In fondo al Cuore

ilmagodiozblog

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Mi chiedi come ho preso la deriva che mi porta tanto lontano e cosi vicino…

E io rispondo.

Non lo so…

Un giorno, non ricordo neanche più quale fosse e in quale anno, ho cominciato a camminare e c’era l’acqua e forse anche la luna che stillava la sua luce sulle cose.

Allora, semplicemente, ho lasciato la riva per inseguire l’ orizzonte: era solo una linea lontana ed indecisa, che stava oltre la periferia del mondo e dei miei occhi.

E quello, chiuso li tra mare e cielo, era l’unico posto dove potessi andare.

Cosi sono andata avanti, camminando su percorsi sempre uguali, o forse diversi, ma dai quali non si arriva e non si parte.

Su e giù, dentro e fuori me.

E non mi sono neppure accorta di come, perdendomi in acque insicure, mi stavo ritrovando: vedevo i flutti e le correnti, sulla pelle ardevano i riflessi della…

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Non dimenticare (18.2016)

Yemen, ancora un disastro per mano saudita

(Pino Cabras)

Da settembre scorso una coalizione guidata dall’Arabia Saudita conduce una terribile aggressione ai danni di questo paese di 25 milioni di abitanti, con un bombardamento continuo e indiscriminato. La coalizione comprende anche i paesi del CCG (Consiglio di Cooperazione del Golfo) ossia Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar, con altre truppe di paesi clienti dei sauditi e con il beneplacito degli Stati Uniti.

Dopo neanche un anno, il bilancio di questa guerra assurda, scatenata contro uno dei paesi arabi più poveri, è già terribile, prima di tutto dal punto di vista umanitario: 10mila morti, di cui 2.200 bambini e 1.900 donne, decine di migliaia di feriti e mutilati. Inoltre, ci sono un milione e mezzo di sfollati e mezzo milione di case danneggiate. I bombardamenti non risparmiano nulla: totalmente o parzialmente distrutte 680 moschee (alcune antichissime), 258 strutture sanitarie, 669 tra scuole e istituti.

In termini di infrastrutture, gli attacchi della coalizione saudita hanno colpito: 19 aeroporti, 10 porti, 512 ponti, 125 centrali elettriche, 167 stazioni di comunicazione,164 reti idrauliche. Oltre dieci milioni di persone non hanno più l’acqua. La vecchia manovalanza di al-Qa’ida fa l’ennesimo favore ai sauditi, che li proteggono, terrorizzando intere città e regioni. Come se non bastasse, imperversa anche l’Isis, che prospera nel caos irradiato da Riad, fino a sfuggire al controllo degli aspiranti stregoni e affacciarsi così sulla porta del Mar Rosso, lungo le rotte mercantili più importanti.

Nessuna meraviglia dunque se il Paese risulta paralizzato. Tanto più perché anche le attività economiche sono sistematicamente bombardate. Case, botteghe, officine, mezzi di trasporto, sono tempestati di bombe a grappolo vietate dagli accordi internazionali, ma non dalle convenienze commerciali e geopolitiche. Sono affari d’oro per la Textron, una multinazionale con sede a Providence (Usa) che produce le micidiali CBU-105, presentate alla clientela in un video promozionale con tanto di musichetta.

Nel video le sub-munizioni che si separano dall’ordigno principale vanno a colpire ordinatamente un carro armato per ciascuna. Nel mondo reale, cioè in Yemen, le munizioni a grappolo cadono invece su quartieri densamente popolati. Nessun problema per la Textron. Ma gli affari sono affari anche per una fabbrica localizzata a Domusnovas, in Sardegna, dove la Rwm Italia sforna giorno e notte enormi carichi di bombe destinate a colpire lo Yemen, dopo un viaggio per nave o spesso per aereo cargo: questo quando i sauditi hanno fretta. Nessun problema nemmeno per la ministra della Difesa, Roberta Pinotti. Basterebbe unire i puntini che tratteggiano un unico disegno, che connette le bombe che produciamo con i crateri prodotti da quelle bombe. Un disegno che poi prosegue con le masse delle persone in fuga da quei crateri, fino a riversarsi su paesi vicini e lontani.

