Gabbie

gabbia

Ci aggrappiamo al nostro punto di vista,

come se tutto dipendesse da questo.

Eppure le nostre opinioni non hanno permanenza;

come l’ autunno e l’ inverno,

gradualmente passeranno.

(Zhuang Zi)

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Arcano XVIIII (The Sun)

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Vivere se stessi significa essere un compito per se stessi. Non puoi mai dire che vivere per se stessi sia un piacere. Non sarà una gioia, ma una lunga sofferenza, perché devi farti creatore di te stesso.

(C. G. Jung)

Ci sforziamo di raggiungere il buono e il bello, ma al tempo stesso afferriamo anche il malvagio e il brutto, poiché nel pleroma essi formano un tutt’uno col buono e col bello. Se invece restiamo fedeli alla nostra essenza, cioè alla differenziazione, allora ci differenziamo dal buono e dal bello, e perciò anche dal malvagio e dal brutto, e non cadiamo nel pleroma, ossia nel nulla e nel dissolvimento.

(C. G. Jung)

Fili senza tempo

Sciolgo dal mio rocchetto fili che corrono via leggeri unendomi al cuore di chi amo, di chi è legato a me nel labirinto della vita e del tempo attraverso i nodi e le contorsioni del percorso. Ad ogni mio sussulto, ad ogni respiro, il filo vibra facendo battere il mio cuore, ed anche il loro. Quanti fili partono dal profondo di me. Fili che galleggiano nel tempo e che arrivano chissà dove, fili di cui non vedo l’ altro capo perché si dipanano attraverso passato e futuro, che si avvolgono stretti stretti. Quanti fili recisi e quanti riannodati per trovare una via che mi porta chissà dove.

Inconsapevolmente legata ad altri me srotolo e arrotolo il filo mentre cerco la via nel mio labirinto, quella che mi porta al centro oppure fuori, e intanto me lo avvolgo intorno mentre faccio salti e capriole, mentre corro avanti o riscappo indietro timorosa di aver sbagliato direzione, di aver girato all’ angolo sbagliato. Mi avviluppo nelle sue spire svolgendo e dipanando la mia matassa colorata in una danza senza fine.

Nel tempo e nello spazio inesistenti di una giornata di sole lucente me li godo tutti quanti sentendoli come brezza sulla mia pelle e come raggi nel mio cuore.

Respiro.

E voi, che state all’ altro capo… io lo so che sentite i tonfi e le corse a perdifiato che faccio in cerca della via.

Sono un essere senza tempo che balla. e basta…

Che fretta c’è? L’ eternità intera ti appartiene! Sei sempre stato qui, sei qui e sarai sempre qui; niente va mai perduto. Ora esiste perfino una conferma scientifica a questa verità: niente si distrugge mai. Se non si distrugge la materia, perché dovrebbe distruggersi la consapevolezza? La materia appartiene a un livello molto grossolano dell’ esistenza. Se l’ esistenza si prende cura di ciò che è grossolano, pensi che non si prenderà cura delle sue manifestazioni più elevate? Ciò che è superiore ha maggior valore! Se la materia sussiste, ed è indistruttibile, neppure la conbsapevolezza può essere distrutta: è la più alta espressione della vita, non vi è nulla di superiore, E’ l’ Everest della vita, la vetta oltre la quale non vi è nulla. L’ intera esistenza si muove verso quel picco. Non c’è alcuna fretta. L’ idea che ci si debba sbrigare, che ci si debba affrettare è una creazione della mente. Lasciamelo dire in questo modo: “mente” e “tempo” sono sinonimi, nel momento in cui la tua mente s ferma, anche il tempo si arresta. Più sei nella tua mente, più sei immerso nel tempo; meno sei nella mente, più sei fuori dal tempo.

(Osho)

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