiato è la mia camera, la sua cuccia è sistemata sotto al mio calorifero e la notte lei dorme accucciata nell’ incavo del mio fianco sinistro. Se sto male lei è presente, sempre… e quando non è presente, la ragione è semplicemente perché non sopporta le molestie degli altri due felini maschi e quindi va a ricercare la libertà fuori, tra parchi e giardini. Ogni sera, quando io torno lei e li ad aspettarmi, fedele. Santa Gatta… ha capito tutto!

Poi c’è Ciccione, gatto di sei chili che ha il “privilegio” di svegliarmi la mattina con baci e buffetti. Quando mi siedo sul divano io gli appartengo e il suo posto è nel mio grembo. Mi riempie di delicatezze e di baci e quindi non gli posso dire di no perché è amore e coccole tra di noi. Meglio di un calorifero e più affettuoso di tanti uomini. Micia lo incuriosisce e lui ci vorrebbe giocare ma lei è snob e puzzona dunque non c’è nulla da fare… finisce che Ciccione mangia, dorme e prende il sole. A volte si convince a rincorrersi con Micetto, ma a piccole dosi.

Perché la vera spina nel fianco, il ribelle, l’ hooligan di casa è Micetto. Lui è lui e non ha paragoni. Se vai in cucina lui viene in cucina e sale sopra al forno per buttare tutto per terra, se ti metti ai fornelli lui si sdraia sulla cappa e ti tocchetta la testa, se vai in bagno ti segue e ti sta a guardare o cammina pericolosamente sul bordo della vasca. Lui si muove di sghembo con la coda in orizzontale, incapace di farla ad uncino per dirti quanto è contento di vederti. Lui ti guarda dall’ unico occhio sano e sembra prendersi gioco di te. Lui dorme accoccolato sotto alle coperte abbracciato o, in alternativa, si siede sul letto e ti fissa. Lui ti sposta il libro perche “li” in quello spazio che prima non gli interessava deve stare lui, oppure si siede sulla tastiera “perche è tanto comodo”. Lui è il rompiscatole per eccellenza, il bastian contrario, l’ elemento di disturbo e ne sa qualche cosa Micia. Qualche giorno fa lo ho messo in castigo perché posso accettare le testate per conquistare lo spazio notturno sotto alle coperte, ma gli assalti nel buio o da dietro alla porta per azzannare la gola della mia Gatta no. Quello no.E mi sono domandata se per caso non sia misogeno oppure gay… È tanto attaccabrighe che volevo soprannominarlo Recep poi ho pensato che, anche se pure lui ha bisogno di una raddrizzata, in fondo almeno è gran simpatico il mio Micetto. Del resto lo scegliemmo perchè, la prima volta che lo incontrammo, girava come un pazzo su una ruota da criceti.

Poi, di certo non posso dimenticare la mia nipotina Natti, gattina africana trovatella della notte di Natale che ho tanta voglia di rivedere.

Per il resto credo che accogliere ed accudire un animale “trovatello” e senza padrone (non ho mai acquistato un animale) sia una bellissima azione che origina un rapporto dal quale noi umani possiamo solo imparare.

http://nexusedizioni.it/it/CT/i-gatti-hanno-un-potere-di-guarigione-e-trasformazione-5000

Il Guerriero

Ieri, giochettando su Facebook sono capitata sulla pagina di Selvaggia Lucarelli: non la amo anche se mi fa ridere, la trovo troppo supponente, eccessivamente acida a volte, ed altre volte fastidiosamente arrogante. Forse mi è simpatica perché devasta la Rodríguez…

Ma la leggo.

Ora… in questo post, scritto in relazione a San Valentino, parlava della necessità (o della mancanza) di “uomini veri”, di quelli che non hanno paura di prendere decisioni e, di conseguenza, ad agire e a “combattere”.

“Eh già…” mi sono detta “guardati attorno e cosa vedi?”:

Tutti guerrieri (con la g minuscola) e “venti di guerra mood”, come in alto cosi in basso. Sembra che se non gonfiano i muscoli e non mostrano testosterone (che magari non hanno…) si sentono una cacca, uomo o donna che siano. Poi magari sono dei pirla ma, intanto cominciano facendo la voce grossa e dando l’ impressione di essere dei fighi per fare bella figura… si sa mai che qualcuno si spaventa… Insomma i Rambo della situazione, che oggi ci stanno proprio bene anzi direi “a fagiolo” (poi “Rambo” bombarda gli ospedali e da la colpa agli altri, ma questa è un’altra storia… o forse no).

Tutti vogliono apparire, come in alto cosi in basso. E vai con lifting e tiraggi maschili, culi e tette marmorei e ripieni di plastica anche a ottant’anni, sopracciglia ad ali di gabbiano anche se il tipo è alto un metroeottanta e pesa novantachili…

Eppure, se io devo pensare ad un “Uomo Vero” io penso al mio papà, che è uno dei due o tre uomini veri che mi è dato conoscere.