Il tutto il mondo arabo movimenti politici e associazioni umanitarie esprimono la loro condanna e preoccupazione per l’aggressione di Riad. Come se non fossero sufficienti le sofferenze di un popolo colpito con tanta furia omicida, ora rischiano di saltare tutti gli equilibri delicati di un paese già di per sé difficile, che diventa l’ennesimo nuovo affluente del grande fiume dei rifugiati.

Ne parliamo con il direttore della tv Al-Masirah, forse l’unica televisione oggi in grado di trasmettere immagini dallo Yemen al mondo. Si tratta di Ibrahim Mohammad al-Douleimi. Oltre a dirigere la tv, fa anche fa parte del Movimento sciita Huthi, ossia Ansar Allah, che difende il territorio yemenita assieme all’Esercito rimasto fedele al Presidente Saleh, tutti nemici acerrimi dell’Isis, di al-Qa’ida e dei piranhas di Casa Saud. Come in tutte le guerre del mondo, anche gli Huthi stanno dentro il quadro delle violenze belliche e dei calcoli di un conflitto spietato, ma Al-Douleimi ci ricorda con forza il contesto più importante, al momento: adesso è in corso un’aggressione internazionale straniera e il suo popolo è la parte oppressa che resiste.

Il giovane direttore della tv comincia inviando un messaggio accorato all’opinione pubblica europea che fin qui non ha visto sui propri schermi neanche una delle tante vittime dello Yemen. Al-Douleimi si rivolge in particolare ai giornalisti: “La pace sia con voi. In veste di vostro collega e giornalista faccio un appello a tutti i giornalisti liberi nel mondo, a tutte le organizzazioni dei diritti umani. Voglio chiedervi dove siete, ora, di fronte a quel che succede nello Yemen da 11 mesi in qua, da quando una guerra saudita e americana è stata scatenata contro il nostro Paese. Dove siete? Non sentiamo la vostra voce. Non vediamo nessun giornalista presente nella nostra terra bruciata. Esiste un vero e proprio progetto criminale, uccidono donne e bambini, vengono utilizzati i bombardamenti più moderni, armi proibite, che viaggiano dai vostri aeroporti fino alle basi saudite. Dobbiamo continuare a morire? Dov’è l’opinione pubblica? Dove sono i giornalisti liberi? Lo Yemen vi aspetta, noi vi aspettiamo”.

Mentre guardiamo insieme le atroci immagini in esclusiva dei combattimenti in Yemen e delle vittime, chiediamo ad Al-Douleimi di approfondire le spiegazioni di questa guerra così importante eppure sconosciuta in Occidente.

Come si può spiegare ciò che sta succedendo nello Yemen? Cosa ha spinto l’Arabia Saudita ad aggredire il vostro Paese?

L’aggressione è stata una risposta alla volontà dello Yemen e del suo popolo di mettere fine nel 2015 all’egemonia saudita sul Paese e la sua scelta di stabilire rapporti indipendenti con i vicini. Noi per lungo tempo abbiamo sofferto la sottomissione all’egemonia saudita. Gli yemeniti sono stati privati dalla loro indipendenza e la loro sovranità sul loro territorio. Lo Yemen, malgrado la sua ricchezza, è rimasto un Paese arretrato legato alla volontà dominante della dinastia saudita. I sauditi sono intervenuti dopo una rivolta popolare che ha prodotto un clima nuovo di libertà e indipendenza. Contro la volontà del popolo yemenita è stata organizzata questa guerra distruttiva.

Esiste un vero oscuramento sulla situazione nello Yemen, i giornalisti non riescono arrivare a Sanaa per riferire quel che possono vedere. Eppure ci informano che l’Arabia Saudita vuole addirittura inviare già adesso le sue truppe in Siria. C’è da chiedersi: se ora Riad ha la forza per inviare truppe in Siria, ha forse già vinto in Yemen?

