Enjoy!

A volte mi fermo a pensare mentre continuo “a fare” le cose: momenti che sono come buchi nel susseguirsi delle mie azioni quotidiane.

Una tana nella quale, come Alice, ruzzolo giù, oppure un forziere che apro e dal quale escono i miei tesori. Da li tiro fuori ricordi, fatti, avvenimenti e persone che mi hanno sfiorata e che hanno accarezzato la mia vita incrociando il loro cammino col mio. Niente più di flash istantanei pieni di immagini che si dilatano nella quotidianità come cerchi concentrici ed increspano la superficie delle mie azioni. Ci sono ma penso ad altro… rispondo ma penso ad altro.

Penso a compagni di scuola mai più rivisti, ad amori travolgenti finiti nel dimeticatoio, ad amici di cui non ricordo più la voce: a presenze che sembravano tutto, o almeno qualcosa, e invece non sono nulla.

Semplici anelli di congiunzione. Pedine che giocano con me il gioco della vita. Caselle del gioco dell’oca sulle quali mi sono fermata: il lancio dei dadi mi ha fatto fare passi fin li oppure semplicemente l’ effetto della complicità tra la mia energia e quella dei dadi mi ha mandata a ciò che desideravo o di cui avevo bisogno.

Ho sempre scelto l’ ochetta rossa per percorrere la spirale del gioco il cui premio sta nella casella 64, lo stesso numero degli esagrammi degli IChing.

Curiosi i puntini che il buco che si è aperto ieri sera in treno sta collegando… i 64 esagrammi che rappresentano gli stadi dell’ evoluzione e le 64 caselle su una spirale inversa che portano alla vittoria. Pensieri che si involvono come spire mentre rispondo al telefono e lavoro.

Allora mi immagino mentre lancio i dadi della mia vita: mica è possibile fare 9 subito e volare fino al 64 sulle ali delle oche e sfruttando il loro volo per arrivare al premio… non è vero che la vita è sofferenza: la vita è imparare attraverso ostacoli e prove e premi…

Mi sentivo già in fondo, qualche anno fa, con un bel matrimonio e due figli quando sono capitata sulla casella 58: la Morte. Cosi vicina al 64… Invece mi è toccato pagare pegno e tornare all’inizio per rifare il percorso in modo diverso. Fatalità e destino avverso che colpisce nel momento più inaspettato quando già ti pregusti la vittoria di una vita felice: invece il “Centro” non lo hai raggiunto e torni a ripercorrere il cammino della spirale con una consapevolezza diversa.

In fondo ogni fine è un nuovo inizio e così è stato. Si rilanciano i dadi. E capiti sulla numero 6, Il Ponte, che ti fa saltare alla 12… hai fatto un salto e guadagnato 6 caselle. L’ entusiasmo e l’ energia nelle relazioni sono importanti… come si fa ad amare senza mettere tutto ciò che di meglio si possiede? Certo… ma la casella ci chiede di pagare un pegno… l’ energia, magari la troppa energia non è esente da pericoli. Hai messo troppo di te stessa e alla fine ti sei bruciata… lezione appresa.

Lanci e rilanci i dadi e arrivi sul Labirinto, casella 42: paghi ancora e torni sulla casella dalla quale sei arrivato. Bisogna aver pazienza: a volte le scorciatoie sono solo illusioni e dietro la fretta e le decisioni avventate si celano pericoli insidiosi e sofferenza.

Tiri e ritiri, ogni tanto capiti sull’ oca e voli, capita che il caso ti fa planare sulla 26 o sulla 53 che son tutte una promessa di arrivare in fondo col minimo sforzo.

Tiro io e tirano gli altri e le nostre corse si incrociano… sono capitata anche sulla 31, il Pozzo dell’ errore grave, ed ho dovuto aspettare che qualcuno venisse a salvarmi.

Giochi che si giocano e vite che si sfiorano: il destino tira i dadi ma è la mia mano che imprime l’ energia ed ogni passo compiuto è la premessa per quello che segue. Tutto è interconnesso. Io e gli altri.

