Il canto della Strada

Three verses from the Old Walking Song
Il canto della Strada (tre strofe)

The Road goes ever on and on
Down from the door where it began.
Now far ahead the Road has gone,
And I must follow, if I can,
Pursuing it with eager feet,
Until it joins some larger way
Where many paths and errands meet.
And wither then? I cannot say.
The Road goes ever on and on
Out from the door where it began.
Now far ahead the Road has gone,
Let others follow it who can!
Let them a journey new begin,
But I at last with weary feet
Will turn towards the lighted inn,
My evening-rest and sleep to meet.
Still round the corner there may wait
A new road or a secret gate;
And though I oft have passed them by,
A day will come at last when I
Shall take the hidden paths that run
West of the Moon, East of the Sun.
(J.R.R. Tolkien)
  

La Via prosegue senza fine
Lungi dall’uscio dal quale parte.
Ora la Via è fuggita avanti,
Devo inseguirla ad ogni costo
Rincorrendola con piedi alati
Sin all’incrocio con una più larga
Dove si uniscono piste e sentieri.
E poi dove andrò? Nessuno lo sa.
La Via prosegue senza fine
Lungi dall’uscio dal quale parte.
Ora la Via è fuggita avanti,
Presto, la segua colui che parte!
Cominci pure un nuovo viaggio,
Ma io che sono assonnato e stanco
Mi recherò all’osteria del villaggio
E dormirò un sonno lungo e franco
Voltato l’angolo forse si trova
Un ignoto portale o una strada nuova;
Spesso ho tirato oltre, ma chissà,
Finalmente il giorno giungerà,
E sarò condotto dalla fortuna
A est del Sole, ad ovest della Luna.
(J.R.R. Tolkien)
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Vita e tecnologia

La tecnologia ha cancellato i confini tra i vari segmenti della nostra vita. (Cit.)

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Andata & Ritorno

Da piccola volevo fare la maestra o, in alternativa, la principessa: di certo non avevo le idee chiare.

Cresciuta mi sentivo pulsare la vena materna, colpa forse delle troppe bambole che mi piaceva far dormire.

Poi mi hanno convinta che sarebbe stata cosa buona e giusta, nonché doverosa verso me stessa in quanto femmina emancipata, che facessi carriera e mi dedicassi alla professione ma erano gli anni ’80 e c’erano gli yuppies e la Belisario.

In seguito è arrivato un uomo che mi voleva in moglie: ho creduto nell’amore e nel compromesso e io gli ho dato retta.

Poi mi sono stufata della provincia comasca oppure le circostanze mi hanno costretta a fare la pendolare e quindi, ancora, mi scasso su e giù dai treni lanciando strali a Trenord.

Il mio ex capo, invece, mi definiva la sua “segretaria” quando “executive assistant” faceva più figo, ma negare la sostanziale differenza tra le due figure gli dava la possibilità di rivendicare il dominio maschile e di farsi portare il caffè (che comunque gli avrei fatto…). Lo ho lasciato fare perché, nonostante la grande cultura e la stima che ho di lui, è “solo” un uomo.

Infine sono approdata a mettere “Office Manager” sul fuoriporta dell’ ufficio e ogni volta mi vien da ridere.

Come andrà avanti non lo so, chi può dirlo…

Io mi guardo allo specchio e mi dico che tanta fatica e tanti giri forse servivano alla fine per capire che vorrei vedere il pane lievitare senza per questo essere chiamata fornaia.

È il processo della manifestazione universale: tutto ha origine dall’unità e all’unità ritorna; nell’intervallo si produce la dualità, divisione o differenziazione da cui risulta la fase dell’esistenza manifesta. L’ordine appare solo se ci si eleva al di sopra della molteplicità, si smette di considerare ogni cosa isolatamente e “distintamente”, per contemplare tutte le cose nell’unità. La “grande guerra santa” è la lotta dell’uomo contro i nemici che egli ha in se stesso, vale a dire contro tutti gli elementi che, in lui, si oppongono all’ordine e all’unità.

(René Guenon)

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Haiku & Varie (15.2016)

Acqua sottile
Che confonde le cose.
Ombre nel buio.

Mattine come queste sono difficili: devi fare uno sforzo enorme per non lasciarti prendere dal torpore e sopraffare dalla stanchezza e dal tedio.
Hai voglia di scuotere i “fantasmi” che ti circondano seduti nelle loro espressioni ebeti per chiedere loro come fanno a sopportare tutto questo senza soffrire o se sentono qualche cosa invece di essere e produrre solo rumore.

Poi invece ti dici “Perche? A che serve?” e ti chiudi in una bolla per digitare sulla tastiera: unisci le lettere con un filo invisibile per dare vita a pensieri e non lasciare che le emozioni possano venire sepolte dall’abitudine.

Essere vivi è uno sforzo costante.
Togliere con un gesto voluto e meditato quella patina grigia, quel velo di polvere che opacizza tutto, quella coltre cosi simile a questa pioggia sottile e fredda come nebbia che lascia intravedere solo le ombre di quello che è.

Ho voglia di colori forti e di contrasti, di verde smeraldo di blu intenso di giallo luminoso di rosso cangiante, di luce intensa che ferisce gli occhi.

Ho voglia di camminare per conto mio, al mio passo, senza subire i ritmi e i rumori del treno.

Allora cerco di occupare poco spazio, ha ragione Jodo…, mi faccio piccola ed ignoro i g

Mi sento come Frodo sulla via per Mordor e, mannaggia come pesa quest’ anello…

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