Di fronte al fallimento della politica regionale saudita possiamo aspettarci di tutto: i governanti sauditi sono infuriati, per niente lucidi, e possono commettere qualsiasi atto di stupidità. Purtroppo tutto può succedere di fronte al Caos totale, all’assenza delle Nazioni Unite che non si assumono le proprie responsabilità. L’odio saudita verso gli altri può spingere la monarchia a commettere ulteriori atti criminali, violando il diritto internazionale. Quel che sta succedendo nello Yemen in questo momento non è che un “esperimento” dei sauditi in un solo paese che vogliono ben presto estendere e generalizzare nella regione, in Iraq, in Siria o altrove. Quelli di Casa Saud possono collaborare con qualunque Stato per realizzare i loro obiettivi, perfino con la Turchia, Israele o altri Stati che condividano la loro visione. È vergognoso, di fronte all’aggressione e al disastro umanitario all’assedio del Paese, che ci sia un vero e proprio black-out dei mezzi di informazione. Anche i giornalisti che vogliono andare nello Yemen non possono farlo. I sauditi non vogliono testimoni. Tutti gli aerei diretti a Sanaa devono atterrare in un aeroporto saudita e i giornalisti tornano indietro.

I sauditi hanno raggiunto i loro obiettivi nello Yemen?

Sono riusciti distruggere le infrastrutture, sono riusciti ad aiutare l’Isis e al-Qa’ida ad entrare in importanti città nelle provincie del Sud. I bombardamenti dell’Arabia Saudita ci hanno costretto ad abbandonarle mentre al-Qa’ida avanzava nel Sud, anche ad Aden. Sono riusciti a distruggere lo Yemen ma hanno fallito perché non sono riusciti a far inginocchiare gli yemeniti, che combattono perfino all’interno delle Province saudite. L’Arabia Saudita dopo mesi di bombardamenti non riesce ad affermarsi come una potenza regionale e raccoglie ogni giorno nuove sconfitte.

Vedremo se lo stesso accadrà in Siria, dove i sauditi hanno detto di volersi impegnare con “decisione irrevocabile”, nel momento in cui i loro combattenti per procura, i tagliagole inquadrati nelle tante formazioni salafite, sono vicini a perdere la guerra per effetto dell’ intervento russo. Un intervento diretto di Riad in Siria (magari assieme alla Turchia) introdurrebbe variabili molto più pericolose. L’”esperimento” yemenita non depone a favore di Riad, che non coltiva alcun senso della misura, aggiungendo disastri a disastri.

Diventa urgente, qui in Europa, capire subito chi sono gli attori di un’unica grande catena di guerre, quali sono gli anelli dimenticati della catena, come lo Yemen e altri paesi, chi sono i nemici e chi invece sono i potenziali alleati. Scopriremo che questi potenziali alleati sono numerosi anche presso quelli con cui l’Occidente non ha familiarità.

Con la collaborazione di Talal Khrais da Beirut

http://www.occhidellaguerra.it/yemen-ancora-un-disastro-per-mano-saudita/

Arcano I (Il Mago)

le bateleur

(…) Lo stadio del Mago è più di una semplice tappa, come le altre: è il coronamento supremo dell’intera evoluzione spirituale, la realizzazione dell’Opera alchemica e corrisponde a una trasfigurazione qualitativa, diremmo ontologica, del soggetto, che, in un certo senso, riesce a piegare ed invertire le normali leggi dell’esistenza, estraendo e distillando virtù quasi miracolose dal calice amaro della sofferenza e dell’impotenza. Il Mago, pertanto, è colui che riesce a realizzare in se stesso la più ardua e straordinaria operazione alchemica che sia dato immaginare: scendere sino al fondo di ciò che è doloroso, debilitante, ingrato, e risalirne vivificato, rinvigorito e reso tranquillamente impavido ed armoniosamente equilibrato. Pochi ci provano, non tutti ci riescono; la maggior parte degli esseri umani vive la propria intera esistenza senza nemmeno sospettare che vi sia una tale possibilità, senza neppure avvicinarsi alle soglie di un mistero così affascinante.

(…) Ma l’arte del Mago non può essere insegnata e non può essere imparata, per il semplice fatto che si tratta di imparare da se stessi, dai propri errori, dalle proprie cadute e non dalle esperienze di un altro, per quanto sublimi esse siano.

(…) E allora diciamolo subito, a scanso di equivoci: in senso spirituale, l’archetipo del Mago non allude a quanti, mediante il possesso di determinate tecniche cerimoniali, riescono a piegare ai loro voleri le forze della natura, magari per nuocere al prossimo ed accrescere la loro ricchezza o soddisfare i loro bassi appetiti; bensì a chi impara a scavare a fondo entro se stesso, mettendo a nudo fin le pieghe più riposte, riuscendo così a pacificare le proprie contraddizioni e a trarre forza e saggezza dalle sue stesse cadute e dalle sue stesse difficoltà.