Il Pozzo mi ha portato alla Prigione e ora mi sa che sono li, alla numero 52: qualcuno che mi salva oppure devo fare 5 o 7: non è altro che un momento di sosta per prendere il balzo, saltare la Morte e fare centro.

Sono una ragazza fortunata: magari finirò sulla 57 o sulla 59, può essere che mi toccherà di risfiorare il pericolo della Morte oppure oltrepasserò la casella finale e tornerò indietro… chi può dirlo?

Dalle prigioni o dalle tombe arriva sempre qualcuno o qualcosa che ci salva e ci rimette in cammino. Magari ci tiriamo fuori con il lancio “giusto” dei dadi…

Forse basta conoscere le regole e sapere che la vita è un gioco e, quindi anche se non va presa sul serio bisogna stare attenti alle lezioni che ci arrivano.

Insomma “divertirsi consapevolmente”.

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31 marzo

Un sacerdote, incontrò un giorno, un maestro zen, e, volendo metterlo in imbarazzo, gli domandò ”Senza parole e senza silenzio, sai dirmi che cos’è la realtà?”. Il maestro gli diede un pugno in faccia.

(Parabola zen)

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Sogno mattutino

Mi chiedete di spiegarmi, ma sono talmente lontana dalle parole, dalla logica, dal pensiero discorsivo, dall’ intelletto… Mi trovo in uno stato segreto e indicibile, sono il mistero dove ha inizio ogni conoscenza profonda, quando vi immergete nelle mie acque silenziose senza chiedere nulla, senza cercare di definire nulla, al di fuori di qualsiasi luce.

(A. Jodorowsky, La Via dei Tarocchi – Arcano XVIII La Lune)

Era buio questa mattina e la luna tramontava mentre mi alzavo. Una mattina che era ancora notte. Oscurità nella quale ho sognato parecchio, percorrendo molte strade in un’ altra dimensione. Poi, il suono della sveglia ed ho aperto gli occhi… allora ho dimenticato. Sbang… si è chiusa una porta. Clac… se ne è aperta un’ altra. O forse sono io che ho cambiato canale di ricezione e dall’ inconsistente sono tornata al solido.

Le nubi impalpabili di un cielo di primavera son diventate viole bianche sparse come perle tra l’ erba verde ed io vi ho camminato sopra con passi leggeri mentre entravo in un’ esistenza fatta di sensi ma sempre parallela ed interconnessa. Il gusto del biscotto mangiato in cucina leggendo le mail, il tatto dei polpastrelli sulla tastiera del blackberry, l’ udito nelle voci sul treno, la vista del paesaggio che scorreva e del sole che sorgeva. Il treno in orario ed i miei quindici minuti di passeggiata in centro.

Mi sentivo solida come un ciottolo su una spiaggia, un piccolo sasso immerso in qualche cosa che invece è fluido come l’ onda e la risacca che lo porta via e lo riporta. I miei sensi ed il mio tempo… io resisto e lui scorre. E mentre scorre mi leviga e mi modifica.

Nell’ aria del mattino mi sfiorava il velo che ogni giorno mi separa dall’ essere etereo nel quale ogni notte, sotto la luce della luna e una pioggia di stelle, mi trasformo. Era come vedere in modo diverso, percepire in modo differente ma sempre uguale, sfiorare vite tra loro intrecciate come le onde e le maree che si incrociano e si sovrappongono.

O forse eterea ed inconsistente è sola questa cortina che separa le mie coscienze perché sono sempre io quel sassolino: a volte l’onda mi porta giù in fondo all’ oceano mutando il mio mondo attraverso le ombre ed i riflessi di quello che sono, non sono ma continuo ad essere.

Ogni giorno ed ogni notte mi osservo, sono osservata e mi realizzo in ogni momento attraverso lo specchio appannato che forse sono.

Laddove esiste dualità, ivi l’ uno odora dell’ altro, l’ uno vede l’ altro, l’ uno parla dell’ altro… ma allorché tutto è diventato il sé di ognuno, l’ odore di chi e mediante che cosa potrà percepire? chi si potrà vedere, e mediante che cosa? a chi e mediante che cosa si potrà parlare?

(Upanisad)

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