Sarà banale o retorico ma è cosi: mio padre non è un esperto di combattimento, è minuto, non farebbe male ad una mosca ed anzi è un filo timido o forse, diciamo, riservato eppure lui si che è un “Uomo Vero”, un Guerriero con la G maiuscola.

(…) Il vero Guerriero non ha bisogno di scudo e spada, né del cinturone con le pistole pronte a far fuoco sui “cattivi” di turno; le sue armi sono il coraggio morale (certo, talvolta anche quello fisico), la forza d’animo, l’intrepida perseveranza, la tenace determinazione, il rigore con se stesso, prima ancora che con gli altri, nel perseguimento dell’unica guerra degna di essere combattuta sempre e comunque: quella per il riconoscimento e la difesa del proprio Sé, contro tutte le forze che mirano a disgregarlo, a indebolirlo, ad effeminarlo, a distoglierlo da tutto ciò che è grande, nobile e disinteressato.

In breve, l’autentico Guerriero è l’uomo (o la donna) la cui statura morale eccede naturalmente, e di molto, quella dei suoi simili, i quali, al confronto, paiono altrettanti nani; non perché egli, gonfio di superbia, si alzi sulle punte per sovrastarli o perché, livido d’invidia, cerchi in ogni modo possibile di sminuirli, ma perché la sua grandezza appare evidente da tutto ciò che egli pensa, fa e anche dal suo semplice silenzio e dal suo non agire: perché negli animi veramente grandi, anche la pura aspirazione all’assoluto si traduce in una palese autorevolezza, che non ha bisogno di titoli nobiliari o di attestati accademici per rifulgere sopra la media degli uomini comuni.

(…) Le persone superficiali credono che, per realizzarsi, sia necessario combattere contro gli altri, ossia che ci si realizza tanto più compiutamente, quanto più si contrappone il proprio io al tu; mentre è vero quasi l’esatto contrario, ossia che solo quando si arriva a comprendere il legame necessario che lega l’io al tu, così come l’io a se stesso, al mondo e al trascendente, si desiste dal contrapporsi all’altro e dal potenziare un ego già ipertrofico, per portare in luce il proprio vero Sé, in armonia con il tu, con se stessi, con il mondo e con l’Assoluto. Il Guerriero è colui che ha compreso il grande segreto: che non si vince con la forza, sottomettendo qualcosa o qualcuno, ma si vince quando ci si mette in gioco interamente per un fine superiore, disinteressato e generoso; e che, quando tali condizioni siano osservate, il Guerriero vince sempre, non perde mai, perché anche le sconfitte non fanno che rafforzarlo.

(…) Vi è, comunque, nella cultura occidentale, una palese sopravvalutazione del combattimento, effetto di quel dualismo che porta a vedere ovunque la contrapposizione fra l’amico e il nemico, fra ciò che si deve difendere e ciò che deve essere distrutto (a fin di bene, si capisce!), fra ciò che è giusto e perciò merita di vivere, e ciò che è sbagliato e quindi merita di perire. Il combattere, pertanto, é figlio del giudicare: ma una tendenza a giudicare troppo le cose, cioè a vedere in esse più quello che divide che non ciò che potrebbe unire, costringe a indossare perennemente l’elmo e la corazza e a brandire la spada e la lancia, come se al mondo non vi fosse cosa più bella del battersi; mentre questa è, semmai, una dura necessità, alla quale si dovrebbe ricorrere solo quando ogni altra via sia rivelato impraticabile. Vi è qualcosa di stupidamente inutile nel gettarsi a testa bassa contro il supposto nemico, ogni qual volta ci venga agitato un panno rosso davanti agli occhi: il vero Guerriero sa che la forza non va sprecata in battaglie inutili e che i suoi sforzi dovrebbero essere sempre diretti contro un avversario che sia almeno degno di lui. Nondimeno, quando c’è da battersi, ossia quando non rimanga spazio per alcuna mediazione, il Guerriero si batte, eccome: si batte con coraggio, con molta decisione e non indietreggia mai, a costo di soccombere sotto il numero dei nemici.

(…)

(F. Lamendola)

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=38264

17 febbraio

Ho lottato, e molto: credetti poter vincere (ma alle membra venne negata la forza dell’animo) e la sorte e la natura repressero lo studio e gli sforzi.
E’ già qualcosa l’essersi cimentati;
giacchè vincere vedo che é nelle mani del fato.

Per quel che mi riguarda ho fatto il possibile, che nessuna delle generazioni venture mi negherà; quel che un vincitore poteva metterci di suo:
non aver temuto la morte
non aver ceduto con fermo viso a nessun simile
aver preferito una morte animosa a un’imbelle vita.

(Giordano Bruno)

BRUNO