(…) Il Mago è colui che porta a conclusione un lungo cammino e che non certo per caso giunge in vista della meta: mentre per caso, fino a un certo punto (almeno nel significato che si dà nel linguaggio comune a questa espressione), si può diventare dei Guerrieri o anche dei Martiri, nel senso che sia il combattimento, sia il sacrificio, possono presentarsi come appuntamenti fatali, ai quali un’anima limpida e coerente non può in alcun modo sottrarsi, per quanto, magari, lo possa intimamente desiderare. Maghi, invece, non si diventa mai per caso: lo si diventa con il massimo della intenzionalità, della volontà, della perseveranza; e lo si diventa, se – beninteso – si riesce nell’ardua impresa, a dispetto delle circostanze  e non perché le circostanze ci sospingano, di per sé, in tale direzione. Infatti, come abbiamo detto, il Mago è colui che scopre la formula alchemica per trasformare il male in bene, la disperazione in speranza, la sofferenza in serenità; e, quindi, colui che riesce a compiere una operazione che è l’esatto contrario di quanto la natura, spontaneamente, realizza: perché in natura il dolore è dolore e basta, non diventa affatto il suo contrario, se non grazie ad una prodigiosa capacità di introspezione, di sublimazione e di sintesi da parte del soggetto che lo sperimenta su di sé. Ma, per tendere a un simile risultato, bisogna prima sottoporsi ad una prova estremamente severa, che va affrontata in perfetta solitudine: chiunque si metta per una simile via, deve superare i suoi quaranta giorni di ritiro nel deserto e lasciarsi tentare dal Diavolo, il Diavolo della disperazione, dell’angoscia, dell’incredulità. Quando si è riusciti a fare veramente chiarezza in se stessi, strappandosi fin l’ultima maschera e guardandosi spassionatamente fino in fondo, allora ci si viene a trovare nelle condizioni di poter accedere all’illuminazione spirituale: un risveglio di tutta l’anima, una sua trasfigurazione luminosa, talvolta percepibile perfino mediante dei segni di natura fisica. Ma una cosa è certa: l’illuminazione non giunge come risultato di una tecnica, di una applicazione, per quanto metodica e assidua, di determinate procedure teoriche; essa giunge quando meno la si aspetta e premia non chi crede di averne diritto, ma chi si ritiene ancora indegno di riceverla.

(…) La trasformazione del male in bene, del dolore in gioia, trasformazione in cui consiste l’operazione specifica del Mago, si basa su questa verità essenziale: la forza del Mago consiste, semplicemente, nell’assecondare la chiamata dell’Essere, così come il nuotatore intelligente asseconda la corrente del fiume e non tenta di mettersi di traverso ad essa. Non è la forza delle sue braccia che lo conduce a valle, verso il mare: è la forza della corrente.

(F. Lamendola)

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=38288

Bellissimo

 

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Bellissimo.

Il treno questa mattina correva nella nebbia che non era vapore e non erano nuvole: era solo aria sospesa tra la terra ed il cielo. Impalpabile eppure cosi densa, luminescente ed opaca tanto da catturare i raggi del sole sull’orizzonte per rifletterli tra il nero ed il blu, a mezzo tra il buio e la luce.

Mentre il treno sferragliava sulle rotaie, la luce ha inondato lo scompartimento con un nuovo giorno.

Ed io, zitta zitta, mi sono goduta lo spettacolo della vita che ritorna e dilaga sul mondo mentre mi nascondevo agli occhi dei passeggeri.

Li…, piccola e senza pensieri.

“Non sto pensando a niente”

Non sto pensando a niente,

e questa cosa centrale, che a sua volta non è niente,

mi è gradita come l’aria notturna,

fresca in confronto all’estate calda del giorno.

Che bello, non sto pensando a niente!

Non pensare a niente è

avere l’anima propria e intera.

Non pensare a niente è vivere intimamente

il flusso e riflusso della vita…

Non sto pensando a niente.

E’ come se mi fossi appoggiato male.

Un dolore nella schiena o sul fianco,

un sapore amaro nella bocca della mia anima:

perché, in fin dei conti,

non sto pensando a niente,

ma proprio a niente,

a niente…

(F. Pessoa)